Comunicati
Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)
Il 10 marzo scorso il Comune di Bologna, con una determinazione dirigenziale, ha aggiornato il patto di integrità in materia di contratti pubblici che gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento, inclusi gli appalti, devono sottoscrivere. Questo aggiornamento introduce un impegno a “dichiarare di rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti” da parte di tutti gli operatori economici coinvolti nella catena di approvvigionamento, inclusi anche i subappaltatori. In caso di violazione del patto di integrità, è prevista l’esclusione delle imprese dalla procedura di affidamento e la risoluzione del contratto stesso.
Questo aggiornamento del patto di integrità costituisce un primo passo importante, anche se tardivo e parziale, verso l’introduzione di misure concrete per l’attuazione di una politica di appalti etici, come richiesto dall’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2024.
Nell’ordine del giorno si invitavano il sindaco e la giunta “ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti”.
Mentre riconosciamo che il Comune di Bologna, tra gli enti territoriali che in Italia hanno approvato risoluzioni sugli appalti etici, è stato il primo ad approvare una misura concreta per l’attuazione, muovendosi nella giusta direzione per adempiere agli obblighi previsti dal diritto internazionale, non possiamo non rilevare delle carenze che potrebbero indebolire la sua efficacia.
Questo provvedimento, che arriva ben due anni dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, recepisce solo in parte l’invito del Consiglio Comunale e le richieste della società civile che aveva avanzato suggerimenti concreti sulle misure di attuazione di una politica di appalti etici. Il confronto avviato con il coordinamento cittadino “Bologna per la Palestina” su questi temi è stato inspiegabilmente interrotto dal Comune diversi mesi fa.
Pur consapevoli dei limiti imposti dalla legislazione sugli appalti vigente, riteniamo che il Patto di integrità dovrebbe includere clausole più stringenti, compatibili con il quadro giuridico esistente, volte a escludere dalle procedure relative ai contratti pubblici quelle imprese chiaramente coinvolte in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale.
A questo proposito riteniamo necessari come minimo:
- Un’esplicita menzione del coinvolgimento delle imprese in violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Aggiungere un riferimento diretto ai crimini sopra menzionati rafforzerebbe i criteri di esclusione di aziende che operano in contesti di occupazione illegale o coinvolte in crimini come quelli commessi da Israele contro il popolo palestinese.
- Un riferimento esplicito ai Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che richiedono agli Stati di far rispettare i diritti umani da parte delle aziende (Principio 1) e di promuovere i diritti umani attraverso gli appalti pubblici (Principio 6). Oltre agli Stati anche Comuni, Regioni e altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani da parte di attori privati, adottando politiche e procedure di appalti pubblici che garantiscano che le imprese che partecipano alle gare non contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari.
L’adozione di una politica di appalti etici da parte di Comuni, Regioni e altri enti pubblici risponde quindi non solo a una responsabilità etica, ma anche all’obbligo giuridico ai sensi del diritto internazionale degli Stati e dei loro organi di evitare di favorire e contribuire a gravi violazioni dei diritti umani e gravi crimini internazionali ovunque nel mondo, inclusi quelli perpetrati nei confronti del popolo palestinese dal regime israeliano di colonialismo di insediamento, di occupazione illegale e di apartheid.
Crediamo che il Comune di Bologna per accertare la reale efficacia delle misure adottate in applicazione dell’ordine del giorno sugli appalti etici approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe verificare se queste avrebbero potuto permettere l’esclusione dagli appalti di imprese coinvolte in palesi violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, come Alstom e Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles (CAF) che beneficiano attualmente di contratti legati alla realizzazione delle linee del tram a Bologna.
Alstom, parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è aggiudicato gli appalti per la costruzione della Linea Rossa e per la Linea Verde, è stata inclusa dal 2020 al 2025 nel database delle Nazioni Unite che elenca imprese coinvolte in attività economiche nelle colonie illegali israeliane nei Territori Palestinesi Occupati. CAF, che ha vinto un contratto per la fornitura di 60 tram, è tuttora inclusa nel database delle Nazioni Unite aggiornato al 2025 in quanto sta partecipando a progetti per l'espansione della rete ferroviaria che serve le colonie illegali israeliane.
Questi casi sono un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e di misure di attuazione efficaci, aziende notoriamente coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini.
Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, affinché fondi pubblici sostengano solo fornitori che rispettano i diritti umani e il diritto internazionale ed evitino pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente.
Come BDS Italia continueremo a batterci per chiedere a Comuni, Regioni e altri enti pubblici di adottare provvedimenti, inclusa una politica di appalti etici, per interrompere ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, e del diritto internazionale.
BDS Bologna
Gruppo di lavoro Enti Territoriali - BDS Italia
Aggressione di guerra israelo-statunitense contro l'Iran:
È ora che la maggioranza globale si opponga all'ordine della legge del più forte
Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera.
Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti.
Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia.
Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.
Leggi: Guerra US-Israele contro Iran: siamo contro la legge del più forte
Jeffrey Epstein, responsabile di efferati crimini sessuali contro molte ragazze e giovani donne, avrebbe fornito per anni servizi preziosi all'apartheid israeliano, inclusi i suoi servizi di intelligence, come rivelato da Drop Site News. I media occidentali tradizionali hanno, come prevedibile, in gran parte censurato dal loro flusso di notizie sulle attività criminali di Epstein i suoi inconfutabili legami con leader israeliani, come l'ex Primo Ministro Ehud Barak (accusato di crimini sadici), alti ufficiali dell'intelligence israeliana, gruppi di pressione filo-israeliani, organizzazioni di coloni e figure chiave della lobby israeliana negli Stati Uniti. Robert Maxwell, il padre della complice di Epstein, Ghislaine Maxwell, era ampiamente noto come la "superspia di Israele".
Perchè questo è importante?
Perché svelare l'uso da parte di Israele di tali metodi criminali per ottenere influenza in molte capitali potrebbe contribuire a infrangere la sua "totale impunità" nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e nell’intensificata pulizia etnica in Cisgiordania. Il genocidio in diretta streaming di Israele, il primo al mondo, e il suo regime di apartheid coloniale contro la popolazione palestinese autoctona non possono continuare senza la complicità di stati, aziende e istituzioni, principalmente nell'Occidente colonialista.
La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) è uno strumento di mobilitazione della società civile a livello globale a sostegno della lotta di liberazione palestinese contro il regime pluridecennale di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. Serve a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'apartheid israeliana e a mobilitare il sostegno alle campagne strategiche del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). L’obiettivo è di porre fine alla complicità internazionale con questo sistema di oppressione come contributo significativo al suo smantellamento.
Con una campagna popolare efficace e intersezionale, possiamo costruire una forza capace di smantellare il regime di colonialismo d’insediamento e apartheid di Israele. A partire dal 21 marzo 2026, organizziamo la IAW intensificando le campagne di boicottaggio e disinvestimento e insistendo per ottenere sanzioni legali contro l'apartheid israeliana, prima di tutto con un embargo militare completo e l'espulsione di Israele dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dai fora internazionali.
Con questa IAW, non limitiamoci a informare sull'apartheid israeliana ma facciamo passi significativi per sostenere la lotta palestinese al fine dello smantellamento dell’apartheid. Questa IAW è un cammino per la giustizia, la libertà e l'uguaglianza, un cammino per porre fine al genocidio e all'apartheid.
Compilate questo modulo per registrare gli eventi della IAW presso il Comitato internazionale di coordinamento della IAW e questo modulo per l'elenco degli eventi in Italia. Rimanete sintonizzati per gli aggiornamenti del programma IAW.
Tutte le attività della Settimana internazionale contro l’apartheid Israeliana (IAW) devono aderire ai principi antirazzisti del movimento BDS e rispettare le sue linee guida.
La Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW) 2026 torna nelle università di tutto il mondo
21-28 marzo e oltre - LA PALESTINA CI LIBERA TUTTI
Quest'anno la Settimana internazionale contro l'apartheid israeliana (IAW) torna alle sue radici nelle università di tutto il mondo, 21 anni dopo il primo evento IAW all'Università di Toronto, in Canada. Gli obiettivi della IAW erano quelli di smascherare l'apartheid israeliana, collegare la lotta di liberazione palestinese con altre lotte contro l'oppressione e costruire un sostegno per il movimento BDS guidato dai palestinesi.
Questi obiettivi sono ora più importanti che mai di fronte al genocidio, all'occupazione illegale, al colonialismo d’insediamento e all'apartheid per mano di Israele contro il popolo palestinese.
L'aggressione imperialista statunitense in Venezuela e in tutto il Sud globale, persino la sua minaccia di "prendere" territori controllati dai suoi alleati della NATO, dimostra che il genocidio in corso a Gaza, trasmesso in diretta, di USA -Israele, è solo il primo "esperimento" per introdurre una nuova era globale di legge del più forte.
La costruzione di un'ondata globale e intersezionale di resistenza a tutte le forme di oppressione, razzismo, colonialismo e apartheid è quindi diventata una necessità esistenziale, non solo un dovere morale.
Questo anno contiamo sul movimento studentesco che ha svolto un ruolo vitale nella nostra lotta, come hanno dimostrato le mobilitazioni che chiedono di boicottare e disinvestire da Israele. Dopo la feroce repressione a cui abbiamo assistito, soprattutto in Occidente, sosteniamo gli appelli di studenti, accademici e personale a riprendersi le università e a stare dalla parte giusta della storia. Le azioni contro la guerra del movimento studentesco sono state fondamentali anche nelle lotte contro le guerre genocide degli Stati Uniti in Vietnam e in Iraq, e contro il regime di apartheid in Sudafrica.
La IAW esiste da 21 anni nelle università e altrove ed è diventata fondamentale per la costruzione dal basso delle campagne BDS. Le mobilitazioni intersezionali con gli studenti, i movimenti per la giustizia razziale, indigena, climatica, socio-economica e di genere, le comunità religiose, i sindacati e altri in tutto il mondo hanno reso il nostro movimento più ricco, forte e consapevole.
Il merito è dell'impegno delle persone di coscienza in tutto il mondo che, soprattutto nell'Occidente coloniale profondamente complice, sono solidali con la lotta palestinese per porre fine al genocidio USA-Israele e smantellare il regime coloniale di apartheid di Israele, che dura da 77 anni.
Incoraggiamo tutti a organizzare attività durante il periodo della IAW per amplificare l'appello alla liberazione della Palestina.
La IAW avrà inizio nella Giornata internazionale per la discriminazione razziale, il 21 marzo 2026, includerà la Giornata della Terra palestinese il 30 marzo e andrà avanti fino ad aprile in altre parti del mondo. Il tema di quest'anno è "La Palestina ci libera tutti".
Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale BDS, condanna la criminale e coloniale aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, una violazione della sua sovranità, del diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano e del diritto internazionale.
Esprimiamo solidarietà ai popoli venezuelano e caraibico, che da mesi subiscono le vessazioni degli Stati Uniti attraverso un’aggressione militare illegale e crimini di guerra, comprese uccisioni extragiudiziali. Questo attacco al Venezuela è anche un attacco a tutta l’America Latina e ai Caraibi.
Dopo aver assistito alla sepoltura del sistema giuridico internazionale a Gaza, stiamo ora assistendo all’era del “la ragione del più forte”, come la società civile palestinese aveva preavvertito.
Leader internazionali come Gustavo Petro, presidente della Colombia, Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica, e Anwar Ibrahim, primo ministro della Malesia, hanno avvertito nel luglio 2025:
«La scelta è netta: o agiamo insieme per far rispettare il diritto internazionale, oppure rischiamo il suo collasso. Noi scegliamo di agire, non solo per il popolo di Gaza, ma per il futuro di un mondo in cui la giustizia prevalga sull’impunità».
L’aggressione imperialista degli Stati Uniti contro i popoli del Sud globale non è certo una novità, da Hanoi a L’Avana e da Baghdad a Kabul. Ma oggi essa sta facendo rivivere il colonialismo europeo classico, che molti pensavano fosse ormai estinto. Sta lavorando senza alcuna vergogna per controllare le immense riserve petrolifere del Venezuela e altre risorse naturali.
Come molti riconoscono, il genocidio di Gaza trasmesso in diretta sta normalizzando questa e altre forme ancora peggiori di violenza coloniale estrema. Liberare la Palestina, dunque, significa liberare tutti i popoli del mondo.
Per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza ovunque.
Colpisce la notizia dei nuovi arresti in Italia di persone impegnate nella raccolta di fondi e nell’invio di aiuti umanitari destinati a Gaza e al popolo palestinese.
Colpisce che una parte dell’impianto accusatorio si basi su documentazione prodotta dal governo di Israele, lo stesso governo che ha adottato misure legislative volte a criminalizzare l’azione umanitaria colpendo deliberatamente chi, come l’UNRWA, opera a tutela della popolazione civile.
Colpisce il fatto che l'Italia non solo non abbia messo in atto misure per contrastare il genocidio in Palestina, come richiesto dalla CIG, ma continui a cooperare con Israele e a legittimare dispositivi repressivi costruiti sulle fonti e sugli interessi di una potenza occupante accusata di genocidio.
Il quadro complessivo è ormai evidente. Prima si bloccano i conti e gli aiuti umanitari, poi si criminalizza:
- chi scende in piazza ed esercita il diritto di protesta e di sciopero
- chi denuncia i crimini di uno stato genocida
- chi tenta di fare arrivare aiuti
Nella stessa direzione va il disegno di legge che, riprendendo la controversa definizione sull’antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), equipara la critica alle politiche dello Stato di Israele all’antisemitismo.
L’obiettivo è chiaro: esportare in Europa il modello di repressione israeliano e spezzare la solidarietà crescente con il popolo palestinese.
A questo tentativo occorre rispondere con fermezza, rendendo la solidarietà visibile, collettiva e non negoziabile. Difenderla oggi significa difendere i diritti umani, il diritto internazionale e la stessa possibilità di dissenso democratico.
Per questo, per noi, tacere non è un’opzione.
BDS ITALIA
I CRIMINALI DI GUERRA NON SONO I BENVENUTI
Nei prossimi giorni la nave da crociera Crown Iris, operata dalla compagnia israeliana Mano Maritime e proveniente da Haifa, attraverserà i porti italiani con il seguente calendario:
- 01 Dec 08:00-17:00 Catania
- 02 Dec 10:00-19:00 Napoli
- 03 Dec 08:00-20:00 Civitavecchia
- 06 Dec 08:00-16:30 Olbia
- 07 Dec 10:00-19:00 Palermo
Continuiamo a chiedere giustizia: la mobilitazione finirà con la fine dell’occupazione israeliana
Le immagini di festa che arrivano da Gaza non possono che essere accolte con grande gioia e invitare tutti a festeggiare l’attuale cessate il fuoco e la riduzione delle violenze di Israele. Tuttavia, la fine dei bombardamenti non può essere considerata una garanzia di pace e giustizia. Il piano di Donald Trump per Gaza presenta come generose concessioni quelle che in realtà sono garanzie imposte dal diritto internazionale (il rilascio dei prigionieri palestinesi, l’assistenza umanitaria ai palestinesi e gli impegni israeliani a smettere sfollamenti forzati e annessioni).
Inoltre, secondo 36 esperti legali e per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli elementi chiave della proposta sono incompatibili con il parere della Corte internazionale di giustizia (Cig), che esorta Israele a porre fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Vengono infatti violati i principi fondamentali del diritto internazionale per 15 ragioni principali: dalla condizionalità del diritto all’autodeterminazione palestinese, alla sostituzione dell’occupazione con un controllo straniero mascherato, fino all’assenza di meccanismi di responsabilità per i crimini israeliani e al rischio di indebito sfruttamento economico di Gaza.
Per questo, la campagna di boicottaggio della partita Italia-Israele continua.
Consideriamo inaccettabile che la FIGC e il governo italiano normalizzino le politiche di un Paese che pratica da decenni, in maniera continuativa e strutturale, violazioni dei diritti umani.
La società civile palestinese chiede un'escalation delle azioni di disturbo del BDS contro gli Stati, le aziende e le istituzioni complici, fino ad arrivare a un'azione di disturbo di massa dal 18 al 21 settembre, data fissata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come termine ultimo in cui Israele deve porre fine all’occupazione illegale e all’apartheid.
Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione palestinese alla guida del movimento BDS mondiale, appoggia ufficialmente la campagna spontanea dal basso di boicottaggio di ZARA. Invitiamo le persone di coscienza di tutto il mondo a boicottare ZARA, il marchio di punta della multinazionale spagnola Inditex, per la sua profonda e crescente complicità con il regime di colonialismo, apartheid e genocidio di Israele.
All'inizio del 2025, in mezzo all'assalto genocida di Israele contro i palestinesi di Gaza, ZARA ha aperto un negozio di 4.500 m², il più grande in Israele, nel complesso Big Fashion Glilot, vicino a Tel Aviv. Così i legami economici di ZARA con Israele, dove il marchio gestisce già decine di negozi, sono diventati ancora più stretti. Questo succede in un momento in cui il regime genocida di Israele sta portando avanti uccisioni di massa, sfollamenti forzati e la distruzione della vita culturale palestinese in completa impunità. L'attacco israeliano a Gaza ha ucciso, fino ad oggi, oltre 80.000 palestinesi e ha cancellato i sistemi sanitari ed educativi della Striscia, devastando il suo tessuto sociale, culturale ed economico, infliggendo deliberatamente condizioni di vita a Gaza calcolate per portare alla distruzione fisica dei palestinesi.
La complicità di ZARA con il regime di oppressione di Israele è ancora più grave. Nell'ottobre 2022, Joey Schwebel, presidente di Trimera Brands, licenziatario israeliano di ZARA, ha ospitato a casa sua un evento per il ministro israeliano di estrema destra Itamar Ben-Gvir in occasione della campagna elettorale di quest’ultimo. Ben-Gvir, che ha apertamente invocato l'espulsione dei palestinesi, l'uccisione di civili e la negazione degli aiuti umanitari a Gaza, è stato citato nella causa della Corte internazionale di giustizia, che ha stabilito che Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio. Dopo l'evento, Ben-Gvir ha elogiato ZARA, twittando: "ZARA, bei vestiti, bei israeliani".
Nel giugno 2021, l'allora capo stilista di ZARA Woman, Vanessa Perilman, ha lanciato una filippica razzista contro i palestinesi in alcuni messaggi su Instagram rivolti alla modella palestinese Qaher Harhash. ZARA ha risposto con una debole dichiarazione pubblica in cui prendeva le distanze dai commenti, ma non ha intrapreso alcuna azione significativa o responsabilità.
Nel dicembre 2023, ZARA ha lanciato una campagna pubblicitaria provocatoria intitolata "The Jacket", che ritraeva manichini avvolti in sudari bianchi accanto a statue sbriciolate, un'immagine sinistramente simile a quella dei corpi palestinesi avvolti in sudari che si vedono quotidianamente nel genocidio che sta commettendo Israele in diretta. In seguito all'indignazione internazionale, ZARA ha rimosso la pubblicità e ha emesso delle "scuse” vuote, dichiarando di "deplorare il malinteso", senza però fare nulla per affrontare i suoi profondi legami commerciali con il regime di apartheid di Israele.
ZARA e Inditex sono rimaste in silenzio per quanto riguarda la distruzione da parte di Israele della cultura di Gaza e del suo patrimonio culturale che risale a 4.000 anni fa. Non hanno detto nulla sull'uccisione di palestinesi che erano attivi nel campo della moda e del tessile, compreso l'assassinio della famosa stilista Walaa al-Afranji, fondatrice di Fashion Room by Walaa, insieme al marito nel campo profughi di Nuseirat nel dicembre 2024. Allo stesso tempo, ZARA ha scelto la modella israeliana Sun Mizrahi per la sua campagna mondiale del 2024, mascherando i crimini di Israele e celebrando la sua immagine durante un genocidio. Commentando la campagna di ZARA, un portavoce di Mizrahi ha dichiarato che "è felice di essere il volto israeliano così identificato con il nostro Paese in tutto il mondo, soprattutto in questi tempi".
La complicità di Inditex nelle violazioni dei diritti umani va oltre la Palestina. L'azienda è stata collegata a condizioni di lavoro ingiuste in Brasile e a presunte violazioni dei diritti dei lavoratori in Myanmar, che l'hanno costretta ad abbandonare il Paese dopo una campagna di pressione pubblica. Questi casi fanno parte di un più ampio schema di mancato rispetto dei diritti fondamentali da parte di Inditex nelle sue catene di fornitura globali.
Come evidenziato in un'analisi legale della dott.ssa Irene Pietropaoli per SOMO e Al-Haq, i dirigenti di multinazionali di tutto il mondo possono essere ritenuti legalmente responsabili per la complicità con il genocidio per mano di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. Il rapporto avverte: "Le aziende rischiano di essere complici delle violazioni del governo israeliano anche solo svolgendo le loro attività commerciali nel Paese e contribuendo all'economia in generale, ad esempio, e pagando le tasse a un governo che sta commettendo un genocidio". La complicità tacita o silenziosa, come descritto di seguito, si manifesta quando un'azienda non contribuisce direttamente al genocidio o non ne trae beneficio, ma ne è consapevole e non ne prende le distanze - supponendo che vi sia comunque uno stretto legame con la situazione, ad esempio un'azienda che svolge attività commerciali in Israele e paga le tasse al governo israeliano". I dirigenti di ZARA e Inditex devono prestare attenzione: il proseguimento delle operazioni e delle partnership nell'Israele dell'apartheid potrebbe non solo rappresentare un costo per i loro affari, ma anche comportare conseguenze legali.
Inditex possiede ZARA, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius e ZARA Home. Sebbene tutti operino nell'Israele dell'apartheid, ZARA è il marchio più importante e strategicamente commercializzato di Inditex ed è quindi l'obiettivo principale della campagna strategica di boicottaggio BDS.
Il movimento BDS invita i lavoratori, gli artisti, gli studenti, i sindacati, i difensori dei diritti umani e i consumatori etici di tutto il mondo a boicottare ZARA e a fare pressione su Inditex affinché ponga fine alla sua complicità con i crimini di Israele e ritiri le sue attività dall'Israele dell'apartheid.
ZARA ha scelto di stare dalla parte del genocidio. Boicotta ZARA finché non porrà fine alla sua complicità criminale.









