Comunicati
Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)
Il movimento dei lavoratori palestinesi rinnova la sua solidarietà ai lavoratori di tutto il mondo che resistono a tutte le forme di oppressione e lancia un appello all'azione per porre fine alla complicità nel genocidio e nell'apartheid perpetrati da Israele da venerdì 20 novembre fino alla Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese domenica, 29 novembre 2026.
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Il prossimo novembre noi sottoscritti sindacati e federazioni palestinesi rinnoviamo urgentemente l'appello ai sindacati di tutto il mondo a:
- sostenere e difendere i diritti inalienabili delle popolazioni autoctone della Palestina così come stipulati dal diritto internazionale, in particolare il diritto al ritorno dei rifugiati e il diritto a ricevere una compensazione
- intensificare la pressione BDS per porre fine a tutte le complicità istituzionali, aziendali e statali con l'occupazione illegale, l'apartheid e genocidio di Israele.
Mentre si avvicina il terzo anniversario [NdT, articolo originale pubblicato l'11/09/2026] del genocidio perpetrato da Israele a Gaza e tutt'ora in corso, e la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, alla luce dell'accelerazione della pulizia etnica da parte di Israele, dell'annessione, dei pogrom e della violenza dei coloni in Cisgiordania, e della perversa e violenta repressione dei nostri prigionieri, ricordiamo a noi stessi che una ferita inferta a uno di noi è una ferita inferta a tutti noi. Il genocidio di Israele trasmesso in diretta streaming, insieme alle guerre e alle minacce di aggressione dei suoi alleati imperialisti a Washington sta portando al collasso del diritto internazionale, dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori, minacciando tutta l'umanità, non solo i palestinesi.
Leggi: Appello globale dei sindacati palestinesi all'azione contro il genocidio a novembre
| Il DDL 1004 (DDL antisemitismo) adotta la definizione provvisoria di antisemitismo formulata nel 2016 dall'IHRA, mai recepita dall'EUMC (agenzia UE per il razzismo) e disconosciuta dai suoi stessi estensori per i evidenti limiti e l'ambiguità. La definizione è contestata da giuristi, associazioni per i diritti umani, sindacati, consigli accademici, comitati editoriali e studiosi ebrei dell'Olocausto, perché invece di combattere l'antisemitismo lo separa dalle altre forme di discriminazione e soffoca la libertà di pensiero e di critica. (vedere il dossier di BDS Italia). |
APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA
IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA
Il DDL Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
Opporsi al DDL Antisemitismo significa prendere sul serio l'antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche.
Leggi: Appello contro Il DDL Antisemitismo basato sulla definizione IHRA
AGGIORNAMENTO MARZO 2026
Quali sono le aziende e i prodotti da boicottare in Italia?
Guida aggiornata di BDS Italia al boicottaggio mirato contro le complicità con Israele
Il movimento BDS ha definito gli obiettivi di boicottaggio e di pressione a livello internazionale contro aziende complici del genocidio e del sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid e contro i prodotti israeliani in una guida, che vi invitiamo a consultare. Tuttavia, non tutte le aziende incluse nella guida del movimento BDS internazionale sono presenti in Italia. Quindi BDS Italia ha definito specifici obiettivi di boicottaggio da parte dei consumatori che includono aziende complici e prodotti israeliani presenti nel nostro paese che trovate elencati qui sotto.
Gli obiettivi di boicottaggio di BDS Italia sono riassunti in questo volantino che vi invitiamo a scaricare e diffondere.
L’elenco di aziende e prodotti da boicottare è in continuo aggiornamento: nuove campagne vengono avviate contro aziende complici dei crimini di Israele, mentre altre vengono sospese nel caso di vittoria (vedi per esempio quella contro Puma che non ha rinnovato la sua partnership con la Israeli Football Association).
Per questo è importante rimanere aggiornati: iscrivetevi alla nostra newsletter e seguite i nostri canali social Facebook, Instagram, Mastodon.
Il movimento BDS accoglie con favore tutti i boicottaggi di qualsiasi società complice dell'apartheid israeliana e del genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza. Ma le liste con centinaia di marchi che girano sui social media non sono molto utili perché così si rischia di disperdere le forze e di non ottenere risultati. La questione è come rendere i boicottaggi più efficaci e avere un maggiore impatto per fare in modo che le aziende complici rispondano della loro complicità nell’oppressione dei palestinesi.
Aggressione di guerra israelo-statunitense contro l'Iran:
È ora che la maggioranza globale si opponga all'ordine della legge del più forte
Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera.
Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti.
Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia.
Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.
Leggi: Guerra US-Israele contro Iran: siamo contro la legge del più forte
Jeffrey Epstein, responsabile di efferati crimini sessuali contro molte ragazze e giovani donne, avrebbe fornito per anni servizi preziosi all'apartheid israeliano, inclusi i suoi servizi di intelligence, come rivelato da Drop Site News. I media occidentali tradizionali hanno, come prevedibile, in gran parte censurato dal loro flusso di notizie sulle attività criminali di Epstein i suoi inconfutabili legami con leader israeliani, come l'ex Primo Ministro Ehud Barak (accusato di crimini sadici), alti ufficiali dell'intelligence israeliana, gruppi di pressione filo-israeliani, organizzazioni di coloni e figure chiave della lobby israeliana negli Stati Uniti. Robert Maxwell, il padre della complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, era ampiamente noto come la "superspia di Israele".
Perchè questo è importante?
Perché svelare l'uso da parte di Israele di tali metodi criminali per ottenere influenza in molte capitali potrebbe contribuire a infrangere la sua "totale impunità" nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e nell’intensificata pulizia etnica in Cisgiordania. Il genocidio in diretta streaming di Israele, il primo al mondo, e il suo regime di apartheid coloniale contro la popolazione palestinese autoctona non possono continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, principalmente nell'Occidente colonialista.
La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) è uno strumento di mobilitazione della società civile a livello globale a sostegno della lotta di liberazione palestinese contro il regime pluridecennale di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. Serve a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'apartheid israeliana e a mobilitare il sostegno alle campagne strategiche del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). L’obiettivo è di porre fine alla complicità internazionale con questo sistema di oppressione come contributo significativo al suo smantellamento.
Con una campagna popolare efficace e intersezionale, possiamo costruire una forza capace di smantellare il regime di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. A partire dal 21 marzo 2026, organizziamo la IAW intensificando le campagne di boicottaggio e disinvestimento e insistendo per ottenere sanzioni legali contro l'apartheid israeliana, prima di tutto con un embargo militare completo e l'espulsione di Israele dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dai fora internazionali.
Leggi: Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana 2026
Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS, condanna la criminale e coloniale aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, una violazione della sua sovranità, del diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano e del diritto internazionale.
Esprimiamo solidarietà ai popoli venezuelano e caraibico, che da mesi subiscono le vessazioni degli Stati Uniti attraverso un’aggressione militare illegale e crimini di guerra, comprese uccisioni extragiudiziali. Questo attacco al Venezuela è anche un attacco a tutta l’America Latina e ai Caraibi.
Dopo aver assistito alla sepoltura del sistema giuridico internazionale a Gaza, stiamo ora assistendo all’era del “la ragione del più forte”, come la società civile palestinese aveva preavvertito.
Leader internazionali come Gustavo Petro, presidente della Colombia, Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica, e Anwar Ibrahim, primo ministro della Malesia, hanno avvertito nel luglio 2025:
«La scelta è netta: o agiamo insieme per far rispettare il diritto internazionale, oppure rischiamo il suo collasso. Noi scegliamo di agire, non solo per il popolo di Gaza, ma per il futuro di un mondo in cui la giustizia prevalga sull’impunità».
L’aggressione imperialista degli Stati Uniti contro i popoli del Sud globale non è certo una novità, da Hanoi a L’Avana e da Baghdad a Kabul. Ma oggi essa sta facendo rivivere il colonialismo europeo classico, che molti pensavano fosse ormai estinto. Sta lavorando senza alcuna vergogna per controllare le immense riserve petrolifere del Venezuela e altre risorse naturali.
Come molti riconoscono, il genocidio di Gaza trasmesso in diretta sta normalizzando questa e altre forme ancora peggiori di violenza coloniale estrema. Liberare la Palestina, dunque, significa liberare tutti i popoli del mondo.
Per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza ovunque.
Colpisce la notizia dei nuovi arresti in Italia di persone impegnate nella raccolta di fondi e nell’invio di aiuti umanitari destinati a Gaza e al popolo palestinese.
Colpisce che una parte dell’impianto accusatorio si basi su documentazione prodotta dal governo di Israele, lo stesso governo che ha adottato misure legislative volte a criminalizzare l’azione umanitaria colpendo deliberatamente chi, come l’UNRWA, opera a tutela della popolazione civile.
Colpisce il fatto che l'Italia non solo non abbia messo in atto misure per contrastare il genocidio in Palestina, come richiesto dalla CIG, ma continui a cooperare con Israele e a legittimare dispositivi repressivi costruiti sulle fonti e sugli interessi di una potenza occupante accusata di genocidio.
Il quadro complessivo è ormai evidente. Prima si bloccano i conti e gli aiuti umanitari, poi si criminalizza:
- chi scende in piazza ed esercita il diritto di protesta e di sciopero
- chi denuncia i crimini di uno stato genocida
- chi tenta di fare arrivare aiuti
Nella stessa direzione va il disegno di legge che, riprendendo la controversa definizione sull’antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), equipara la critica alle politiche dello Stato di Israele all’antisemitismo.
L’obiettivo è chiaro: esportare in Europa il modello di repressione israeliano e spezzare la solidarietà crescente con il popolo palestinese.
A questo tentativo occorre rispondere con fermezza, rendendo la solidarietà visibile, collettiva e non negoziabile. Difenderla oggi significa difendere i diritti umani, il diritto internazionale e la stessa possibilità di dissenso democratico.
Per questo, per noi, tacere non è un’opzione.
BDS ITALIA
I CRIMINALI DI GUERRA NON SONO I BENVENUTI
Nei prossimi giorni la nave da crociera Crown Iris, operata dalla compagnia israeliana Mano Maritime e proveniente da Haifa, attraverserà i porti italiani con il seguente calendario:
- 01 Dec 08:00-17:00 Catania
- 02 Dec 10:00-19:00 Napoli
- 03 Dec 08:00-20:00 Civitavecchia
- 06 Dec 08:00-16:30 Olbia
- 07 Dec 10:00-19:00 Palermo
Continuiamo a chiedere giustizia: la mobilitazione finirà con la fine dell’occupazione israeliana
Le immagini di festa che arrivano da Gaza non possono che essere accolte con grande gioia e invitare tutti a festeggiare l’attuale cessate il fuoco e la riduzione delle violenze di Israele. Tuttavia, la fine dei bombardamenti non può essere considerata una garanzia di pace e giustizia. Il piano di Donald Trump per Gaza presenta come generose concessioni quelle che in realtà sono garanzie imposte dal diritto internazionale (il rilascio dei prigionieri palestinesi, l’assistenza umanitaria ai palestinesi e gli impegni israeliani a smettere sfollamenti forzati e annessioni).
Inoltre, secondo 36 esperti legali e per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli elementi chiave della proposta sono incompatibili con il parere della Corte internazionale di giustizia (Cig), che esorta Israele a porre fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Vengono infatti violati i principi fondamentali del diritto internazionale per 15 ragioni principali: dalla condizionalità del diritto all’autodeterminazione palestinese, alla sostituzione dell’occupazione con un controllo straniero mascherato, fino all’assenza di meccanismi di responsabilità per i crimini israeliani e al rischio di indebito sfruttamento economico di Gaza.









