Comunicati

Nuove evidenze documentano il traffico di componenti belliche dal porto di Venezia-Marghera verso l’industria militare israeliana, in piena violazione della legge italiana e del diritto internazionale

Il lavoro di monitoraggio portato avanti dalla rete No Harbour For Genocide ha recentemente identificato ulteriori e allarmanti schemi di consegna dal porto di Venezia.

Dopo le mobilitazioni che nel marzo e aprile scorsi hanno portato al blocco di 27 container a Gioia Tauro e Cagliari, le segnalazioni delle ultime settimane sono l'ennesima prova del fatto che anche a Venezia, come in altri porti italiani, i traffici di materiali di armamento verso Israele sono continui.

Considerando che Israele importa via mare la stragrande maggioranza delle merci, comprese le centinaia di migliaia di tonnellate di materiali militari che consentono la prosecuzione del genocidio in Palestina, questo assume una valenza particolarmente importante dal punto di vista della logistica bellica che coinvolge anche i porti italiani.

Le spedizioni documentate

Oltre alle evidenze già raccolte nei dossier degli ultimi anni emergono tre spedizioni critiche partite dal porto di Venezia tra giugno e luglio 2026, dirette verso stabilimenti della Elbit Systems (e delle sue consociate), il maggiore appaltatore della difesa israeliana, a bordo di navi cargo ZIM e MSC. Alcune di queste spedizioni hanno già raggiunto il porto di Haifa in Israele, e su altre si stanno tutt'ora raccogliendo informazioni preziose a raggiungere conclusioni definitive. I mittenti di queste spedizioni sono aziende da tempo note per gli affari con le forze armate israeliane, che riforniscono di materiali per gli aerei, missili e droni che fanno strage della popolazione in Palestina e non solo.

Tra i destinatari c'è lo stabilimento di Ramat Hasharon della IMI Systems (che è parte della Elbit Systems), la principale fabbrica di armamenti israeliana, alla quale erano diretti anche i carichi ancora sottoposti a fermo nei porti di Gioia Tauro e Cagliari.

Una prassi illegale da fermare

Oltre ad essere un problema politico ed etico, queste spedizioni violano le leggi nazionali, i trattati e le convenzioni internazionali in riferimento al transito e all'export di armi e/o componenti dual-use verso paesi in guerra o che violano i diritti umani. Eppure, nonostante le numerose denunce e appelli alla trasparenza, continuano a mancare risposte chiare. La richiesta di un embargo militare contro Israele è stata lanciata dalla società civile palestinese fin dalla fondazione del movimento BDS. Si tratta della prima e più importante richiesta di sanzioni promossa dalle realtà palestinesi che compongono la guida del movimento.

BDS Italia continua a chiamare alla mobilitazione, tenendo alta l'attenzione e la pressione sulle istituzioni, affinché si arrivi alla trasparenza di cui c'è bisogno per bloccare questa catena di complicità.

Chiediamo:

  • Un'indagine immediata e trasparente delle autorità competenti sulle spedizioni individuate a Venezia e sul traffico pregresso
  • Il sequestro immediato di ogni container con materiali utilizzati nell'apparato bellico
  • Un regime di controllo sistematico ed intensificato e conseguente blocco definitivo di ogni spedizione di armi e componenti dual-use dirette in Israele dal porto di Venezia-Marghera così come in tutti i porti italiani
  • Le dovute sanzioni per le compagnie coinvolte, come previsto dalla normativa vigente

Il genocidio a Gaza e nel resto della Palestina non si è fermato. 
I porti italiani non devono essere complici di questo crimine contro l'umanità. 
Fermiamo la flotta del genocidio.
I porti italiani devono cessare di esser complici.

BDS Italia

Nuova allerta su Gioia Tauro: nuovo transito di materiale per uso militare diretto in Israele trasportato dalla MSC. Il movimento BDS lancia una nuova allerta sull’arrivo nella data di ieri, 28 aprile, presso il porto di Gioia Tauro della nave MSC Virginia con a bordo 5 container con carichi di acciaio di grado militare diretti in Israele. Si tratta di un’ulteriore allerta che fa seguito alle segnalazioni del movimento BDS che nel mese di marzo 2026 avevano portato al fermo e all’ispezione di 8 container nel porto di Gioia Tauro e altri 11 container nel porto di Cagliari, trasportati sempre da navi della MSC. Le ispezioni avevano portato alla conferma della presenza nei container di acciaio di grado militare, come segnalato da BDS Italia sulla base di fonti della campagna internazionale No Harbour for Genocide.

Sebbene l’acciaio in questi container sia in attesa di un’ulteriore ispezione e sia stato inizialmente etichettato come materiale “dual-use” (per uso sia civile che militare), le prove fornite dal movimento BDS Italia inoltrato all'Ufficio doganale e all'UAMA sulla destinazione dei 19 container bloccati nei porti di Gioia Tauro e Cagliari parlano chiaro: il destinatario finale era la IMI Systems, principale azienda produttrice di munizioni, di proprietà della Elbit Systems in Israele.

La nuova allerta sui carichi della MSC Virginia confermerebbe dunque il carattere sistematico dei transiti di tali carichi illeciti da Gioia Tauro e la conseguente violazione della legge 185/90 che stabilisce specifici divieti e controlli, al fine di fermare il possibile trasferimento dai porti italiani di materiali d’armamento verso paesi in conflitto o che violano i diritti umani. Così come è evidente il ruolo centrale del colosso dei trasporti della Mediterranean Shipping Company (MSC) nel rifornire il sistema bellico israeliano.

Le autorità competenti sono state preallertate con una lettera inviata dallo studio legale dello European Legal Support Centre (ELSC) indirizzata all’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Calabria, alla Capitaneria di Porto all’Ufficio delle Dogane, alla Prefettura e alla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

BDS Italia chiede l’ispezione e il sequestro dei carichi di materiali per uso militare trasportati dalla nave MSC Virginia e la fine del transito di armi dai porti italiani verso Israele, per porre fine alla complicità che contribuisce ad alimentare i crimini di Israele ai danni del popolo palestinese, tra cui l’occupazione militare illegale, il colonialismo d’insediamento, il sistema di apartheid e il genocidio.

A nome della campagna Block the Boat chiediamo:

  • Ispezioni rigorose effettuate su tutti i carichi diretti verso Israele, per garantire che non vi siano violazioni del diritto internazionale.
  • Immediato embargo militare verso Israele: è fondamentale che gli Stati smettano di fornire materiale militare a Israele, in conformità con il diritto internazionale.
  • Sanzioni per le compagnie coinvolte: le aziende complici del genocidio in corso devono essere sanzionate e ritenute responsabili.

Fermiamo la catena di approvvigionamento del genocidio e dei crimini di guerra di Israele che passa dai porti italiani. I nostri porti non siano porti di guerra!

Nessun porto per il genocidio.

COMUNICATO STAMPA 

Cagliari e Gioia Tauro: materiale dual-use per l'industria bellica israeliana nei 19 container fermati.

BDS: "Abbiamo la prova della destinazione finale. Ora il sequestro."

Emersa la totale assenza di controlli sugli armamenti in transito. Violata la legge 185/90.

 

Il filo conduttore: dalle segnalazioni ai risultati

Il 15 marzo lanciavamo l'allarme: "Richiesta di azione immediata al porto di Gioia Tauro per ispezione di carichi con probabili materiali di armamento destinati a Israele". Segnalavamo dei container sospetti provenienti dall'India, destinati alla IMI System (Elbit System). Chiedevamo ispezioni e blocco del carico, e l'applicazione della legge 185/90.

Il 26 marzo, in un comunicato congiunto con le realtà sul territorio, davamo notizia che dopo le segnalazioni dei giorni precedenti, la lettera di diffida inviata agli organi competenti da parte di ELSC e GAP e le mobilitazioni al varco del Porto Canale di Cagliari, erano stati fermati e ispezionati 11 container a bordo della MSC Vega. Sottolineavamo: "È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e Guardia di Finanza".

Dopo l'interrogazione parlamentare di ieri, dove si evinceva che per la prima volta in anni veniva richiesta l'autorizzazione dell' UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento) per il transito, possiamo aggiungere un ulteriore, decisivo capitolo: abbiamo inoltrato all'Ufficio doganale e all'UAMA la prova documentale della destinazione finale del carico. Non c'è più bisogno di "determinare la natura di tali beni": sappiamo dove erano diretti. La legge 185/90 è stata violata. Ora è necessario il sequestro.

Abbiamo fatto emergere le contraddizioni degli organi preposti al controllo dei transiti sugli armamenti. Abbiamo reso evidenti i meccanismi che ancora oggi permettono a tali carichi di circolare indisturbati a supporto del genocidio in corso.

Questo è il filo conduttore di una mobilitazione che non si è mai fermata e che oggi raccoglie risultati storici.

6 FEBBRAIO 2026 - GIORNATA INTERNAZIONALE DI AZIONE NEI PORTI EUROPEI 

BDS Italia sostiene con forza e partecipa attivamente alla giornata di mobilitazione nei porti italiani, europei e del nord Africa indetta per il 6 febbraio. 

Questa iniziativa unisce le voci dei lavoratori e delle lavoratrici portuali contro le guerre e il riarmo, e contro l'invio e il transito di armi dirette in Israele

Sosteniamo i lavoratori e i sindacati USB in Italia, Enedep in Grecia, Lab nei Paesi Baschi, Liman-Is in Turchia, ODT in Marocco, che hanno promosso questa giornata internazionale di azione e lotta nei porti. 

Finora hanno aderito 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo – da Tangeri a Mersin, da Bilbao a gran parte dei porti italiani, dal Pireo a Elefsina – e altri si stanno unendo.

Le mobilitazioni dei mesi scorsi hanno mostrato la determinazione dei portuali a non lavorare per la guerra: 

“𝘕𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘪, 𝘪 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘭𝘶𝘰𝘨𝘩𝘪 𝘥𝘪 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘰 𝘪 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘪, 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘪𝘯𝘰 𝘶𝘯 𝘪𝘯𝘨𝘳𝘢𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘮𝘢𝘤𝘤𝘩𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢! 𝘕𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘢𝘳𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘣𝘰𝘮𝘣𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘮𝘢𝘴𝘴𝘢𝘤𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘪 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘪!” 

La logistica ricopre un ruolo centrale nel rifornire di armi, carburante ed esplosivi le guerre, soprattutto per Israele, dove il 98% delle importazioni avviene via mare.

Il genocidio israeliano a Gaza, i bombardamenti in Libano, Siria, Iran: le guerre iniziano dalle fabbriche di morte e transitano dai porti, dagli aeroporti, dalle ferrovie.

Queste rotte della morte incrociano i porti italiani, spesso aggirando la Legge 185/90, che vieta il transito di armi verso paesi in guerra, responsabili di gravi crimini o accusati di genocidio.

La lotta dei lavoratori portuali è la nostra lotta. Manifesteremo con loro per dire NO alla complicità nel genocidio in Palestina, NO al trasporto di armamenti diretti in Israele.
Non saremo complici.

Da decenni, la società civile palestinese ci chiede di bloccare le navi che alimentano l’economia del genocidio e il passaggio di armi.

In Italia, tra i porti che hanno già annunciato la partecipazione figurano Genova, Livorno, Civitavecchia, Salerno, Crotone e Palermo, Bari, Ancona, Ravenna, Trieste

Oltre ad essere un tema politico e morale, insieme ai sindacati che rappresentano milioni di lavoratori, il movimento BDS chiede l’applicazione integrale della legislazione vigente e il blocco di ogni tipo di armamento che rende possibile il genocidio in Palestina.

In occasione dello sciopero del 6 febbraio, BDS Italia rilancia con forza la petizione:

"FUORI LE ARMI DA PORTI, FERROVIE E AEROPORTI ITALIANI"       Firma anche tu qui!! 

Spezzare questa catena di complicità è l’unico modo per porre fine all’occupazione e al genocidio in corso.
Solo con una rete di lavoratori portuali e attivisti possiamo bloccare i traffici marittimi legati alla macchina bellica sionista.

Insieme, poniamo fine a tutto questo

#blocktheboat #noharbourforgenocide

9 DICEMBRE 2025 – CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI PER LA PRESENTAZIONE DEL DOSSIER SU LEONARDO S.P.A.: PIOVONO EURO SULL’INDUSTRIA “NECESSARIA” DI CROSETTO E LEONARDO S.P.A.

 

Martedì 9 dicembre, su invito della deputata Stefania Ascari (M5S, Presidente dell'Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele), BDS ITALIA presenterà un dossier sulle complicità di Leonardo S.p.A. nei crimini di guerra commessi in Palestina.

Interverranno: Stefania Ascari (Deputata M5S), Arnaldo Lomuti (Commissione Difesa), Anthony Aguilar (ex contractor Gaza Humanitaria Foundation), Stefania Maurizi (giornalista d’inchiesta), Michela Arricale (avvocata), Rossana De Simone (attivista Peacelink), Raffaele Spiga (attivista BDS Italia).

Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati.

Negli ultimi decenni l’Italia è diventata uno dei partner europei più fedeli a Israele. Con Leonardo in prima fila, la nostra industria è parte integrante del circuito che alimenta i crimini contro l’umanità e legittima il colonialismo. Il dossier denuncia tali complicità, evidenziando come le scelte politiche e industriali italiane non siano neutrali ma contribuiscano concretamente a rafforzare il regime israeliano di apartheid e occupazione.

Leonardo S.p.A. intrattiene da oltre un decennio una cooperazione strutturale con il settore militare israeliano. Nel 2012 Israele ha acquistato 30 aerei M-346, oggi impiegabili con oltre dieci tipologie di armamenti, mentre l’Italia ha acquisito 1 satellite Optsat-3000 e 2 velivoli radar G550 CAEW nell’ambito dello stesso accordo. La presenza industriale diretta di Leonardo in Israele comprende tre sedi della controllata DRS RADA Technologies e una partecipazione del 12% nella società Radsee Technology. Il dossier rileva inoltre che Israele può rivendere a terzi i M-346 ricevuti, come avvenuto con la Grecia tramite Elbit Systems.

Leonardo ricopre un ruolo significativo anche nel programma internazionale F-35, di cui l’Italia ospita la linea di assemblaggio e produzioni critiche. Tali elementi delineano un quadro di integrazione industriale e tecnologica che contribuisce alla disponibilità operativa dei sistemi in uso nelle forze armate israeliane.

Il movimento globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), che rappresenta la più grande coalizione della società civile palestinese richiama l’Italia ai propri obblighi derivanti dalle sentenze della Corte internazionale di giustizia, tra cui l’imposizione di un embargo militare totale a Israele compreso il commercio bilaterale, il trasferimento e il transito di materiale militare e a duplice uso, i partenariati, la formazione congiunta, la ricerca accademica e altre forme di cooperazione militare. Questo tipo di sanzioni è tra gli obiettivi a cui il movimento BDS si pone di arrivare attraverso campagne d’informazione, pressione pubblica  e denuncia delle complicità. 

DOSSIER DA SCARICARE: Piovono euro sull'industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo SpA Le relazioni con Israele.

 

DETTAGLI

Conferenza Stampa di presentazione dossier

Piovono euro sull’industria ‘necessaria’ di Crosetto e Leonardo S.p.A.

Martedì 9 dicembre 2025 – ore 13:00

Sala stampa Camera dei Deputati 

Via della Missione 4, Roma

Interverranno:

  • Stefania Ascari - Parlamentare della Camera dei deputati e Presidente Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele (M5S)
  • Arnaldo Lomuti – Parlamentare della Camera dei deputati e Segretario Commissione Difesa (M5S)
  • Anthony Aguilar – ex-contractor (UG Solutions) che ha rivelato ruolo della Gaza Humanitarian Foundation (in collegamento alle 13:30)
  • Stefania Maurizi – Giornalista d'inchiesta, collabora con "Il Fatto Quotidiano", dopo aver lavorato per Repubblica e l'Espresso. Ha lavorato a tutti i documenti segreti di WikiLeaks
  • Michela Arricale - Avvocata, attivista e giurista impegnata nei settori del diritto e delle relazioni internazionali, dei diritti umani e della giustizia globale.
  • Rossana De Simone – Autrice del dossier, attivista antimilitarista. Ha promosso la nascita nel 1991 dell'agenzia per la riconversione dell'industria bellica in Lombardia. Fa parte della redazione di "PeaceLink"
  • Raffaele Spiga – Attivista per i diritti umani in BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni). Campagna Embargo Militare contro Israele

Diretta streaming sulla Web TV della Camera dei Deputati alle ore 13. La registrazione della conferenza stampa sarà disponibile sul sito nei quindici giorni successivi.

Saranno distribuite copie stampate del dossier ai presenti.

Si invitano giornalisti e giornaliste che volessero partecipare in presenza ad inoltrare  richiesta con proprio nome e cognome a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

COSA SONO E COSA FANNO I CACCIA F35

I caccia F-35 sono fondamentali per Israele per portare avanti il genocidio contro i 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. I numerosi paesi coinvolti nella costruzione e nell'acquisto dei caccia F-35 prodotti dagli Stati Uniti sono complici del genocidio, dell'apartheid e dell'occupazione illegale da parte di Israele.

Il Comitato Nazionale Palestinese BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS, invita i movimenti di base e le persone di coscienza di tutto il mondo a intensificare la pressione, comprese azioni pacifiche di disturbo, contro gli Stati, le aziende e le istituzioni complici del programma F-35, partecipando alla

Settimana di azione contro gli F-35 dal 13 al 18 ottobre.

Nel giugno 2024, un rapporto delle Nazioni Unite ha identificato l’uso di F-35, prodotti da Lockheed Martin come casi “emblematici” di attacchi indiscriminati e sproporzionati su Gaza che “hanno causato un elevato numero di vittime civili e la distruzione diffusa di beni civili”.

Il 2 settembre 2024, l'ONG danese Danwatch ha rivelato che le forze israeliane hanno utilizzato un F-35 nel mese di luglio per sganciare tre bombe da 900 chilogrammi in un attacco contro una cosiddetta “zona sicura” ad Al-Mawasi, Khan Younis, uccidendo 90 palestinesi.

Gli F-35 sono stati utilizzati da Israele anche per commettere gravi violazioni dei diritti umani in massa in Cisgiordania per diversi anni e, più recentemente, per attaccare altri Stati come il Qatar e lo Yemen. Gli Stati partner del programma F-35 non hanno rispettato il diritto internazionale fornendo e acquistando da Israele e dalla sua industria militare.

Interrompiamo la catena globale di complicità che rende possibili questi crimini israeliani.

IL RUOLO DELL’ITALIA

Leonardo S.p.A., principale azienda italiana nel settore della difesa e dell’aerospazio di proprietà statale al 30,2%, svolge un ruolo chiave nel programma dei caccia F-35.

Presso la base militare di Cameri (Novara) si trova la FACO (Final Assembly and Check Out), l’unico stabilimento di assemblaggio e collaudo degli F-35 presente in Europa, realizzato in collaborazione con la statunitense Lockheed Martin. Qui vengono prodotti e assemblati gli F-35 destinati all’Aeronautica e alla Marina Militare italiane, oltre a quelli commissionati dai Paesi Bassi. La FACO di Cameri ospita anche il centro europeo di manutenzione, riparazione e aggiornamento (MRO&U) dei velivoli, consolidando il ruolo dell’Italia come secondo partner internazionale del programma dopo il Regno Unito.

Leonardo è inoltre responsabile della produzione delle ali dell’F-35, con un impegno stimato di circa 800 esemplari tra il 2014 e il 2028. L’azienda cura anche la formazione dei piloti militari attraverso l’International Flight Training School di Galatina (Lecce), centro di addestramento avanzato riconosciuto a livello mondiale.

Queste attività legano Leonardo e il governo italiano alla filiera internazionale degli armamenti impiegati utilizzati da Israele nei bombardamenti su Gaza e in altre operazioni militari contro la popolazione palestinese, e rappresentano un esempio concreto delle complicità (in)dirette dell’industria bellica italiana nel genocidio e nei crimini di guerra commessi con queste tecnologie.
La produzione e il supporto logistico forniti da Leonardo contribuiscono inoltre al mantenimento di un sistema militare globale che alimenta violenze e violazioni del diritto internazionale.

LE COMPLICITÀ GLOBALI

Tredici stati producono componenti specifici per questi jet F-35: Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Norvegia, Paesi Bassi, Italia, Giappone, Danimarca, Belgio, Lussemburgo, Germania e Israele. Le principali aziende partner nella produzione sono: BAE Systems, Raytheon, Northrop Grumman, Collins Aerospace e molti altri fornitori minori. I componenti che producono vengono poi inviati agli stabilimenti Lockheed Martin e Pratt & Whitney negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove vengono assemblati e da lì gli F-35I, realizzati appositamente per Israele, vengono inviati allo stato genocida. Finora nessun fornitore ha ottemperato all'obbligo previsto dal diritto internazionale di garantire che i propri componenti non vengano utilizzati nel genocidio in corso. Questi componenti fanno parte dei jet F-35I che consentono a Israele di uccidere quotidianamente donne, uomini e bambini palestinesi e di distruggere le loro case, gli ospedali, le scuole e altre infrastrutture vitali.

La conformità dell'utente finale è un obbligo per tutti i produttori di parti dell'F-35, come per tutti gli altri materiali militari utilizzati per commettere gravi violazioni dei diritti umani, in particolare crimini di atrocità.

Inoltre, almeno 19 stati utilizzano attualmente i caccia F-35 e diversi stati hanno recentemente firmato accordi per acquistarli. Tra questi figurano Stati Uniti, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Grecia, Germania, Corea del Sud, Singapore, Polonia, Romania e Svizzera. Questi stati non possono garantire che i caccia che acquistano non contengano componenti fabbricati in Israele e quindi testati su civili palestinesi e altri civili arabi.

Ogni stato che acquista un F-35 e ogni stato o azienda che produce parti e assembla un F-35 è fondamentale per mantenere la produzione di questi caccia.

Ai sensi della Convenzione sul genocidio e del Trattato sul commercio delle armi (ATT), gli stati hanno l’obbligo di impedire il trasferimento diretto e indiretto di attrezzature e tecnologie militari, comprese parti, componenti e articoli a duplice uso, laddove sussista un rischio prevalente che tali attrezzature e tecnologie possano essere utilizzate per commettere o facilitare una grave violazione del diritto internazionale. L'anno scorso, adottando la sentenza della Corte internazionale di giustizia sull'illegalità dell'occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, gli stati hanno votato a stragrande maggioranza a favore della risoluzione A/ES-10/L.31 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiede agli stati di “adottino misure volte a cessare [...] la fornitura o il trasferimento di armi, munizioni e attrezzature correlate a Israele, la potenza occupante, in tutti i casi in cui vi siano motivi ragionevoli per sospettare che possano essere utilizzate nel territorio palestinese occupato”.
Dobbiamo fare in modo che gli stati, le aziende produttrici di armi e l'intera catena di fornitura dell'F-35 siano chiamati a rispondere del loro ruolo nel genocidio perpetrato da Israele a Gaza.

È una questione di vita o di morte, per cui vi chiediamo con urgenza di ostacolare questa complicità e di adoperarvi affinché vengano interrotti e non continuino come se nulla fosse i rapporti commerciali con uno stato canaglia che pratica l'apartheid e il genocidio in diretta streaming.

Chiediamo che venga esercitata pressione sugli stati affinché pongano fine alla loro complicità nel ruolo di Israele nel programma F-35.

Ciò significa:

  • Le aziende e gli stati che forniscono componenti per gli F-35 smettano di vendere queste parti alle aziende che assemblano o manutengono i jet fino a quando non potranno garantire che nessun componente finisca nei jet F-35 di Israele e che Israele sia completamente escluso dal progetto F-35.
  • Le aziende e gli stati che assemblano gli F-35 smettano di vendere questi jet a Israele.
  • Gli stati smettano di acquistare gli F-35 se non possono garantire che non includano componenti di fabbricazione israeliana.
Chiediamo ai movimenti di base, ai sindacati e alle altre organizzazioni della società civile di intensificare la pressione pacifica, anche attraverso azioni di disturbo pacifiche e proteste di massa, rivolte a ministeri, parlamenti e aziende manifatturiere complici. A tal fine, chiediamo di organizzare scioperi e interruzioni del lavoro, ove possibile e ragionevole, e di lanciare e sostenere campagne intersezionali, spingendo le università, i sindacati, gli ospedali e i consigli comunali a disinvestire dalle aziende che traggono profitto dalla guerra.

Il movimento BDS, con i suoi decine di milioni di sostenitori in oltre 120 paesi in tutto il mondo, non si fermerà finché non porremo fine al genocidio perpetrato da Israele e finché i palestinesi ovunque non potranno esercitare il diritto all'autodeterminazione e godere di libertà, giustizia e uguaglianza.


Per ulteriori informazioni o per partecipare, contattare Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dal 25 al 29 agosto 2025 si terrà a Ginevra, in Svizzera, la Conferenza sul Trattato sul commercio delle armi (2025 Arms Trade Treaty, ATT). Israele, firmatario dell'ATT, sta commettendo un genocidio contro  2,3 milioni di palestinesi a Gaza da oltre 22 mesi, utilizzando forniture militari acquistate da e trasferite da/attraverso gli Stati parti del trattato.

Gli Stati che aderiscono al trattato e forniscono a Israele materiale militare, compresi articoli a duplice uso, stanno violando palesemente le norme dell'ATT che si sono impegnati a rispettare. 

In quanto documento delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante, l'ATT deve essere rispettato al di là della mera retorica e il comportamento degli Stati aderenti non deve essere preso alla leggera. Gli Stati aderenti non solo non hanno adottato misure per scoraggiare, porre fine e punire i crimini di Israele, ma sono stati anche complici nell'armarli, finanziarli e in altro modo renderli possibili.

 

Firma e invia la seguente lettera, copia e incolla questo modello.

 

Chiediamo ai nostri sostenitori di appoggiare la dichiarazione del movimento globale BDS che invita i rappresentanti degli Stati a rispettare i loro obblighi legali e morali, come esplicitamente specificato nel Trattato, che gli Stati membri hanno costantemente violato.

Chiediamo che venga esercitata pressione sugli Stati affinché pongano fine alla loro complicità nel genocidio perpetrato da Israele, almeno attraverso le seguenti misure: 

1. Applicare il meccanismo dell'ATT vietando efficacemente tutti i trasferimenti, compresi l'esportazione, l'importazione, il transito, il trasbordo e l'intermediazione, da e verso Israele di armi, munizioni o loro parti e componenti, nonché di prodotti a duplice uso. 

2. Garantire che i sistemi di controllo nazionali siano efficaci e che le violazioni dell'ATT da parte degli Stati membri siano soggette a sanzioni adeguate e a misure di responsabilità;

3. Revocare qualsiasi privilegio diplomatico concesso a Israele in qualità di firmatario dell'ATT.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS

Il genocidio per mano di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza, perpetrato con la complicità dalle potenze occidentali guidate da Stati Uniti, Regno Unito e Germania, è una dimostrazione di quanto possano diventare pericolosi gli spyware. L'esercito israeliano utilizza spyware per  trasformare i telefoni a Gaza in strumenti di sorveglianza, combinandoli con tecnologie di riconoscimento facciale, intelligenza artificiale e riconoscimento vocale per generare bersagli per l'artiglieria e l'aviazione israeliane, uccidendo decine di migliaia di civili palestinesi. Ciò dimostra che gli spyware sono un'arma di guerra e che minacciano non solo i palestinesi di Gaza, ma l'intera umanità.

A maggio, l'ambasciatore israeliano in Spagna ha sfruttato l'accesso segreto di Israele ai dati di sorveglianza ottenuti da uno spyware israeliano per  estorcere denaro al governo spagnolo, chiedendogli di adottare una posizione filo-israeliana. "Il mio governo non ha ancora risposto alle rivelazioni di Pegasus", ha dichiarato l'ambasciatore.  

Gli spyware sono un'arma utilizzata dai regimi autoritari e da quelli che si definiscono "democratici" per mettere a tacere il dissenso e l'opposizione, prendere di mira giornalisti e avvocati e minare i diritti umani.

Aziende israeliane come NSO Group, Candiru, Intellexa, Paragon e altre hanno creato spyware di livello militare, come Pegasus, Predator e Graphite, in grado di infiltrarsi nei telefoni, estrarre dati privati ​​e persino trasformare i dispositivi in ​​strumenti di sorveglianza. Secondo quanto riferito, queste tecnologie sono state testate sul campo su palestinesi da unità di intelligence israeliane prima di essere commercializzate e commercializzate a livello globale. 

Casi di alto profilo – come l’accesso non autorizzato (hacking) ai dispositivi dei collaboratori del giornalista saudita  assassinato Jamal Khashoggi, la sorveglianza di difensori dei diritti dei palestinesi e la presa di mira di giornalisti messicani – rivelano come gli spyware consentano una repressione su vasta scala. Le vittime sono spesso coloro che lottano per ottenere giustizia, denunciano la corruzione o difendono le libertà fondamentali.

Non si tratta solo di una questione tecnologica, ma anche morale e legale. La vendita incontrollata di spyware consente ai governi di violare la privacy, sopprimere la libertà di parola ed eludere le responsabilità. Non possiamo permettere alle aziende di trarre profitto da strumenti che facilitano l'oppressione e la repressione.

Il Consiglio europeo ha ignorato le  raccomandazioni del comitato PEGA (la commissione del Parlamento europeo che indaga sugli spyware) per il controllo degli spyware. Sono state adottate con una maggioranza di 30 membri su 33, ma Francia, Germania e Grecia, tra altri Stati membri dell'UE, hanno insistito per accantonarle e poter continuare a sorvegliare i propri cittadini, in una palese violazione dei diritti costituzionali. 

Dopo che Israele ha utilizzato spyware contro l'amministrazione statunitense, l'allora presidente Biden ha emesso ordini esecutivi e sanzionato i dipendenti delle aziende israeliane di spyware, lasciando però  delle scappatoie che le aziende potevano sfruttare e gli stessi Stati Uniti hanno continuato ad acquistare spyware israeliani, ad esempio dalla società Cellebrite.

Accanto agli orrori degli spyware, emergono anche alcuni segnali di speranza:

Il governo colombiano ha aperto un'indagine  sull'acquisto di Pegasus da parte della precedente amministrazione autoritaria.

L'organizzazione catalana Irídia ha sporto denuncia contro tre dirigenti del Gruppo NSO per il loro coinvolgimento in attività illegali ai danni di un avvocato spagnolo nell'ambito del  caso Catalan Gate . Un’ordine europeo di indagine è stato trasmesso al Lussemburgo a causa della forte presenza di aziende israeliane in quel Paese.

Giornalisti e attivisti della società civile in Ghana stanno incoraggiando i cittadini a esercitare il loro diritto di chiedere la divulgazione degli strumenti di sorveglianza (principalmente spyware israeliani) utilizzati contro di loro.

Un tribunale statunitense si è  pronunciato contro l’azienda israeliana NSO Group per aver spiato illegalmente gli utenti di WhatsApp, costringendo NSO a pagare una somma di 612 milioni di dollari di danni, purtroppo non agli utenti lesi, bensì a Meta. 

È tempo di agire

Sabato 21 giugno, solstizio d'estate nell'emisfero settentrionale, è il giorno più lungo dell'anno. Abbiamo bisogno del sole per svelare gli oscuri segreti che i governi ci nascondono. Quel giorno, il Global Network Against Spyware (GNAS) chiede una giornata globale di azione contro gli spyware.

  1. Richiesta di divieti: i governi devono imporre divieti rigorosi sulla vendita e l'uso di spyware invasivi.
  2. Responsabilità aziendale: le aziende che sviluppano questi strumenti devono essere ritenute legalmente responsabili del loro uso improprio e devono essere soggette a disinvestimento in tutto il mondo.
  3. Sensibilizzazione dell'opinione pubblica: più persone devono comprendere come gli spyware minacci la democrazia e i diritti umani.
  4. Azione collettiva: attivisti, giornalisti e cittadini devono fare pressione sui decisori politici affinché vietino gli spyware prima che vengano rovinate altre vite.

È il momento di agire. Se non fermiamo il commercio di spyware, continuerà a dare potere ai dittatori e a mettere in pericolo coloro che lottano per la giustizia ovunque, compresi negli stati "democratici". Lottiamo per un mondo in cui la tecnologia protegga, non perseguiti, le persone.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS

Azione urgente per fermare il genocidio dei palestinesi.

Non è mai stato così urgente fermare il genocidio a Gaza da parte di Israele ponendo fine a tutte le relazioni militari con esso e a ogni complicità con i suoi crimini di guerra e contro l’umanità incluso il crimine di apartheid. I legami militari con Israele includono la vendita, il transito o l’acquisto di armi e tecnologia per la sicurezza militare come spyware, formazione, progetti congiunti di ricerca e sviluppo, fornitura di attrezzature e servizi alle forze armate israeliane, ecc. 

Il primo ministro israeliano e criminale di guerra Benjamin Netanyahu ha affermato: “Abbiamo bisogno di tre cose dagli Stati Uniti: munizioni, munizioni e munizioni”. Quando la consegna di munizioni finirà, finiranno anche i massacri indiscriminati di civili palestinesi da parte di Israele e la distruzione sfrenata delle infrastrutture civili a Gaza.

L’acquisto di tecnologia militare e di sicurezza israeliana, testata sul campo su corpi e società palestinesi, rappresenta anche un sostegno al fondo di guerra di Israele e sostiene i suoi crimini e la disumanizzazione nei confronti dei palestinesi, in particolare quelli della Striscia di Gaza assediata e occupata.

Senza questi legami, le forze armate di Israele non sarebbero in grado di portare avanti l’attuale genocidio, e il regime israeliano di apartheid e colonialismo di insediamento non sarebbe sostenibile. Le relazioni militari con Israele violano anche il diritto internazionale. Il commercio e il transito di armi con paesi sospettati di commettere crimini di guerra è assolutamente illegale. Leggi l'analisi di Al-Haq.

I legami nel campo militare della sicurezza si presentano sotto molte forme diverse e contrastarli può comportare un ampio spettro di sforzi, tra cui l’azione diretta, il lobbying e la pressione sui governi locali e federali, sulle aziende, sulle università e su altre istituzioni per porre fine alla complicità.

Alcuni esempi di complicità:

  • Gli Stati Uniti forniscono finanziamenti militari diretti al genocidio commesso dal regime di apartheid israeliano (e ad altri crimini). 
  • Le armi statunitensi vengono trasferite in Israele attraverso nove stati di transito (alcuni dei quali esportano le proprie armi in Israele): Belgio, Cipro, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

 growing support for military embargo

  • Oltre 130 paesi acquistano armi israeliane “testate sul campo”, che vengono spesso utilizzate per perpetrare o inasprire le violazioni dei diritti umani in quei paesi.
  • Gli accordi di cooperazione militare con Israele aprono la strada alle aziende produttrici di armi israeliane per vendere armi a paesi in cui la società civile si oppone alle importazioni di armi da Israele.
  • Israele è un leader globale nell'utilizzo e nell'esportazione di tecnologia spyware che viola la privacy e i diritti umani. 
  • Le compagnie militari israeliane e le loro filiali, così come i produttori internazionali di armi, hanno uffici e impianti di produzione in tutto il mondo. 
  • La campagna #NoTechforApartheid mette in guardia dal pericolo che aziende tecnologiche come HP, Google e Amazon dotino le forze armate israeliane di tecnologie pericolose che consentano loro di commettere gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.
  • Le fiere delle armi consentono alle aziende produttrici di armi israeliane di vendere le loro armi. Agite per protestare contro la presenza israeliana alle fiere delle armi (e ovviamente contro le fiere delle armi in generale!).
  • L’Unione Europea infrange le proprie regole finanziando la ricerca militare israeliana con denaro destinato alla ricerca civile. 

Cosa possono fare i gruppi a livello locale per imporre un embargo militare globale contro il regime israeliano di apartheid?

  1. Iniziare una ricerca
  • L’AFSC (American Friends Service Comittee) ha recentemente lanciato un sito web per denunciare le aziende più importanti che stanno armando Israele e facilitando il genocidio a Gaza: https://afsc.org/companies-behind-2023-attack-gaza
  • In molti paesi è possibile presentare richieste relative alla libertà di informazione o chiedere al proprio parlamentare di interrogare i ministri del governo sui legami militari e di sicurezza con Israele. 
  1. Costruire una coalizione
  • Lo slogan sull’embargo militare deve essere presente in tutte le azioni di solidarietà pubblica. Non permettete che il vostro paese sia complice del genocidio e dell’apartheid o di altre violazioni dei diritti umani ovunque. Fate pressione sul vostro governo affinché getti la maschera.
  • Quando venite a conoscenza di un caso di relazione militare, chiedetevi chi altro potrebbe essere interessato da questa relazione? Quali altri movimenti sociali, organizzazioni per i diritti umani, sindacati, movimenti pacifisti e partiti politici sarebbero pronti a costruire una campagna per fermarla? Invitateli a chiedere formalmente un divieto legale e globale del commercio di armi con Israele.
  1. Aumentare la pressione
  • Sensibilizzate l’opinione pubblica organizzando azioni, proteste pubbliche e altre forme di opposizione.
  • Fate pressione sui politici. Ad esempio, invitate i membri del parlamento a fare pressione sul governo con domande dirette sulla vendita e/o sul transito di armi verso Israele, e, a seconda dei casi, sull'importazione di tecnologia militare, di sorveglianza e di consulenza per la sicurezza o la formazione della polizia da Israele.
  • Fate pressione sul vostro consiglio comunale affinché chieda un embargo militare globale ed escluda da qualsiasi appalto e contratto di investimento le società che sono implicate in gravi violazioni dei diritti umani ovunque. 
  • Consultate esperti e organizzazioni legali per verificare se è possibile costruire un caso legale contro questi legami nel campo militare e della sicurezza e, in caso affermativo, quale organizzazione sarebbe meglio coinvolgere per condurlo. Invitate i gruppi per i diritti umani affinché mettano in guardia i leader che potrebbero essere ritenuti responsabili di complicità in crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, come sta accadendo in diversi paesi, in particolare negli Stati Uniti. 
  1. Promuovete il vostro impatto 
  • Ogni progresso della campagna, dalla crescente coalizione contro i legami militari con Israele al momento in cui raggiungete l’obiettivo della vostra campagna, rappresenta un passo avanti nella crescita del movimento BDS, nei suoi sforzi verso un embargo militare totale sull’apartheid israeliana e nella presa di coscienza di persone che si oppongono alle sue politiche genocide e alla complicità globale. Non dimenticate che è fondamentale promuovere e condividere ampiamente l'impatto che state avendo! 

Ricordate:

  • L’azione diretta pacifica, se attuata come parte di una strategia, è efficace nel denunciare la complicità, sensibilizzare l’opinione pubblica e mettere in imbarazzo aziende e governi.
  • La costruzione di una campagna richiede pianificazione, lavoro sui media, costruzione di coalizioni, elaborazione strategica di messaggi e una divisione del lavoro tra individui e organizzazioni in base ai loro punti di forza e ai loro contatti.
  • Le campagne BDS sono intersezionali, eticamente rispettose dei diritti e della sicurezza dei partecipanti, non violente e categoricamente antirazziste. Ciò deve riflettersi anche nelle campagne di embargo militare.

Se avete bisogno di supporto per costruire la vostra campagna di embargo militare o avete domande sulle aziende produttrici di armi nella vostra zona o sul transito di armi attraverso la vostra zona, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. il movimento BDS.

La società civile palestinese chiede di porre fine alla complicità dell'UE con la sorveglianza israeliana illegale e repressiva

Dopo anni di pressioni da parte della società civile, il Parlamento europeo ha dovuto istituire una commissione speciale per indagare sull'uso del Pegasus israeliano e di simili spyware di sorveglianza, chiamata PEGA.

Nel suo rapporto finale, pubblicato nel maggio 2023, PEGA ha ammesso il ruolo cruciale di Israele nello sviluppo e nella commercializzazione di armi informatiche, "in alcuni casi [...] progettate appositamente per servire come strumento di potere e controllo politico". Tuttavia, non è riuscito a chiedere che Israele gli attori europei che hanno reso l' UE oggi il principale host, utilizzatore ed esportatore di spyware israeliano rispondano delle proprie responsabilità.    

Il rapporto, adottato a larga maggioranza, riconosce che la fonte dello spyware disponibile in commercio sono le società israeliane, che ricevono tutte il sostegno e l'incoraggiamento del governo israeliano a vendere spyware al miglior offerente. Ammette inoltre che le società israeliane di spyware sono fondate da ex ufficiali dell'intelligence israeliana e testano la loro tecnologia sui palestinesi nel corso di brutali violazioni della privacy e dei diritti umani fondamentali. 

Il rapporto afferma inoltre che il governo israeliano ha utilizzato la vendita di spyware a regimi autoritari come merce di scambio per rafforzare le relazioni diplomatiche. PEGA riconosce che almeno 14 stati membri dell'UE sono stati colpiti da scandali relativi allo spyware. La tecnologia dannosa che viene utilizzata contro i palestinesi non rimane in Palestina: diffonde i suoi danni nel Sud e nel Nord del mondo. 

La chiarezza del rapporto sul ruolo dannoso di Israele e sull'uso di spyware per violare i diritti dei palestinesi non sarebbe stata possibile senza il sostegno dei parlamentari europei che difendono i principi dei diritti umani e il duro lavoro del Coordinamento europeo dei comitati e delle associazioni per la Palestina (ECCP) nell'impegno con il comitato speciale PEGA.

Tuttavia, per quanto importante sia questo rapporto come primo passo nella giusta direzione, non è sufficiente chiedere conto all'Israele dell'apartheid, figuriamoci impedire alle sue aziende di hackerare i telefoni e installarvi programmi dannosi. La nostra sfida è mobilitare la pressione per vietare completamente lo spyware israeliano e di altri perché consente la persecuzione e la repressione di attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati, politici dell'opposizione e altri, minando la privacy, la democrazia e i diritti umani e seminando discordia e paura in tutto il mondo. 

PEGA deve mettere i due principali colpevoli di fronte alle loro responsabilità: in primo luogo, funzionari israeliani che autorizzano lo sviluppo e l'uso di spyware sui palestinesi come strumento di repressione al fine di perpetuare l'apartheid e vendere spyware a livello globale, e in secondo luogo, funzionari europei che acquistano spyware israeliano per usarlo per intimidire e mettere a tacere le voci critiche in Europa e che consentono alle società di spyware israeliane di operare ed esportare dall'UE. I criminali dello spyware che hanno infranto numerose leggi europee rimangono liberi e continuano a realizzare grandi profitti.

PEGA ha confermato i fatti che le organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani e i mezzi di comunicazione hanno denunciato per anni, eppure il Parlamento europeo ha completamente omesso di adottare misure pratiche per ribaltare, o addirittura sospendere, l'attuale politica dell'UE di concedere piena impunità all'apartheid israeliana e ai suoi complici. 

Anche se PEGA ha pubblicato il suo duro rapporto, la Direzione del commercio dell'UE è pronta a regolamentare, invece di vietare, l'esportazione di spyware, assecondando le esigenze delle due principali società di spyware israeliane che hanno trasferito la loro sede nell'UE: NSO Group in Lussemburgo e Intellexa a Cipro. 

Il Parlamento europeo non è mai stato pronto ad affrontare seriamente i pericoli dello spyware. Il comitato PEGA, privato dell'autorità per prendere decisioni vincolanti e non dotato nemmeno di un solo ricercatore di lingua ebraica, ha scelto di sfruttare al massimo il suo mandato limitato.

Come palestinesi chiediamo misure di piena responsabilizzazione, incluso un divieto totale dell'UE sullo spyware, al fine di proteggere i nostri diritti e i diritti delle persone in tutto il mondo contro la sorveglianza e la repressione illegittime. Chiediamo l'immediata fine della complicità dell'UE che trae profitto dalle armi informatiche israeliane "testate sul campo" su di noi, sui nostri attivisti per i diritti umani e sulle organizzazioni della società civile.

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia