LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Notizie BDS

Notizie internazionali del movimento globale BDS.

Il negozio Ecostream di Brighton ha chiuso dopo una campagna di due anni di manifestazioni, azioni dirette e di strada.

Questa mattina, Ecostream ha rilasciato la seguente dichiarazione: "SodaStream conferma che il negozio Ecostream, situato sulla Western Road a Brighton, è stato chiuso dall'inizio di questa settimana. Dopo il periodo di prova di due anni, l'azienda ha deciso di concentrare i propri sforzi commerciali su altri canali, in particolare sulle partnership di distribuzione al dettaglio."

La catena John Lewis ha inoltre informato oggi Corporate Watch che non terranno più in magazzino prodotti Sodastream. Secondo un funzionario Senior dell’ufficio stampa della John Lewis: “l’azienda [John Lewis, ndt] ha stoccato in magazzino prodotti Sodastream negli ultimi quattro anni, ma alla luce del calo delle vendite abbiamo preso la decisione di non immagazzinare più la gamma di prodotti sopracitata". Gli attivisti hanno manifestato più volte fuori dal negozio della John Lewis, chiedendo alla catena di interrompere il commercio della sua gamma Sodastream e ai consumatori di boicottarne i prodotti.

Panoramica

Come molti agricoltori di tutto il mondo, i contadini palestinesi sono vittime di un approccio dello sviluppo neoliberale dall’alto verso il basso che tenta di spodestarli dalla loro terra e di seminarla a servizio delle banche, delle corporazioni multinazionali e dei colossi del business agricolo. Uno strumento di questo approccio è stata la creazione da parte Autorità Palestinese di zone industriali che consolidano la dipendenza dei palestinesi ad Israele e sostengono l'attuale danno quadro economico.

In questa pubblicazione, l’autore ospite Vivien Sansour e il Direttore dei Programmi di Al-Shabaka Alaa Tartir danno voce ad un numero di contadini che stanno attualmente cercando di resistere a queste sfide. Si concentrano in particolar modo sui contadini di Jenin e Gerico, dove due vaste zone industriali stanno venendo costruite in questo periodo, e propongono soluzioni per aiutare i contadini a riguadagnare la propria sovranità e a restare sulle proprie terre. [1]

Le esportazioni di merci prodotte negli insediamenti illegali israeliani sono diminuite significativamente, come hanno rivelato statistiche ufficiali. Le merci dirette verso l’Unione Europea sono le più colpite da questo andamento, dato che l’UE continua ad attivarsi per il boicottaggio degli insediamenti. Funzionari israeliani descrivono la situazione come “disastrosa” per le colonie costruite su terra palestinese occupata. Il boicottaggio economico, sociale, accademico e finanziario degli insediamenti-colonie sta crescendo in tutto il mondo.

I venti del boicottaggio internazionale degli insediamenti si stanno velocizzando, unendosi. Venerdì scorso i governi spagnolo e italiano hanno messo in guardia i propri cittadini dal condurre affari con gli insediamenti nelle Alture del Golan, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, affermando che tali attività potrebbe esporli a una serie di rischi legali e finanziari. Francia, Germania e Gran Bretagna avevano già lanciato avvertimenti simili ai loro concittadini.

I singoli avvertimenti di questi cinque paesi potrebbero presto diventare una risoluzione europea. Le istituzioni dell'Unione Europea stanno valutando l'emissione di un avviso generale a nome di tutti i 28 Stati membri dell'UE, e i comunicati delle 5 nazioni accelereranno presumibilmente questa discussione. Non è un caso che l'inviato dell'Unione Europea in Israele, Lars Faaborg-Anderson, abbia affermato Venerdì che gli avvisi indicano come gli Stati membri dell'UE "stiano perdendo la pazienza con le preoccupazioni che non vengono considerate" da Israele.

Spagna e Italia lanciano un avvertimento contro i legami commerciali con la Cisgiordania, mentre l'ambasciatore UE avverte che altri seguiranno.

L'ambasciatore dell'Unione Europea in Israele, Lars Faaborg-Andersen, ha avvertito ancora una volta che gli Stati europei stanno "perdendo la pazienza" per la continua crescita degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. 

Il commento è arrivato Venerdì, dopo che la Spagna e l'Italia si sono unite a Francia, Germania e Regno Unito nel mettere in guardia i propri cittadini contro l'impegnarsi in rapporti commerciali con insediamenti in Cisgiordania. La Francia ha rilasciato una dichiarazione simile la scorsa settimana, mentre gli uffici esteri di Germania e Gran Bretagna lo hanno fatto diversi mesi fa.

Territori Occupati. Cinque Paesi europei, tra i quali l'Italia, "avvisano" le loro aziende che avviare attività finanziarie e investimenti nelle colonie israeliane potrebbe avere conseguenze legali. «Se continuerà l'espansione delle colonie, altre nazioni Ue emetteranno simili avvisi», ha spiegato il rappresentante dell'Ue in Israele Lars Faaborg-Andersen.

di  Michele Giorgio

«E' un primo passo impor­tante verso il rispetto da parte dell’Italia e di altri Paesi euro­pei del diritto inter­na­zio­nale. Le colo­nie israe­liane sono ille­gali e vanno boi­cot­tate. Se l’Unione euro­pea intende tenere fede alle sue diret­tive, allora deve sospen­dere il trat­tato di ade­sione di Israele per­chè è siste­ma­ti­ca­mente vio­lato (da Tel Aviv)». Così Omar Bar­ghouti, uno dei lea­der della cam­pa­gna inter­na­zio­nale di boi­cot­tag­gio dell’occupazione israe­liana, ha detto ieri al mani­fe­sto, com­men­tando la mossa com­piuta da cin­que paesi euro­pei — Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna, Fran­cia e, in secondo momento, anche da Spa­gna e Ita­lia — decisi ad “avver­tire” i pro­pri cit­ta­dini a non impe­gnarsi in atti­vità finan­zia­rie o in inve­sti­menti nelle colo­nie a Geru­sa­lemme Est, in Cisgior­da­nia e nelle Alture del Golan annesse uni­la­te­ral­mente da Israele.

Lunedì, otto corporazioni transnazionali (TNC), inclusa la compagnia idrica israeliana Mekorot, sono state messe sotto processo a Ginevra per le violazioni dei diritti umani che hanno commesso in tutto il mondo.

Questi casi hanno avuto un’udienza speciale al Permanent Peoples’ Tribunal (PPT), organizzata dalla Global Campaign to Dismantle Corporate Power & Stop Impunity alla Maison des Associations tra le 9 di mattina e le 6 di sera. Il Comitato Nazionale Palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BNC) e la campagna Stop the Wall hanno dato il via ad una settimana di mobilitazioni a Ginevra, organizzata da dozzine di network internazionali. 

Queste due nazioni si uniscono a Francia, Regno Unito e Germania nell'avviso contro i rischi legali e finanziari.

Di Barak Ravid

I governi spagnolo ed italiano, hanno emesso venerdì un avvertimento ai propri cittadini contro il fare affari con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, e nelle alture del Golan. I ministri degli esteri dei due paesi hanno annunciato che le imprese che esercitano un'attività economica negli insediamenti sarebbero vulnerabili ad una serie di rischi.

Secondo gli annunci fatti da Spagna e Italia, l'Unione europea ed i suoi Stati membri non riconoscono il governo israeliano in Cisgiordania, Gerusalemme Est e le alture del Golan, che sono stati conquistati nel 1967, e considerano gli insediamenti illegali dal diritto internazionale.

Per questo motivo, dicono gli annunci, le aziende private che fanno affari, trasferiscono fondi, investono denaro, firmano contratti, acquistano terreni o ricevono servizi turistici da società negli insediamenti corrono rischi legali e finanziari.

E’ il più grande e diffuso movimento con più di 170 soggetti palestinesi

Il boicottaggio è sempre stata un’arma a doppio taglio sia per il suo peso politico, sia per la possibilità di “agire” in un raggio di azione che ha ripercussioni a livello internazionale. Da Martin Luther King -negli anni ’56 e ’57- contro il servizio bus di Montgomery e le leggi segregazioniste a quello del 1958 negli negli Stati Uniti contro la Dow Chemical e la produzione di napalm, usato nella guerra del Vietnam. Il più efficace e rinomato è stato però quello che cercava di distruggere il regime dell’apartheid (1970-1986) in Sudafrica, per esempio contro la Polaroid, attuato dai suoi stessi operai sui prodotti per l’identificazione dei neri o in in Inghilterra nei confronti della Barclays Bank o ancora in Italia nei confronti della Banca Nazionale del Lavoro e le esportazioni di armi nel sud del’Africa.

Il termine boicottaggio ha origine dal nome di un amministratore terriero vissuto nel XIX secolo in Irlanda, il capitano inglese Charles Cunningham Boycott. Contro di lui fu lanciata una campagna di isolamento che lo portò ad essere licenziato perché le terre che amministrava cominciarono a inaridire.

Il boicottaggio ha continuato ad esistere nei decenni successivi riuscendo però a raggiungere la sua più estesa azione a livello internazionale –dovuta sia al mutamento dei mezzi di comunicazione di massa che alla facilità con cui viaggiano le notizie- grazie ai movimenti di interdizione verso alcuni prodotti e nei confronti di diverse imprese dell’attuale stato israeliano accusato di non rispettare le Risoluzioni ONU sulla questione palestinese. 

I  movimenti di protesta si sono sviluppati in diverse nazioni del pianeta coinvolgendo i più svariati settori economici. Sono circa 124mila i risultati ottenuti all’inserimento delle parole “boicottaggio Israele” in uno dei motori di ricerca più utilizzati al mondo. Le scelte politiche israeliane, una forte pressione su controllo e mobilità interna dei palestinesi e una propensione all’utilizzo strumentale e sistemico delle forze paramilitari non aiutano a trovare una soluzione che porti tregua tra le parti; la conseguenza è stato lo sviluppo di una vasta parte di opinione pubblica a favore dell’area filo-palestinese, creando quindi per lo Stato israeliano un ritorno negativo sia in termini di immagine sia economico.

Questo video pubblicato oggi mostra attivisti israeliani del gruppo dissidente Boycott from Within interrompere le riprese della nuova fiction drammatica della NBC Dig, nella città costiera palestinese sottoposta a pulizia etnica di Jaffa, oggi in Israele.

Gli attivisti sono stati accolti con slogan razzisti da parte delle persone sul set.

Dig, che sarà trasmesso dal canale televisivo via cavo statunitense NBC, ha generato forti proteste da parte dei palestinesi, che lo vedono come parte dello sforzo di Israele per consolidare il suo controllo e far progredire la giudaizzazione di Gerusalemme occupata.