Notizie BDS
Notizie internazionali del movimento globale BDS.
Alcuni ambasciatori israeliani riferiscono che almeno cinque paesi europei hanno redarguito aziende e imprenditori le cui attività oltre la Linea Verde violano la legge
In base al report ricevuto dal ministro degli Esteri israeliano, almeno cinque paesi europei hanno recentemente lanciato un primo ammonimento alle aziende e agli imprenditori: questi non dovrebbero intraprendere attività nelle colonie israeliane in quanto rischiano di infrangere leggi nazionali e internazionali.
A quanto riportato dal quotidiano Yedioth Ahronoth, tra le nazioni menzionate dagli ambasciatori israeliani ci sarebbero Gran Bretagna, Germania, Danimarca, Olanda e Svezia.
Secondo uno dei report, il ministero degli Esteri di un paese europeo ha comunicato a un’azienda impegnata in attività commerciali oltre la Linea Verde di volare in questo modo le normative nazionali e internazionali, secondo cui le colonie sono illegali. L’azienda in questione sta ora valutando se ritirarsi dal progetto, ma sta subendo pressioni da Israele per continuare le proprie attività.
Leggi: Governi europei a aziende e imprenditori: Non fate affari con le colonie
Le nuove linee guida dell'Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani hanno impedito la partecipazione dell'impresa di cosmetici Ahava ad un progetto di ricerca. La compagnia israeliana inoltre non riceverà più finanziamenti dallEuropa in quanto il suo impianto produttivo si trova in una colonia vicina al Mar Morto.
Ahava non otterrà quindi gli 8,25 mln di $ dall'Unione Europea che si aspettava per un progetto di trattamento della pelle, poiché le nuove regole stabilite sugli insediamenti illegali israeliani entreranno in vigori dal 2014, secondo quanto riportato da Jonathan Ferziger e David Wainer a Bloomber. Il progetto, nominato SuperFlex [1] e intenzionato a creare una linea di prodotti cosmetici per la pelle indirizzata a consumatori della terza età, era finanziato per 2/3 dall'Europa e avrebbe dovuto iniziare il mese prossimo.
Leggi: Effetto delle nuove linee guida europee: niente finanziamenti ad Ahava
di David Cronin
Ogni volta che c'è stata tensione tra Israele e l'Unione europea nel corso degli ultimi anni, un italiano soave, dai capelli argentati, è venuto in soccorso.
Antonio Tajani, il supereroe in questione, è tornato ai suoi vecchi trucchetti ancora una volta. Nella sua qualità di Commissario europeo per l'industria e l'imprenditoria, Tajani ha in programma di visitare Tel Aviv nel mese di ottobre, accompagnato da numerosi uomini d'affari intraprendenti. Lo scopo ufficiale della sua "missione per la crescita" - come è stata pubblicizzata - è quello di sottolineare che l'Unione europea e Israele sono felici di collaborare.
Vi è quasi certamente anche uno scopo tacito. A giudicare dalle sue azioni nel passato, Tajani spera di distogliere l’attenzione dalle polemiche sorte sulle recenti linee guida dell’UE per evitare che sussidi vengano concessi alle imprese e enti di ricerca basati negli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata.
Il movimento BDS francese dà il benvenuto alla sentenza legale arrivata il 14 Agosto dall'Alta Corte del tribunale di Perpignano, che va ad assolvere i tre attivisti accusati.
Dopo tre anni di precimdenti e di rinvii, Jeanne, Yamina e Bernard furono accusati il 20 Giugno 2013 per “incitamento all'odio, discriminazione e violenza”; accuse riportate da varie agenzie apertenti alle lobby francesi pro Israele, come l' “Ufficio Nazionale di Vigilanza contro l'Antisemitismo”.
Le accuse maturarono in seguito ad un'azione BDS in un supermercato della catena Carrefour a Perpignano, in cui gli attivisti denunciavano le politiche coloniali israeliane e chiedevano ai consumatori di boicottare le merci prodotte illegalmente negli insediamenti ed esportate da Israele.
Leggi: Processo BDS a Perpignano: un'altra vittoria! Prosciolti 3 attivisti BDS francesi
Nel recente meeting tenutosi in settimana con Ze'ev Elkin, deputato della commissione per gli affari esteri del Likud, i rettori delle università israeliane hanno spiegato le disastrose conseguenze a cui la mancata partecipazione di Israele ad Horizon 2020 [1] potrebbe portare se lo stato israeliano dovesse unilateralmente decidere di non qualificarsi per il progetto in protesta alle nuove linee guida europee, che renderebbero tutti i futuri accordi tra Unione Europea e Israele inapplicabili nei Territori Occupati nel 1967.
Horizon 2020, programma quadro dell'Europa per la ricerca e lo sviluppo, è un'iniziativa di punta atta a rinforzare la competitività europea dell'Unione, ed Israele è l'unico stato non europeo invitato a prendere pienamente parte a questa prestigiosa realizzazione.
Secondo il giornalista Jeffrey Goldberg, opinionista di Bloomberg considerato molto vicino alla Casa Bianca e al presidente Obama, nelle settimane passate, il Segretario di Stato Americano John Kerry ha avvisato il Primo Ministro Netanyahu che, senza un significativo progresso nei negoziati coi palestinesi, Israele potrebbe trovarsi ad affrontare un boigottaggio generale a livello globale e una perdita di legittimazione. Nella sua conversazione col Premier israeliano, Kerry ha detto che se i colloqui dovessero essere infruttuosi, l'attuale campagna BDS potrebbe gonfiarsi a dismisura, sempre secondo quanto citato dal Goldberg.
Leggi: Kerry avverte Netanyahu: il fallimento dei negoziati farebbe crescere il movimento BDS
Israele trema di fronte alle nuove linee guida dell'Unione Europea [1], ovvero la richiesta scritta del riconoscimento della non appartenza ad Israele dei Territori Occupati Palestinesi. In risposta, lo stato israeliano starebbe a sua volta studiando delle red lines.
Incombe su tutto ciò la minacciosa deadline di Horizon 2020 [2], l'ambizioso progetto di ricerca ed innovazione da 80 miliardi di € lanciato dall'Unione Europea per creare posti di lavoro e dare carburante all'economia, il cui inizio sarebbe programmato per Gennaio 2014.
Il nuovo rapporto dell’economista Shir Hever mostra come le Ong di destra ricevano ingenti finanziamenti stranieri, specialmente da donatori americani, ottenendo grandissima influenza sul dibattito politico israeliano.
Attraverso l’attacco a organizzazioni per i diritti umani e Ong di sinistra che operano in Israele, quelle di destra determinano l’agenda del parlamento israeliano. Inoltre, il governo le autorizza a rappresentarlo in occasioni diplomatiche, a produrre contenuti usati poi dal Ministero degli Esteri, a organizzare meeting ed eventi e a gestire progetti con conseguenze politiche di lungo termine. Le Ong di destra sono lo specchio della politica di privatizzazione che il governo israeliano utilizza nell’ambito dell’hasbara, la diplomazia pubblica e la propaganda.
Il ruolo della società civile
Israele/Palestina è una regione che si attira un’attenzione internazionale sproporzionata. Parte di tale attenzione si manifesta sotto forma di donazioni monetarie intese a influenzare i processi sociali e politici che si svolgono nell’area. Di conseguenza, il settore delle Ong – sia in Israele che nei Territori Occupati – è più ampio di molti altri Paesi e si appoggia quasi esclusivamente sulle donazioni straniere. In Israele, la dimensione del terzo settore è il doppio di quella dei Paesi sviluppati, ma il finanziamento locale al terzo settore è tra i più bassi. Nei Territori la situazione è ancora più estrema: il settore delle Ong è il più ampio settore economico, sebbene la dipendenza dal finanziamento straniero sia minore delle Ong israeliane.
di Lawrence Davidson
La campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) nei confronti di Israele ha otto anni. Fu avviata nel 2005, quando un gruppo di associazioni sociali ed economiche basate in Palestina lanciò un appello per questo impegno globale.
In un primo momento il movimento BDS sembrava essere una scommessa azzardata. Israele, con la sua cerchia di sostenitori sionisti in tutto il mondo, sia ebrei che cristiani, sembrava invincibile. In particolare nel mondo occidentale, la convinzione della legittimità di Israele era diventata una tradizione consacrata. I sionisti avevano lavorato molto duramente per raggiungere questo status attraverso il controllo dell’interpretazione storica degli eventi che avevano portato dalla prima guerra mondiale e dalla Dichiarazione di Balfour alla creazione di Israele nel 1948, e ai successivi sviluppi.
Avrebbero potuto mantenere il controllo del passato, presente e futuro di Israele, se la leadership sionista non avesse ceduto al peccato di ”hybris".
Catherine Ashton invita gli Stati membri a contribuire a stabilire le linee guida per l’etichettatura dei prodotti provenienti dai territori occupati
La vicepresidente dell’Unione Europea Catherine Ashton è al lavoro per stabilire linee guida per l'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti.
In una lettera datata all'inizio di luglio e pubblicata da Haaretz martedì scorso, Ashton, che è l’Alto rappresentante per la politica estera dell'UE, ha sottolineato la complessità di garantire che i prodotti siano etichettati correttamente, ma ha osservato che "la stragrande maggioranza degli stati membri ha recentemente o sostenuto o apertamente chiesto la preparazione di linee guida a livello europeo su questo tema, al fine di attuare le leggi dell'Unione europea in modo coerente."
Di seguito il testo integrale della lettera dell’8 luglio inviata al presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso e altri sette commissari:
Cari Colleghi,
L'UE e i suoi Stati membri hanno una posizione chiara sulla colonizzazione israeliana nei territori occupati. Strettamente legato a questo è il problema di garantire la corretta etichettatura dei prodotti importati originari al di là dei confini pre-1967 di Israele che vengono commercializzati come prodotti israeliani.









