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Il movimento BDS invita a intensificare la pressione popolare sulle autorità egiziane e marocchine affinché non agevolino la spedizione di acciaio di tipo militare destinato a Israele, responsabile di genocidio.
Dopo la clamorosa mossa del governo italiano volta a impedire il passaggio nei propri porti di acciaio militare destinato allo Stato genocida di Israele, la pressione del movimento BDS in tutto il Mediterraneo per fermare tali trasferimenti continua a crescere. Le ultime notizie confermano che un’altra spedizione dello stesso acciaio destinato a Israele è stata bloccata nel porto di Port Said, in Egitto, il 17 giugno.
Il carico militare, proveniente dalla RL Steels & Energy Limited (Aurangabad, India) e trasportato a bordo della nave Angelica Maersk (IMO 9948798), aveva precedentemente transitato attraverso il porto di Tanger Med in Marocco.
Sulla base di un allarme ricevuto da «No Harbour for Genocide» e confermato dai dati commerciali disponibili, la destinazione finale di questo carico militare è la società militare israeliana IMI Systems (Elbit Systems Land). Elbit Systems è il più grande produttore privato di armi di Israele e il principale fornitore dell’esercito genocida israeliano. Facilita e trae profitto dall’apartheid e dal genocidio in corso perpetrati contro i palestinesi, nonché dalla continua aggressione criminale da parte di Israele contro i popoli della regione.
Si prevede che il carico scaricato a Port Said proseguirà il suo viaggio dal territorio egiziano; le informazioni attuali indicano il coinvolgimento della nave Maersk Wakayama (IMO 9550357), giunta a Port Said il 19 giugno.
Leggi: Si intensificano le pressioni sulle autorità egiziane e marocchine
Scuole e industria militare: forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma
La campagna internazionale per l’embargo militare promossa dal movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) rappresenta oggi uno degli strumenti politici e civili più efficaci per contribuire a isolare politicamente ed economicamente il regime israeliano di occupazione coloniale, apartheid e genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese. Colpire le reti economiche, finanziarie, tecnologiche e istituzionali che sostengono la produzione, la sperimentazione, la commercializzazione e la legittimazione degli apparati militari significa infatti incidere sulle condizioni materiali che rendono possibile la prosecuzione della violenza sistemica e l’impunità internazionale di Israele.
In questo quadro, assume rilevanza l’analisi delle relazioni tra aziende che producono armi e il sistema dell’istruzione e della formazione. Le collaborazioni con scuole, università, enti di ricerca e percorsi di formazione professionale, frequentemente presentate come opportunità di qualificazione tecnico professionale e inserimento occupazionale, contribuiscono non soltanto alla legittimazione culturale, simbolica e politica dell’industria bellica, ma anche ai processi di normalizzazione della violenza coloniale e del genocidio in corso nei confronti della popolazione palestinese all’interno degli spazi educativi pubblici.
Interrogare criticamente tali connessioni significa dunque riflettere sul ruolo delle istituzioni educative nella riproduzione di modelli economici e geopolitici fondati sul colonialismo, sulla militarizzazione, sulla guerra e sulle disuguaglianze globali, nonché sulle responsabilità etiche e pedagogiche che attraversano il mondo della formazione.
A partire da queste considerazioni, il presente dossier intende offrire strumenti di analisi, documentazione e proposte per sostenere pratiche di consapevolezza critica, trasparenza e mobilitazione collettiva. In che modo le scuole, e quindi il personale docente, educativo e tecnico amministrativo, le altre figure lavoratrici e la popolazione studentesca, possono contribuire concretamente alla campagna internazionale per l’embargo militare e alla costruzione di spazi educativi sottratti alla normalizzazione della guerra e dell’industria bellica?
Dossier a cura di BDS Roma
di Marta Abbà
Dietro i vetri a specchio di via Ercolano, a Monza (MB), si forgiano componenti militari destinati a Israele. Valvole per sommergibili, strutture per il transito di carri armati: pezzi di metallo che attraversano il Mediterraneo e diventano strumenti di guerra. MasperoTech, azienda metalmeccanica della Brianza, ha esportato materiale militare verso lo Stato che sta compiendo un genocidio in Palestina per almeno 534.342 euro tra il 2023 e il 2024. E potrebbe continuare a farlo.
I documenti del Ministero delle Finanze e una relazione della Camera dei Deputati sui materiali di armamento certificano le transazioni: 367.503 euro nel 2024, 166.839 euro nel 2023. Dal 2021 l’azienda ha ottenuto l’autorizzazione a esportare armamenti, rinnovata negli anni successivi. Se le forniture proseguano, ancora oggi non è dato saperlo dai documenti pubblici accessibili, ma nemmeno è possibile escluderlo.
Dalla sede protetta da vetri a specchio e circondata da un prato curato ostinatamente da un robot tagliaerba non trapela nulla. L’edificio sembra immobile, silenzioso, ma all’interno si producono elementi in metallo non ferroso destinati anche al settore della difesa. Inviati anche in Israele, mentre a Gaza continua il massacro della popolazione civile.
Leggi: Armamenti per Israele dalla Brianza: oltre mezzo milione di euro durante il genocidio
Il 9 dicembre alla sala stampa della Camera dei Deputati è stato presentato il dossier di BDS Italia Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. con interventi di Stefania Ascari, Arnaldo Lomuti, Michela Arricale, Stefania Maurizi, Rossana De Simone, Anthony Aguilar
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DOSSIER DA SCARICARE: Piovono euro sull'industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo SpA Le relazioni con Israele
Leggi: LEONARDO: ISTITUZIONI, GIURISTI E ATTIVISTI CHIEDONO STOP COMPLICITÀ DELL’ITALIA
Negli ultimi decenni l’Italia si è distinta come uno dei partner europei più fedeli a Israele, avallandone politiche di aggressione e intensificando i legami industriali e militari. Mentre Israele è impegnato in un genocidio contro la popolazione palestinese, l’industria italiana, con Leonardo in prima fila, diventa così parte integrante del circuito che alimenta i crimini contro l’umanità e legittima la repressione.
Questo dossier intende denunciare tali complicità, mostrando come le scelte politiche e industriali italiane non siano neutrali, ma contribuiscano concretamente a rafforzare un regime di apartheid e occupazione. Mentre il governo parla di sicurezza e di innovazione tecnologica, ciò che si consolida è un modello di guerra permanente, in cui l’Italia non è spettatrice, ma attore pienamente coinvolto.
Il dossier
Rossana de Simone, insieme a BDS Italia, ci offre il dossier Piovono euro sull’industria ‘necessaria’ di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele che indaga il legame crescente tra l’industria bellica europea e quella israeliana, con un focus specifico sul ruolo dell’Italia e di Leonardo. L’analisi mette in evidenza come, dietro la retorica della difesa e della sicurezza globale, si consolidi una rete di complicità politica, industriale e tecnologica che alimenta guerre e violazioni sistematiche del diritto internazionale.
In particolare, Leonardo S.p.A. risulta partner di primo piano delle aziende militari israeliane, collaborando su droni armati, radar, cyber-sicurezza, sistemi missilistici e infrastrutture digitali di sorveglianza. Queste cooperazioni non si fermano al livello commerciale, ma si strutturano in joint venture e progetti condivisi che trasferiscono know-how e rafforzano la capacità militare di Israele, impegnato nella guerra permanente contro la popolazione palestinese.
Il dossier evidenzia come governi italiani e vertici industriali non solo avallino tali relazioni, ma le incoraggino, presentandole come parte integrante della strategia di “global security”. La definizione di industria della difesa come “necessaria”, promossa dal ministro Crosetto e dagli stessi vertici di Leonardo, diventa così lo strumento retorico con cui giustificare investimenti miliardari e accordi con attori implicati in crimini di guerra e pratiche di apartheid.
Dietro il rilancio del riarmo europeo e italiano si nasconde quindi un paradosso: la promessa di sicurezza viene costruita grazie alla complicità con un sistema di occupazione e violenza, che non solo mette a rischio la pace in Medio Oriente, ma consolida un modello globale fondato sulla guerra preventiva e sulla militarizzazione della società.
Il porto italiano di Ravenna, una volta usato principalmente per la gestione di carichi di granaglie e generi alimentari, un po’ alla volta è diventato un centro del traffico illegale di armi ed esplosivi diretti in Israele durante il genocidio in corso dei palestinesi a Gaza, come rivelato da The Weapon Watch, un’iniziativa della società civile che monitora la produzione e la logistica delle armi.
The Weapon Watch ha dichiarato: “I lavoratori portuali di Ravenna stanno assistendo al passaggio di container di munizioni destinati all'IDF”.
Queste merci letali vengono caricate su navi container dirette ad Haifa e Ashdod, gestite principalmente dalla compagnia di navigazione israeliana ZIM.
Una delle ultime denunce da parte di un lavoratore portuale anonimo risale al 30 giugno, quando diversi container etichettati come “esplosivi” di classe 1.4 (cioè munizioni) sono stati caricati a bordo della “ZIM New Zealand”, partita per Haifa, dove è arrivata regolarmente il 4 luglio.
Leggi: Fermiamo il materiale militare diretto in Israele in transito per il porto di Ravenna
MSC e la sua strategicità nel genocidio in corso
Mediterranean Shipping Company S.A., meglio nota con la sigla MSC, oggi è la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale. Movimenta annualmente 27 milioni di TEU [1] (stima), ha più di 200.000 dipendenti, 675 uffici nel mondo, e trasporta merci su 300 rotte con 520 porti di scalo in 155 paesi; [2] con una flotta dalla capacità di 6.716.575 TEU, gestisce il 20,6% del mercato mondiale, seguito dalla Maersk con il 14,1%. [3]
La MSC fu fondata nel 1970 a Napoli come compagnia privata dall'armatore Gianluigi Aponte, quando comprò la sua prima nave. MSC Italia è presente in 13 porti italiani, ha 16 uffici e circa 600 dipendenti. [4]
E’ importante evidenziare come la gran parte del commercio, traffico e trasferimento di materiale bellico a livello mondiale (circa l’80%) avviene via mare. Come scriveva Sergio Finardi in “Fatal Freight”, e pubblicato dall’IPIS (International Peace Information Service) un istituto di ricerca indipendente, “Il trasporto marittimo è la principale modalità utilizzata per il trasporto internazionale di armi convenzionali. [5]
Inoltre, nel caso specifico di Israele, il commercio marittimo ha un ruolo indispensabile: "secondo la Israel Ports Company, il trasporto marittimo rappresenta quasi il 98% del commercio estero del Paese." [6]
Il coinvolgimento della MSC nella logistica di guerra negli ultimi anni, e in particolare nel genocidio in Palestina, è spiegato e ammesso candidamente da un articolo del 1° novembre 2023 del quotidiano israeliano “The Jerusalem Post”, media notoriamente vicino al partito di governo Likud, il cui presidente è Benjamin Netanyahu:
“Il gigante delle spedizioni MSC Cargo continua a consegnare in Israele nonostante la guerra. La società annuncia che non imporrà sovrapprezzi di guerra o spese di sosta.”
MSC Cargo, la più grande compagnia di spedizioni al mondo, continua a operare da e per Israele durante la guerra. Con lo scoppio della guerra, la direzione dell'azienda in Israele si è dedicata al trasporto di attrezzature militari e mediche essenziali, nonché al trasporto di progetti speciali da destinazioni in tutto il mondo, essenziali per rafforzare le capacità di combattimento e di sicurezza durante questo periodo." [7]
Questo annuncio seguiva di poco l’analogo comunicato della ZIM, la maggiore compagnia di navigazione israeliana. [8] Tuttavia, al contrario di MSC, la ZIM aveva caricato i suoi clienti con un sovrapprezzo, da 50 a 100 dollari per TEU, per il rischio di guerra, a seguito di un massiccio aumento dei premi assicurativi per le navi che operano nei porti israeliani. [9]
"MSC è di proprietà di Gianluigi Aponte, con sede centrale in Svizzera. Rafaela Diamant Pinas Aponte, sua moglie e figlia di un banchiere israeliano, ha avuto un ruolo determinante nel facilitare l’accesso al credito e alla finanza israeliana.” [10]
“Gli Houthi hanno individuato questa connessione e prendono di mira le navi MSC”
La questione della proprietà e della nazionalità di una nave è importante perché gli Houthi hanno dichiarato di attaccare solo le imbarcazioni collegate a Israele, al Regno Unito e agli Stati Uniti. Il gruppo dichiara di mirare a interrompere il commercio israeliano e a esercitare pressioni politiche per fermare il massacro in corso a Gaza." [11]
Sono almeno 10 le navi cargo MSC prese di mira dai ribelli Houthi, a partire dalla fine del 2023, nel Mar Rosso. "I militanti Houthi continuano a prendere di mira le portacontainer di MSC, affermando che si tratta di “navi israeliane”. Le navi del gruppo ginevrino sono state quelle più frequentemente prese di mira dai militanti yemeniti". [12]
SCARICA IL DOSSIER COMPLETO SU MSC (agosto 2025)
Sotto i riflettori? Tratte e terminal controllati da MSC
Malgrado questa rivendicata e pubblica complicità di MSC nel sostegno a Israele, compreso il rifornimento di armi, la società è rimasta per lungo tempo fuori dai radar delle campagne di boicottaggio e di protesta del movimento pro Palestina, soprattutto in Italia.
La prima azione di boicottaggio contro la complicità di MSC con Israele è avvenuta il 15 aprile 2024 nel porto di Walyalup/Freemantle in Australia, con un presidio davanti al quartier generale della MSC, organizzato da “Unionists for Palestine” (U4P).
Per il presidio era stato diffuso questo comunicato:
"Questa azione fa parte di una giornata internazionale di mobilitazione, ‘Azione A15’, per un "Blocco Economico Coordinato per Liberare la Palestina". MSC ha firmato un Vessel Sharing Agreement (VSA) con la compagnia di trasporto container israeliana ZIM, il che ha suscitato proteste, tra cui picchetti di U4P al porto di Fremantle, per il suo ruolo nella consegna di armi e rifornimenti a Israele.” [13] Le navi MSC fermano regolarmente al porto di Fremantle e chiediamo a MSC di porre fine al suo sostegno all'Israele dell'apartheid e al genocidio a Gaza.” [14]
Successivamente, il 28 aprile 2024 era stato organizzato un picchetto per bloccare le due entrate del porto di Freemantle, con l’obiettivo di impedire il carico di una nave cargo di MSC. [15]
Una successiva mobilitazione contro una nave MSC è avvenuta in Grecia.
“Venerdì 14 giugno 2024 è scattato l'allarme al porto del Pireo, in quanto la nave portacontainer "MSC ALTAIR" , che trasporta equipaggiamento militare destinato a Israele, avrebbe dovuto attraccare sabato mattina. […] Il sindacato dei lavoratori dei moli del Pireo (ENEDEP) è entrato in azione, invitando i lavoratori del porto e tutti gli abitanti del Pireo a mobilitarsi per impedire alla nave di scaricare materiale bellico.” [16]
Grazie all'immediata reazione dei lavoratori del porto, la nave con il carico mortale ha recepito il messaggio e ha cambiato destinazione, dirigendosi verso il porto italiano di Gioia Tauro (RC), Calabria. Passano pochi giorni e nello stesso porto di Gioia Tauro un’altra nave della MSC, la Arina, viene sequestrata per traffico d’armi.
“Il 18 giugno 2024, le Forze dell’Ordine italiane hanno attuato nel porto di Gioia Tauro un ingente sequestro di armi che erano stoccate in container scaricati dalla nave MSC Arina. I media italiani affermavano che i materiali stavano andando a Bengasi e probabilmente destinati alle forze del libico e leader militare Khalifa Haftar." [17]
Il 28 giugno 2024, appena 10 giorni dopo, sempre nel porto di Gioia Tauro, "il comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e l’Agenzia delle Dogane sono intervenuti sulla MSC Apolline: la nave conteneva armi destinate al clan degli Haftar, da sequestrare. Intanto, come già prima la MSC Arina, anche la MSC Apolline è ripartita verso il Marocco. Senza il carico destinato alla Libia." [18]
Su questa rotta Valencia-Barcellona-Gioia Tauro, percorsa dalle 2 navi sequestrate, è da sottolineare che tutti e tre i terminal portuali di sbarco sono controllati da MSC.
BDS e la denuncia globale #NessunPortoperilgenocidio
Il 12 giugno del 2025, BDS Movement ha segnalato due navi della MSC coinvolte nel trasferimento di materiale bellico verso Israele, la MSC Laura e la MSC Mombasa, sottolineando che “la legge non lascia dubbi: i trasferimenti di materiale militare a Israele mentre commette plausibilmente un genocidio, perpetra l'apartheid e continua la sua occupazione illegale sono proibiti. Come confermano i massimi esperti legali , gli stati di bandiera, gli stati costieri, gli stati di transito e tutti quegli stati che non prendono provvedimenti mentre le società sotto la loro giurisdizione effettuano trasferimenti militari illegali a Israele, devono essere ritenuti responsabili del loro coinvolgimento in questi crimini.” [19]
Ha successivamente denunciato questi traffici con altri 2 articoli nel luglio 2025: “Da Anversa ad Ashkelon: Nessun porto per il genocidio”, [20] e sottolineato l’importanza di agire tempestivamente per bloccarne l’azione: “Non c’e’ tempo da perdere nel mezzo di un genocidio” [21]
Le due navi cargo della MSC operano sulla tratta marittima che tocca, tra gli altri, i porti di Amburgo in Germania, Anversa in Belgio e Ashdod in Israele - i cui terminal sono controllati tutti da MSC - che è stata potenziata a partire dall'agosto 2023 da MSC in "partnership con l'israeliana ZIM, nell'ambito di un accordo di condivisione delle navi." [22]
SCARICA IL DOSSIER COMPLETO SU MSC (agosto 2025)
Note:
[1] Unità equivalente a venti piedi. Con TEU, ovvero “Twenty-foot Equivalent Unit”, si indentifica una misura standard nel trasporto marittimo che corrisponde alle dimensioni del container ISO da 20 piedi, circa 38 m³.
[2] https://www.msc.com/it/about-us
[3] https://alphaliner.axsmarine.com/PublicTop100/
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Mediterranean_Shipping_Company
[5] https://ipisresearch.be/wp-content/uploads/2017/06/170607_Fatal-Freight.pdf
[6] https://economictimes.indiatimes.com/industry/transportation/shipping-/-transport/iran-isra
[7] https://www.jpost.com/israel-news/article-771157 di Hadas Peer, 1 novembre 2023
[8] https://www.jpost.com/israel-news/article-767539
[9] https://www.tradewindsnews.com/insurance/zim-passes-on-israel-war-risk-charge-to-shippers/2-1-1540448
[10] https://forbes.it/2023/04/12/rafaela-aponte-self-made-woman-piu-ricca-mondo ].
[11] https://stage.ilmanifesto.it/obiettivo-msc-gli-houthi-colpiscono-ancora
[12] https://www.shippingitaly.it/2024/05/10/navi-portacontainer-di-msc-sempre-piu-nel-mirino-degli-houthi/
[13] https://www.msc.com/en/newsroom/customer-advisories/2023/august/msc-enhances-panda-service-through-new-vsa
[14] https://www.greenleft.org.au/content/tell-msc-drop-zim-now
[15] https://www-lastplaceonearth-com-au.translate.goog/pro-palestinian-activists-arrested-at-israeli-shipping-company-picket/
[16] https://www.rizospastis.gr/page.do?publDate=15/6/24&id=19707&pageNo=5
[17] https://www.timesaerospace.aero/features/defence/libyas-deadly-game-of-drones
[18] https://www.corriere.it/esteri/24_luglio_04/nave-cinese-armi-haftar-49b80f2a-c7b2-4dc1-8d20-934b28f77xlk.shtml
[19] https://www.bdsmovement.net/news/bds-urges-belgian-authorities
[20] https://www.bdsmovement.net/news/antwerp-ashkelon-no-harbour-genocide
[21] https://www.bdsmovement.net/news/belgian-court-rules-against-transit-military-equipment
[22] https://www.msc.com/en/newsroom/customer-advisories/2023/august/msc-enhances-israel-express-service-through-new-vsa
La Germania, uno dei principali partner di Israele nel genocidio contro i palestinesi a Gaza, ha annunciato venerdì 8 agosto che fino a nuovo avviso “non approverà alcuna esportazione di attrezzature militari che potrebbero essere utilizzate nella Striscia di Gaza”.
Ma la Germania sta mentendo ancora una volta. Proprio lo stesso giorno, la società madre del produttore tedesco di sottomarini TKMS ha dichiarato durante la sua assemblea generale annuale che la Germania aveva appena rilasciato una licenza per l'esportazione di un sottomarino in Israele.
Non possiamo mai fidarci di nessun governo tedesco per ovvie ragioni. Per la Germania far sì che Israele non sia chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni è una “ragion di Stato”, il che significa che mente, inganna, corrompe e intimidisce per impedire in qualsiasi modo che questo avvenga. In considerazione di ciò e del fatto che quest’ultimo annuncio è molto vago e impreciso, è probabile che si tratti solo di una mossa di facciata.
Il movimento BDS chiede di aumentare la pressione sull'establishment tedesco affinché ponga fine alla sua spudorata complicità nei crimini di guerra, nei crimini contro l'umanità e nel genocidio commessi da Israele.
In una dichiarazione, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha citato la recente “azione militare ancora più dura” di Israele come motivo della sospensione delle esportazioni di armi. Come se 22 mesi di genocidio, assedio e fame non fossero sufficienti. Non ha fatto alcun riferimento alla sospensione delle attuali licenze di esportazione che la Germania ha rilasciato a Israele.
Questo annuncio ha lo scopo di placare l'opinione pubblica tedesca, sempre più contraria alla depravata criminalità di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni e sempre più indignata per il coinvolgimento della Germania in un altro genocidio. La pressione collettiva popolare del movimento BDS sta cominciando a funzionare. Sia chiaro, questo è il risultato della mobilitazione popolare. 
Tuttavia, dobbiamo mantenere alta la pressione della società civile per garantire che l'annuncio della Germania si traduca in azioni concrete e tempestive, che sospenda le attuali licenze di esportazione verso Israele e che sia chiamata a rispondere delle sue menzogne.
La Germania è il secondo fornitore militare di Israele. Dall'inizio del genocidio di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi nell'ottobre 2023, la Germania ha aumentato le sue esportazioni militari verso Israele a oltre 485 milioni di euro. I leader politici, accademici, culturali ed economici tedeschi hanno giustificato con fervore il genocidio di Israele e represso coloro che chiedono di porre fine all'impunità e alla complicità.
Nel settembre 2024, la Germania ha affermato di aver “smesso di approvare le esportazioni di armi da guerra a Israele”. Si è rivelata l'ennesima bugia tedesca! La Germania si limita a credere alla parola di Israele che il materiale militare tedesco non sarà usato contro i palestinesi, ignorando il fatto ormai universalmente noto che l'intero establishment di Israele mente compulsivamente.

Tuttavia, il tabù globale delle sanzioni contro Israele è stato finalmente infranto.
Il 16 luglio, a Bogotà, 12 stati guidati da Colombia e Sudafrica, si sono impegnati ad adottare misure concrete che richiamano Israele alle proprie responsabilità, tra cui un embargo militare e marittimo completo, restrizioni sul sostegno pubblico e privato all’occupazione e il perseguimento della responsabilità legale per gravi crimini internazionali.
Il 28 luglio, il Brasile ha annunciato una serie di restrizioni alle relazioni bilaterali con lo stato genocidario di Israele in ambito politico, legale, diplomatico, militare e commerciale.
Il 31 luglio, la Slovenia è stata il primo Stato dell'UE ad annunciare il divieto totale di importazione, esportazione e transito di armi da e verso Israele.
Analogamente, il governo spagnolo ha recentemente annunciato che sosterrà in Parlamento leggi per imporre direttamente un embargo militare contro Israele.
Insieme, è possibile porre fine a tutto questo. Chiediamo di intensificare la pressione della società civile su tutti gli Stati affinché impongano sanzioni lecite e mirate contro Israele. È questo il modo più efficace per porre fine agli atroci crimini di Israele contro i palestinesi a Gaza e ovunque.
Il movimento BDS chiede che venga intensificata la pressione della società civile su tutti gli stati, compresa la Germania amante dei genocidi, affinché impongano sanzioni legali e mirate contro Israele.
Con una sentenza storica, un tribunale di Bruxelles ha ordinato oggi al governo della regione fiamminga del Belgio di bloccare un container che trasportava prodotti a duplice uso verso Israele e di fermare ogni ulteriore transito di materiale militare verso Israele a causa del genocidio in corso contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza.
Il giudice ha stabilito che il governo fiammingo è sistematicamente venuto meno ai suoi obblighi legali ai sensi della Convenzione sul genocidio e gli ha imposto una multa per ogni spedizione militare verso Israele che potrebbe ancora passare.
Le richieste avanzate dai partner e dagli alleati del BDS - INTAL, Vredesactie, 11.11.11 e la Lega fiamminga per i diritti umani - sono state accolte dal tribunale su tutti i fronti.
Il container che ha scatenato la causa era in transito nel porto di Anversa. Contiene i cosiddetti cuscinetti a rulli conici, prodotti dall'azienda francese Timken, destinati all'azienda militare israeliana Ashot Ashkelon Industries.









