LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Notizie BDS

Notizie internazionali del movimento globale BDS.

Il Comitato nazionale per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS per i diritti dei palestinesi, denuncia l'UE per non aver costantemente rispettato la propria "clausola territoriale negli accordi con Israele"[1] che riguarda gli accordi e progetti energetici promossi e finanziati dall’UE con lo stato dell'apartheid.  

Interrogata da parlamentari europei sul protocollo d’intesa che riguarda le future esportazioni di gas verso l'Europa firmato con Israele ed Egitto a giugno [2], la Commissione europea ha ribadito ancora una volta la sua adesione alla clausola territoriale, adottata 10 anni fa. Il 28 luglio la Commissione ha chiarito che, sebbene il protocollo d'intesa non fosse vincolante, 

"... all'UE è severamente vietato, anche nell'attuazione di uno strumento non vincolante, agire in modo tale da riconoscere l'occupazione illegale israeliana", e che ciò "... comporta che le forniture israeliane di gas secondo l'attuazione del memorandum d'intesa potrebbe non provenire da risorse stanziate dai territori palestinesi occupati da Israele.” [3]

In pratica, tuttavia, l'UE sta riconoscendo e concedendo assistenza all'occupazione illegale israeliana cercando di facilitare l'accesso dell'Europa alle fonti di energia fossile israeliane attraverso iniziative che, secondo la progettazione, espropriano, saccheggiano e sfruttano le risorse naturali palestinesi nel territorio palestinese occupati, comprese le riserve di terra, acqua e gas. L'EuroAsia Interconnector, per esempio, la cui costruzione è promossa e finanziata dall'UE, con la consapevolezza che è progettata per includere e favorire gli insediamenti illegali di Israele. [4]

Inoltre, per quanto riguarda la prevista importazione europea di gas israeliano dall'impianto GNL egiziano, che è al centro del protocollo d'intesa firmato a giugno, l'UE chiude un occhio sul fatto che tali importazioni di gas israeliano si basano sull’esproprio e lo sfruttamento del mare adiacente alla Striscia di Gaza sotto assedio, dove i palestinesi detengono diritti sovrani sulle risorse naturali delle acque territoriali e sui fondali marini. Già oggi il gas israeliano raggiunge l'Egitto attraverso l'Ashkelon-Al Arish Pipeline, un gasdotto di 90 km che attraversa il Mar Mediterraneo a 13 miglia nautiche dalla costa di Gaza, violando i diritti sovrani palestinesi. [5]

Ai palestinesi non è stato chiesto il permesso né sono state offerte le dovute tasse di transito per l'uso di questo gasdotto nelle loro acque. L'oleodotto è una delle ragioni del blocco marittimo disumano e criminale imposto dall'apartheid israeliana contro gli oltre 2 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza occupata, compresi i ripetuti violenti attacchi israeliani ai pescatori palestinesi, causando morte e ferite a molti. 

L'ipocrisia energetica dell'UE deve essere smascherata e contestata. Gli accordi e i progetti dell'UE per l'importazione di gas fossile israeliano e di elettricità a base di gas fossile, attuati nell'ambito del protocollo d'intesa firmato nel giugno 2022 o in altro modo, promuovono l'occupazione illegale e il regime di apartheid di Israele sul popolo palestinese e sono, in quanto tali, incompatibili con i diritti umani e gli obblighi di diritto umanitario dell'UE e delle imprese del settore energetico.

D’altra parte, l'importazione di gas da Israele, in parte rubato ai palestinesi, non può contribuire sostanzialmente a risolvere l'attuale crisi energetica in Europa, poiché le riserve di gas israeliane accertate sono semplicemente troppo poche. Contribuiscono, però, ad aggravare l'emergenza climatica che ha colpito il continente durante l’ultima estate. 

Inoltre, questi accordi alimentano ulteriormente il già accresciuto rischio di conflitti armati nel Mediterraneo orientale, date le molteplici controversie sulle zone economiche esclusive e sui giacimenti di gas. 

Contesto e fonti:

[1] Il 10 dicembre 2012 , il Consiglio per gli Affari esteri dell'UE sul processo di pace in Medio Oriente ha deciso che “tutti gli accordi tra lo Stato di Israele e l'UE devono indicare in modo inequivocabile ed esplicito la loro inapplicabilità ai territori occupati da Israele nel 1967, vale a dire, le alture del Golan, la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza”.

[2] Protocollo d'intesa dell'UE con Egitto e Israele sul gas naturale e l'assenza di una clausola territoriale, interrogazione del 23.6.2022 alla Commissione per risposta scritta.

[3] Risposta del 28.7.2022 dell'Alto rappresentante/Vicepresidente Borrel a nome della Commissione europea.

[4] Per i dettagli sull'interconnettore EuroAsia, nonché sul riconoscimento e l'assistenza dell'UE agli insediamenti illegali di Israele risultanti dalla promozione e dal finanziamento dell'UE di questo progetto, vedere questo documento legale emesso dal Consiglio delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani (PHROC).

[5] Secondo la legge del mare , l'oleodotto si trova a un miglio nautico oltre le acque territoriali di Gaza, nell'adiacente zona contigua che fa parte della Zona Economica Esclusiva (ZEE) della Palestina. In quest'area, la posa e il funzionamento di cavi sottomarini e condutture sono soggetti al consenso e alle condizioni della Palestina e devono rispettare i diritti sovrani palestinesi sulle risorse naturali del mare (articoli 56, 58, 79).

 Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

Il movimento BDS ha compiuto 17 anni all'inizio di questo mese. Dai un'occhiata alle 17 vittorie per i diritti dei palestinesi finora ottenute quest'anno e unisciti a noi nella marcia verso la libertà, la giustizia e l'uguaglianza!

Nell'ultimo anno i palestinesi autoctoni hanno sopportato l'apartheid israeliana, la brutale repressione e la Nakba ancora in corso. Tuttavia, abbiamo raggiunto molti traguardi con il tuo supporto. Una recente e importante pietra miliare è il rapporto di Amnesty International del febbraio 2022 che conclude che il crudele sistema di dominio razziale di Israele sull'intero popolo palestinese costituisce il crimine contro l'umanità di apartheid. Il movimento BDS è stato per anni al centro del movimento palestinese contro l'apartheid e ora assistiamo alla storia in movimento.

Dona per aiutarci a raggiungere nuove vette

Il nostro successo dipende da te. Nel nostro 17° anniversario, unisciti a noi mentre diamo uno sguardo ai 17 principali risultati del movimento BDS nel 2022 e unisciti a noi mentre marciamo verso la libertà, la giustizia e l'uguaglianza! 

Gennaio:

1. Artisti e organizzazioni artistiche si sono ritirati in massa dal prestigioso Festival di Sydney per la sua collaborazione con l'apartheid israeliana.

2. HPE ha concluso il contratto di fornitura di server per l'informatizzazione del database della popolazione israeliana, noto come Aviv System. La campagna continua a mobilitarsi contro la complicità di HPE con la polizia e i servizi carcerari israeliani.

3. Diversi autori arabi del Kuwait, dell'Oman e dell'Arabia Saudita si sono ritirati dall'"Emirates Airline Festival of Literature" che era un chiaro tentativo di mascherare le atrocità contro i diritti umani degli Emirati Arabi Uniti mentre normalizzava la sua alleanza con l'Israele dell’apartheid.

Marzo:

4. L'Australia's Future Fund ha escluso gli investimenti in Elbit Systems, la più grande compagnia privata di armi dell’Israele dell'apartheid.

5. Il relatore speciale delle Nazioni Unite Michael Lynk ha confermato che Israele perpetra il crimine di apartheid. Ad aprile, cinque esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani hanno approvato il rapporto che conferma il crimine di apartheid da parte di Israele.

6. Attivisti provenienti da 21 paesi africani si sono riuniti a Dakar per la prima Conferenza Panafricana Anti-Apartheid a sostegno della Palestina, organizzata da Pan-African Palestine Solidarity Network. I partecipanti si sono impegnati a organizzarsi fino a quando l'apartheid israeliana non sarà smantellata.

Aprile:

7. Atleti e squadre arabi e internazionali provenienti da Kuwait, Giordania, Libano, Algeria, Iran e Spagna si sono rifiutati di normalizzare l'apartheid israeliana e hanno denunciato l'ipocrisia dell'azione selettiva da parte degli organismi sportivi internazionali dominati dall'Occidente.

Maggio:

8. La squadra di calcio argentina ha cancellato una partita "amichevole" programmata nell'Israele dell’apartheid, dopo una campagna pubblica e una lettera aperta della squadra di calcio palestinese Al Khader.

9. La CUNY Law School si è si è unita a centinaia di dipartimenti, programmi, sindacati e società accademici in tutto il mondo che si battono per i diritti dei palestinesi e chiedono di porre fine alla complicità con l'apartheid israeliana.

10. Il comitato editoriale di Harvard Crimson ha dato il suo appoggio al movimento BDS a guida palestinese e 50 docenti di Harvard hanno promesso il loro sostegno.

11. Una delegazione del clero sudafricano in rappresentanza del Consiglio ecumenico delle chiese, del Consiglio sudafricano delle chiese e dell'Alleanza evangelica del Sud Africa ha rivolto un appello alle comunità e alle istituzioni cristiane nonché ai governi affinché riconoscano e denuncino le politiche israeliane come apartheid e pongano fine a ogni sostegno all'apartheid israeliana.

Giugno:

12. General Mills ha annunciato che la società ha venduto la sua partecipazione nella sua joint venture nell'Israele dell’apartheid, dopo diversi anni di pressioni del BDS.

13. La più grande federazione sindacale norvegese (LO Norge), con quasi 1 milione di membri, ha dichiarato il suo sostegno al boicottaggio dell'Israele dell’ apartheid e ha invitato la Norvegia a sostenere la richiesta di un’indagine sull’apartheid da parte dell’ONU #UNinvestigateApartheid.

14. Una mozione storica è stata approvata all'unanimità dal Consiglio latinoamericano delle scienze sociali (CLACSO) sostenendo l'appello palestinese a boicottare le istituzioni accademiche israeliane complici del regime israeliano di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid.

15. Il Parlamento della Catalogna ha approvato una risoluzione che lo rende il primo parlamento in Europa a riconoscere che Israele sta commettendo il crimine di apartheid contro il popolo palestinese. Nella stessa settimana, il partito politico polacco “Razem” ha riconosciuto che Israele è uno stato di apartheid e ha dato il suo appoggio al movimento BDS.

16. La band statunitense Big Thief ha annunciato la cancellazione dei due concerti in programma al Barby nella Tel Aviv dell'apartheid dopo aver ascoltato agli appelli di migliaia di fan.

Luglio:

17. Il Comitato Organizzatore del Lisbon Pride ha rifiutato la partecipazione dell'ambasciatore dell’Israele dell'apartheid alla marcia di quest'anno.

Questi 17 impatti del BDS sono solo un'istantanea della nostra posizione oggi. Grazie per aver agito e per continuare a essere solidale con la nostra lotta nonviolenta contro l'apartheid, il colonialismo di insediamento e l'occupazione e per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza del popolo palestinese!

Agisci contro l'apartheid israeliano!

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

La scorsa estate l’azienda Ben & Jerry's ha annunciato che avrebbe smesso di vendere i suoi gelati negli insediamenti coloniali illegali della Cisgiordania. Nonostante la mossa, l'azienda ha chiarito di non avere intenzione di porre fine a tutte le relazioni commerciali in Israele e di non appoggiare il movimento BDS. Gli attivisti palestinesi continuano a fare pressioni su Ben & Jerry's affinché si ritiri del tutto dal Paese. Sebbene il futuro di Ben & Jerry's in Israele rimanga poco chiaro, una sua dichiarazione rivela un aspetto molto importante. L'azienda ha affermato di aver preso posizione sulla base del rispetto dei diritti umani. Vendere gelati nelle colonie era "incoerente con i nostri valori", ha detto ai consumatori.

Questo non succede quasi mai. Quando un'azienda decide di chiudere la propria attività in una colonia di solito non ammette che la scelta sia stata determinata da una pressione degli attivisti. Non ha quindi sorpreso il modo in cui la General Mills [multinazionale statunitense che produce alimenti attraverso un grande numero di marche, NdT] ha annunciato il mese scorso che avrebbe disinvestito dalle sue attività israeliane. Dal 2002 l'azienda produceva prodotti della Pillsbury [uno dei maggiori produttori mondiali di cereali e altri prodotti alimentari, NdT] in una fabbrica situata nella zona industriale di Atarot, territorio annesso illegalmente da Israele dopo la guerra del 1967. Nel corso degli ultimi due anni l'American Friends Service Committee (AFSC) (società religiosa di quaccheri che si batte per la giustizia sociale, la pace e i diritti umani, NdT) ha condotto una campagna incoraggiando le persone a boicottare i prodotti Pillsbury fino a quando la General Mills non avrebbe cessato l'impiego di quella fabbrica. Ciò ha incluso petizioni, proteste, manifestazioni da parte di azionisti e altre azioni. Tale impegno ha ricevuto anche l'approvazione dei membri della famiglia Pillsbury, discendenti diretti dell'uomo che ha fondato l'azienda nel 1869.

L'annuncio della General Mills non ha fatto nessun accenno a tutto ciò. "General Mills ha annunciato oggi di aver venduto la sua partecipazione nella sua joint venture in Israele, che commercializza principalmente prodotti a base di pasta, a Bodan Holdings, il suo precedente partner di joint venture", si legge. "Questa cessione rappresenta un altro passo nella strategia di velocizzazione di General Mills, incentrata sulle scelte strategiche riguardo la definizione delle priorità di allocazione delle nostre risorse per l'acquisizione di migliori rendimenti. A livello internazionale, la strategia include sforzi per rimodellare il portafoglio dell'azienda per una crescita sostenibile e redditizia aumentando la sua attenzione su piattaforme globali avvantaggiate, che comprendano cibo messicano, gelati di ottima qualità e snack bar. La cessione fa seguito al nostro precedente annuncio sulla proposta di vendita delle nostre attività commerciali di prodotti a base di pasta in Europa. Dopo che l'AFSC ha dichiarato la vittoria, la General Mills ha rilasciato un'altra dichiarazione: "Abbiamo chiarito la strategia aziendale globale che ha guidato questa decisione. Qualsiasi affermazione di altri che si prendano il merito di questa decisione è falsa". I siti web pro-Israele hanno rapidamente prodotto post volti a dimostrare come il BDS risulti un grande fallimento.

Tuttavia, il ragionamento dell'azienda non regge. Questa settimana ho parlato con la responsabile del settore dell'attivismo economico dell'AFSC Dov Baum della decisione della General Mills e lei ha esaminato i dettagli. Ecco ciò che dice:

Ci sono due cose che è davvero necessario che le persone comprendano. La prima e più importante è che le aziende non sono soggetti etici. Non ci aspettiamo che l’azienda venga fuori con un annuncio politico etico e morale. Le aziende non sono persone, sono macchine per fare soldi. Sono costituite da persone, ma sono macchine progettate solo per massimizzare i profitti. Quindi, nei 15 anni in cui ho lavorato su questi problemi, ho visto decine di aziende fare un passo indietro a causa della loro esposizione ai rischi nel fare affari nei territori palestinesi occupati. Si tratta del rischio di un contenzioso. Un potenziale rischio legale. Una controversia troppo grande in un mercato molto piccolo. Quindi è una buona decisione commerciale. Voglio solo dire molto chiaramente che l'azienda ci sta dicendo la verità. È una decisione aziendale. Credo che un'azienda come la General Mills non possa permettersi di continuare a fare affari in un territorio palestinese occupato in una colonia illegale, soprattutto dopo che ciò è stato posto in primo piano, come è stato fatto a livello internazionale dall'ONU, perché questa è una faccenda ricca di controversie. È qualcosa di non immediata soluzione. E nelle vesti di un'azienda che cerca di vendere articoli alla gente sono sicuro che non ha voluto essere associata a questo contenzioso.

Inoltre per loro è un affare molto piccolo. Si tratta di una piccola fabbrica. In effetti, l'intero mercato israeliano è piccolo. Quindi hanno preso una decisione aziendale molto solida e sana ed è molto raro che un'azienda venga fuori con una dichiarazione etica su questi problemi. Conosco due di questi esempi riguardo gli insediamenti coloniali, l'ultimo è quello di Ben e Jerry. Con l'attuale situazione legale e la legislazione anti-BDS, Ben & Jerry's può aspettarsi un contraccolpo molto serio da parte delle organizzazioni sioniste e a causa di questi nuovi assurdi meccanismi legali che stanno penalizzando tutti i discorsi sulla Palestina. Quindi penso che la General Mills abbia preso una solida decisione commerciale di allontanarsi da questo mercato, ma allo stesso tempo cerchi di evitare questo odioso contraccolpo da parte dei simpatizzanti sionisti. Quindi hanno preso una buona decisione. Questo un punto solido. È stata davvero una buona decisione commerciale.

Il secondo punto da rilevare è che hanno una strategia di comunicazione molto intelligente. L’azienda ha scelto di rilasciare una dichiarazione sulla ristrutturazione e la vendita della filiale israeliana, General Mills Israel, e di evidenziare il fatto che continuerà a fare affari in Israele. Ha indirizzato direttamente questo messaggio ai media sionisti e israeliani, ha avuto lunghe conversazioni con questi media. Non vuole finire in quell'elenco di società che hanno ceduto alle pressioni del BDS.

Quindi capisco perché l'hanno fatto, ma il messaggio con cui sono usciti è fuorviante. Per due anni, la nostra campagna ha chiesto loro di interrompere l'approvvigionamento di prodotti Pillsbury da quella fabbrica, ma la loro dichiarazione originale non diceva nulla su quella fabbrica. Quindi vendere la loro filiale israeliana non significava necessariamente che avrebbero smesso di rifornirsi da quella fabbrica. Abbiamo scritto all'azienda chiedendo chiarimenti in merito e, ancora una volta, non abbiamo ricevuto risposta. Negli ultimi giorni, la nostra campagna ha rilasciato una dichiarazione di vittoria dicendo che pensiamo che l’azienda abbia davvero intenzione di interrompere l'approvvigionamento dalla fabbrica. Lo deduciamo dalla lettura tra le righe delle loro dichiarazioni e tra le righe emerge che sono usciti con un'altra dichiarazione dicendo che avrebbero continuato a vendere in Israele gli altri loro altri marchi, il che per me significa che non venderanno più i prodotti Pillsbury in Israele.

Hanno anche detto che stanno abbandonando il commercio della pasta. La fabbrica è una linea di produzione di pasta congelata, quindi ciò significa che vorrebbero cessare la produzione in quella fabbrica. In una delle testate giornalistiche è stato proprio chiesto loro della fabbrica e hanno detto: "Beh, quella è una fabbrica di pasta. Quindi non continueremo ad utilizzarla”. Perciò trovo che questa sia una manovra molto intelligente da parte loro, ma una vittoria totale per la nostra campagna. Stanno facendo quello che abbiamo chiesto loro di fare e mi congratulo con loro per questo.

Penso che sia stato davvero importante per l'azienda non arrivare a dichiarare chiaramente che non avrebbero più realizzato in quella fabbrica prodotti Pillsbury perché ciò avrebbe potuto essere interpretato come un allontanamento dagli accordi. Per noi non importa davvero come ne parlino purché lo facciano.

Il punto di Dov Baum su Ben & Jerry's è importante. Le aziende non vogliono essere prese di mira dagli attivisti del BDS, ma non vogliono nemmeno essere diffamate come "antisemiti" o affrontare l'ira dei parlamentari filo-israeliani. Come evidenziato in precedenza, Ben & Jerry's ha ripetutamente affermato che continuerà a fare affari in Israele e che non appoggia il movimento BDS. Questo non ha in alcun modo mitigato le reazioni isteriche alla loro decisione. Sembra abbastanza ovvio che il boicottaggio di Pillsbury sia stato un successo, indipendentemente da come la gente voglia inquadrarlo.

Puoi leggere la mia intera intervista con Dov Baum sul sito.

 Michael Arria

Traduzione di BDS Italia

General Mills, società madre di Pillsbury, ha venduto la sua partecipazione nella sua joint venture nell'Israele dell’apartheid, dopo diversi anni di pressioni del BDS sulla sua produzione di prodotti Pillsbury nella zona industriale di Atarot, un insediamento israeliano illegale su terra palestinese rubata.

Ieri, la General Mills ha annunciato che la società ha venduto la sua partecipazione nella sua joint venture nell'Israele dell’apartheid, dopo diversi anni di pressioni del BDS.

Nel 2020, la General Mills, società madre di Pillsbury, è stata inserita nel database del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sulle società complici di attività negli insediamenti illegali, a causa della produzione da parte dell'azienda di prodotti Pillsbury nella zona industriale di Atarot, un insediamento israeliano illegale su terra palestinese rubata.

Attivisti, gruppi per i diritti umani e persino membri della famiglia Pillsbury hanno invitato la comunità internazionale a #BoicottarePillsbury dopo la pubblicazione del database dell'UNHRC.

Il movimento BDS accoglie con favore la decisione della General Mills come un passo decisivo verso la fine della complicità dell'azienda con l'apartheid israeliana e con le violazioni dei diritti umani dei palestinesi.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Il Pan-African Palestine Solidarity Network (PAPSN) ha rilasciato una dichiarazione ai media mentre gli attivisti africani si riuniscono a Dakar per una mobilitazione a favore della Palestina.

Attivisti provenienti da tutta l'Africa si riuniranno nella capitale senegalese, Dakar, dal 10 al 12 marzo per una mobilitazione a sostegno della lotta di liberazione della Palestina e per definire delle strategie contro l'apartheid israeliana sul tema: "Dall'Africa alla Palestina, uniti contro l’apartheid".

Ospitato da *Plateforme Solidarité Sénégal-Palestine* (Piattaforma di solidarietà Senegal Palestina), l'evento è organizzato dal Pan-African Palestine Solidarity Network (PAPSN) (Rete pan-africana di solidarietà con la Palestina, N.d.T.), una rete in crescita di gruppi di solidarietà con la Palestina, organizzazioni della società civile e attivisti di oltre 20 paesi di tutto il continente, comprese le organizzazioni di solidarietà con la Palestina di Malawi, Sudan, Tanzania, Senegal, Nigeria, Zimbabwe, Kenya e Sud Africa.

Questa sarà la prima volta che gli attivisti solidali con la Palestina terranno un raduno di questo tipo in Africa. L'ampia rappresentanza di organizzazioni provenienti da tutto il continente non ha precedenti in termini di solidarietà con la Palestina. Arriva appena un mese dopo che Amnesty International si è unita ai palestinesi e a molte altre organizzazioni per i diritti umani nel riconoscere che Israele sta praticando un crudele sistema di oppressione e il crimine contro l'umanità dell'apartheid contro il popolo palestinese e nel chiedere un'azione decisiva, comprese sanzioni finalizzate a porre fine all'apartheid di Israele.

*Tra i relatori principali del evento pubblico previsto sabato 12 marzo: **Emma Nyerere* della Pan-African Women’s Organisation, *Mandla Mandela*, nipote dell'icona della liberazione sudafricana Nelson Mandela. Nelson Mandela ha sostenuto fermamente la causa palestinese e notoriamente ha affermato che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi.

È prevista anche la partecipazione di personalità politiche senegalesi di alto livello, insieme all'ex combattente per la libertà e ministro degli Esteri algerino *Lakhdar Brahimi*, all'attivista marocchina per i diritti umani *Khadija Ryadi*, e al famoso arcivescovo metodista nigeriano e difensore dei diritti umani *Arcivescovo Michael Kehinde Stephen*.

A loro si uniranno l'attivista palestinese *Jamal Juma*, del Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) e *Shaden Quos*, un giovane attivista della comunità afro-palestinese.

*L'evento si svolge dalle 9:30 alle 12:30 presso la Maison de la presse, Corniche ouest- Dakar. Nella stessa sede si terrà una conferenza stampa dalle 12:45 alle 13:30.

*In cima all'agenda della PAPSN c'è la mobilitazione del sostegno popolare, compresi i giovani e le donne dell’Africa, in appoggio alla lotta di liberazione palestinese. La PAPSN intende sviluppare strategie per campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele; smascherare il mito dello "sviluppo israeliano" e il ruolo dell'apartheid israeliana nella militarizzazione, nelle guerre e nella repressione in Africa. I delegati discuteranno anche del recente accreditamento di Israele presso l'Unione africana e delle strategie per cacciare lo Stato israeliano di apartheid dall’Africa.

Per ulteriori informazioni e interviste ai media, si prega di contattare:

*FRANCESE:* Sig. Dialo Diop: +221 77 632 5353

*INGLESE:* Sig.ra Roshan Dadoo: +27 82 816 2799

 Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, è risolutamente con la famiglia Salahiya e tutti i palestinesi che devono affrontare lo sfollamento forzato a Sheikh Jarrah, Ramadin e oltre. Lo sfollamento forzato è una caratteristica fondamentale dell’apartheid.

Nelle prime ore di questa mattina [19 gennaio 2022, N.d.T.] le forze di occupazione israeliane hanno arrestato la famiglia Salahiya, espellendola con la forza dalla loro casa nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme occupata. La polizia israeliana ha quindi creato una barriera che blocca all'interno decine di difensori dei diritti umani palestinesi, prima di aggredirli brutalmente. L'Israele dell’apartheid ha impedito alle ambulanze e ai giornalisti di entrare nel tentativo di nascondere al mondo i suoi crimini di guerra. Più tardi, le forze israeliane hanno demolito un'altra casa nel villaggio di Ramadin vicino ad Hebron, appartenente alla famiglia Erqeiq, lasciandoli senza casa al freddo.

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione della società civile palestinese, è risolutamente con la famiglia Salahiya e tutti i palestinesi che devono affrontare le espulsioni a Sheikh Jarrah, Ramadin e oltre. L'espulsione è una caratteristica fondamentale dell’apartheid.

Dal Negev a Gerusalemme fino alla Valle del Giordano, è evidente il ruolo delle aziende internazionali complici della pulizia etnica in corso contro il nostro popolo.

A Sheikh Jarrah la polizia israeliana addestrata in una struttura parzialmente di proprietà di G4S/Allied Universal ha espulso con la forza i palestinesi dalle loro case mentre sempre a Sheikh Jarrah e a Ramadin, vicino ad Hebron, sono stati utilizzati dei bulldozer Hyundai per la demolizione delle case. Nel Negev vengono utilizzati veicoli Volvo per espellere i palestinesi beduini e sequestrare le loro terre.

L'UE e altri diplomatici occidentali affermano di essere "osservatori" dei crimini mentre armano attivamente gli aggressori israeliani.

Chiediamo alle persone di coscienza di intensificare le campagne BDS perché Israele sia ritenuto responsabile; perché la Corte Penale Internazionale, di fronte all'abbondanza di prove, intraprenda il procedimento di accusa e perché venga urgentemente ripristinato il Comitato Speciale delle Nazioni Unite contro l’apartheid.

#SaveSheikhJarrah

#SaveAlNaqab

#UNinvestigateApartheid

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Ricorderemo il 2021 per gli anni a venire come l'anno in cui la designazione di Israele come stato di apartheid ha iniziato a diventare mainstream. Nonostante i massacri intensificati da parte di Israele e la pulizia etnica delle comunità indigene palestinesi, la solidarietà con la nostra lotta di liberazione è stata semplicemente senza precedenti nel 2021.

Ecco 21 momenti salienti di questa solidarietà senza precedenti:

  1. Un rapporto rivoluzionario di Human Rights Watch ha dettagliato come le politiche di Israele contro i palestinesi equivalgano ai crimini contro l'umanità di persecuzione e di apartheid. All'inizio di quest'anno (2021, N.d.T.), la più grande organizzazione israeliana per i diritti umani, B'Tselem, era giunta alla stessa conclusione nel suo rapporto intitolato: “Questo è apartheid: Il regime israeliano promuove e perpetua la supremazia ebraica tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano”.
  2. Dieci ex presidenti e più di 700 parlamentari, sindaci, personalità della cultura e accademici dell'America Latina, dell'Asia e dell'Africa, hanno invitato le Nazioni Unite a condannare Israele come Stato di apartheid e ad imporre sanzioni legali nei suoi confronti. 
  3. Il più grande fondo pensione norvegese KLP ha escluso 16 aziende a causa della loro complicità negli insediamenti illegali di Israele e nelle violazioni dei diritti umani. 
  4. Nella sua ultima conferenza, il British Labour Party ha condannato a stragrande maggioranza Israele come stato di apartheid e ha chiesto sanzioni nei suoi confornti.
  5. Il Canadian Labour Congress (CLC) ha approvato la messa al bando dei prodotti delle colonie, promuovendo il disinvestimento dalle società del settore militare e della sicurezza israeliane e invitando il Canada a imporre un #EmbargoMilitare nei confronti di Israele. Inoltre, 39 organizzazioni sindacali, che rappresentano centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il Canada, hanno esortato il governo di Justin Trudeau a sospendere immediatamente il commercio militare con Israele.
  6. Ben & Jerry's ha annunciato che non rinnoverà il suo accordo di licenza con il suo licenziatario israeliano e cesserà le vendite del suo gelato negli insediamenti illegali israeliani su terra palestinese rubata.
  7. La Norges Bank, che gestisce il più grande fondo pensione del mondo, ha escluso tre società coinvolte nel sistema coloniale e nell'apartheid di Israele – Elco Ltd, Ashtrom Group Ltd e Electra Ltd – a seguito della campagna dei partner del BDS in Norvegia, in particolare i sindacati.
  8. Il Lothian Pension Fund, il secondo fondo pensione delle autorità locali della Scozia, con 84.000 membri e 8 miliardi di sterline di attività, ha disinvestito dalla banca israeliana Hapoalim.
  9. Il governo irlandese è diventato il primo nell'UE a dichiarare gli insediamenti israeliani illegali sulla terra palestinese occupata una "annessione di fatto".
  10. Il parlamento cileno ha presentato un disegno di legge per vietare l'importazione di merci israeliane dagli insediamenti illegali.
  11. Migliaia di artisti e personaggi della cultura – tra cui star di Hollywood, musicisti di spicco, artisti contemporanei visionari, autori acclamati e molti altri, hanno sostenuto il disimpegno dal settore culturale complice dell'Israele dell'apartheid.
  12. Quasi 30 partner in 13 città in quattro continenti hanno organizzato il Queer Cinema for Palestine, un festival di film queer che ha creato un precedente nel rifiutare il pinkwashing dell'Israele dell'apartheid. Più di 200 registi queer si sono impegnati a non partecipare a eventi sponsorizzati dal governo israeliano.
  13. Oltre 350 dipartimenti, centri, sindacati e società delle università in tutto il mondo, insieme a 23.000 accademici, studenti e personale universitario, hanno dichiarato il loro sostegno ai diritti dei palestinesi, con molti che fanno appello per il BDS. L'Associazione studentesca dell'Istituto universitario di studi internazionali e sullo sviluppo di Ginevra è diventata la prima associazione studentesca in Svizzera a sostenere il BDS e a dichiararsi spazio libero dall'apartheid (AFZ).
  14. L'Università di Brasilia e l'Università del Costa Rica hanno approvato risoluzioni storiche dichiarando che non avranno legami con aziende complici del regime israeliano di occupazione militare, colonialismo e apartheid.
  15. Il sindacato del personale della City University of New York (CUNY), che rappresenta 30.000 membri, ha condannato Israele come stato di colonialismo di insediamento e di apartheid. Il Board and Staff Editors of the NYU Review of Law & Social Change ha votato per sostenere il movimento BDS e in particolare il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane complici. 
  16. Più di 130 organizzazioni messicane per i diritti civili hanno chiesto alla CEMEX di porre fine alla sua complicità con l'apartheid israeliana. 
  17. Il Fondo pensione dell'East Sussex ha disinvestito da Elbit Systems, il più grande produttore privato di armi di Israele.
  18. Il Centre International De Solidarité Ouvrière (CISO), un'importante coalizione di oltre 60 sindacati e gruppi della società civile del Quebec, ha approvato all'unanimità il BDS e ha esortato il governo canadese a designare Israele come stato di apartheid.
  19. Nel suo congresso annuale, la Chiesa Episcopale del Vermont si è pronunciata fortemente contro l'oppressione dei palestinesi da parte di Israele appoggiata dagli USA, condannando con una maggioranza di 89 a 25 le politiche di apartheid israeliane.
  20. La partita di calcio "amichevole" tra l'FC Barcelona e il club razzista israeliano Beitar Jerusalem, noto per i cori "morte agli arabi" dei suoi fan, è stata annullata. Il Qatar Sports Club della Premier League si è impegnato a non rinnovare il contratto con PUMA tra le richieste di boicottaggio di PUMA a causa della sua complicità con l'apartheid israeliana. Numeri senza precedenti di atleti di punta hanno espresso coraggiosamente la loro solidarietà alla lotta palestinese contro l'apartheid negli stadi e a milioni di follower sui social media. 
  21.  La deputata finlandese Veronika Honkassalo ha presentato al parlamento un disegno di legge per vietare l'importazione di qualsiasi merce prodotta negli insediamenti illegali israeliani.

Grazie al vostro supporto, il nostro movimento BDS per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza ha continuato a crescere in dimensione e impatto nel 2021.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Oltre 100 partiti politici, sindacati, organizzazioni per i diritti umani e gruppi della società civile europei hanno inviato una lettera a Josep Borrell, l'alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri, esprimendo la loro grave preoccupazione per la decisione di Israele di etichettare sei ONG palestinesi per i diritti umani come "entità terroristiche."

Bruxelles, 25 novembre 2021

Gentile Alto Rappresentante,

Come organizzazioni della società civile europea, vorremmo allertarla sulla gravissima situazione creata dalla criminalizzazione da parte Stato di Israele contro sei delle più importanti e riconosciute organizzazioni palestinesi per i diritti umani: Addameer (che sostiene i diritti dei prigionieri politici palestinesi), Al-Haq (membro della Federazione Internazionale per i Diritti Umani), DCI-P Defense for Children International – Palestine (che promuove e difende i diritti dei bambini palestinesi), UAWC (Unione dei comitati del lavoratori agricoli), UPWC (Unione dei comitati delle donne palestinesi) e Bisan (Centro per la ricerca e lo sviluppo).

Le lotte contro il colonialismo, il razzismo, la militarizzazione, per la giustizia climatica, economica e sociale sono profondamente interconnesse. Anche i palestinesi cercano giustizia climatica chiedendo conto ai governi e alle grandi aziende. La Palestina è una questione di giustizia climatica.

Cos'è la COP26?

Ogni anno, le Nazioni Unite tengono una conferenza globale sui cambiamenti climatici nota come "Conferenza delle parti". Dal 31 ottobre 2021 al 12 novembre 2021, i leader mondiali si incontreranno a Glasgow per la 26a sessione annuale, o COP26.

Mentre l'emergenza climatica peggiora in tutto il pianeta, scatenando il caos su tutti i continenti ma devastando in modo sproporzionato le nazioni più povere e le comunità oppresse, le decisioni prese alla COP26 avranno effetti di lunga portata su coloro che attualmente sono più colpiti dai cambiamenti climatici.

La Palestina è una questione di giustizia climatica!

La catastrofica crisi climatica è esacerbata dalla disuguaglianza e dall'oppressione globali create da governi e grandi aziende complici che mettono il profitto prima delle persone e del pianeta.

Ciò è particolarmente vero quando si tratta dell'apartheid di israeliana.

La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato i palestinesi che vivono e resistono all'occupazione israeliana, all'apartheid e al colonialismo. I nativi palestinesi che vivono in queste condizioni, senza alcun controllo sulla loro terra o sulle risorse naturali, sono altamente vulnerabili alla crisi climatica. Con Israele che monopolizza le risorse, l'aumento delle temperature sta esacerbando la desertificazione e la scarsità di acqua e terra, rafforzando l'apartheid climatico.

Le aziende israeliane come Netafim, Mekorot e Haifa Chemicals, così come le organizzazioni coloniali come il Jewish National Fund (JNF) svolgono un ruolo chiave nella distruzione dell'agricoltura palestinese, nell’espropriazione dei contadini palestinesi e nell’accaparramento di terre per rafforzare l'illegalità israeliana di insediamento.

Mentre Israele distrugge l'agricoltura palestinese e i mezzi di sussistenza degli agricoltori, pratica l'apartheid e colonizza le terre palestinesi attraverso la sua agroindustria, presenta sé stesso e la sua industria agroalimentare nel sud del mondo come soluzioni per un'agricoltura sostenibile. Eppure queste pratiche sono spesso predatorie, insostenibili e aggravano i problemi esistenti in varie regioni.

Le multinazionali come AXA e HSBC sono anche complici dell'oppressione israeliana dei palestinesi. Investendo in aziende e banche che armano Israele e finanziano i suoi insediamenti illegali, saccheggiano terre e risorse naturali palestinesi.

Israele fa il greenwashing dell'apartheid!

L’apartheid israeliana presenta al mondo una falsa immagine rispettosa del clima mentre saccheggia le risorse naturali palestinesi e distrugge l'ambiente. Dall'occupazione del resto della Palestina, Cisgiordania e Striscia di Gaza, nel 1967, Israele ha sradicato più di 2,5 milioni di alberi, tra cui oltre 800.000 antichi ulivi palestinesi.

L'affermazione razzista e falsa di Israele, "far fiorire il deserto", ha lo scopo di nascondere la sua violenta distruzione della società palestinese e le sue insostenibili pratiche agricole e di utilizzo dell'acqua.

Ad esempio, il 97,7% della produzione di elettricità di Israele proviene da combustibili fossili, incluso il gas naturale estratto in parte dal saccheggio illegale delle risorse di gas palestinesi. Il gasdotto del Mediterraneo orientale, o EastMed, è un gasdotto pianificato offshore/onshore, che collega direttamente le risorse energetiche dell’apartheid Israeliano all'Europa. Israele non solo nega ai palestinesi l'accesso alle riserve di gas al largo della costa di Gaza, ma sfrutta anche illegalmente queste risorse a suo esclusivo vantaggio, privando i nativi palestinesi delle entrate. Nel frattempo, due milioni di palestinesi a Gaza continuano a soffrire di gravi carenze di elettricità aggravate dal rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi come potenza occupante.

Attraverso l’interconnettore EuroAsia, l’apartheid israeliana sta cercando di esportare energia in Europa per creare dipendenza dalle sue fonti energetiche a base di combustibili fossili e risorse energetiche generate illecitamente. Fondamentalmente, l’interconnettore collegherebbe la rete elettrica europea con la rete israeliana che incorpora gli insediamenti illegali nei Territori palestinesi occupati (OPT), compresa l’est di Gerusalemme, implicando l'Europa nei crimini di guerra di Israele.

Denunciamo il JNF!

Le politiche israeliane di greenwashing e apartheid sono rese possibili da governi complici, aziende e istituzioni che supportano e abilitano il suo regime di oppressione. Una di queste importanti istituzioni è il Fondo nazionale ebraico (JNF). Per 120 anni, il JNF è stato responsabile della pulizia etnica dei nativi palestinesi. Più di recente il JNF è stato dietro alla demolizione e all'espulsione di famiglie palestinesi nei quartieri di Gerusalemme-Est come Silwan, come parte del suo coinvolgimento nel sostenere l'espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, compresa Gerusalemme-Est. Ora il JNF cerca di dipingere di verde i suoi crimini come partecipante al vertice sul clima COP26. Unisciti al movimento BDS alla COP26 per denunciare il JNF!

Agisci ora!

Unisciti al Palestine Solidarity Bloc durante le manifestazioni globali per la giustizia climatica il 6 novembre.

Twitta:

Il JNF dipinge di verde l’apartheid israeliana, è un’organizzazione razzista, responsabile della pulizia etnica dei palestinesi autoctoni e della distruzione dell'ambiente. Non ha posto alla #COP26. #ExposeJNF e il greenwashing israeliano.  pic.twitter.com/kzXwf1LJ0s

Le multinazionali e le società israeliane come @AXA, @HSBC, @Netafimcorp, @mekorot_il e @Haifagroup, svolgono un ruolo chiave nel greenwashing israeliano e nella distruzione dell'agricoltura palestinese, nelle espropriazioni e nell’appropriazione di terreni.   https://bit.ly/3CuOxj3

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Dieci sindacati britannici hanno rilasciato una dichiarazione che condanna la criminalizzazione di sei organizzazioni della società civile da parte di Israele, che secondo i sindacati rientra nella definizione giuridica internazionale di apartheid e dovrebbe essere vista in tali termini.

Condanniamo fermamente l'oltraggiosa decisione del governo israeliano di criminalizzare sei organizzazioni palestinesi per i diritti umani e la società civile designandoli come "terroristi". Facciamo nostra la ferma condanna di questa decisione da parte degli esperti sui diritti umani delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e dei difensori dei diritti umani in Israele e gli inviti rivolti alla comunità internazionale a contestare questa mossa repressiva.

Questo attacco è un tentativo sfrontato di limitare ulteriormente i diritti dei palestinesi e di mettere a tacere e punire i difensori palestinesi dei diritti umani che già si scontrano nel loro lavoro contro incredibili avversità. Notiamo che le sei organizzazioni prese di mira sono tra quelle che documentano in modo più efficace le sistematiche violazioni dei diritti dei palestinesi da parte di Israele, compresa la costruzione di insediamenti illegali su terre palestinesi rubate, gli attacchi al diritto dei palestinesi alla sovranità alimentare e l'arresto e la detenzione illegali di palestinesi, compresi i minori. Queste organizzazioni hanno fatto sentire la loro voce a livello internazionale, anche presso la Corte Penale Internazionale e nei forum delle Nazioni Unite, e sono senza dubbio prese di mira per questo motivo. Diffamare, attaccare e bandire i più accesi sostenitori della responsabilizzazione e della giustizia è una mossa classica da parte dei regimi repressivi. È una minaccia per il popolo palestinese e per i difensori dei diritti umani ovunque.

Nell'ultimo anno esperti di diritti umani tra cui Human Rights Watch e B'tselem hanno fatto eco a ciò che i palestinesi affermano da decenni: che il controllo di Israele sui palestinesi include elementi del crimine dell'apartheid. La definizione giuridica internazionale di apartheid comprende specificatamente la "persecuzione di organizzazioni e persone, attraverso la sottrazione dei loro diritti e libertà fondamentali, in quanto esse si oppongono all’apartheid". Tale designazione complessiva e il divieto imposto ad alcune delle maggiori organizzazioni palestinesi per i diritti umani e la società civile dovrebbero essere visti in questo contesto.

Questa mossa è un tentativo di spezzare la solidarietà internazionale isolando i palestinesi e delegittimando il loro fondamentale lavoro. Come sindacalisti e attivisti per la giustizia sappiamo fin troppo bene come funzionano la repressione e il silenzio, e sappiamo anche come contrastarli: raddoppiando il nostro impegno nel porci al fianco del popolo palestinese, e in particolare, dei coraggiosi difensori dei diritti umani criminalizzati per aver invocato libertà, giustizia e uguaglianza.

Chiediamo al governo del Regno Unito di opporsi pubblicamente a questa misura draconiana, di chiedere che Israele la annulli e inoltre di iniziare ad adempiere ai propri obblighi di sostenere il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi, compreso il diritto all'autodeterminazione e il diritto di opporsi all’apartheid.

Organizzazioni firmatarie:

TUC

ASLEF

BFAWU

NEU

PC

RMT

TSSA

UCU

UNISON

Unite the Union

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia