LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Notizie BDS

Notizie internazionali del movimento globale BDS.

Cara Noa,

siamo un gruppo di attiviste e attivisti, lavoratrici e lavoratori del settore culturale, riuniti sotto la sigla Artists for Palestine e congiuntamente a BDS Italia abbiamo deciso di scriverti perché insieme ci battiamo affinché si ponga fine al genocidio, all'occupazione e all'apartheid che da decenni affliggono il popolo palestinese. 

Cogliamo l’occasione dell’imminente Festival Re-Imagine Peace, che si svolgerà a Firenze dal 10 al 12 luglio nell’ambito dell’Estate Fiorentina, e che ti vede alla direzione artistica, per portare alla tua attenzione alcuni temi, che riteniamo di fondamentale importanza e che scorrendo il programma del festival, risultano completamente assenti. 

Conosciamo il tuo impegno per la pace e il dialogo tra i popoli e assistiamo da anni a questa tua instancabile missione. 

Anche noi vorremmo la pace e la fine delle atrocità compiute contro uomini, donne e bambini innocenti.

Ma c'è un “ma”. Un “ma” che fa un’enorme differenza quando si parla di Palestina e Israele.

Perché, cara Noa, non possiamo immaginare una pace senza giustizia, senza il ripristino del diritto internazionale, senza la fine di un regime di oppressione che non nasce con lo scellerato governo di Netanyahu, ma che affonda le proprie radici molto più indietro nel tempo.

Qui c’è uno Stato, Israele, che da quasi ottant'anni nega sistematicamente il diritto al ritorno del popolo palestinese; che promuove un sistema di apartheid in cui esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B; che mette in atto, con la violenza a cui ormai da anni assistiamo ogni giorno, le sue politiche di occupazione e colonizzazione; che tiene sotto assedio nella striscia di Gaza un’intera popolazione affamandola e riducendola allo stremo; che ha ignorato ripetutamente le risoluzioni delle Nazioni Unite e che sta compiendo un genocidio, come ampiamente documentato da organismi ONU e analisi indipendenti, che ha già sterminato più di 78000 palestinesi. 

Parliamo anche di uno Stato che obbliga i propri cittadini a vivere in una condizione di militarizzazione permanente, imponendo il servizio militare e coinvolgendoli in una pratica genocida e di pulizia etnica che lascia profonde ferite psicologiche. Un trauma che poi si cerca di curare attraverso percorsi individuali – yoga, meditazione e altre pratiche – senza mettere mai realmente in discussione le cause strutturali che lo producono. 

Noi questo trauma collettivo lo vediamo da tempo. Lo ha documentato con rigore la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, che ha anche analizzato quella che definisce l'economia del genocidio, esponendosi a pesanti attacchi politici e a sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Da anni lo denuncia anche il movimento BDS, che sappiamo tu osteggi con determinazione. 

Cara Noa, l'elenco potrebbe continuare a lungo e non crediamo che questa sia la sede per affrontare nel dettaglio tutte queste questioni.

Vogliamo però porti una domanda semplice.

Come si può immaginare una pace senza giustizia? Senza il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale, e del diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà, allo smantellamento del sistema di apartheid e al ritorno dei profughi? 

Noi non sappiamo cosa significhi nascere in un Paese come Israele, né quanto una narrazione costruita anche attraverso l'art washing e il peace washing possa permeare la vita delle persone e di artiste come te. Il nostro dovere, però, è quello di denunciare con forza e determinazione ciò che, (ai nostri occhi), seguendo le linee del PACBI, rappresenta un'operazione di normalizzazione che non contribuisce in alcun modo alla pace che professi di volere e per la quale tanto ti spendi. 

Nessuno vuole che il genocidio continui. Ma non si può chiedere la pace senza chiedere giustizia, senza la fine dell'occupazione, senza il diritto al ritorno, senza uno Stato in cui musulmani, cristiani ed ebrei possano vivere insieme, con pari diritti. 

Non si può chiedere la pace costruendo manifestazioni che mettano sullo stesso piano oppressi e oppressori, vittime e carnefici, come fossero entrambi responsabili di un “conflitto”, che conflitto non è. Come se le condizioni che sono alla base di questa relazione fossero del tutto simmetriche, quando sappiamo benissimo che così non è.

Non si può invocare un dialogo quando ci si ostina ad ignorare che nessun dialogo è possibile senza un’assunzione di responsabilità, senza il diritto alla giustizia per ciò che si è subito, senza riconoscere che questa non è una guerra in cui ci sono caduti da una parte e dall’altra, ma una sistematica volontà di annientamento di un popolo attraverso politiche e strategie concepite e messe in atto da più di un secolo.

Non si può seminare pace se i semi sono avvelenati e il terreno è stato espropriato con la violenza, sventrato e reso arido. 

L’arte non è una bandiera sotto cui nascondere sangue e ingiustizia. L’arte non ha paura delle parole, le usa tutte. 

E giustizia, diritti, uguaglianza, genocidio, sono parole che mancano totalmente nel tuo festival.

Ti chiediamo quindi di usarle. Di avere il coraggio di inserirle nel fitto programma di eventi previsti durante le tre giornate fiorentine. E ti suggeriamo di ampliare il tuo sguardo e di provare a rivolgerlo al di là di quel muro che lo impedisce, lo occulta e lo nega.

Solo allora le tue parole potranno essere davvero parole di pace.

Fino a quel momento, ai nostri occhi, continueranno a contribuire alla legittimazione e normalizzazione di un sistema di oppressione. 

Artists for Palestine

BDS Italia

A causa della crescente richiesta di una migliore comprensione delle linee guida anti-normalizzazione da parte dei non arabofoni negli ultimi anni, presentiamo qui di seguito i punti più importanti. Quando si presentano casi sospetti di normalizzazione, consigliamo ai partner internazionali del BDS di contattare il BNC o il PACBI, per darci la possibilità di esaminare questi casi e offrire la nostra consulenza sulla base delle linee guida del BDS e della nostra esperienza, sviluppata nel corso di oltre 15 anni, e in conformità con il nostro mandato da parte delle entità che rappresentano la maggioranza assoluta della società palestinese. 

(1) Definizione di normalizzazione del Comitato nazionale palestinese per il BDS 

Normalizzazione, tatbee' in arabo, significa trattare o presentare qualcosa che è intrinsecamente anormale, come l'oppressione e l'ingiustizia, come se fosse normale. La normalizzazione delle relazioni con Israele e dell’operato di Israele è quindi l'idea di far sembrare normali l'occupazione, l'apartheid e il colonialismo d’insediamento invece di sostenere la lotta condotta dal popolo palestinese autoctono per porre fine alle condizioni e alle strutture anormali di oppressione. Un principio chiave alla base del lavoro anti-normalizzazione è che si tratta di una tattica interamente basata su considerazioni etiche e politiche che sono in perfetta armonia con il rifiuto del movimento BDS di tutte le forme di razzismo e discriminazione razziale. Contrastare la normalizzazione è un mezzo per resistere all'oppressione, ai suoi meccanismi e alle sue strutture. 

(2) Che cos'è esattamente la normalizzazione? 

Nel 2007, il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione palestinese alla guida del movimento BDS globale, ha adottato per consenso la seguente definizione di ciò che costituisce la normalizzazione e ha stabilito le linee guida per contrastarla: 

La normalizzazione è la partecipazione a qualsiasi progetto, iniziativa o attività, locale o internazionale, che riunisca (sulla "stessa piattaforma" (1)) palestinesi (e/o arabi) e israeliani (individui o istituzioni) senza soddisfare le due condizioni seguenti: 

1)  La parte israeliana deve riconoscere pubblicamente i diritti inalienabili del popolo palestinese affermati dalle Nazioni Unite e definiti nell'appello del BDS del 2005 (2), e 

2)l'attività congiunta deve costituire una forma di co-resistenza contro il regime israeliano di occupazione, colonialismo e apartheid. 

Può una struttura ricettiva dirsi neutrale, quando rischia di offrire spazio, legittimità e copertura a chi è associato a crimini di guerra?

In un contesto come quello attuale, segnato dal genocidio in corso in Palestina, far finta che sia solo “business” non regge più.

Per questo abbiamo scritto una lettera alla direzione dell’Hotel Ariston di Capaccio,
   - per chiedere chiarezza.
   - per chiedere quali valutazioni siano state fatte.
   - per capire se esistono standard etici o se tutto si riduce a una prenotazione.
È una richiesta di responsabilità.
 Riguarda tutti.

Invitiamo cittadine e cittadini a informarsi, prendere posizione e attivarsi.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.alla direzione dell’Hotel per rompere il silenzio. 

Perché la sicurezza, la giustizia e il rispetto dei diritti umani non sono negoziabili.

🚫L’ospitalità non deve mai trasformarsi in complicità.

 

La lettera da inviare a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Spett.le Direzione dell’Hotel Ariston (Capaccio/Paestum),

Vi scrivo per esprimere una forte preoccupazione riguardo la notizia secondo cui la vostra struttura ha ospitato o starebbe ospitando individui legati a crimini di guerra e/o gravi violazioni del Diritto Internazionale. Queste segnalazioni, che parlano della presenza di gruppi organizzati in soggiorno nel territorio Cilentano, sollevano questioni importanti sotto il profilo etico, giuridico e reputazionale.

È stato inoltre riportato che, nell’ambito di tali iniziative, fosse prevista la partecipazione di figure legate al genocidio in Palestina, ovvero il generale Ofer Winter, circostanza che rende ancor più necessaria una maggiore chiarezza. Desidero sottolineare che il Diritto Internazionale prevede obblighi non solo per gli Stati, ma anche per gli individui e per i soggetti privati. Tra questi vi sono i doveri di non cooperazione, non favoreggiamento e non complicità rispetto a crimini internazionali gravi. La neutralità che si potrebbe attribuire ad un’attività alberghiera viene meno quando l’ospitalità rischia di contribuire – anche indirettamente – all’elusione della giustizia, alla legittimazione pubblica o alla impunità di soggetti coinvolti in gravi violazioni del Diritto Internazionale.

Nel contesto attuale, caratterizzato da forti tensioni internazionali e da una crescente attenzione della società civile alla responsabilità etica, anche le scelte delle strutture ricettive assumono un’importanza che va oltre la semplice attività commerciale. Alla luce di quanto sopra, vi invito a chiarire pubblicamente:

  1. se siano state effettuate valutazioni di rischio legale ed etico in relazione all’ospitalità concessa;

  2. quali politiche adottate in materia di diritti umani e responsabilità sociale d’impresa;

  3. se intendete adottare, per il futuro, misure volte a prevenire situazioni analoghe. Fermo restando il ruolo delle Autorità competenti nazionali e internazionali, ritengo che anche le imprese possano e debbano contribuire attivamente a prevenire rischi di complicità, adottando standard etici adeguati.

In assenza di risposte chiare e trasparenti, mi riservo di riconsiderare la possibilità di avvalermi dei vostri servizi di ospitalità e di condividere queste preoccupazioni con altri soggetti interessati al rispetto del Diritto Internazionale e dei Diritti Umani. L’ospitalità non deve mai trasformarsi in complicità.

Il movimento BDS lancia due petizioni per il turismo etico

I palestinesi si rivolgono alle aziende del settore alberghiero e ai turisti di tutto il mondo perchè chiedano che Israele sia chiamato a rispondere del genocidio a Gaza.

Dal lancio della nostra campagna No Room for Genocide (Non si affitta al genocidio), si sono unite a noi tante piccole aziende del settore dell'ospitalità e del turismo etico, organizzazioni di base e persone responsabili in tutto il mondo. Stanno facendo pressione sui rispettivi governi affinché rispettino i loro obblighi legali e garantiscano che a coloro che sono stati coinvolti in crimini di guerra, apartheid e genocidio contro i palestinesi sia negato un rifugio sicuro nei loro territori. 

Il movimento BDS ha appena lanciato due nuovi strumenti per rafforzare questa campagna.

Gestisci un hotel, un B&B, un trekking o un caffè, ecc?

Ora anche tu puoi fare la tua parte, unendoti alle aziende del settore alberghiero e alle comunità locali e di vicinato per garantire che criminali di guerra e persone coinvolte in  genocidi non vengano ospitati: firma l’impegno a essere un’Oasi di Pace e unisciti alle sempre più numerose  aziende che stanno prendendo posizione in tutto il mondo. 

Aderisci

all’impegno per rendere la tua struttura un’Oasi di pace 

 

Quando viaggi utilizzi Booking.com e Airbnb?

Sapevi che queste piattaforme propongono affitti in strutture ricettive nelle colonie israeliane costruite illegalmente su terre rubate ai palestinesi? Questo è un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Partecipa alla campagna BDS per fare pressione su entrambe le piattaforme affinché pongano fine alla loro complicità, firma l'impegno dichiarando che sei un viaggiatore che mette l’etica al primo posto. 

Aderisci

all’impegno a non utilizzare Booking.com e AirBnB

 

Il nuovo rapporto DBIO rileva che il settore finanziario europeo sta finanziando direttamente le società implicate nel genocidio, nell’apartheid e nell’occupazione illegale di Israele

Un nuovo rapporto pubblicato oggi dalla Don’t Buy Into Occupation Coalition (DBIO)  ha identificato relazioni finanziarie tra le principali istituzioni finanziarie europee e 104 società complici dell’apartheid e del genocidio di Israele contro i palestinesi.

Tra queste 104 aziende ci sono numerosi obiettivi di campagne BDS, tra cui ma non solo: Airbnb, Amazon, AXA, Booking.com, CAF, Carrefour, Chevron, CISCO, Coca-Cola, DELL, Expedia, Google, HPE, Intel, Microsoft, e RE/MAX.

Il rapporto, Don’t Buy Into Occupation; The Private Actors behind the Economy of Occupation and Genocidio (Gli attori privati dietro l’economia dell’occupazione e del genocidio), elenca 104 aziende globali che sono attive in una o più delle categorie di complicità identificate. L’elenco include le aziende coinvolte nel settore militare e della sicurezza, nella tecnologia, nell’estrazione di risorse, nella costruzione e nella demolizione, nei servizi finanziari e altre imprese che sostengono la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est.

Tra questi, il rapporto include obiettivi di disinvestimento prioritari del BDS come i principali produttori di armi e aziende tecnologiche che hanno svolto un ruolo cruciale nel fornire a Israele componenti militari chiave e tecnologia per portare a termine il suo genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza. Questi includono Lockheed Martin, BAE Systems, Caterpillar, Microsoft e Amazon.

Questa ricerca finanziaria mostra che 1.115 istituzioni finanziarie europee (tra cui banche, gestori patrimoniali, compagnie di assicurazione, fondi pensione e la Banca europea per gli investimenti) hanno massicci rapporti finanziari con queste imprese complici. Tra le principali banche creditrici che finanziano queste società complici ci sono BNP Paribas, Deutsche Bank e Barclays.

Tra gennaio 2023 e agosto 2025, le istituzioni finanziarie europee hanno fornito oltre 310 miliardi di dollari sotto forma di prestiti e coperture assicurative a queste società. Al 31 agosto 2025, gli investitori europei detenevano anche oltre $ 1,5 trilioni di azioni e obbligazioni in queste attività.

Questo rapporto non lascia dubbi, le istituzioni finanziarie e gli investitori europei hanno finanziato decine di società che stanno direttamente consentendo l’occupazione illegale di Israele, l’apartheid e il genocidio contro i palestinesi autoctoni. Senza questo, Israele non sarebbe in grado di sostenere il suo regime di oppressione. Queste istituzioni europee violano sia le loro responsabilità internazionali in materia di diritti umani che il loro obbligo giuridico di rispettare il diritto internazionale.

Questo rapporto è uno strumento estremamente utile per intensificare le campagne di disinvestimento collettivo e di pressione nei confronti delle istituzioni finanziarie, compresi fondi ed enti pensionistici, in tutta Europa. Le aziende e i loro manager rischiano anche la responsabilità giuridica per il coinvolgimento nei crimini di atrocità di Israele.

Il movimento BDS chiede ai sostenitori di intensificare ora le campagne BDS e le azioni di disturbo pacifiche contro stati complici, istituzioni e società.

La Coalizione DBIO comprende 25 organizzazioni palestinesi, regionali ed europee con sede in Belgio, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna e Regno Unito.

La coalizione DBIO ha incaricato l'organizzazione indipendente di ricerca olandese Profundo di identificare le relazioni finanziarie tra le istituzioni finanziarie europee (in tutti i 27 stati membri dell'UE, la Norvegia e il Regno Unito) e queste 104 imprese.

Importanti deliberazioni legali sono state emesse da istituzioni internazionali, tra cui la Corte internazionale di giustizia (ICJ). Qui trovate un briefing legale.

Fonte: BDS National Committee

Il 17 novembre 2025, giorno in cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione USA-Israele, passerà alla storia dell'ONU come un giorno di vergogna. "Nessun membro del Consiglio ha avuto coraggio, principi e rispetto del diritto internazionale per votare contro questo oltraggio coloniale di Stati Uniti e Israele", ha dichiarato Craig Mokhiber, ex alto funzionario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Eppure, a livello della società civile, l'apartheid israeliano è più isolato che mai in tutto il mondo, grazie alla significativa solidarietà di milioni di persone, espressa principalmente attraverso la crescita stimolante del movimento BDS e il suo impatto globale.

Il piano genocida Trump-Netanyahu per Gaza, ora parzialmente approvato da questa risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è progettato per rompere l'isolamento di Israele e riabilitare il suo regime di apartheid e genocidio, principalmente attraverso la normalizzazione delle relazioni con gli Stati arabi e a maggioranza musulmana, alcuni dei quali, secondo quanto riferito, hanno impedito un possibile veto da parte di Cina e Russia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di ieri (17 novembre, NdT). Questo piano palesemente illegale mira a creare una struttura di sostegno internazionale per il genocidio di Israele, meno visibile ma comunque trasmesso in diretta, e per il regime di apartheid e di occupazione illegale che ne sta alla base. Il Comitato nazionale palestinese BDS, la grande coalizione della società civile palestinese, chiede un'ampia pressione popolare per affrontare l'asse genocida statunitense-israeliano e sconfiggere questo piano coercitivo imposto con la forza, che viola il diritto internazionale e i diritti inalienabili del popolo palestinese.

Ripristinando il tradizionale colonialismo occidentale, questo piano di Stati Uniti e Israele rappresenta una minaccia per le popolazioni di tutto il mondo. Il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, il presidente della Malesia Anwar Ibrahim e il presidente della Colombia Gustavo Petro si sono riuniti nel marzo di quest'anno per mettere in guardia su una versione precedente del piano attuale. Hanno dichiarato: "La recente proposta del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di "prendere il controllo" di Gaza [...] colpisce le fondamenta stesse del diritto internazionale, che la comunità globale ha il dovere di difendere". Già nell'ottobre 2023, a pochi giorni dall'attacco genocida di Israele a Gaza, il presidente colombiano Gustavo Petro aveva lanciato l'allarme sull'"ascesa senza precedenti del fascismo, e quindi sulla morte della democrazia e della libertà". Gaza", ha avvertito, "è solo il primo esperimento per considerarci tutti usa e getta" e per introdurre l'era della “legge del più forte". Per darci un assaggio di questo, gli Stati Uniti hanno proiettato il loro potere imperiale nei Caraibi e altrove, commettendo gravi violazioni del diritto internazionale.

Il piano degli Stati Uniti per Gaza, imposto per conto del governo fascista di Israele, rafforza intrinsecamente l'occupazione illegale di Israele e la negazione dei diritti dei palestinesi, in particolare il diritto all'autodeterminazione, il diritto al ritorno e al risarcimento dei rifugiati e il diritto dell'intero popolo indigeno della Palestina alla libertà, la giustizia e l’uguaglianza, senza occupazione o apartheid.

Il piano mira, tra l'altro, a creare un cosiddetto "Consiglio di pace" e una "Forza internazionale di stabilizzazione" (ISF), istituendo di fatto un protettorato coloniale per salvaguardare l'occupazione illegale di Israele e garantire che la maggior parte di Gaza rimanga inabitabile. Affermando falsamente che "le parti hanno accettato" il "Piano globale" di Trump (par. 1, risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), e ignorando così il rifiuto chiaro dei palestinesi di accettare l'autorità di qualsiasi governo straniero controllato da Stati Uniti e Israele a Gaza, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite cerca di legittimare un governo fantoccio statunitense-israeliano. Ciò è in netta violazione del divieto dell'uso della forza ai sensi dell'articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite e del diritto palestinese all'autodeterminazione, alla sovranità e all'integrità territoriale ai sensi degli articoli 1(2), 2(4) e 55 della Carta delle Nazioni Unite.

Il piano di Stati Uniti e Israele è anche in evidente violazione della Convenzione sul genocidio, della Convenzione sull'apartheid e delle Convenzioni di Ginevra. Tutti questi strumenti internazionali conferiscono obblighi legali stringenti a tutti gli Stati nei confronti della Palestina, in virtù dell'ordinanza della Corte internazionale di giustizia (CIG) sulle misure provvisorie del 26 gennaio 2024, del parere consultivo della CIG del 19 luglio 2024 e della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 settembre 2024. L'adozione da parte del Consiglio di Sicurezza di parti importanti di questo piano coloniale erode quindi ulteriormente la sua credibilità, già in calo, e alimenta la demolizione del diritto internazionale guidata dagli Stati Uniti e da Israele, a cui hanno contribuito altre potenze coloniali, come il Regno Unito e la Germania.

Gli Stati Uniti e Israele sperano di ottenere con questo piano ciò che il loro genocidio non è riuscito finora a ottenere: la pulizia etnica della maggior parte dei palestinesi da Gaza. Inoltre, cercano esplicitamente di sopprimere ogni forma di resistenza palestinese al regime coloniale di Israele, creando campi di concentramento controllati dall'ISF e da Israele.

Così come la risoluzione 1483 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscita a conferire legittimità al governo fantoccio degli Stati Uniti in Iraq del 2003-2004, la cosiddetta Autorità Provvisoria della Coalizione, la recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su Gaza deve essere e sarà considerata non valida ai sensi del diritto internazionale - priva di qualsiasi effetto legale - e non influirà sui diritti intrinseci, inviolabili e sanciti dalle Nazioni Unite del popolo palestinese.

L'impunità che questo piano concede a Israele gli permette di continuare a imporre la fame, le uccisioni gratuite, gli spostamenti forzati e l'assedio soffocante contro il nostro popolo a Gaza, la maggior parte dei quali sono rifugiati della Nakba del 1948. Allo stesso tempo, rafforza l'apartheid e la pulizia etnica di Israele contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata, permette l'escalation di aggressioni contro i nostri popoli arabi fratelli in Libano, Siria, Yemen e Qatar e approfondisce la sua complicità nel genocidio in Sudan.

Il movimento BDS chiede di fare pressione su tutti gli Stati per:

  -  Mobilitare l'opposizione nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e in tutti gli altri organismi delle Nazioni Unite per opporsi al piano illegale Trump-Netanyahu e agire per impedirne l'attuazione. 

 -  Sostenere il diritto internazionale, in particolare il diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione, e agire in base ai propri obblighi legali per prevenire, porre fine, astenersi da qualsiasi riconoscimento, aiuto o assistenza ai crimini atroci e agli atti illegali di Israele contro il popolo palestinese indigeno.

 -  Ritenere Israele e i suoi complici responsabili del genocidio e del regime di occupazione militare illegale e di apartheid attraverso sanzioni legittime e mirate, a partire da un embargo militare, energetico e commerciale completo.

-   Aderire e rafforzare il Gruppo dell'Aia e tutte le altre iniziative volte a sostenere il diritto internazionale.

Invitiamo tutti a intensificare le campagne BDS, a raddoppiare la pressione per sanzioni legittime e mirate a livello globale e a intensificare la pressione della società civile per affrontare la normalizzazione palestinese e araba, centrale per seppellire il piano coloniale Trump-Netanyahu, come molti progetti coloniali sono stati sconfitti in precedenza.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS

Come le aziende del settore dell’ospitalità e del turismo possono impegnarsi per sostenere la causa palestinese e far sì che Israele risponda del genocidio commesso a Gaza.

 

Scaricare il toolkit 

 

Il BNC (Comitato nazionale palestinese per il BDS) ha lanciato la campagna NO ROOM FOR GENOCIDE (NON SI AFFITTA AL GENOCIDIO) che invita la società civile globale a fare pressione sui governi affinché modifichino le politiche sull'immigrazione e sui visti per allinearsi agli standard e agli obblighi legali internazionali. In tutto il mondo cresce la richiesta di porre fine al genocidio a Gaza da parte di Israele e di fare in modo che risponda dei suoi crimini di atrocità. Il diritto internazionale è chiaro sugli obblighi giuridici degli Stati terzi di porre fine a tutte le forme di complicità nella commissione di crimini di guerra, di crimini contro l'umanità (compreso l'apartheid) e del genocidio "plausibile" di Israele. Tra questi, la responsabilità di garantire che ai criminali di guerra sia negato il passaggio o l’asilo da parte di Stati terzi e che siano perseguiti per i loro crimini.

Per contrastare la deliberata negligenza degli Stati nel sostenere questa responsabilità e rispondere all'appello della società civile palestinese affinché non ci sia spazio per il genocidio, le piccole imprese del settore dell'ospitalità e del turismo e i gruppi di solidarietà stanno intraprendendo azioni coraggiose.

Appoggiando l’appello della società civile palestinese e contrastando l’incapacità degli Stati di fare in modo che Israele sia ritenuto responsabile del genocidio, i proprietari di piccole aziende del settore hanno chiesto agli ospiti di firmare un impegno di non coinvolgimento in crimini di guerra o dichiarato che “i criminali di guerra non sono i benvenuti”. Queste azioni coraggiose difendono i pilastri del sistema di diritto internazionale, mentre Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e dell'Europa, lo sta smantellando.

Per amplificare questa campagna e sostenere le aziende del settore dell’ospitalità, i movimenti del turismo etico e i gruppi di solidarietà nell'intraprendere azioni efficaci, il movimento BDS ha prodotto nell'espansione e nel rafforzamento della campagna il Toolkit No Room for Genocide.

Questo Toolkit offre una serie di strumenti e misure che B&B, hotel, agenzie di viaggio, ristoranti, bar e altre strutture turistiche possono adottare per:

  • Scoraggiare i presunti criminali di guerra israeliani dal prenotare o visitare strutture turistiche che si oppongono al genocidio perpetrato da Israele a Gaza.
  • Disincentivare l'offerta di prodotti o servizi ai presunti criminali di guerra israeliani.
  • Contestare la complicità di piattaforme turistiche come Booking, Airbnb ecc.
  • Chiedere agli Stati di imporre l'obbligo del visto (compreso un efficace processo di screening) ai cittadini israeliani e ad altri cittadini provenienti da stati in cui vengono commessi crimini internazionali su larga scala.

Inoltre le aziende dell’ospitalità e del turismo etico possono unirsi a centinaia di bar, ristoranti, spazi culturali e altre strutture che si sono dichiarati Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Questi spazi si impegnano a non acquistare o vendere prodotti/servizi ad aziende israeliane o internazionali implicate in violazioni dei diritti umani dei palestinesi.

Questi sforzi sono importanti anche per difendere l’impegno di queste imprese a favore dei diritti umani, della pace, della giustizia, dell’apertura, dell’inclusività, della sicurezza e della responsabilità sociale.

Il Toolkit fornisce una breve panoramica giuridica e mira a mettere in contatto imprenditori, organizzazioni e movimenti incentrati sul turismo etico, in modo da poter essere più forti insieme.

Il movimento BDS invita i suoi sostenitori in tutto il mondo a intensificare subito la campagna No Room for Genocide e a fare pressione sul loro governo affinché modifichi le politiche sull'immigrazione e sui visti per allinearle agli standard e agli obblighi giuridici internazionali.

In particolare, vengono richieste ai governi le seguenti azioni:

  1. Porre fine a tutti gli accordi di esenzione dal visto con Israele.
  2. Istituire controlli alle frontiere per verificare l'eventuale coinvolgimento di persone di nazionalità israeliana o di altre nazionalità in crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidi, anche contro i palestinesi. Chiunque sia credibilmente sospettato di essere responsabile del coinvolgimento in tali crimini di atrocità dovrebbe essere sottoposto a misure di responsabilità, tra cui il rifiuto dell'ingresso e, ove possibile, un'azione legale.
  3. Se individui sospettati di essere coinvolti in crimini internazionali sfuggono o eludono in qualche modo il processo di screening e vengono trovati all'interno dei confini dello Stato terzo, le autorità competenti devono indagare e, se giustificato, perseguirli nella massima misura consentita dalla legge.

Queste misure sono in linea con gli obblighi legali previsti dal diritto internazionale, tra cui il dovere di non commettere, non essere complici, nonché di prevenire, perseguire e punire il genocidio, l'apartheid e altri crimini di atrocità. Questo appello si concentra sulla complicità, non sull'identità, e raccomanda i seguenti criteri di selezione:

  1. Chiunque, indipendentemente dal possesso della cittadinanza israeliana o altro, abbia prestato servizio nelle forze armate israeliane (comprese le unità logistiche e di intelligence) dal 7 ottobre 2023.
  2. Chiunque sia ragionevolmente sospettato di aver aiutato, assistito o cospirato nella commissione di crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidio in qualsiasi momento, durante il servizio militare o meno.
  3. Chiunque sia ragionevolmente sospettato di essere coinvolto in un pubblico incitamento a commettere crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidio, in qualsiasi momento, sia durante il servizio militare che non.

Inoltre, qualsiasi israeliano che risieda o lavori in un insediamento coloniale israeliano illegale nei Territori palestinesi occupati (TPO), compresa Gerusalemme Est, o nelle alture occupate del Golan siriano, e qualsiasi israeliano o internazionale che fornisca sostegno materiale a tale insediamento, partecipa consapevolmente a un crimine di guerra e deve pertanto essere ritenuto responsabile.

Attraverso questo appello, il movimento BDS chiede che venga chiesto di rispondere delle responsabilità in conformità con le principali risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con le ordinanze provvisorie e i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia, con le indagini in corso della Corte penale internazionale e con i rapporti/raccomandazioni degli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e delle organizzazioni per i diritti palestinesi e internazionali riguardanti il genocidio in corso a Gaza da parte di Israele e il suo regime illegale di occupazione militare e di apartheid.

L’attuazione di controlli per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio prima di concedere visti a sospetti criminali di guerra e coloni illegali israeliani è il primo passo nella direzione di chiedere conto delle loro responsabilità. Ciò va al di là di pochi individui ai vertici. Centinaia di migliaia di uomini e donne israeliani hanno prestato servizio nell’esercito durante il genocidio in corso, e la probabilità di un loro coinvolgimento nella commissione di crimini di atrocità è estremamente elevata. Tutti devono essere indagati e, se giustificato, perseguiti nella misura massima consentita dalla legge. Senza tali misure concrete, non vi è alcuna deterrenza contro la commissione di tali crimini.

 

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Nel 20° anniversario del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), Mondoweiss parla con Omar Barghouti del passato, del presente e del futuro del movimento.

Di Michael Arria* –  9 luglio 2025 

Il 9 luglio 2025 segna il 20° anniversario del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), la campagna non violenta guidata dai palestinesi volta a chiedere conto a Israele di fronte al diritto internazionale.

“Questo giorno sarà ricordato nella storia come l’inizio di un processo strategico e creativo basato su principi, che ha isolato il regime israeliano di colonialismo di insediamento, apartheid e occupazione militare, durato 77 anni, a livello di base e istituzionale”, ha dichiarato il Comitato Nazionale BDS in una nota. “Ha ridefinito il significato di solidarietà con la nostra lotta, iniziando dalla fine della complicità di stati, aziende e istituzioni con questo regime”.

Il corrispondente statunitense di Mondoweiss, Michael Arria, ha parlato con Omar Barghouti, membro fondatore del comitato della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele  (PACBI) e co-fondatore del movimento BDS, del passato, del presente e del futuro della campagna.

Mondoweiss: Volevo iniziare parlando della storia del movimento. Come è nato il BDS e quali sono i suoi obiettivi?

Barghouti: È importante, però, collocarlo innanzitutto nel contesto dell’attuale genocidio a Gaza trasmesso in diretta streaming da Israele, perché il BDS è ora molto più importante di quanto non lo sia mai stato. Il ruolo del BDS negli ultimi 20 anni è stato infatti proprio nel combattere la complicità di quegli stati, corporazioni e istituzioni che hanno permesso a Israele di continuare con il suo colonialismo, il suo apartheid e la sua occupazione militare, tutte situazioni  che hanno portato a questo genocidio.

Quindi, tornando al 2005, quando fu istituito il BDS, molti gruppi della società civile, sindacati, coalizioni di partiti politici, sindacati femminili, studenti, accademici, sindacati professionali e movimenti di base si riunirono e firmarono l’appello del BDS, che alcuni di noi redassero, sostanzialmente dopo quasi un anno di consultazioni comunitarie.

Con ciò intendo consultazioni all’interno della Palestina storica, nei territori del 67 o nei territori del 48, con i palestinesi in esilio, nei campi profughi e nella diaspora occidentale, perché volevamo che questo movimento includesse tutti i palestinesi, soprattutto dopo tanti anni dai cosiddetti Accordi di Oslo e la completa frammentazione, se non il completo indebolimento, della lotta per i diritti dei palestinesi.

Il 9 luglio 2025 segna una tappa fondamentale nella lotta di liberazione del popolo indigeno della Palestina, poiché il movimento nonviolento e antirazzista a guida palestinese BDS celebra 20 anni di lavoro di organizzazione dal basso e costruzione intersezionale del potere popolare. È un giorno che sarà ricordato nella storia come l'inizio di un processo creativo, strategico e basato su principi, che ha isolato il regime di colonialismo d’insediamento, apartheid e occupazione militare di Israele, che dura da 77 anni, a livello di base e istituzionale, e che ha ridefinito il significato della solidarietà con la nostra lotta a partire dalla fine della complicità di stati, aziende e istituzioni con il regime israeliano.

Una solidarietà significativa, come il BDS ha instancabilmente affermato, deve sostenere il principio etico fondamentale di non fare del male e di fermare o limitare il danno fatto a proprio nome.

Tuttavia, mentre Israele attua un genocidio in diretta streaming contro 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza occupata e assediata, siamo troppo addolorati e arrabbiati per celebrare il fenomenale impatto del movimento BDS. Ma dobbiamo riaffermare il nostro impegno incrollabile ad andare avanti fino a quando il regime di oppressione di Israele non sarà completamente smantellato: lo dobbiamo a ogni singolo palestinese, soprattutto alla nostra gente di Gaza. Questo ci obbliga a riconoscere e condividere con il mondo l'immenso potere popolare che abbiamo costruito collettivamente in questi due decenni e gl’importantissimi progressi che abbiamo fatto nell’isolare l’Israele, uno stato canaglia e genocida e una minaccia per l'umanità intera.

Un rapporto di audit interno dell'UE trapelato nel 2024 ammette che Israele ha commesso "crimini di guerra" a Gaza.

Questa è un'ulteriore prova che i leader dell'UE hanno sostenuto e collaborato con Israele con piena consapevolezza dei suoi crimini di genocidio contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. Essi sono complici del genocidio e devono essere indagati per complicità con i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e con il genocidio in corso per mano di Israele.

Lo scorso aprile, su pressione della società civile, i Paesi Bassi hanno chiesto formalmente una revisione dell'Accordo di associazione UE-Israele per "potenziali violazioni" dell'articolo 2 che dice: "Le relazioni tra le parti [UE e Israele], così come tutte le disposizioni dell'accordo stesso, si basano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici".

17 dei 27 ministri degli Esteri del blocco hanno appoggiato la mossa, mentre i soliti sospetti, Germania, Italia, Cechia, Ungheria e Cipro, hanno votato contro.

Il 23 giugno, durante il Consiglio Affari Esteri dell'UE, Kaja Kallas, Alto Rappresentante dell'UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, dovrebbe presentare i risultati di questa revisione e una serie di raccomandazioni sulle azioni da intraprendere - se la revisione è conclusiva.

A dimostrazione del razzismo e della totale ipocrisia dell'UE, pochi giorni dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, l'Unione europea ha imposto sanzioni ampie e debilitanti contro la Russia e le sue aziende, università, centri culturali, ecc.

In confronto, nonostante sapessero, grazie alla loro verifica interna e ai rapporti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, che Israele sta perpetrando un genocidio a Gaza, l'UE e i suoi Stati membri, da oltre 20 mesi, hanno continuato ad armare, finanziare e proteggere l’Israele del genocidio e dell’apartheid da una sua presa di responsabilità. Hanno volontariamente collaborato allo sterminio israelo-statunitense dei palestinesi e a minare le fondamenta stesse del diritto internazionale e dei diritti umani.

L'UE è il primo partner commerciale di Israele, con relazioni commerciali valutate in oltre 45 miliardi di euro all'anno. Grazie all'accordo di associazione UE-Israele, Israele ha goduto di un accesso preferenziale al mercato e alle risorse dell'UE, compresi i finanziamenti del programma Horizon, dove le università israeliane hanno ricevuto una percentuale del budget complessivo superiore persino a quella delle università tedesche, britanniche o francesi!

Secondo il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, i terzi, compresi gli stati, hanno l'obbligo legale di "prendere provvedimenti per impedire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele nei Territori palestinesi occupati".

Decine di esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani hanno dichiarato che, affinché tutti gli stati rispettino gli obblighi derivanti dalle sentenze della Corte internazionale di giustizia, devono "annullare o sospendere le relazioni economiche, gli accordi commerciali e le relazioni accademiche con Israele che possono contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid nei Territori palestinesi occupati". Inoltre, devono "imporre un embargo totale sulle armi a Israele, bloccando tutti gli accordi, le importazioni, le esportazioni e i trasferimenti di armi, compresi i prodotti dual-use".

Il Comitato nazionale BDS palestinese per il BDS, la più grande coalizione della società civile palestinese e leader del movimento BDS globale, invita le persone di coscienza e la società civile, in particolare i sindacati, a fare pressione sulle istituzioni dell'UE e su tutti i Stati membri affinché rispettino i loro obblighi di diritto internazionale imponendo le misure di responsabilità richieste contro l'apartheid israeliano.

In vista del Consiglio Affari Esteri dell'UE, chiediamo la cancellazione dell'accordo di associazione UE-Israele. Non deve esistere una situazione di ordinaria amministrazione con Israele che da 77 anni mette in atto un sistema di oppressione coloniale contro il popolo palestinese indigeno.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS