LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Notizie BDS

Notizie internazionali del movimento globale BDS.

10 giugno 2010

Il Commissario UE al Commercio, Karel De Gucht, e il Ministro palestinese dell'Economia Nazionale, Hasan Abu-Libdeh, hanno discusso oggi le misure per migliorare le relazioni commerciali bilaterali tra la UE e la Palestina e di agevolare la commercializzazione dei prodotti palestinesi sui mercati dell'UE.

Il Commissario Karel De Gucht ha dichiarato: "La Commissione Europea proporrà nei prossimi mesi la concessione di accesso libero da dazi e quote per le esportazioni palestinesi verso l'Unione Europea. Ciò migliorerebbe l'accesso delle esportazioni palestinesi verso i mercati UE al di là del nostro attuale accordo di libero scambio e contribuirebbe a rilanciare il settore privato. L'UE continuerà inoltre a sostenere la richiesta palestinese di diventare un osservatore dell'Organizzazione mondiale del commercio come un primo passo verso l'integrazione nel sistema commerciale multilaterale e come parte fondamentale del processo di costruzione dello Stato."

Bloccate il carico e lo scarico delle navi israeliane

Finché Israele non rispetti pienamente il diritto internazionale e metta fine al suo assedio illegale di Gaza

Il movimento sindacale palestinese, soggetto chiave del Comitato nazionale per il "boicottaggio, disinvestimento, sanzioni" fa appello ai sindacati dei lavoratori portuali in tutto il mondo perché blocchino il commercio marittimo israeliano in risposta al massacro operato da Israele di lavoratori e attivisti umanitari a bordo della Flotta per la libertà di Gaza, finché Israele non rispetti il diritto internazionale e metta fine al suo illegale blocco di Gaza. Ubriaco di potere e impunità, Israele ha ignorato i recenti appelli del Segretario generale delle Nazioni Unite e il quasi generale consenso dei Governi del mondo per la fine dell'assedio, scaricando l'onere sulla società civile internazionale di sostenere la responsabilità morale di obbligare Israele a rendere conto di fronte al diritto internazionale, per mettere fine alla sua impunità criminale. I lavoratori portuali nel mondo hanno storicamente contribuito alla lotta contro l'ingiustizia, e in modo particolare contro il regime di apartheid in Sud Africa, quando i portuali hanno rifiutato di caricare/scaricare i cargo da e per il Sud Africa come uno dei mezzi più efficaci di protesta contro il regime di apartheid.

26 maggio 2010

In questi giorni si svolgono due iniziative importanti promosse dal movimento di solidarietà internazionale con la Palestina: la campagna Stop Agrexco in Italia (attiva anche in Inghilterra e in Francia) e la partenza di 8 navi "La flotta della libertà" per raggiungere Gaza con aiuti umanitari e circa 800, tra attivisti e parlamentari, a bordo.

Nel primo caso si tratta di una campagna volta al boicottaggio dei prodotti ortofrutticoli provenienti da Israele e commercializzati dalla società Carmel-Agrexco. I gruppi e le associazioni aderenti a questa campagna hanno scritto e si sono incontrati con i responsabili della Coop Italia spiegando le ragioni dell'iniziativa.

In risposta, la Coop ha deciso di sospendere la commercializzazione di tali prodotti etichettati "made in Israel", ma in parte provenienti dagli illegali insediamenti israeliani nei territori occupati, al "fine – dice un suo comunicato – di valutare se esistono possibilità di specificare maggiormente l'origine, così da salvaguardare un diritto di informazione al consumatore".

Questa decisione, corretta e rispettosa sia dei consumatori che della legalità, ha conquistato l'onore delle cronache, in particolare per reazioni scomposte e accuse alla Coop di razzismo e discriminazione verso Israele. Alcuni parlamentari - purtroppo anche del centrosinistra – sono insorti contro questa decisione.

16 maggio 2010

Mentre il boicottaggio internazionale contro l'apartheid del Sud Africa si ritiene che abbia contribuito alla caduta del regime, in Israele è considerato irrilevante e non confrontabile.

di Gideon Levy

gideon-levyLa maggior parte degli israeliani è inorridita dall'idea che qualcuno al di là dei nostri confini possa prendere in considerazione il boicottaggio del nostro paese, i nostri prodotti o università. Il Boicottaggio, dopo tutto, è considerato illegittimo in Israele. Chi chiede tale misure è percepito come un antisemita che odia Israele e che sta minando il diritto stesso dello stato ad esistere. In Israele, quelli che chiedono il boicottaggio sono bollati come traditori ed eretici. Non è tollerata l'idea che un boicottaggio, per quanto limitato, possa convincere Israele a cambiare le sue politiche - e per il proprio vantaggio.

Perfino un evidente, logico passo - come il boicottaggio da parte dell'Autorità palestinese di prodotti realizzati negli insediamenti - è visto da occhi ipocriti israeliani come una provocazione. Inoltre, mentre il boicottaggio internazionale contro l'apartheid in Sud Africa si ritiene che abbia contribuito alla caduta del regime, in Israele è considerato irrilevante e non confrontabile.

Sarebbe possibile immedesimarsi in queste reazioni intolleranti, se non fosse per il fatto che Israele stesso è uno dei più prolifici "boicottatori" del mondo. Non solo pratica il boicottaggio, ma fa anche la predica agli altri di mettersi in riga, a volte costringendoli. Israele ha imposto un boicottaggio culturale, accademico, politico, economico e militare sui territori occupati. Allo stesso tempo, quasi nessuno qui in Israele dice una parola di dissenso mettendo in discussione la legittimità di questi boicottaggi. Il solo pensiero di boicottare il boicottatore? Questo è inconcepibile.

10 maggio 2010

di Akiva Eldar

akiva-eldarSupponete che un gruppo palestinese riesca a far nascere nella Valle del Giordano un nuovo insediamento nelle terre abbandonate dai rifugiati della guerra del 1967. Cosa avrebbe da dire il vostro comune patriottismo israeliano di un appaltatore israeliano che accetti di costruirlo o di lavoratori israeliani che si arrampichino sulle impalcature palestinesi? Quali grida sentiremmo dalla destra israeliana contro questi traditori! Nessun timore, le nostre forze non permetteranno mai ai non circoncisi di piantare neanche un piolo nei territori occupati sotto completo controllo israeliano (circa il 60% della Cisgiordania) . L'immagine di ebrei che costruiscono case per i palestinesi e' stata creata solo per il bene della discussione - in particolare per parlare delle proteste in Israele contro il divieto imposto dall'Autorita' Palestinese (AP) contro gli arabi che lavorano negli insediamenti.

Richiede non certo una piccola dose di coraggio minacciare i palestinesi di danneggiare la loro economia se si rifiutano di costruire insediamenti israeliani sulle loro terre. Solo a noi e' permesso minacciare ogni lunedi' e martedi' il boicottaggio nei confronti degli stati che osano criticarci. D'altronde, com'e' noto, abbiamo il monopolio del patriottismo. Ricordate il trattamento che le milizie Etzel and Lehi riservavano alle ragazze ebree che andavano con i soldati inglesi?

5 maggio 2010

Fayyad si rende conto del potenziale potere della guerra "soft" contro Israele; anche noi dovremmo
di Asher Fredman

fayyad-boycottIsraele sta prendendo coscienza della crescente minaccia della guerra "soft" perseguita a livello internazionale contro il paese. Pare che l'artista jazz Gil Scott-Heron abbia disdetto il suo prossimo concerto a Tel Aviv, e questo è solo l'ultimo risultato della crescente campagna per promuovere un boicottaggio culturale contro Israele. L'assalto contro la vice ambasciatrice di Israele nel Regno Unito mentre completava una sua relazione universitaria il 28 aprile è un altro segnale che la guerra "soft" può ben presto trasformarsi in una "dura".

Quelli che portano avanti la guerra soft hanno adottato diverse tattiche, incluse le azioni legali contro funzionari israeliani all'estero, la delegittimazione di Israele come il principale paese che viola i diritti umani nel mondo, e un deciso sforzo nel mettere a tacere i sostenatori di Israele. Equiparando la loro causa alla lotta contro l'apartheid in Sud Africa, hanno fatto la promozione di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele il punto centrale della loro campagna.

packinghouseNonostante il fatto che ci sia, come dimostrato da questo sito web, chiaramente ancora molto lavoro da fare sulla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, una recente visita nella Valle del Giordano conferma che ci sono comunque molte ragioni per cui il movimento BDS può trarre un bilancio dei suoi successi.

La fertile Valle del Giordano è la più grande zona agricola della Cisgiordania e da dove proviene la maggior parte dei prodotti agricoli degli insediamenti (v., ad esempio, Occupation as Profit: The Settler Economy). Quindi, le aziende che lavorano nella vallata, come l'esportatore di verdura, frutta e fiori Carmel Agrexco, sono i target principali per il movimento di boicottaggio e ora stanno soffrendo una riduzione delle esportazioni come risultato. Dopo aver trascorso una settimana intervistando i lavoratori palestinesi negli insediamenti, mi pare evidente che le nostre strategie stiano funzionando e che siano sostenute dagli stessi lavoratori sfruttati dagli insediamenti.

Non cercano di nascondere da dove vengono, perché non è possibile, ma evitano di sottolineare l'identità israeliana in luoghi dove potrebbe attirare una reazione negativa. Abbiamo chiesto a grandi negozi e catene israeliane che operano a livello internazionale come è essere israeliani all'estero

sabon

Non negarlo. Anche tu qualche volta hai fatto finta di non essere israeliano, preferendo rispondere "gli Stati Uniti", quando un tassista ti chiede da dove vieni. Non perché ci sia qualcosa di male nell'essere israeliano, ma soprattutto perché non ti va di affrontare reazioni che possono variare da un segno di irritazione ad essere buttato fuori dal taxi.

Neanche i negozi israeliani vengono accolti con baci e abbracci caldi all'estero. È difficile vendere un prodotto "Made in Israel", senza che gruppi di attivisti chiedano che sia boicottato. Tuttavia, non mancano i prodotti commercializzati e venduti in tutto il mondo sotto un timbro israeliano.

cptChristian Peacemaker Teams - Palestine ha deciso di aderire formalmente alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), come richiesto dalle ONG palestinesi, perché sessant'anni di negoziati e diplomazia hanno solo permesso a Israele di consolidare la sua occupazione militare della Palestina. La comunità internazionale ha da tempo chiesto alla società civile palestinese di resistere alla violenza dell'occupazione con modalità nonviolente, così noi, in quanto membri di un'organizzazione internazionale di pace, crediamo che quando i palestinesi lanciano campagne nonviolente contro l'occupazione, siamo moralmente obbligati a sostenerle.

Ribadiamo le parole dei leader cristiani palestinesi nel loro documento Kairos Palestine: "Queste campagne di sensibilizzazione devono essere portate avanti con coraggio, proclamando apertamente e sinceramente che il loro obiettivo non è la vendetta, ma piuttosto mettere fine al male esistente, liberando sia gli autori che le vittime dell'ingiustizia. Lo scopo è liberare entrambi i popoli dalle posizioni estremiste dei diversi governi israeliani, portando sia giustizia che riconciliazione. In questo spirito e con questa dedizione raggiungeremo finalmente la sospirata risoluzione ai nostri problemi, come è successo in Sud Africa e con molti altri movimenti di liberazione nel mondo."

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Diritti umani e diritto internazionale per tutti: no all'impunità della politica israeliana in Palestina

L'occupazione israeliana dei territori palestinesi che dura da oltre 40 anni, l'espandersi continuo degli insediamenti illegali nei territori occupati di Cisgiordania e Gerusalemme est, l'embargo sulla striscia di Gaza che ha preceduto e seguito l'attacco militare con 1400 vittime, devono avere fine. Fanno parte di una politica che viola permanentemente il diritto internazionale, godendo di una ingiustificata e ingiustificabile impunità. Tutti i diritti umani sono negati: da quelli economici e sociali, a quelli civili e politici. Il Muro/recinto, che arriverà a 750 km, i 600 posti di blocco e militari, l'esclusione dall'uso di molte strade, riservate agli israeliani, non solo limitano la libertà di movimento, di lavoro e di comunicazione della popolazione palestinese, ma prefigurano un nuovo sistema di apartheid (segregazione razziale).

Il Tribunale Russell per la Palestina su: "Le responsabilità dell'Europa" (Barcellona, marzo 2010) chiede alla UE e a ognuno dei suoi Stati membri di "imporre le sanzioni necessarie su Israele attraverso misure diplomatiche, commerciali e culturali, per porre fine all'impunità". E chiede la fine dell'impunità della politica israeliana anche il rapporto del Giudice Goldstone, per conto delle Nazioni Unite, riconosciuto dal voto del Parlamento Europeo, che documenta le prove di crimini di guerra e contro l'umanità commessi dall'esercito israeliano durante l'attacco a Gaza.

In base a queste considerazioni, il XXV Congresso nazionale della FIOM, mentre esprime la propria piena solidarietà ai Comitati popolari palestinesi per la resistenza non violenta contro il Muro, l'occupazione e la colonizzazione, come a tutte le azioni nella stessa direzione dei movimenti pacifisti israeliani, ritiene indispensabile una nuova e più forte fase di solidarietà nei confronti della popolazione palestinese e per mettere fine all'impunità di Israele, attraverso:

  • azioni di pressione nei confronti del Governo italiano perché si adoperi per la sospensione degli accordi commerciali (anche in sede europea) che prevedono condizioni privilegiate per Israele; la revoca del trattato di cooperazione tecnologica e militare con Israele
  • tutte le azioni possibili nel quadro della Campagna internazionale BDS (boicottaggio, ritiro di investimenti, sanzioni) promossa dalle associazioni palestinesi, inclusi i sindacati, definendo opportunamente modalità e obiettivi efficaci
  • invio di delegazioni in Palestina e Israele, per favorire la conoscenza diretta della situazione, sostenere e rafforzare i legami di amicizia e solidarietà con i movimenti per la resistenza non violenta e per la pace palestinesi e israeliani.

Alessandra Mecozzi più 30 firme di delegati/e

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3 contrari