LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Notizie BDS

Notizie internazionali del movimento globale BDS.

11 giugno 2012 

  • I nostri oppressori sono uniti, anche noi dobbiamo essere uniti nella lotta per la giustizia!
  • Salutiamo i sindacati che stanno lavorando per implementare la pratica delle campagne BDS e recidere i legami con l’Histadrut.

Palestina Occupata, 11 giugno – Davanti ad un’estate di conferenze ed incontri per organizzare l’opposizione all’austerità, la Coalizione dei Sindacati Palestinesi per il Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni (PTUC-BDS), una larga coalizione che comprende quasi l’intero movimento dei sindacati palestinesi, inclusi i sindacati professionali, è orgogliosa di ergersi in solidarietà con i sindacati che resistono agli attacchi alle condizioni di lavoro, tagli dei servizi pubblici e disoccupazione.

Le ondate di lotte e manifestazioni che hanno luogo e sono programmate attraverso l’Europa e la sconfitta dei governi pro-austerità in Francia ed in Grecia sono opportuni richiami all’importanza del potere della lotta ed al fatto che le masse lavoratrici si oppongono all’ideologia che guida gli sforzi per far sì che essi paghino la crisi causata dal potere politico e dalle elites finanziarie.

Lunedì 4 giugno 2012, un collettivo di studenti presso l’Evergreen State College (TESC), il Café Flaming Eggplant, ha formalmente annunciato la sua decisione di boicottare le merci israeliane divenendo l'attività più recente di adesione alla crescita internazionale del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Sulla base degli obbiettivi dichiarati nello statuto  del Flaming Eggplant, uno è quello di "incrementare il sistema alimentare locale rendendo il cibo saporito, sano, ecologicamente e socialmente accessibile a tutti." Nella sua dichiarazione di principi, il collettivo esprime inoltre il suo impegno "sostenere la partecipazione politica e l'azione diretta a creare una società giusta ed egualitaria." Il Coordinatore Cris Papaiacovou ha dichiarato: "Siamo arrivati a un consenso come collettivo perché  sostiene la richiesta della società civile palestinese per il BDS, in quanto  direttamente in linea con la nostra missione e dichiarazione di principi ". Ha inoltre  aggiunto: "Siamo orgogliosi di partecipare a questo movimento non-violento di pressione su Israele fino a quando non porrà fine alle sue violazioni dei diritti umani contro i palestinesi".

'Il dibattito sui prodotti israeliani va avanti!

La settimana scorsa, una delegazione di BDS Svizzera ha incontrato i rappresentanti di Migros Svizzera. Questa settimana, Migros ha pubblicato sul proprio giornale che nel 2013 intendono etichettare i prodotti provenienti dai territori illegalmente occupati in Cisgiordania e a Gerusalemme est. BDS Svizzera ha accolto favorevolmente la decisione, anche se ritenuta del tutto inadeguata perché Migros e Coop, con la vendita di questi prodotti, continueranno a sostenere l'occupazione illegale e gli insediamenti. Tuttavia, BDS Svizzera considera la decisione di Migros come un primo successo della campagna rivolta ai due principali rivenditori svizzeri e chiede di interrompere anche la vendita di prodotti israeliani finché Israele non si sarà conformato al diritto internazionale e non riconoscerà i diritti legittimi dei palestinesi. Sono state raccolte 12.000 firme davanti ai negozi, notizie della campagna sono state diffuse come supplemento ad un giornale settimanale con il sostegno di molti personaggi noti, e sono state organizzate svariate azioni (vedi anche www.bds-info.ch).

Di seguito il comunicato stampa BDS Svizzera:

12.000 clienti Migros e Coop chiedono ai due principali distributori all'ingrosso di non vendere le merci israeliane

Venerdì, 25 maggio 2012, una delegazione di BDS Svizzera è stata ricevuta presso l'ufficio nazionale di Migros, dove ha consegnato 12.000 firme di consumatori, chiedendo che i due principali distributori grossisti, Migros e Coop, interrompono la vendita di qualsiasi prodotto israeliano fino a che Israele non rispetterà il diritto internazionale e i diritti riconosciuti dalle Nazioni Unite al popolo palestinese.

Al-Haq accoglie con favore la decisione del 23 maggio 2012 di Haaglanden Stadsregio di non aggiudicare alla filiale olandese del gruppo Veolia, laTransport Nederland Openbaar Vervoer, il contratto di trasporto pubblico per tutti i trasporti di autobus nel quartiere dell'Aia.

La decisione dell'autorità locale olandese del quartiere urbano Haaglanden continua un trend che ha visto l'esclusione di Veolia dai contratti in altri grandi centri urbani in tutto il mondo, come Victoria (Australia), Londra (Regno Unito), Stoccolma (Svezia), Edimburgo ( Scozia), Dublino (Irlanda) e Bordeaux (Francia).

All'inizio di questo mese, prima che l'autorità locale olandese prendesse una decisione sull'appalto dei trasporti pubblici, al-Haq aveva espresso la sua grave preoccupazione per la partecipazione di Veolia Transport Nederland Openbaar Vervoer. In un comunicato stampa emesso il 2 maggio 2012, Al-Haq ha sottolineato che la partecipazione di Veolia nell'appalto di trasporto pubblico dell'Aia sarebbe stata particolarmente problematica per la reputazione della città come la "Città Internazionale della Pace e della Giustizia."

Lettere della Rete Ebrei Contro l’Occupazione alle commissioni Commercio internazionale e Affari esteri del Parlamento europeo

15 aprile 2012

Ai componenti  Italiani dell’INTA:

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Onorevole

Il Comitato INTA, di cui Voi fate parte, è chiamato a votare sul protocollo ACAA  EU-Israele all’inizio di Maggio. In questa occasione, noi della Rete Ebrei Contro l’Occupazione (ECO) Vi chiediamo di votare per la sospensione della procedura di assenso a questo protocollo, finchè Israele non abbia applicato gli standard richiesti dai principi  fondamentali  dei diritti umani, stabiliti da molte leggi umanitarie internazionali.

Il Trattato dell’Unione Europea stabilisce l’obbligo per l’Unione di “ assicurare la coerenza tra le aree della sua azione verso l’esterno” (Articolo 21 TEU). La UE ha fermamente condannato le politiche e le azioni di Israele che violano la legge internazionale, come ha detto nelle conclusioni del suo Consiglio del 2009. Lo sviluppo delle sue relazioni commerciali deve essere coerente con le sue dichiarazioni.

(Trascrizione completa. Estratti di questo discorso sono stati presentati presso l'Università di Sydney in Australia durante la Settimana contro l’Apartheid israeliano, 2012.) 

Vorrei parlare di normalizzazione. Ho trovato la migliore definizione del termine “normalizzazione” sul sito per la Campagna Palestinese per il boicottaggio culturale e accademico:

"La normalizzazione è la colonizzazione della mente, per cui il soggetto oppresso arriva a credere che la realtà dell'oppressore è l'unica realtà ‘normale’ da sottoscrivere, e che l'oppressione è un fatto della vita che deve essere sopportato."

Quindi, i progetti che costituiscono normalizzazione non riguardano libertà, giustizia e liberazione, ma cercano di anestetizzare le nostre menti all'orrore dell'occupazione, in modo da accettarlo come normale, permanente, un’immutabile realtà fissa!

27.01.2012

Gli organizzatori della Esposizione Universale di Milano invitano gli israeliani a partecipare alle gare per la costruzione della fiera in modo da assicurarsi una maggiore visibilità, così come un padiglione più grande e attraente

MILANO - L'Expo di Milano avrà luogo nel 2015, ma gli organizzatori stanno già invitando le aziende israeliane a partecipare alle gare per la costruzione della fiera, promettendo che i paesi che saranno coinvolti per primi si avantaggeranno di una maggiore visibilità e di un padiglione più grande e più attraente.

La fiera, il cui tema è "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", che nel arco di tre anni creerà una città digitale con tecnologie avanzate, capace di dare a 20 milioni di visitatori - e ad un miliardo di navigatori web - un'esperienza educativa unica.

"Sui 150 paesi partecipanti, vediamo Israele come uno dei 15 paesi in grado - se scelto – a guidare la costruzione della esposizione," ha detto a Yedioth Ahronoth Giuseppe Sala, amministratore delegato Expo Milano 2015, ex direttore generale di Telecom Italia.

In un'aula si parlava di Israele come un progetto coloniale, mentre in un'altra si teneva un workshop sulla Palestina e le rivolte arabe. Nei corridoi piccoli gruppi di attivisti parlavano di recenti viaggi o del ruolo dell'Autorità palestinese nella Cisgiordania. E la sera, si dirigevano verso Occupy Wall Street, l'accampamento nel distretto finanziario di New York per intervenire nell'assemblea generale.

sjpQuesta era la scena alla Columbia University a New York dal 14 al16 ottobre dove 350 studenti provenienti da più di cento università da tutti gli Stati Uniti si sono riuniti per la prima assemblea nazionale degli Studenti per la Giustizia in Palestina (SJP). L'incontro è stato organizzato in tanti workshop che spaziavano da "L'economia del colonialismo israeliano" all'"Attivismo delle donne" a "Come avviare in modo efficace una sezione locale SJP". 'Si è trattato del risultato di un anno di programmazione, organizzazione e raccolta fondi da parte degli studenti. Questo incontro nazionale SJP arriva in un momento in cui l'attivismo per la Palestina nei campus universitari è sempre più sotto controllo.

"È un grande, grande passo per noi", ha spiegato Muqeet Aman, un neo-laureato della Florida International University, che faceva parte del Comitato coordinatore nazionale SJP, un gruppo informale di attivisti SJP che ha organizzato l'assemblea nazionale.

Secondo gli attivisti, gli obiettivi dell'incontro, con lo slogan "Gli Studenti Sfidano l'Apartheid", miravano a rafforzare il movimento studentesco per i diritti dei palestinesi e a sviluppare una migliore comprensione della situazione politica in Palestina. Gli attivisti SJP si dividevano in diversi workshop sul tema "costruire il movimento" con lo scopo di sviluppare proposte per una struttura nazionale per meglio coordinarsi e condividere le risorse, mantenendo tuttavia l'autonomia delle sezioni locali.

Su molti prodotti in vendita nei supermercati potrebbero entro breve tempo comparire etichette con la scritta "prodotto negli inserdiamenti illegali dei territori Palestinesi occupati", a seguito dei colloqui fra l'attivista Zackie Achmat e il ministro del commercio e dell'industria Rob Davis.

16 settembre 2011

sud-africaAchmat e la sua organizzazione, Open Shuhada Street, e Davies hanno concordato in linea di principio che le merci prodotte nei territori occupati devono essere etichettati come tali perché l'etichettatura come prodotto di Israele è fuorviante.

In questa settimana Davies ha detto al Mail & Guardian: "Sono in attesa di una comunicazione ufficiale che esaminerò per decidere sulle raccomandazioni da proporre. Siamo convinti che sapere se i prodotti provengono da Israele o dai territori occupati sia di interesse dei consumatori sudafricani".

Sempre in questa settimana Achmat ha sostenuto che secondo il diritto internazionale gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono illegali e che ai sensi della Convenzione di Ginevra, la potenza occupante non può prelevare risorse dalla terra occupata.

I prodotti dell'Ahava vengono venduti a Wellness Warehouse a Città del Capo e nei negozi di Foschini. Open Shuhada Street si è impegnata in una campagna a lungo termine per il loro ritiro dagli scaffali.

Rientrano nella stessa categoria i prodotti kosher, tra cui halva e cetriolini, che sono venduti a Pick n Pay e Spar.

di Ahmad Tibi

29/7/2011

tibiAlla libertà d'espressione in Israele è stato inferto un duro colpo questo mese quando il Parlamento ha approvato una legge antiboicottaggio che ha come bersaglio individui o organizzazioni che promuovono pubblicamente il boicottaggio contro Israele o qualsiasi area sotto il suo controllo.

Poiché credo che si debba porre fine all'occupazione israeliana dei territori palestinesi, in uguali diritti per palestinesi ed ebrei, e nel diritto al ritorno dei profughi palestinesi costretti ad abbandonare le loro case e terre nel 1948, sostengo il boicottaggio - e il fare appello ad altri a boicottare – contro tutte le compagnie israeliane che contribuiscono a perpetuare queste ingiustizie.

Ma questo nuovo limite legale per la libertà d'espressione mi potrebbe mandare in bancarotta.

Gli ufficiali israeliani non mi manderanno in prigione per aver sostenuto pubblicamente tali boicottaggi, ma gruppi di coloni mi possono chiedere di pagare dei danni economici, senza nemmeno dover mostrare alcun danno effettivo. Inoltre, alle organizzazioni che sostengono il boicottaggio potrebbe essere negato il diritto di ricevere donazioni deducibili dalla tasse e finanziamenti statali. Questa settimana, ho fatto appello alla Corte Suprema per questa legge.