Notizie BDS
Notizie internazionali del movimento globale BDS.
I maggiori esportatori di generi alimentari israeliani stanno affrontando un’ondata senza precedenti di cancellazione degli ordini dall’Europa come risultato del più recente massacro dei palestinesi a Gaza ad opera di Israele.
SuperValu, la più grande catena di distribuzione alimentare in Irlanda, ha riferito la scorsa settimana ai media irlandesi che ha ritirato i prodotti israeliani dai suoi negozi.
E i media israeliani suggeriscono che altri grandi rivenditori europei hanno preso decisioni simili senza annunciarle pubblicamente.
Le compagnie israeliane d’esportazione frutta e verdura hanno affrontato cancellazioni degli ordini dalla Scandinavia, Regno Unito, Francia, Belgio e Irlanda.
Garnier si è scusata. A nome della sua filiale israeliana, la multinazionale dei prodotti per il benessere si è detta profondamente rammaricata per il pacco omaggio con shampoo, balsamo e make-up, inviato la scorsa settimana alle soldatesse dell’Idf. L’iniziativa annunciata dalla Garnier israeliana con uno status su Fb, diventato presto virale, aveva fatto infuriare mezzo mondo: ”La spedizione di un pacco con prodotti per la cura della persona è stato inviato alle nostre ragazze che stanno difendendo Israele. Abbiamo incluso anche anche saponi per il viso e minerali, così potranno rimanere belle anche quando sono sul fronte a difenderci” recitava il post originale, poi cancellato, su Facebook.
All’indignazione delle prime ore è seguita una chiamata al boicottaggio dei prodotti Garnier; argomento tanto forte da aver costretto la società francese ad un rapido retromarcia per evitare di rimanere incagliati nella potente (ed efficiente) rete del B.d.s. (Boycott, Divestment and Sanction) l’organizzazione che dal 2005 promuove campagne di boicottaggio nel mondo di prodotti israeliani per costringere lo stato ebraico ad adeguarsi alle risoluzioni delle organizzazioni internazionali sulla questione palestinese.
Leggi: Gaza, le scuse di Garnier e le campagne di boicottaggio contro Israele
L'arcivescovo emerito Desmond Tutu, in un articolo esclusivo per Haaretz, chiede un boicottaggio globale contro Israele e invita gli israeliani e i palestinesi a guardare oltre i rispettivi leader per una soluzione duratura della crisi nella Terra Santa.
Le scorse settimane hanno visto iniziative senza precedenti da parte dei membri della società civile in tutto il mondo contro l'ingiusta, sproporzionata e brutale risposta di Israele al lancio di missili dalla Palestina.
Se si mettessero insieme tutte le persone che lo scorso fine settimana si sono riunite per chiedere giustizia in Israele e Palestina - a Città del Capo, a Washington, a New York, a Nuova Delhi, a Londra, a Dublino e a Sidney e in tutte le altre città - si tratterebbe probabilmente della più grande protesta attiva da parte di cittadini a favore di una singola causa che ci sia mai stata nella storia del mondo.
Leggi: Tutu: La mia preghiera al popolo di Israele, liberate voi stessi liberando la Palestina
Il recente comunicato della Giunta delle Comunità Ebraiche Italiane che dichiara necessaria un'azione “intensa, decisa, equilibrata” delle stesse di fronte all' “attacco delle forze terroristiche che controllano Gaza”, presenta i recenti fatti di Gaza sotto una luce distorta e per noi inaccettabile.
Sembra quasi che Israele sia aggredito da potenti terroristi, invece di essere il potente aggressore di una popolazione in mezzo alla quale sono attivi un numero imprecisato, ma piccolo, di combattenti palestinesi. L’attacco è stato israeliano, ed è avvenuto in un periodo in cui sembrava aprirsi la prospettiva di un governo di unità nazionale tra Hamas e l'Autorità Palestinese. Dopo la scomparsa e l’omicidio di tre ragazzi israeliani nei Territori Occupati, Israele, senza fornire prove della responsabilità di Hamas, ha iniziato un’escalation, ha compiuto uccisioni e arresti in massa, e alla prevedibile risposta con lancio di razzi ha iniziato il terribile attacco a Gaza causando quasi 2000 morti fra la loro popolazione, vittime per lo più innocenti, migliaia di feriti, mezzo milione di sfollati e la devastazione di interi quartieri.
ANTISIONISMO E’ ANTIFASCISMO
Noi giovani del Fronte Popolare di Aida Camp, Betlemme, Palestina, rigettiamo al mittente ogni parallelismo tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e la feccia fascista.
Sionismo e fascismo sono due facce della stessa medaglia, il capitalismo, quindi rifiutiamo in blocco qualsiasi tipo di sostegno da chi da sempre si è posto come braccio armato del padronato e a difesa del capitale.
Non accettiamo perciò alcun sostegno da chi sfrutta il dramma del popolo gazawi, quindi palestinese, solamente per propagare odio razziale e antigiudaico fine a sostenere i suoi meschini interessi.
Da sempre combattiamo e combatteremo l’occupazione sionista, non la presenza ebraica in Palestina.
CONOSCIAMO BENE I NOSTRI NEMICI!
INTIFADA FINO ALLA VITTORIA!
Giovani del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - Aida Camp
Come ebrei sopravvissuti al genocidio nazista e i nostri discendenti condanniamo inequivocalbilmente il massacro di Palestinesi a Gaza e l'occupazione e colonizzazione della Palestina storica. Condanniamo anche gli Stati Uniti perchè provvede a Israele i fondi per portare avanti l'attacco, e gli Stati occidentali in modo generale per usare le sue strutture diplomatiche per proteggere Israele dall'essere condannato. Il genocidio inizia con il silenzio del mondo.
Siamo allarmati per la estrema e razzista disumanizzazione dei palestinesi nella società israeliana, che ha raggiunto l'apice. In Israele i politici e gli opinionisti del 'Times of Israel' e del 'Jerusalem Post' chiamano apertamente al genocidio del palestinesi e gli israeliani di destra adottano gli emblemi neo-nazisti.
Inoltre, siamo disgustati ed indignati per gli abusi della nostra storia a mano di Elie Wiesel nelle pagine che promuovono palesemente delle falsità per giustificare l'ingiustificabile: lo sforzo totale d'Israele per distruggere Gaza e l'assassinio di circa 2000 palestinesi, tra cui centinaia di bambini. Niente può giustificare il bombardamento dei rifugi ONU, di case private, di ospedali ed università. Niente può giustificare il privare le persone di elettricità ed acqua.
Dobbiamo alzare la nostra voce collettivamente ed usare il nostro potere collettivo per finire ogni forma di razzismo, compreso l'attuale genocidio del popolo palestinese. Chiediamo la fine immediata dell'assedio e del blocco contro Gaza. Chiamiamo al totale boicottaggio economico, culturale ed accademico di Israele. 'Mai più' dev'essere MAI PIÙ PER TUTTI!
La campagna “Long live Palestine boycott Israel” è cresciuta da poche centinaia di utenti ai primi di luglio a oltre duecentocinquantamila oggi.
Le ostilità a Gaza sembrano avere determinato una forte crescita della campagna di boicottaggio contro Israele – o almeno di quella parte che usa gli app per individuare i prodotti da colpire.
Buycott, un app che cataloga i marchi e i loro derivati e permette agli utenti di iniziare una campagna per sostenere o boicottare, riferisce che il numero delle persone che usa il suo gruppo “Long live Palestine boycott Israel” è improvvisamente salito nel mese scorso - da poche centinaia di utenti ai primi di luglio ad oltre duecentocinquantamila oggi.
“Long live Palestine” è il gruppo più seguito sui siti del boicottaggio. Il secondo più seguito è "Avoid Israeli Settlement Products". Entrambi stanno rapidamente crescendo, secondo quanto riferisce l'International Business Times.
Attualmente vi è solamente una campagna pro Israele su Buycott. Nonostante sia stato creato più di un anno fa, ha solo 1380 sostenitori.
Leggi: La guerra di Gaza produce un grande aumento degli App per il boicottaggio di Israele
Secondo una dichiarazione pubblicata dal sito web locale Sevenstreets.com Sabato, Pete Wylie, leggendario chitarrista e cantautore di Liverpool, si è ritirato dall’International Music Festival organizzato dalla città a causa dell’utilizzo da parte del consiglio comunale dei servizi di sicurezza della G4S.
L’annuncio di Wylie fa riferimento alle accuse di abusi dei diritti umani contro la G4S, la compagnia anglo-danese che fornisce servizi di sicurezza ai checkpoint, alle carceri e alle stazioni di interrogatorio in Israele - inclusi quelli dove i bambini palestinesi sono stati detenuti in isolamento.
di Jimmy Johnson
Un gruppo di personaggi di alto profilo, in prevalenza politici dal Centro America, Sud America e Caraibi tra cui il presidente boliviano Evo Morales, l’autrice usa Alice Walker, il deposto presidente dell'Honduras Manuel Zelaya, l'ex presidente cubano Fidel Castro, il musicista cubano Silvio Rodrígiuez, l’autore ecuadoriano Eduardo Galeano e altri hanno firmato una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese sotto la bandiera della Rete per la Difesa dell'Umanità.
La dichiarazione dal titolo "In difesa della Palestina" condanna l'occupazione israeliana coloniale della Palestina, gli attacchi in corso sulla Striscia di Gaza, l'imperialismo Usa e la complicità europea nelle azioni di Israele, mentre chiedono il sostegno alla campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni globali.
Si prende come punto di partenza la dichiarazione del 30 luglio fatta dal presidente boliviano Evo Morales dove si condanna Israele come stato terrorista, una dichiarazione effettuata al momento di revocare un accordo del 1972 sul visto israeliano-boliviana in risposta agli attacchi continui di Israele ai palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.
Dopo intense proteste in rete, il noto fabbricante di cosmetici francese boccia l'iniziativa del distributore locale
L’Oréal ha sconfessato la distributrice israeliana dei suoi prodotti cosmetici per aver fatto una donazione all'esercito israeliano. Sulle reti sociali si era scatenato un tornado che metteva sotto accusa la distributrice Garnier Israele (saponi, deodoranti, creme, depilanti, pomate, shampoo) che -in piena aggressione e bombe lanciate sui civili di Gaza- si era soladirizzata con le donne soldato israeliane, capaci di curare la propria bellezza anche durante i massacri.
La reazione indignata di migliaia di persone contro questa riprovevole iniziativa pubblicitaria, ha spinto la casa-madre de l'Oreal di Parigi a dissociarsi e chiedere pubblicamente scusa. In un comunicato ha reso noto che "...siamo sorpresi, perchè è nostra regola non parecipare in un conflitto o in dispute politiche... condanniamo questa iniziativa di un distributore locale". La vicenda dimostra che i consumatori hanno un certo potere quando reagiscono simultaneamente.
Fonte: Selvas








