Comunicati
Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)
| Il DDL 1004 (DDL antisemitismo) adotta la definizione provvisoria di antisemitismo formulata nel 2016 dall'IHRA, mai recepita dall'EUMC (agenzia UE per il razzismo) e disconosciuta dai suoi stessi estensori per i evidenti limiti e l'ambiguità. La definizione è contestata da giuristi, associazioni per i diritti umani, sindacati, consigli accademici, comitati editoriali e studiosi ebrei dell'Olocausto, perché invece di combattere l'antisemitismo lo separa dalle altre forme di discriminazione e soffoca la libertà di pensiero e di critica. (vedere il dossier di BDS Italia). |
APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA
IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA
Il DDL Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
Opporsi al DDL Antisemitismo significa prendere sul serio l'antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche.
Il DDL Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e Ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come il movimento BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il DDL Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano.
CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE.
Per una normativa che difenda la memoria dell’Olocausto senza trasformarla in arma politica, protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio, impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie, garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205). Sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal DDL Antisemitismo.
SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA
Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del DDL in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola.
ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento) - per adesioni scrivere nome organizzazione, nome cognome e telefono referente a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
ADIF(Associazione Diritti e Frontiere)
Agorà
Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese
Alkemia aps
Artists for Gaza
ANPI Roma
ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma)
ANPI ATM Milano
ANPI Milano Stadera Gratosoglio
Amnesty International Italia
Arci
Arci Roma
Articolo 21
Artisti #NoBavaglio
Associazione Amicizia Bergamo Palestina
Associazione Inclusiv3 APS ETS
Associazione I.t.a.c.a.
Associazione culturale Liguria-Palestina
Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure
Assopace Palestina
Associazione Stampa Romana
Attac Italia
AVS - Alleanza Verdi e Sinistra
BDS Italia
Campagna “Ponti e non muri” Pax
Capibara Media
Christi Italia
Carovane Migranti
Carte in Regola
Catanesi solidali col popolo palestinese
Catania NoFrontex
CdR La Repubblica
Centro Studi Sereno Regis (Torino)
CNADU - Camera Nazionale Avvocati dei Diritti Umani
Cobas Roma
Cobas Scuola Terni
Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo
Comitato Guerra e Pace Venezia
Comitato Monteverde per la Pace
Comitato un Aiuto per la Palestina
Comitato Pace Alto Canavese
Comitato per la Palestina di Pordenone
Confederazione Cobas Firenze
Confederazione Cobas Umbria
ControCorrente Lazio
Coordinamento Scuole per la Palestina - Pistoia
Coordinamento per l’Unità dei Comunisti
Coordinamento CNR contro la guerra
CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia)
CRS (Centro per la Riforma dello Stato)
CGIL Roma e Lazio
CGIL Napoli e Campania
FLC-CGIL
Cambiare Rotta
Disability Pride Network
Disarma
EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina)
FNSI - Federazione Stampa Italiana
Fondazione Pangea
Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio
Freedom Flotilla Italia
Gaza Last Day - Ultimo giorno di Gaza
Giovani Democratici Roma
Giuristi Democratici
Global Sumud Flotilla
Global Sumud Flotilla - Lazio
Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino)
IOCISTO-illustrAZIONI
Kairos
Kritica
La carovana dei pacifici
La Scuola per la Palestina
L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista)
Libere Cittadine per la Palestina
Mai indifferenti - voci ebraiche per la pace
Maestre in erba
Mamme Narranti
MoveOn
Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente
Movimento Omosessuale Sardo ODV
Movimento Studenti Palestinesi
Newrg (New Weapons Research Group) Genova
Network Giovani M5S
Operatori dell'Informazione per Gaza
OSA
Osservatorio contro la Militarizzazione nelle scuole
Parliamo di Socialismo
PCI - Partito Comunista Italiano
Partito della Rifondazione Comunista
Per non dimenticare - OdV
Potere al Popolo
Pressenza - Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza
Presidio Palestina Montecitorio
Procida per una Palestina libera
Psichiatria Democratica Nazionale
Radio Bullets
Rete della Conoscenza Roma
Rete #digiunogaza
Rete del Dissenso
Rete Giornalisti per la Costituzione
Rete Italiana Pace e Disarmo
Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole
Rete #NoBavaglio
Rete NoWar
Rete dei Numeri Pari
Rete pistoiese per l’Autodeterminazione del Popolo Palestinese
Rete Radiè Resch
Rete dei Preti contro il genocidio
Rete RUP - Ricerca e Università per la Palestina
Rivista la Rivolta
Roma sa da che parte stare
Roma Tre Etica
Rossosispera Associazione Culturale
Sanitari per Gaza Roma
Saptejah (Associazione Culturale)
Scuole per la Palestina e contro la guerra
Scuole Tenda
Scuola per la Pace Torino e Piemonte
Sinistra Anticapitalista
Sinistra Anticapitalista Roma
Sinistra Italiana Roma e Provincia
Stop Rearm Italia
Tetes de Bois
Tikkun - Diaspora Ebraica Decoloniale
Transform Italia
UDAP - Unione Democratica arabo palestinese
Uds Roma
UISP
Un'altra idea di mondo
Un Ponte Per
Unione degli universitari
Unione Sindacale di Base
Valsesia per la Palestina
Venice4Palestine
Voci per la Palestina
100 porti 100 città Torino - GL in supporto alla Freedom Flotilla Italia
AGGIORNAMENTO MARZO 2026
Quali sono le aziende e i prodotti da boicottare in Italia?
Guida aggiornata di BDS Italia al boicottaggio mirato contro le complicità con Israele
Il movimento BDS ha definito gli obiettivi di boicottaggio e di pressione a livello internazionale contro aziende complici del genocidio e del sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid e contro i prodotti israeliani in una guida, che vi invitiamo a consultare. Tuttavia, non tutte le aziende incluse nella guida del movimento BDS internazionale sono presenti in Italia. Quindi BDS Italia ha definito specifici obiettivi di boicottaggio da parte dei consumatori che includono aziende complici e prodotti israeliani presenti nel nostro paese che trovate elencati qui sotto.
Gli obiettivi di boicottaggio di BDS Italia sono riassunti in questo volantino che vi invitiamo a scaricare e diffondere.
L’elenco di aziende e prodotti da boicottare è in continuo aggiornamento: nuove campagne vengono avviate contro aziende complici dei crimini di Israele, mentre altre vengono sospese nel caso di vittoria (vedi per esempio quella contro Puma che non ha rinnovato la sua partnership con la Israeli Football Association).
Per questo è importante rimanere aggiornati: iscrivetevi alla nostra newsletter e seguite i nostri canali social Facebook, Instagram, Mastodon.
Il movimento BDS accoglie con favore tutti i boicottaggi di qualsiasi società complice dell'apartheid israeliana e del genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza. Ma le liste con centinaia di marchi che girano sui social media non sono molto utili perché così si rischia di disperdere le forze e di non ottenere risultati. La questione è come rendere i boicottaggi più efficaci e avere un maggiore impatto per fare in modo che le aziende complici rispondano della loro complicità nell’oppressione dei palestinesi.
Il 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a “dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento, inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la risoluzione del contratto stesso.
Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024.
Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti”.
Aggressione di guerra israelo-statunitense contro l'Iran:
È ora che la maggioranza globale si opponga all'ordine della legge del più forte
Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera.
Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti.
Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia.
Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.
Leggi: Guerra US-Israele contro Iran: siamo contro la legge del più forte
Jeffrey Epstein, responsabile di efferati crimini sessuali contro molte ragazze e giovani donne, avrebbe fornito per anni servizi preziosi all'apartheid israeliano, inclusi i suoi servizi di intelligence, come rivelato da Drop Site News. I media occidentali tradizionali hanno, come prevedibile, in gran parte censurato dal loro flusso di notizie sulle attività criminali di Epstein i suoi inconfutabili legami con leader israeliani, come l'ex Primo Ministro Ehud Barak (accusato di crimini sadici), alti ufficiali dell'intelligence israeliana, gruppi di pressione filo-israeliani, organizzazioni di coloni e figure chiave della lobby israeliana negli Stati Uniti. Robert Maxwell, il padre della complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, era ampiamente noto come la "superspia di Israele".
Perchè questo è importante?
Perché svelare l'uso da parte di Israele di tali metodi criminali per ottenere influenza in molte capitali potrebbe contribuire a infrangere la sua "totale impunità" nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e nell’intensificata pulizia etnica in Cisgiordania. Il genocidio in diretta streaming di Israele, il primo al mondo, e il suo regime di apartheid coloniale contro la popolazione palestinese autoctona non possono continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, principalmente nell'Occidente colonialista.
La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) è uno strumento di mobilitazione della società civile a livello globale a sostegno della lotta di liberazione palestinese contro il regime pluridecennale di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. Serve a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'apartheid israeliana e a mobilitare il sostegno alle campagne strategiche del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). L’obiettivo è di porre fine alla complicità internazionale con questo sistema di oppressione come contributo significativo al suo smantellamento.
Con una campagna popolare efficace e intersezionale, possiamo costruire una forza capace di smantellare il regime di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. A partire dal 21 marzo 2026, organizziamo la IAW intensificando le campagne di boicottaggio e disinvestimento e insistendo per ottenere sanzioni legali contro l'apartheid israeliana, prima di tutto con un embargo militare completo e l'espulsione di Israele dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dai fora internazionali.
Leggi: Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana 2026
Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS, condanna la criminale e coloniale aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, una violazione della sua sovranità, del diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano e del diritto internazionale.
Esprimiamo solidarietà ai popoli venezuelano e caraibico, che da mesi subiscono le vessazioni degli Stati Uniti attraverso un’aggressione militare illegale e crimini di guerra, comprese uccisioni extragiudiziali. Questo attacco al Venezuela è anche un attacco a tutta l’America Latina e ai Caraibi.
Dopo aver assistito alla sepoltura del sistema giuridico internazionale a Gaza, stiamo ora assistendo all’era del “la ragione del più forte”, come la società civile palestinese aveva preavvertito.
Leader internazionali come Gustavo Petro, presidente della Colombia, Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica, e Anwar Ibrahim, primo ministro della Malesia, hanno avvertito nel luglio 2025:
«La scelta è netta: o agiamo insieme per far rispettare il diritto internazionale, oppure rischiamo il suo collasso. Noi scegliamo di agire, non solo per il popolo di Gaza, ma per il futuro di un mondo in cui la giustizia prevalga sull’impunità».
L’aggressione imperialista degli Stati Uniti contro i popoli del Sud globale non è certo una novità, da Hanoi a L’Avana e da Baghdad a Kabul. Ma oggi essa sta facendo rivivere il colonialismo europeo classico, che molti pensavano fosse ormai estinto. Sta lavorando senza alcuna vergogna per controllare le immense riserve petrolifere del Venezuela e altre risorse naturali.
Come molti riconoscono, il genocidio di Gaza trasmesso in diretta sta normalizzando questa e altre forme ancora peggiori di violenza coloniale estrema. Liberare la Palestina, dunque, significa liberare tutti i popoli del mondo.
Per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza ovunque.
Colpisce la notizia dei nuovi arresti in Italia di persone impegnate nella raccolta di fondi e nell’invio di aiuti umanitari destinati a Gaza e al popolo palestinese.
Colpisce che una parte dell’impianto accusatorio si basi su documentazione prodotta dal governo di Israele, lo stesso governo che ha adottato misure legislative volte a criminalizzare l’azione umanitaria colpendo deliberatamente chi, come l’UNRWA, opera a tutela della popolazione civile.
Colpisce il fatto che l'Italia non solo non abbia messo in atto misure per contrastare il genocidio in Palestina, come richiesto dalla CIG, ma continui a cooperare con Israele e a legittimare dispositivi repressivi costruiti sulle fonti e sugli interessi di una potenza occupante accusata di genocidio.
Il quadro complessivo è ormai evidente. Prima si bloccano i conti e gli aiuti umanitari, poi si criminalizza:
- chi scende in piazza ed esercita il diritto di protesta e di sciopero
- chi denuncia i crimini di uno stato genocida
- chi tenta di fare arrivare aiuti
Nella stessa direzione va il disegno di legge che, riprendendo la controversa definizione sull’antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), equipara la critica alle politiche dello Stato di Israele all’antisemitismo.
L’obiettivo è chiaro: esportare in Europa il modello di repressione israeliano e spezzare la solidarietà crescente con il popolo palestinese.
A questo tentativo occorre rispondere con fermezza, rendendo la solidarietà visibile, collettiva e non negoziabile. Difenderla oggi significa difendere i diritti umani, il diritto internazionale e la stessa possibilità di dissenso democratico.
Per questo, per noi, tacere non è un’opzione.
BDS ITALIA
I CRIMINALI DI GUERRA NON SONO I BENVENUTI
Nei prossimi giorni la nave da crociera Crown Iris, operata dalla compagnia israeliana Mano Maritime e proveniente da Haifa, attraverserà i porti italiani con il seguente calendario:
- 01 Dec 08:00-17:00 Catania
- 02 Dec 10:00-19:00 Napoli
- 03 Dec 08:00-20:00 Civitavecchia
- 06 Dec 08:00-16:30 Olbia
- 07 Dec 10:00-19:00 Palermo
Continuiamo a chiedere giustizia: la mobilitazione finirà con la fine dell’occupazione israeliana
Le immagini di festa che arrivano da Gaza non possono che essere accolte con grande gioia e invitare tutti a festeggiare l’attuale cessate il fuoco e la riduzione delle violenze di Israele. Tuttavia, la fine dei bombardamenti non può essere considerata una garanzia di pace e giustizia. Il piano di Donald Trump per Gaza presenta come generose concessioni quelle che in realtà sono garanzie imposte dal diritto internazionale (il rilascio dei prigionieri palestinesi, l’assistenza umanitaria ai palestinesi e gli impegni israeliani a smettere sfollamenti forzati e annessioni).
Inoltre, secondo 36 esperti legali e per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli elementi chiave della proposta sono incompatibili con il parere della Corte internazionale di giustizia (Cig), che esorta Israele a porre fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Vengono infatti violati i principi fondamentali del diritto internazionale per 15 ragioni principali: dalla condizionalità del diritto all’autodeterminazione palestinese, alla sostituzione dell’occupazione con un controllo straniero mascherato, fino all’assenza di meccanismi di responsabilità per i crimini israeliani e al rischio di indebito sfruttamento economico di Gaza.









