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di Francesco Martone
Sicurezza, parola diventata mantra compulsivo in ogni teoria e attuazione pratica per politica, relazioni internazionali, diritto, economia. Una parola che è come un elastico, la tiri a seconda del bisogno, e quando lo molli, i danni collaterali sono drammatici. Per questo ogni volta che si tratta di sicurezza, in un contesto di guerra asimmetrica che entra fin dentro casa nostra, lo si deve fare con grande cautela, definendone la subordinazione ai diritti umani ed al diritto internazionale. Fa quindi pensare che tra le carte e le agende di lavoro della Commissione Esteri del Senato compare un disegno di legge che dovrebbe richiamare la preoccupazione dei parlamentari e dell’opinione pubblica. E che invece per ora giace lì, acquattato tra i «file», non ancora discusso dopo essere stato presentato dal governo a febbraio scorso.
Spesso queste attese non sono casuali, ma scelte politiche. Come è il silenzio cui il governo Renzi ci ha fin troppo abituato, il far finta di nulla o tacere sulle continue violazioni dei diritti del popolo palestinese, la crescente radicalizzazione della destra israeliana, le reticenze di Nethanyahu ad accettare ogni mediazione internazionale per metter fine all’occupazione militare della Palestina.
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Come risponde il governo Renzi all’appello di 168 accademici italiani che invitano a boicottare le università israeliane coinvolte nella ricerca e produzione di sistemi di guerra impiegati contro il popolo palestinese? Inviando la ministra della difesa Roberta Pinotti a rendere omaggio alle maggiori autorità israeliane e rafforzare la partnership tra le forze armate e il complesso militare-industriale di Italia e Israele.
Il 29 febbraio scorso Roberta Pinotti è giunta a Tel Aviv per un vertice con il ministro alla guerra israeliano Moshe Ya’alon.“Una maggiore collaborazione fra Italia e Israele rappresenterebbe un fattore di innovazione e tradizione”, ha spiegato la ministra. “Israele è un Paese tradizionalmente vicino all’Italia con il quale esiste da tempo una elevata collaborazione nel campo della Difesa, così come il comune interesse di creare uno spazio di pace e sicurezza durevole in Medio Oriente”. Il patto di cooperazione militare tra Italia e Israele, firmato nel 2003, è finalizzato “all’interscambio di materiali di armamento, alla formazione e all’addestramento del personale e alla ricerca e sviluppo in campo industriale”. In particolare, le forze armate dei due paesi collaborano fattivamente nei settori dell’intelligence e dell’addestramento aereo, marittimo e subacqueo. L’ultima grande esercitazione bilaterale (Rising Star) risale all’ottobre 2015, quando l’unità “Anteo” e un commando del Comsubin (il Comando Subacquei e Incursori della Marina militare italiana) si sono addestrati con le forze speciali israeliane nel porto di Haifa.
Come riportato dal sito del ministero della difesa italiano, durante l’incontro con Moshe Ya’alon, la Pinotti ha espresso la “piena disponibilità del governo italiano a consolidare la collaborazione in atto tra le forze armate dei due Paesi al fine di contribuire a migliorare il livello di interoperabilità anche in relazione alla condivisione del medesimo scenario geo‐strategico”. La titolare del dicastero ha inoltre ricordato “la pluriennale e radicata presenza militare italiana in Israele, con la partecipazione alle missioni UE, multinazionali e bilaterali, indirizzate sia a monitorare la situazione della sicurezza, sia a favorire la formazione di reali capacità palestinesi nei settori del controllo dei confini e, soprattutto, delle forze di polizia (con la missione MIADIT Palestina)”.
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di Antonio Mazzeo
Ammonta a quasi 79 miliardi di dollari il budget finanziario che il governo israeliano ha destinato alle forze armate nei prossimi cinque anni; la metà di essi serviranno a implementare il cosiddetto “Piano Gideon” finalizzato ad accrescerne le capacità di combattere contemporaneamente in più teatri di guerra, “con un arsenale militare idoneo a protrarre gli interventi sia lungo il confine settentrionale con il Libano e la Siria che in altre aree conflittuali come la Striscia di Gaza, la West Bank o in Iran”. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero della difesa israeliano, il “Piano Gideon” prevede un’elevata prontezza, un’esemplificazione organizzativa, avanzate capacità di combattimento aereo, marittimo, terrestre e sottomarino, nuove infrastrutture “per rendere più efficiente il controllo delle frontiere”, tagli agli organici del personale militare professionale o di leva, dei servizi di supporto e di quelli non legati direttamente alle operazioni di guerra. Gli strateghi militari di Tel Aviv puntano poi a sviluppare le performance dei centri strategici e delle reti informatiche, creando un Joint Cyber Command che centralizzi tutte le operazioni “offensive” d’intelligence e di raccolta dati sino ad oggi assegnate a diversi soggetti militari. Con il “Piano Gideon” sarà ulteriormente potenziata la dotazione missilistica avanzata grazie all’acquisizione di nuove batterie del sistema di difesa aerea “Iron Dome”, all’installazione dei nuovi sistemi anti-missile a corto e medio raggio “David’s Sling” e “Arrow-3”, all’ammodernamento dell’“Arrow-2” già operativo da alcuni anni, ecc.
G4S entra nel mercato “dei servizi nel campo dell’assistenza sociale e della salute” nei comuni dei Paesi Bassi. Il comune di Hollands Kroon dice il “no”.
DocP si congratula con il partito GreenLeft per la decisione che ha preso il comune di Hollands Kroon rispetto al contratto per i servizi sanitari per i quali G4S si era un candidato.
All'ultimo minuto, Hollands Kroon, un comune del nord dei Paesi Bassi, ha scartato l’offerta di G4S facendo perdere all'azienda un contratto di 28,4 milioni di euro. Questo in parte grazie all’azione veloce del partito GreenLeft (verdi di sinistra) in Hollands Kroon. Il Consiglio comunale ha informato che la decisione è stata presa per motivi commerciali. Altri comuni, come Meppel, Hoogeveen, Zwartewaterland, Staphorst e Westerveld, hanno firmato contratti con G4S. DocP, che ha sostenuto la gente di Hollands Kroon, chiama chiunque abbia delle informazioni sulla presenza della multinazionale G4S in questi comuni, o altri, a condividere queste informazioni.
Le guerre tra stati con armi convenzionali, sostiene lo scrittore israeliano, sono in gran parte roba del passato. Ciò che serve ora sono le competenze che Israele ha sviluppato dopo un secolo di ‘contro-insurrezione’ contro i palestinesi, attraverso una forma subliminale di guerra infinita, che alimenta la paura tra la popolazione, in questo modo giustificando la militarizzazione nella vita quotidiana
di Angelo Stefanini
L’ondata di attentati terroristici di queste settimane fa da tragica cornice alla tesi sostenuta da un imperdibile libro dell’israeliano Jeff Halper, “War Against the People” : questa è una “guerra contro la gente”, contro tutti noi.
Proprio quando il primo ministro israeliano Netanyahu è in seria difficoltà di fronte alla incalzante “Intifada dei Coltelli”, e soprattutto quando i direttori delle quattro principali compagnie israeliane di armamenti lo avvertono della ‘grave crisi’ di quella che è la principale industria nazionale, ecco che un’ondata terroristica globale senza precedenti gli offre opportunità imperdibili.
Parigi: un tragico spot pubblicitario
Una prima mossa che Netanyahu non si lascia sfuggire è alimentare la tensione internazionale presentando anche il suo paese come vittima, spacciando così come fondamentalismo islamico la resistenza palestinese contro un regime oppressivo, coloniale e di apartheid.
Una seconda occasione colta al volo dall’intellighenzia militare israeliana è tentare di convincere l’occidente a riscrivere il diritto internazionale, alla stregua di quello israeliano che consente di incarcerare minorenni, torturare e detenere persone sospette per tempi indefiniti senza un’accusa formale. Già lo aveva fatto G.W. Bush dopo l’11/09 con il Patriot Act. Ora è Hollande che si candida con solerzia a fedele esecutore proponendo la modifica della Costituzione francese. E non soltanto come una manovra temporanea.
Lo scorso mese i dirigenti delle quattro maggiori imprese belliche israeliane hanno avvertito il governo di una "gravissima crisi" dell'industria bellica del Paese. Il valore delle esportazioni di armi sta crollando di almeno un miliardo di dollari all'anno, hanno scritto gli amministratori delegati.
Nella loro lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu hanno avvertito che "le esportazioni militari sono scese dai 7.5 miliardi di dollari del 2012 a 6.5 miliardi nel 2013 e ancora a 5.5 miliardi nel 2014. Quest'anno prevediamo esportazioni per un totale di 4-4.5 miliardi di dollari."
Ciò significa che alla fine di quest'anno il calo triennale delle esportazioni potrebbe ammontare fino a 3.5 miliardi di dollari. A cosa si deve questa drammatica situazione?
Gli stessi amministratori delegati lo attribuiscono alla cattiva congiuntura economica e a un generalizzata riduzione globale nelle spese per la difesa nelle industrie che non siano nazionali: "I mercati della difesa si stanno riducendo. I Paesi stanno comprando meno armi e quelli che stanno ancora comprando stanno chiedendo di spostare la produzione e le risorse per il loro sviluppo all'interno dei loro confini; stiamo affrontando seri dilemmi a causa di ciò."
Ma Michael Deas del comitato nazionale del BDS (la coalizione dei gruppi della società civile palestinese che guida e promuove il movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni) ha di recente affermato che parte delle ragioni del declino delle esportazioni [di Israele] può essere attribuito ai militanti della solidarietà con i palestinesi che hanno a lungo spinto per porre fine alle esportazioni militari da Israele nei rispettivi Paesi.
Gli attivisti hanno proclamato piena vittoria su UAV Engines, l'azienda di proprietà israeliana produttrice di droni, ieri, quando la società ha ritirato la richiesta di andare avanti con un'ingiunzione presentata contro i manifestanti fatta all'Alta Corte. Per l'azienda il peggio doveva ancora arrivare, dato che il giudice Purle ha accolto le argomentazioni degli attivisti secondo le quali, in primo luogo, l'ingiunzione non avrebbe mai dovuto essere ammessa, e l'Alta Corte ha annullato l'ingiunzione ab initio (cioè, 'fin dall'inizio'). Il giudice ha dichiarato:
«Quello che non è stato detto [nell'accogliere l'ingiunzione il 30 giugno 2015] e che si sarebbe dovuto dire con chiarezza, è che da molti anni c'è stata una lunga serie di proteste pacifiche nelle vicinanze della sede del richiedente e che vi era stata un'altra imponente manifestazione nell'ottobre del 2014 ... Non escludo che un provvedimento circoscritto sarebbe stato opportuno. Tuttavia, il fatto è che coloro che hanno fatto ricorso unilaterale avevano il severo obbligo di informare... Qualcosa, dunque, è andato storto in questa sentenza di ingiunzione. Mi sembra che il procedimento appropriato sia quello di annullare l'ingiunzione ab initio... Di conseguenza l'ingiunzione che ho accolto il 30 giugno è respinta ab initio, ed è come se l'ingiunzione non fosse mai esistita.»
La Engines UAV Ltd è una consociata di Elbit Systems, una delle più grandi aziende di armi di Israele e produttrice di droni ed altre tecnologie militari utilizzate negli attacchi militari israeliani su Gaza. I motori per droni prodotti nello stabilimento di Shenstone, vicino a Birmingham, sono esportati in Israele.
Più di 200 sindacati e movimenti da 23 paesi hanno chiesto alle Nazioni Unite di annullare i contratti con G4S, a causa della partecipazione della società di sicurezza in violazioni dei diritti umani contro i palestinesi. La richiesta arriva in un momento in cui Israele ha intensificato la sua pressione sui prigionieri in sciopero della fame, alcuni dei quali sono detenuti nelle prigioni gestite da G4S.
G4S è una società privata britannica di sicurezza che agisce come un appaltatore per il regime di apartheid israeliano, fornendo servizi ed attrezzature per le forze di polizia e servizi penitenziari, così come per posti di blocco militari e per gli insediamenti nella Cisgiordania occupata.
I prigionieri politici palestinesi hanno in questi ultimi anni tenuto una serie di scioperi della fame contro il ricorso alla detenzione arbitraria e la tortura nelle carceri israeliane che G4S contribuisce a gestire.
Una lettera inviata a Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni Unite, dagli attivisti, dettaglia come G4S abbia anche una lunga e documentata attività di partecipazione nelle violazioni dei diritti umani e dei lavoratori in altre parti del mondo, in particolare nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti che ha gestito negli Stati Uniti, Regno Unito e Sud Africa.
Dati interni delle Nazioni Unite mostrano che questa ha speso più di $ 22.000.000 per servizi forniti da G4S nel 2014.
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di Nasim Ahmed
La proliferazione di massa delle armi è una delle più grandi fonti di insabilità nel mondo. Le sue devastanti conseguenze sono universalmente percepite: profeti e politici hanno messo in guardia dai suoi effetti distruttivi sulla società e le vite umane. Gli studiosi musulmani, a guardia dei valori e principi del profeta, hanno proibito di vendere armi durante guerre e conflitti civili, anche leaders celebrati come il Presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower, ha dato un profetico avvertimento riguardo al potere e al pericolo del complesso militare industriale.
Tali avvertimenti sono rimasti inascoltati dato che sempre più nazioni sono diventate preda delle armi. Questa crescente intossicazione viene soddisfatta da un fornitore globale che prospera sulla miseria umana, il conflitto, la paura e la tensione, fornendo alle nazioni modi nuovi e fantasiosi di espungere la loro paura collettiva.
L'esempio più recente è la tariffa “armiera” che ci sarà, contro le proteste di molti britannici al ExCel London Centre. Il pubblico britannico non saprà che l'evento è una esposizione sovvenzionata dal contribuente e una delle più grandi del mondo per vendere le armi più recenti a clenti internazionali, incluse le regioni devastate dalla guerra. I manifestanti dicono che molti degli espositori sono coinvolti in abusi dei diritti umani mentre Amnesty, che ha intrapreso una estesa campagna contro l'esposizione, asserisce che potrebbero essere esposti strumenti di tortura illegali, ha scritto Evening Standard.
Questa fiera d'armi biennale che ha aperto martedì, è organizzata dal Defence and Security Equipment International LTD (DSEI), con sede nel Regno unito, “un fornitore specializzato in strumentazioni di sicurezza e servizi di formazione e consulenza”.
L'evento è diventato una mecca per il commercio globale di armi ed ha attratto pesanti critiche per molte ragioni, non ultima quella relativa a quanto la crescita e la popolarità di una tale fiera ci dicono sul nostro mondo. La stessa idea di una esposizione di armi non è facilmente digeribile dalla maggior parte delle persone: fare shopping di armi letali e degli ultimi dispositivi per l'arte dell'assassinio, come se si fosse in una showroom di cucine, per acquistare l'ultima tecnologia per uccidere, quella più alla moda e all'avanguardia, è come minimo bizzarro.
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Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-09167
presentato da DI STEFANO Manlio
testo di Mercoledì 13 maggio 2015, seduta n. 426
MANLIO DI STEFANO, DEL GROSSO, DI BATTISTA, GRANDE, SCAGLIUSI, SIBILIA e SPADONI.
— Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale .
— Per sapere
– premesso che:
lunedì 4 maggio 2015, alcune organizzazioni della società civile palestinese hanno scritto una lettera alla Commissione dell'Unione europea per denunciare l'ennesima esercitazione militare svolta dall'esercito israeliano nella Valle del Giordano, territorio palestinese occupato;
l'esercitazione militare, iniziata il 30 aprile 2015, ha interessato una vasta area intorno al checkpoint Hamra che comprende Humsa Fouqa, Khirbet Ibziq, al Borj, al Meeta e al Maleh. Le forze militari israeliane hanno costretto le comunità, prevalentemente agricole, che abitavano in quei territori, ad abbandonare le loro case e la loro terra. L'esercitazione ha provocato la distruzione di 4000 dunam (1 dunam equivale a 1000 metri quadrati) di coltura e alberi. Le comunità temono, inoltre, per la vita dei loro animali, fonte di sostentamento, e per i depositi d'acqua;
gli addestramenti militari di Israele nella Valle del Giordano sono aumentati drasticamente dal 2012 e rappresentano un crudele escamotage per il trasferimento forzato della popolazione palestinese della cosiddetta Area C. Ciò avviene anche con altri mezzi tra i quali le demolizioni di edifici e la mancata erogazione di acqua;
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