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Il movimento BDS invita a intensificare la pressione popolare sulle autorità egiziane e marocchine affinché non agevolino la spedizione di acciaio di tipo militare destinato a Israele, responsabile di genocidio.

Dopo la clamorosa mossa del governo italiano volta a impedire il passaggio nei propri porti di acciaio militare destinato allo Stato genocida di Israele, la pressione del movimento BDS in tutto il Mediterraneo per fermare tali trasferimenti continua a crescere. Le ultime notizie confermano che un’altra spedizione dello stesso acciaio destinato a Israele è stata bloccata nel porto di Port Said, in Egitto, il 17 giugno.

Il carico militare, proveniente dalla RL Steels & Energy Limited (Aurangabad, India) e trasportato a bordo della nave Angelica Maersk (IMO 9948798), aveva precedentemente transitato attraverso il porto di Tanger Med in Marocco.

Sulla base di un allarme ricevuto da «No Harbour for Genocide» e confermato dai dati commerciali disponibili, la destinazione finale di questo carico militare è la società militare israeliana IMI Systems (Elbit Systems Land). Elbit Systems è il più grande produttore privato di armi di Israele e il principale fornitore dell’esercito genocida israeliano. Facilita e trae profitto dall’apartheid e dal genocidio in corso perpetrati contro i palestinesi, nonché dalla continua aggressione criminale da parte di Israele contro i popoli della regione.

Si prevede che il carico scaricato a Port Said proseguirà il suo viaggio dal territorio egiziano; le informazioni attuali indicano il coinvolgimento della nave Maersk Wakayama (IMO 9550357), giunta a Port Said il 19 giugno.

 Transport Place Date Status 2

Al momento della stesura del presente documento, 27 container, contenenti lo stesso carico proveniente dallo stesso fornitore, sono stati trattenuti dalle autorità italiane per essere sottoposti a ispezione ufficiale. Interrogazioni parlamentari (riguardanti 11 container) e audizioni ufficiali (riguardanti tutti i 27 container) in Italia hanno confermato che questo carico non può proseguire il suo viaggio verso Israele senza una specifica autorizzazione da parte dell’Autorità per il controllo delle armi e dei materiali a duplice uso. Queste spedizioni di acciaio potrebbero consentire la produzione di 15 mila proiettili di artiglieria da 155 mm.

Questi proiettili possono essere caricati su diverse testate, dagli esplosivi convenzionali alle bombe a grappolo e al fosforo bianco. Sono ampiamente utilizzati nei bombardamenti israeliani su aree densamente popolate di Gaza. Solo nelle prime sette settimane del genocidio, Israele ha lanciato oltre 90.000 proiettili di artiglieria su Gaza. Inoltre, i proiettili da 155 mm sono stati utilizzati nell’attacco con armi chimiche sferrato da Israele contro Yohmor, in Libano.

Il 1° aprile, il viceministro dei Trasporti italiano ha risposto a una serie di interrogazioni parlamentari in merito, affermando:

"I suddetti materiali sono attualmente e temporaneamente stoccati in un’area portuale idonea sotto l’autorità del servizio doganale e rimarranno lì in attesa delle decisioni dell’Autorità per il controllo delle armi e dei materiali a duplice uso (UAMA), l’ente nazionale responsabile della supervisione dell’esportazione, dell’importazione e del transito di materiali militari e prodotti a duplice uso".

Consentire l’attracco e il trasbordo della spedizione militare diretta in Israele, pur essendo a conoscenza della «plausibilità» del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi, della sua occupazione illegale e dell’apartheid, costituisce una chiara violazione degli obblighi derivanti dalle decisioni prese negli ultimi due anni dalla Corte internazionale di giustizia, dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 settembre 2024 e dalla Corte penale internazionale in merito al coinvolgimento dei leader israeliani nella commissione di crimini internazionali.

Il movimento BDS guidato dai palestinesi fa appello ai sindacati, ai gruppi di solidarietà e alla società civile in generale:

  • In Egitto, per intensificare la pressione sulle autorità egiziane affinché indaghino immediatamente sul carico scaricato a Port Said, ne impediscano il trasbordo verso Israele, responsabile di genocida, e impongano rigorose misure di due diligence (adeguata verifica) per bloccare in futuro il flusso di materiale militare (compresi i materiali a duplice uso) verso Israele attraverso l’Egitto.
  • In Marocco, per intensificare la pressione sulle autorità affinché pongano fine a ogni forma di cooperazione nel settore militare, della sicurezza e della logistica con il regime genocida israeliano, in linea con le decisioni della Corte internazionale di giustizia e con il rifiuto di normalizzazione con l’Israele dell’apartheid da parte della stragrande maggioranza del popolo marocchino.
  • In India, per esercitare pressioni sul governo affinché interrompa la cooperazione militare con Israele, indaghi e adotti misure efficaci per impedire ulteriori esportazioni di materiale militare illegale (compresi i materiali a duplice uso) verso l’Israele del genocidio.
  • In Danimarca e a Singapore, per esercitare pressioni sulle autorità affinché indaghino sulle navi battenti la loro bandiera per verificare il loro coinvolgimento nel trasporto di materiale militare illegale verso Israele e adottino sanzioni efficaci e misure correttive qualora ciò fosse accertato.
  • In tutto il Mediterraneo e in tutti gli altri mari, per esercitare pressioni sulle autorità affinché pongano fine al trasferimento illegale di materiale militare e a duplice uso verso Israele, avviando indagini e adottando misure adeguate, compresa la confisca dei carichi illegali di materiale militare e a duplice uso diretti in Israele.
  • Attraverso le reti globali, per continuare a esercitare pressioni sui colossi del trasporto marittimo Maersk, MSC e su tutte le altre compagnie di navigazione affinché pongano fine alla loro complicità criminale nel facilitare la fornitura di materiale militare al regime israeliano, nonostante il genocidio, l’apartheid e l’occupazione illegale da esso perpetrati.

Scuole e industria militare: forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma

La campagna internazionale per l’embargo militare promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) rappresenta oggi uno degli strumenti politici e civili più efficaci per contribuire a isolare politicamente ed economicamente il regime israeliano di occupazione coloniale, apartheid e genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. Colpire le reti economiche, finanziarie, tecnologiche e istituzionali che sostengono la produzione, la sperimentazione, la commercializzazione e la legittimazione degli apparati militari significa infatti incidere sulle condizioni materiali che rendono possibile la prosecuzione della violenza sistemica e l’impunità internazionale di Israele.

In questo quadro, assume rilevanza l’analisi delle relazioni tra aziende che producono armi e il sistema dell’istruzione e della formazione. Le collaborazioni con scuole, università, enti di ricerca e percorsi di formazione professionale, frequentemente presentate come opportunità di qualificazione tecnico professionale e inserimento occupazionale, contribuiscono non soltanto alla legittimazione culturale, simbolica e politica dell’industria bellica, ma anche ai processi di normalizzazione della violenza coloniale e del genocidio in corso nei confronti della popolazione palestinese all’interno degli spazi educativi pubblici. 

Interrogare criticamente tali connessioni significa dunque riflettere sul ruolo delle istituzioni educative nella riproduzione di modelli economici e geopolitici fondati sul colonialismo, sulla militarizzazione, sulla guerra e sulle disuguaglianze globali, nonché sulle responsabilità etiche e pedagogiche che attraversano il mondo della formazione.

A partire da queste considerazioni, il presente dossier intende offrire strumenti di analisi, documentazione e proposte per sostenere pratiche di consapevolezza critica, trasparenza e mobilitazione collettiva. In che modo le scuole, e quindi il personale docente, educativo e tecnico amministrativo, le altre figure lavoratrici e la popolazione studentesca, possono contribuire concretamente alla campagna internazionale per l’embargo militare e alla costruzione di spazi educativi sottratti alla normalizzazione della guerra e dell’industria bellica?

Dossier a cura di BDS Roma

di Marta Abbà

Dietro i vetri a specchio di via Ercolano, a Monza (MB), si forgiano componenti militari destinati a Israele. Valvole per sommergibili, strutture per il transito di carri armati: pezzi di metallo che attraversano il Mediterraneo e diventano strumenti di guerra. MasperoTech, azienda metalmeccanica della Brianza, ha esportato materiale militare verso lo Stato che sta compiendo un genocidio in Palestina per almeno 534.342 euro tra il 2023 e il 2024. E potrebbe continuare a farlo.

I documenti del Ministero delle Finanze e una relazione della Camera dei Deputati sui materiali di armamento certificano le transazioni: 367.503 euro nel 2024, 166.839 euro nel 2023. Dal 2021 l’azienda ha ottenuto l’autorizzazione a esportare armamenti, rinnovata negli anni successivi. Se le forniture proseguano, ancora oggi non è dato saperlo dai documenti pubblici accessibili, ma nemmeno è possibile escluderlo.

Dalla sede protetta da vetri a specchio e circondata da un prato curato ostinatamente da un robot tagliaerba non trapela nulla. L’edificio sembra immobile, silenzioso, ma all’interno si producono elementi in metallo non ferroso destinati anche al settore della difesa. Inviati anche in Israele, mentre a Gaza continua il massacro della popolazione civile.

Schegge di guerra made in Monza 

Incrociando cifre e date delle transazioni con quelle delle autorizzazioni emergono due scenari: da Monza a Israele sono partite o migliaia di valvole in rame per uso sottomarino o centinaia di componenti in alluminio per strade artificiali. Queste ultime sono strutture militari progettate per far transitare mezzi pesanti e carri armati dove normalmente non potrebbero passare.

Non è possibile dedurre con certezza cosa di preciso sia stato spedito, ma entrambe le ipotesi confermano la natura militare delle forniture. Componenti che, una volta integrati nei sistemi delle forze di difesa israeliane, contribuiscono direttamente alle operazioni belliche in corso.

L’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei Weapon Watch, che ha inserito MasperoTech nel suo “Atlante dell’industria militare italiana”, conferma quanto emerso. “Tra i Paesi in cui l’azienda è stata autorizzata ad esportare, per lo più componenti in alluminio per carri armati e valvolame per sommergibili, si trova anche Israele per un importo sicuramente superiore a mezzo milione di euro e per almeno una commessa risalente al 2022, con consegne nel 2023 e nel 2024”, afferma il fondatore e responsabile Carlo Tombola.

“I pezzi forgiati e lavorati da Masperotech destinati a Israele, essendo progettati per lo specifico uso militare, sono a tutti gli effetti considerati ‘armamenti’, e quindi l’azienda partecipa a pieno titolo alle forniture militari alle forze di difesa israeliane IDF, senza le quali non sarebbe possibile il genocidio della popolazione civile palestinese in corso”, aggiunge Tombola.

Era “solo” una fonderia familiare 

Fondata nel 1909 dalla famiglia Maspero, l’azienda mantiene nel nome la sua origine storica ma dal 2018 appartiene al gruppo CMO, con sede a Cesano Maderno, sempre in Brianza. Il gruppo controlla anche aziende in Tunisia e Slovacchia. Secondo Tombola, “le potrebbe utilizzare per proseguire le forniture a Israele, aggirando il divieto governativo di esportare dall’Italia”.

A presiedere il gruppo, che nel 2024 ha registrato un fatturato superiore ai 5 milioni di euro, c’è Claudio Ongis. Come amministratrice delegata figura la figlia Deborah Eleonora Ongis, mentre l’altra figlia, Monica Alessandra Ongis, è manager della Tunitek di Tunisi, azienda manifatturiera attiva anche nel settore degli armamenti. La presenza di filiali all’estero solleva interrogativi sulla possibilità di continuare le forniture attraverso canali alternativi.

La storia del gruppo CMO e del suo fondatore emerge da un’intervista del 2016 rilasciata alla rivista del Banco Desio “la Banco Nota”, quando la Maspero era ancora in mano alla famiglia fondatrice. Ongis, bergamasco, racconta di aver lavorato alla storica fabbrica Singer di Monza e alla Autobianchi di Desio. Il padre aveva lavorato in entrambe le aziende, influenzandone la scelta di entrare nel manifatturiero locale. Ongis è partito dal basso: “facendo veramente di tutto: dal lucidatore al saldatore, al tornitore”, racconta nell’intervista.

Nel 2018 ha acquisito MasperoTech con l’obiettivo dichiarato di trasformarla attraverso investimenti milionari destinati a risanare debiti, acquisire tecnologie e creare occupazione. Sul sito aziendale, Ongis afferma di “aver visto il potenziale nascosto di questa azienda” e di averle dato “un volto diverso, introducendo tecnologie più avanzate, cambiando lo scenario dei mercati e il tipo di produzione e motivando i lavoratori”.

Seguono i dettagli degli investimenti e delle scelte strategiche, della voglia di “sfondare” sui mercati esteri. Oggi l’azienda esporta l’80% dei suoi prodotti all’estero. “Senza dubbio l’essere entrati a far parte del gruppo CMO ha creato una grande opportunità in Masperotech”, dichiara Ongis sul sito, rivendicando di aver creato “un’azienda che è sul podio dei migliori produttori di grandi forgiatura di alluminio in Europa”. E anche tra le 12 che hanno esportato armamenti in Israele durante il genocidio.

Consapevolezze e responsabilità del territorio

MasperoTech è iscritta ad Assolombarda e alla Camera di Commercio di Monza e Brianza, dichiara collaborazioni con il Politecnico di Milano ed è diventata quest’anno membro della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD). L’ingresso in quest’ultima federazione consolida ulteriormente il posizionamento dell’azienda nel settore della difesa.

La Brianza, territorio a nordest di Milano che ha costruito la propria identità su piccole e medie imprese manifatturiere, è conosciuta per la sua operosità e tradizione industriale. Ma dietro i prati curati da robot tagliaerba e le facciate silenziose delle sue zone industriali si prendono decisioni che alimentano un genocidio a migliaia di chilometri di distanza. Pochi lo sanno. L’apparenza tranquilla può ingannare: l’azienda opera nell’industria bellica senza clamore, integrata nel tessuto produttivo locale come tante altre realtà manifatturiere della zona.

 Lia F., attivista di BDS Milano, spiega che “conoscere queste informazioni su MasperoTech è molto utile per ricostruire la fisionomia di quella rete di aziende complici che sostengono e riforniscono materialmente l’esercito israeliano, in violazione di chiari obblighi legali di non collaborare ad azioni genocidarie. I cittadini monzesi non devono andare lontano per trovare qualcuno a cui chiedere di smettere di essere corresponsabili del massacro della popolazione civile di Gaza”.

Il  9 dicembre alla sala stampa della Camera dei Deputati è stato presentato il dossier di BDS Italia Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. con interventi di  Stefania Ascari, Arnaldo Lomuti, Michela Arricale, Stefania Maurizi, Rossana De Simone, Anthony Aguilar

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“Serve verità, trasparenza e responsabilità. L’Italia non può essere complice.” Stefania Ascari (Presidente dell’Intergruppo per la Pace tra la Palestina e Israele) ha aperto e chiuso i lavori richiamando l’urgenza di portare “dentro le istituzioni” il dossier di BDS Italia su Leonardo S.p.A. e le sue relazioni con Israele e riconoscendo il valore del lavoro di ricerca e denuncia della società civile e in particolare del movimento globale a guida palestinese BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni). 

Ascari denuncia “un business spaventoso, alimentato da piani di riarmo europei da 800 miliardi di euro” e ricorda come “la pace sia il peggior nemico di chi guadagna sulle armi”. Chiede misure immediate: “Sanzioni a Israele, stop totale ad accordi, armi, cooperazione economica e accademica. Riconoscere la Palestina e fermare l’occupazione illegale.”

Anche l’onorevole Arnaldo Lomuti (M5S – Commissione Difesa) critica la posizione del governo italiano di “subalternità totale” a Israele e agli Stati Uniti. “Non parliamo di guerra, ma di sterminio organizzato. Dire che Israele ‘sta esagerando’ mentre bombardano civili è indegno di un Paese democratico.” Lomuti accusa l’Italia di violare la legge 185/90: “Quando c’è un genocidio in corso, sospendere le forniture non è una scelta politica: è un obbligo di legge.”

Leonardo e il complesso militare-industriale: “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio.” 

Rossana De Simone (Peacelink e autrice del dossier) ha ricostruito l’evoluzione di Leonardo come attore centrale della “global security”:  “Oggi Leonardo integra difesa, sicurezza, spazio, digitalizzazione totale. È una rete industriale che lega Italia, USA e Israele.” De Simone ha mostrato come la cooperazione industriale e tecnologica con Israele renda l’Italia parte di una filiera che alimenta direttamente l’offensiva militare:  “È un sistema industriale globale, e l’Italia vi è pienamente inserita.”

Leonardo su Gaza: “Documenti alla mano, le forniture a Israele continuano.” La giornalista d’inchiesta Stefania Maurizi ha presentato dati e analisi basati su documenti diplomatici e materiali non aggregati. Contrariamente alle dichiarazioni aziendali: “Leonardo ha continuato a fornire componentistica per i caccia F-15 israeliani anche dopo il 7 ottobre.” Maurizi ha ricordato come le basi USA in Italia siano una piattaforma strategica essenziale per le guerre americane:  “Il nostro territorio è parte della macchina da guerra. Negarlo significa mentire ai cittadini.”

Responsabilità penale internazionale: “La complicità non è uno slogan, è un reato.” L’avvocata Michela Arricale ha illustrato la cornice giuridica del genocidio secondo la Convenzione del 1948: “Non serve l’intento genocidiario: basta sapere che il proprio contributo facilita il crimine.” Ha chiarito che la Corte Internazionale di Giustizia ha già riconosciuto un “rischio plausibile di genocidio”:
“Oggi la consapevolezza è pubblica e documentata. Continuare a fornire armi o tecnologie non è più un fatto politico: è responsabilità penale.”
Arricale ha concluso: “La domanda è semplice: Leonardo e i funzionari pubblici hanno fatto tutto il possibile per prevenire la loro partecipazione al genocidio? Se la risposta è no, allora parliamo di crimine internazionale.”

Whistleblower dagli aiuti umanitari: “Gaza Humanitarian Foundation era un’operazione militare, non un ente di aiuto.” Collegato durante la conferenza stampa, Anthony Aguilar, ex contractor di Gaza Humanitarian Foundation, ha denunciato la natura non umanitaria dell’ente per cui ha lavorato:  “Gli aiuti erano usati come arma: fame, acqua e spostamenti forzati come strumenti di controllo.” Ha parlato dell’uso di tecnologie biometriche statunitensi e del controllo dell’IDF sulle operazioni:  “Eravamo parte di un’operazione militare supplementare, non di una missione umanitaria.”

In conclusione , Ascari ha ricordato : “Il genocidio continua. Restare informati e mobilitati è un dovere civile.”

La conferenza si è chiusa con un appello condiviso:

rompere la propaganda di guerra legata anche al programma di riarmo europeo e sostenere le richieste della società civile palestinese attraverso l’appello al BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) che sono:

  • Embargo militare totale (import - export da e per Paesi in guerra o che commettono gravi crimini contro l'umanità o genocidio, come previsto dalla normativa nazionale ed internazionale) 
  • Stop ai transiti di sistemi d'arma in tutti i porti civili e rafforzamento dei                        controlli, anche tramite la costituzione di Osservatori con la partecipazione di istituzioni e associazioni della società civile
  • Sospensione degli accordi tra Italia e Israele di collaborazione nel campo della ricerca e della collaborazione nel settore bellico, incluso sorveglianza e cybersicurezza
  • Blocco dei rifornimenti di carburanti (embargo energetico)
  • Azioni legali contro aziende che contravvengono le norme vigenti e contro le autorità preposte ai controlli in caso di mancato controllo

“Non è finito nulla: il genocidio continua. Sta a noi restare umani.”
Stefania Ascari

 

DOSSIER DA SCARICARE: Piovono euro sull'industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo SpA Le relazioni con Israele.

 

COMUNICATO LANCIO CONFERENZA STAMPA: https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-embargo/2983-conferenza-stampa-alla-camera-dei-deputati-presentazione-dossier-leonardo-s-p.a

Negli ultimi decenni l’Italia si è distinta come uno dei partner europei più fedeli a Israele, avallandone politiche di aggressione e intensificando i legami industriali e militari. Mentre Israele è impegnato in un genocidio contro la popolazione palestinese, l’industria italiana, con Leonardo in prima fila, diventa così parte integrante del circuito che alimenta i crimini contro l’umanità e legittima la repressione.

Questo dossier intende denunciare tali complicità, mostrando come le scelte politiche e industriali italiane non siano neutrali, ma contribuiscano concretamente a rafforzare un regime di apartheid e occupazione. Mentre il governo parla di sicurezza e di innovazione tecnologica, ciò che si consolida è un modello di guerra permanente, in cui l’Italia non è spettatrice, ma attore pienamente coinvolto.

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Il dossier

Rossana de Simone, insieme a BDS Italia, ci offre il dossier Piovono euro sull’industria ‘necessaria’ di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele che indaga il legame crescente tra l’industria bellica europea e quella israeliana, con un focus specifico sul ruolo dell’Italia e di Leonardo. L’analisi mette in evidenza come, dietro la retorica della difesa e della sicurezza globale, si consolidi una rete di complicità politica, industriale e tecnologica che alimenta guerre e violazioni sistematiche del diritto internazionale.

In particolare, Leonardo S.p.A. risulta partner di primo piano delle aziende militari israeliane, collaborando su droni armati, radar, cyber-sicurezza, sistemi missilistici e infrastrutture digitali di sorveglianza. Queste cooperazioni non si fermano al livello commerciale, ma si strutturano in joint venture e progetti condivisi che trasferiscono know-how e rafforzano la capacità militare di Israele, impegnato nella guerra permanente contro la popolazione palestinese.

Il dossier evidenzia come governi italiani e vertici industriali non solo avallino tali relazioni, ma le incoraggino, presentandole come parte integrante della strategia di “global security”. La definizione di industria della difesa come “necessaria”, promossa dal ministro Crosetto e dagli stessi vertici di Leonardo, diventa così lo strumento retorico con cui giustificare investimenti miliardari e accordi con attori implicati in crimini di guerra e pratiche di apartheid.

Dietro il rilancio del riarmo europeo e italiano si nasconde quindi un paradosso: la promessa di sicurezza viene costruita grazie alla complicità con un sistema di occupazione e violenza, che non solo mette a rischio la pace in Medio Oriente, ma consolida un modello globale fondato sulla guerra preventiva e sulla militarizzazione della società.

 

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Il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, un po’ alla volta è diventato un centro del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele durante il genocidio in corso dei palestinesi a Gaza, come rivelato da The Weapon Watch, un’iniziativa della società civile che monitora la produzione e la logistica delle armi.

The Weapon Watch ha dichiarato: “I lavoratori portuali di Ravenna stanno assistendo al passaggio di container di munizioni destinati all'IDF”.

Queste merci letali vengono caricate su navi container dirette ad Haifa e Ashdod, gestite principalmente dalla compagnia di navigazione israeliana ZIM.

Una delle ultime denunce da parte di un lavoratore portuale anonimo risale al 30 giugno, quando diversi container etichettati come “esplosivi” di classe 1.4 (cioè munizioni) sono stati caricati a bordo della “ZIM New Zealand”, partita per Haifa, dove è arrivata regolarmente il 4 luglio.

MSC e la sua strategicità nel genocidio in corso

Mediterranean Shipping Company S.A., meglio nota con la sigla MSC, oggi è la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale. Movimenta annualmente 27 milioni di TEU [1] (stima), ha più di 200.000 dipendenti, 675 uffici nel mondo, e trasporta merci su 300 rotte con 520 porti di scalo in 155 paesi; [2] con una flotta dalla capacità di 6.716.575 TEU, gestisce il 20,6% del mercato mondiale, seguito dalla Maersk con il 14,1%. [3]
La MSC fu fondata nel 1970 a Napoli come compagnia privata dall'armatore Gianluigi Aponte, quando comprò la sua prima nave. MSC Italia è presente in 13 porti italiani, ha 16 uffici e circa 600 dipendenti. [4]

E’ importante evidenziare come la gran parte del commercio, traffico e trasferimento di materiale bellico a livello mondiale (circa l’80%) avviene via mare. Come scriveva Sergio Finardi in “Fatal Freight”, e pubblicato dall’IPIS (International Peace Information Service) un istituto di ricerca indipendente, “Il trasporto marittimo è la principale modalità utilizzata per il trasporto internazionale di armi convenzionali. [5]
Inoltre, nel caso specifico di Israele, il commercio marittimo ha un ruolo indispensabile: "secondo la Israel Ports Company, il trasporto marittimo rappresenta quasi il 98% del commercio estero del Paese." [6]

Il coinvolgimento della MSC nella logistica di guerra negli ultimi anni, e in particolare nel genocidio in Palestina, è spiegato e ammesso candidamente da un articolo del 1° novembre 2023 del quotidiano israeliano “The Jerusalem Post”, media notoriamente vicino al partito di governo Likud, il cui presidente è Benjamin Netanyahu:

Il gigante delle spedizioni MSC Cargo continua a consegnare in Israele nonostante la guerra. La società annuncia che non imporrà sovrapprezzi di guerra o spese di sosta.”
MSC Cargo, la più grande compagnia di spedizioni al mondo, continua a operare da e per Israele durante la guerra. Con lo scoppio della guerra, la direzione dell'azienda in Israele si è dedicata al trasporto di attrezzature militari e mediche essenziali, nonché al trasporto di progetti speciali da destinazioni in tutto il mondo, essenziali per rafforzare le capacità di combattimento e di sicurezza durante questo periodo." [7]
Questo annuncio seguiva di poco l’analogo comunicato della ZIM, la maggiore compagnia di navigazione israeliana. [8] Tuttavia, al contrario di MSC, la ZIM aveva caricato i suoi clienti con un sovrapprezzo, da 50 a 100 dollari per TEU, per il rischio di guerra, a seguito di un massiccio aumento dei premi assicurativi per le navi che operano nei porti israeliani. [9]

"MSC è di proprietà di Gianluigi Aponte, con sede centrale in Svizzera. Rafaela Diamant Pinas Aponte, sua moglie e figlia di un banchiere israeliano, ha avuto un ruolo determinante nel facilitare l’accesso al credito e alla finanza israeliana.” [10]

“Gli Houthi hanno individuato questa connessione e prendono di mira le navi MSC”
La questione della proprietà e della nazionalità di una nave è importante perché gli Houthi hanno dichiarato di attaccare solo le imbarcazioni collegate a Israele, al Regno Unito e agli Stati Uniti. Il gruppo dichiara di mirare a interrompere il commercio israeliano e a esercitare pressioni politiche per fermare il massacro in corso a Gaza." [11]

Sono almeno 10 le navi cargo MSC prese di mira dai ribelli Houthi, a partire dalla fine del 2023, nel Mar Rosso. "I militanti Houthi continuano a prendere di mira le portacontainer di MSC, affermando che si tratta di “navi israeliane”. Le navi del gruppo ginevrino sono state quelle più frequentemente prese di mira dai militanti yemeniti". [12]

 

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Sotto i riflettori? Tratte e terminal controllati da MSC

Malgrado questa rivendicata e pubblica complicità di MSC nel sostegno a Israele, compreso il rifornimento di armi, la società è rimasta per lungo tempo fuori dai radar delle campagne di boicottaggio e di protesta del movimento pro Palestina, soprattutto in Italia.

La prima azione di boicottaggio contro la complicità di MSC con Israele è avvenuta il 15 aprile 2024 nel porto di Walyalup/Freemantle in Australia, con un presidio davanti al quartier generale della MSC, organizzato da “Unionists for Palestine” (U4P).

Per il presidio era stato diffuso questo comunicato:
"Questa azione fa parte di una giornata internazionale di mobilitazione, ‘Azione A15’, per un "Blocco Economico Coordinato per Liberare la Palestina". MSC ha firmato un Vessel Sharing Agreement (VSA) con la compagnia di trasporto container israeliana ZIM, il che ha suscitato proteste, tra cui picchetti di U4P al porto di Fremantle, per il suo ruolo nella consegna di armi e rifornimenti a Israele.” [13] Le navi MSC fermano regolarmente al porto di Fremantle e chiediamo a MSC di porre fine al suo sostegno all'Israele dell'apartheid e al genocidio a Gaza.” [14]
Successivamente, il 28 aprile 2024 era stato organizzato un picchetto per bloccare le due entrate del porto di Freemantle, con l’obiettivo di impedire il carico di una nave cargo di MSC. [15]

Una successiva mobilitazione contro una nave MSC è avvenuta in Grecia.
“Venerdì 14 giugno 2024 è scattato l'allarme al porto del Pireo, in quanto la nave portacontainer "MSC ALTAIR" , che trasporta equipaggiamento militare destinato a Israele, avrebbe dovuto attraccare sabato mattina. […] Il sindacato dei lavoratori dei moli del Pireo (ENEDEP) è entrato in azione, invitando i lavoratori del porto e tutti gli abitanti del Pireo a mobilitarsi per impedire alla nave di scaricare materiale bellico.” [16]

Grazie all'immediata reazione dei lavoratori del porto, la nave con il carico mortale ha recepito il messaggio e ha cambiato destinazione, dirigendosi verso il porto italiano di Gioia Tauro (RC), Calabria. Passano pochi giorni e nello stesso porto di Gioia Tauro un’altra nave della MSC, la Arina, viene sequestrata per traffico d’armi.
Il 18 giugno 2024, le Forze dell’Ordine italiane hanno attuato nel porto di Gioia Tauro un ingente sequestro di armi che erano stoccate in container scaricati dalla nave MSC Arina. I media italiani affermavano che i materiali stavano andando a Bengasi e probabilmente destinati alle forze del libico e leader militare Khalifa Haftar." [17]
Il 28 giugno 2024, appena 10 giorni dopo, sempre nel porto di Gioia Tauro, "il comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e l’Agenzia delle Dogane sono intervenuti sulla MSC Apolline: la nave conteneva armi destinate al clan degli Haftar, da sequestrare. Intanto, come già prima la MSC Arina, anche la MSC Apolline è ripartita verso il Marocco. Senza il carico destinato alla Libia." [18]

Su questa rotta Valencia-Barcellona-Gioia Tauro, percorsa dalle 2 navi sequestrate, è da sottolineare che tutti e tre i terminal portuali di sbarco sono controllati da MSC.

 

BDS e la denuncia globale #NessunPortoperilgenocidio

Il 12 giugno del 2025, BDS Movement ha segnalato due navi della MSC coinvolte nel trasferimento di materiale bellico verso Israele, la MSC Laura e la MSC Mombasa, sottolineando che “la legge non lascia dubbi: i trasferimenti di materiale militare a Israele mentre commette plausibilmente un genocidio, perpetra l'apartheid e continua la sua occupazione illegale sono proibiti. Come confermano i massimi esperti legali , gli stati di bandiera, gli stati costieri, gli stati di transito e tutti quegli stati che non prendono provvedimenti mentre le società sotto la loro giurisdizione effettuano trasferimenti militari illegali a Israele, devono essere ritenuti responsabili del loro coinvolgimento in questi crimini.” [19]
Ha successivamente denunciato questi traffici con altri 2 articoli nel luglio 2025: “Da Anversa ad Ashkelon: Nessun porto per il genocidio”, [20] e sottolineato l’importanza di agire tempestivamente per bloccarne l’azione: “Non c’e’ tempo da perdere nel mezzo di un genocidio” [21]

Le due navi cargo della MSC operano sulla tratta marittima che tocca, tra gli altri, i porti di Amburgo in Germania, Anversa in Belgio e Ashdod in Israele - i cui terminal sono controllati tutti da MSC - che è stata potenziata a partire dall'agosto 2023 da MSC in "partnership con l'israeliana ZIM, nell'ambito di un accordo di condivisione delle navi." [22]


 SCARICA IL DOSSIER COMPLETO SU MSC (agosto 2025)



Note:

 

[1]  Unità equivalente a venti piedi. Con TEU, ovvero “Twenty-foot Equivalent Unit”, si indentifica una misura standard nel trasporto marittimo che corrisponde alle dimensioni del container ISO da 20 piedi, circa 38 m³.

[2]  https://www.msc.com/it/about-us

[3] https://alphaliner.axsmarine.com/PublicTop100/

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Mediterranean_Shipping_Company

[5] https://ipisresearch.be/wp-content/uploads/2017/06/170607_Fatal-Freight.pdf

[6]  https://economictimes.indiatimes.com/industry/transportation/shipping-/-transport/iran-isra

[7] https://www.jpost.com/israel-news/article-771157 di Hadas Peer, 1 novembre 2023 

[8]  https://www.jpost.com/israel-news/article-767539

[9] https://www.tradewindsnews.com/insurance/zim-passes-on-israel-war-risk-charge-to-shippers/2-1-1540448

[10] https://forbes.it/2023/04/12/rafaela-aponte-self-made-woman-piu-ricca-mondo ].

[11] https://stage.ilmanifesto.it/obiettivo-msc-gli-houthi-colpiscono-ancora

[12]  https://www.shippingitaly.it/2024/05/10/navi-portacontainer-di-msc-sempre-piu-nel-mirino-degli-houthi/

[13] https://www.msc.com/en/newsroom/customer-advisories/2023/august/msc-enhances-panda-service-through-new-vsa

[14]  https://www.greenleft.org.au/content/tell-msc-drop-zim-now

[15] https://www-lastplaceonearth-com-au.translate.goog/pro-palestinian-activists-arrested-at-israeli-shipping-company-picket/

[16] https://www.rizospastis.gr/page.do?publDate=15/6/24&id=19707&pageNo=5

[17] https://www.timesaerospace.aero/features/defence/libyas-deadly-game-of-drones

[18] https://www.corriere.it/esteri/24_luglio_04/nave-cinese-armi-haftar-49b80f2a-c7b2-4dc1-8d20-934b28f77xlk.shtml

[19] https://www.bdsmovement.net/news/bds-urges-belgian-authorities

[20] https://www.bdsmovement.net/news/antwerp-ashkelon-no-harbour-genocide

[21] https://www.bdsmovement.net/news/belgian-court-rules-against-transit-military-equipment

[22] https://www.msc.com/en/newsroom/customer-advisories/2023/august/msc-enhances-israel-express-service-through-new-vsa

La Germania, uno dei principali partner di Israele nel genocidio contro i palestinesi a Gaza,  ha annunciato venerdì 8 agosto che fino a nuovo avviso “non approverà alcuna esportazione di attrezzature militari che potrebbero essere utilizzate nella Striscia di Gaza”. 

Ma la Germania sta mentendo ancora una volta. Proprio lo stesso giorno, la società madre del produttore tedesco di sottomarini TKMS ha dichiarato durante la sua assemblea generale annuale che la Germania aveva appena rilasciato una licenza per l'esportazione di un sottomarino in Israele.

Non possiamo mai fidarci di nessun governo tedesco per ovvie ragioni. Per la Germania far sì che Israele non sia chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni è una “ragion di Stato”, il che significa che mente, inganna, corrompe e intimidisce per impedire in qualsiasi modo che questo avvenga. In considerazione di ciò e del fatto che quest’ultimo annuncio è molto vago e impreciso, è probabile che si tratti solo di una mossa di facciata. 

Il movimento BDS chiede di aumentare la pressione sull'establishment tedesco affinché ponga fine alla sua spudorata complicità nei crimini di guerra, nei crimini contro l'umanità e nel genocidio commessi da Israele.

In una dichiarazione, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha citato la recente “azione militare ancora più dura” di Israele come motivo della sospensione delle esportazioni di armi. Come se 22 mesi di genocidio, assedio e fame non fossero sufficienti. Non ha fatto alcun riferimento alla sospensione delle attuali licenze di esportazione che la Germania ha rilasciato a Israele.

Questo annuncio ha lo scopo di placare l'opinione pubblica tedesca, sempre più contraria alla depravata criminalità di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni e sempre più indignata per il coinvolgimento della Germania in un altro genocidio. La pressione collettiva popolare del movimento BDS sta cominciando a funzionare. Sia chiaro, questo è il risultato della mobilitazione popolare.  most surveyed nations have negative views

 

Tuttavia, dobbiamo mantenere alta la pressione della società civile per garantire che l'annuncio della Germania si traduca in azioni concrete e tempestive, che sospenda le attuali licenze di esportazione verso Israele e che sia chiamata a rispondere delle sue menzogne. 

La Germania è il secondo fornitore militare di Israele. Dall'inizio del genocidio di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi nell'ottobre 2023, la Germania ha aumentato le sue esportazioni militari verso Israele a oltre 485 milioni di euro. I leader politici, accademici, culturali ed economici tedeschi hanno giustificato con fervore il genocidio di Israele e represso coloro che chiedono di porre fine all'impunità e alla complicità.

Nel settembre 2024, la Germania ha affermato di aver “smesso di approvare le esportazioni di armi da guerra a Israele”. Si è rivelata l'ennesima bugia tedesca! La Germania si limita a credere alla parola di Israele che il materiale militare tedesco non sarà usato contro i palestinesi, ignorando il fatto ormai universalmente noto che l'intero establishment di Israele mente compulsivamente.

 Nmibian presidency

Tuttavia, il tabù globale delle sanzioni contro Israele è stato finalmente infranto. 

Il 16 luglio, a Bogotà, 12 stati guidati da Colombia e Sudafrica, si sono impegnati ad adottare misure concrete che richiamano Israele alle proprie responsabilità, tra cui un embargo militare e marittimo completo, restrizioni sul sostegno pubblico e privato all’occupazione e il perseguimento della responsabilità legale per gravi crimini internazionali.

Il 28 luglio, il Brasile ha annunciato una serie di restrizioni alle relazioni bilaterali con lo stato genocidario di Israele in ambito politico, legale, diplomatico, militare e commerciale. 

Il 31 luglio, la Slovenia è stata il primo Stato dell'UE ad annunciare il divieto totale di importazione, esportazione e transito di armi da e verso Israele.

Analogamente, il governo spagnolo ha recentemente annunciato che sosterrà in Parlamento leggi per imporre direttamente un embargo militare contro Israele. 

Insieme, è possibile porre fine a tutto questo. Chiediamo di intensificare la pressione della società civile su tutti gli Stati affinché impongano sanzioni lecite e mirate contro Israele. È questo il modo più efficace per porre fine agli atroci crimini di Israele contro i palestinesi a Gaza e ovunque.

Il movimento BDS chiede che venga intensificata la pressione della società civile su tutti gli stati, compresa la Germania amante dei genocidi, affinché impongano sanzioni legali e mirate contro Israele.

 Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS

Con una sentenza storica, un tribunale di Bruxelles ha ordinato oggi al governo della regione fiamminga del Belgio di bloccare un container che trasportava prodotti a duplice uso verso Israele e di fermare ogni ulteriore transito di materiale militare verso Israele a causa del genocidio in corso contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza.

Il giudice ha stabilito che il governo fiammingo è sistematicamente venuto meno ai suoi obblighi legali ai sensi della Convenzione sul genocidio e gli ha imposto una multa per ogni spedizione militare verso Israele che potrebbe ancora passare.

Le richieste avanzate dai partner e dagli alleati del BDS - INTAL, Vredesactie, 11.11.11 e la Lega fiamminga per i diritti umani - sono state accolte dal tribunale su tutti i fronti.

Il container che ha scatenato la causa era in transito nel porto di Anversa. Contiene i cosiddetti cuscinetti a rulli conici, prodotti dall'azienda francese Timken, destinati all'azienda militare israeliana Ashot Ashkelon Industries.

Nel porto di Salerno fanno scalo e transitano regolarmente forniture di materiale bellico, tra le quali quelle destinate alle forze armate israeliane, che le adoperano per massacrare la popolazione a Gaza e nel resto della Palestina. 
 
BASTA NAVI NEI NOSTRI PORTI CHE TRASPORTANO ARMI PER ISRAELE, PER CONTINUARE IL GENOCIDIO DELLA POPOLAZIONE PALESTINESE. BASTA SILENZIO, BASTA COMPLICITA!
FIRMA LA PETIZIONE PER CHIEDERE L'INTERRUZIONE DEL TRAFFICO DI ARMI NEI NOSTRI PORTI > FIRMA QUI
 
Questi traffici vanno avanti da tempo nel silenzio più assoluto delle autorità, a tutti i livelli, e delle imprese che gestiscono i terminal e ne ricavano profitti.

Dei più recenti trasporti di materiale militare, in transito a Salerno, si è venuto a sapere lo scorso 4 giugno 2025 grazie alla pubblicazione di un’inchiesta congiunta del sito di giornalismo investigativo francese Disclose e del media irlandese The Ditch[1].

Il 5 aprile si è fermata a Salerno la nave cargo “Contship Era”, della compagnia israeliana ZIM, che aveva caricato a Fos-sur-Mer (nei pressi di Marsiglia in Francia) "26 pallet, ovvero circa 20 tonnellate di merci, destinate all'IMI, Israel Military Industries, una sussidiaria di Elbit Systems, uno dei principali produttori di armi israeliani. L'azienda, che si definisce "fornitore esclusivo delle Forze di Difesa Israeliane", fornisce all'IDF proiettili di piccolo e grosso calibro.[1]
Il 26 maggio la stessa nave ha fatto scalo a Salerno dopo aver caricato a Fos-sur-Mer “due milioni di nastri per armi automatiche: un milione di M9, utilizzate per equipaggiare armi pesanti, e l'altra metà composta da nastri M27. Questi ultimi, destinati ai fucili automatici leggeri, sarebbero compatibili con il Negev 5. Utilizzata a Gaza dall'esercito israeliano, questa mitragliatrice è stata impiegata nel "massacro della farina" del 29 febbraio 2024, dove più di cento civili palestinesi sono stati uccisi nei pressi di un convoglio di aiuti umanitari.[1]

Il 9 giugno la “Contship Era” è tornata di nuovo a Salerno ma questa volta a Fos sur Mer la coraggiosa mobilitazione dei lavoratori portuali era riuscita a identificare ed evitare di caricare sulla nave tre container di armi, con decine di tonnellate di nastri per mitragliatrici e per cannoni. Anche nel successivo scalo a Genova i portuali avevano controllato che non venisse caricato a bordo materiale bellico. Dopo la tappa di Genova la Contship invece di comunicare la destinazione di Salerno come prossimo scalo programmato (venuta forse a conoscenza delle annunciate proteste anche nel porto di Salerno, dove nella giornata di domenica si è tenuto un presidio davanti al porto), per depistare aveva indicato come destinazione il piccolo porto di Scilla in Calabria, aveva spento il transponder AIS durante alcune ore della navigazione, e infine era approdata a Salerno dopo ben 38 ore di viaggio (nei precedenti ne erano bastate 24). Malgrado le rassicurazioni, nessuno può garantire che non abbia caricato materiale bellico: tutte le incongruenze e trucchetti riscontrati, usati abitualmente dalle navi implicate nel traffico di armi, lasciano supporre che l'abbia fatto.

La tratta Fos-sur-Mer > Genova > Salerno > Haifa, denominata "Tyrrhenian Container Line", è attiva dal 25 maggio 2022. Inizialmente gestita principalmente dalla compagnia cinese Cosco, dal 19 gennaio 2024 è appannaggio quasi esclusivo della compagnia israeliana ZIM, con partenze settimanali [2]. Il flusso di approvviggionamenti e armi per la macchina bellica e genocidaria israeliana appare costante.
 
Infine l'11 giugno è approdata a Salerno la nave HC OPAL. "Si ritiene che la nave, battente bandiera di Antigua e Barbuda, abbia trasportato rifornimenti militari, tra cui esplosivi, componenti di razzi e spolette, destinati a Israele nel suo genocidio in corso contro 2,3 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza illegalmente occupata. La nave è di proprietà dell’International Maritime Management (Imm), registrata ad Ahrensburg, in Germania. La compagnia assicurativa norvegese Gard fornisce la copertura assicurativa per la HC Opal. La società danese Ocean 7 Project, che gestisce la nave, è la stessa che ha operato il viaggio illegale della MV Kathrin, che trasportava esplosivi in ​​Israele durante il genocidio.
Dopo essere stata allertata della presenza del carico a bordo della HC Opal, Antigua e Barbuda ha emesso una direttiva[3] che conferma che è “severamente vietato a qualsiasi nave registrata sotto la bandiera di Antigua e Barbuda trasportare armi, munizioni o altre attrezzature militari destinate alla consegna o all’uso in una zona di conflitto” e che una nave che “violi tale divieto può essere trattenuta su richiesta dell’Amministrazione in un porto straniero per la rimozione del carico proibito, a spese del proprietario”. Antigua e Barbuda ha dichiarato che in tali casi cambierà la bandiera della nave e intraprenderà altre azioni legali.[4]"
Dopo questa direttiva governativa,la HC Opal ha disattivato il suo AIS, scomparendo dai radar per 6 giorni. Ci sono tutte le ragioni per credere che la HC Opal abbia effettivamente consegnato le 10 tonnellate di equipaggiamento militare a Israele nel frattempo.
Il movimento BDS ha denunciato che questa consegna sia avvenuta il 4 giugno nel porto di Haifa [5].
La nave compare successivamente sui siti di tracciamento navale, indicando che sta navigando, sempre sotto la stessa bandiera, verso il porto di Marsiglia, con arrivo previsto per la sera dell'11 giugno. Nella stessa data dell'11 arriva invece a Salerno, per ripartire la mattina di giovedi 12 giugno, con destinazione presunta Mobile, negli USA.

Un cargo che traffica armi, dopo aver spento per una settimana il transponder AIS (sistema di segnalazione propria posizione), tra tutti i porti del Mediterraneo, ha scelto di fare scalo a Salerno. Evidentemente un porto accogliente e sicuro per questo tipo di navi e traffici.

"La legge non lascia spazio a dubbi: i trasferimenti di equipaggiamento militare verso Israele, mentre quel Paese commette genocidio, perpetua l'apartheid e continua la sua occupazione illegale, sono proibiti. Come confermato da esperti legali di alto livello, gli Stati di bandiera, gli Stati costieri e tutti gli Stati che non intervengono mentre le aziende sotto la loro giurisdizione effettuano trasferimenti militari illegali verso Israele, devono essere ritenuti responsabili della loro partecipazione a questi crimini.[3]"

Oltre alla Convenzione sul Genocidio, tali traffici sono vietati in Italia dalla legge 185/1990 (Art. 1.6.d) che impone un divieto al commercio di armamenti e di tecnologie militari “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani" [6]

4 approdi di navi che trasportano armi a Israele nel porto di Salerno in due mesi (e parliamo solo di quelli sui quali si sono accesi i riflettori) e sappiamo bene che la maggior parte dei traffici avviene senza alcuna notizia.

Cosa hanno da dire sul traffico di armi per un genocidio, che passa impunemente nei nostri porti, l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, il Comune di Salerno e la città metropolitana di Napoli (componenti del comitato di gestione dell'autorità Portuale), la Regione Campania, le capitanerie di porto, le imprese come Gallozzi e MSC che gestiscono i terminal a Salerno e Napoli? E i sindacati di categoria? Faranno ancora finta di non sapere, non vedere? 

In tutto il mondo sempre più portuali e lavoratori della logistica si rifiutano di partecipare al trasporto di armi e materiale bellico in solidarietà con il popolo palestinese e tutti i popoli vittime delle guerre imperialiste.

I portuali di Marsiglia,Tangeri, Casablanca e Genova sono gli ultimi protagonisti di questa campagna di solidarietà operaia e internazionalista. Sosteniamo e promuoviamo questa campagna per fermare le armi destinate a perpetuare il genocidio in Palestina!

Mobilitiamoci contro il genocidio e la corsa al riarmo poiché il porto di Salerno è un ingranaggio strategico dell'imperialimo italiano e occidentale.

Non è più tempo di restare in silenzio!
Fermiamo la complicità dell'Italia nel genocidio!
Blocchiamo la logistica di guerra!
 
Testo a cura di BDS Salerno e BDS Italia

FIRMA LA PETIZIONE PER CHIEDERE L'INTERRUZIONE DEL TRAFFICO DI ARMI NEI NOSTRI PORTI > FIRMA QUI
 
 
Fonti:

[2] https://abregistry.ag/wp-content/uploads/2025/05/Information-Notice-2025-001-Prohibition-on-the-Carriage-of-Arms-and-Ammunition-Destined-for-Use-in-Conflict-Zones.pdf" rel="noreferrer noopener" style="box-sizing: border-box; margin: 0px; padding: 0px; background-color: transparent; color: rgb(46, 150, 243); overflow-x: auto; white-space: nowrap; cursor: pointer !important;">https://www.shipmag.it/zim-rivede-gli-accordi-con-cosco-che-aveva-deciso-di-cancellare-i-servizi-per-israele/https://www.shipmag.it/zim-rivede-gli-accordi-con-cosco-che-aveva-deciso-di-cancellare-i-servizi-per-israele/https://abregistry.ag/wp-content/uploads/2025/05/Information-Notice-2025-001-Prohibition-on-the-Carriage-of-Arms-and-Ammunition-Destined-for-Use-in-Conflict-Zones.pdf