Boicottaggio sportivo
Aderisco con convinzione all’appello all’UEFA perché annulli la decisione di tenere i campionati under 21 in Israele. Non è giusto che un evento sportivo importante possa essere organizzato da un Paese che tiene comportamenti coloniali e repressivi nei riguardi del popolo Palestinese. E in particolare il riferimento va ad atteggiamenti gravissimi tenuti verso sportivi palestinesi, cui è stato impedito di svolgere l’attività o che sono persino incarcerati senza motivazione e senza processo per lunghi periodi. O alle molte circostanze nelle quali ai giocatori ed ai tifosi è stato impedito di spostarsi all’interno dei Territori Occupati Palestinesi oppure di uscire e rientrare dall’ estero per competizioni sportive.
Lo sport deve mantenere equilibrio, giustizia e senso democratico. Non può rendere protagonisti coloro che violano le regole elementari della convivenza. L’Uefa non deve voltarsi dall’altra parte. Che messaggio state dando alla generazione dei giovani?
Vincenzo Vita
Ex vice-presidente Senato italiano della Commissione istruzione pubblica, beni culturali ricerca scientifica, spettacolo e sport
Roma, 19 - 05 - 2013
Al Presidente
Michel Platini
Il 5 Giugno la Coppa Uefa under 21 dovrebbe inaugurarsi in Israele. Il 5 Giugno del 1967, Israele in una guerra preventiva, attaccò e occupò la Cisgiordania, Gaza, le alture del Golan e parte del Sinai.
Il 5 giugno, giorno di conquista per Israele e di sofferenza e mancanza di diritti per i palestinesi, la Uefa premierà Israele per il suo contributo allo sport.
Da ben 46 anni la popolazione palestinese della Cisgiordania e Gaza, vive sotto occupazione militare, ogni generazione nata dopo quella data non ha mai vissuto nella libertà. Ogni giorno subisce la violenza dell’occupazione militare. Ogni giorno la terra coltivata con fatica, rubata per essere trasformata in colonia. Case demolite per impedire la crescita della popolazione palestinese, la costruzione di un muro di annessione coloniale, strade dell’apartheid, dove solo coloni e cittadini israeliani o con carta d’identità di Gerusalemme est possono frequentare, migliaia di prigionieri politici, tra cui giovani, torture.
E nelle colline a Sud di Hebron come nella Valle del Giordano, terra dello Stato Palestinese, l’esercito israeliano fa evacuare forzatamente i pastori e i contadini per esercitazioni militari, in realtà per aprire la strada a nuove colonie.
Ma Lei, signor Presidente Platini, è al corrente della situazione, ha visto quanta discriminazione gli Israeliani praticano verso i palestinesi anche nello sport: calciatori arrestati e tenuti in detenzione amministrativa, permessi negati ai palestinesi anche per giocare alle partite del “dialogo” con israeliani , stadi distrutti a Gaza, ma anche in Cisgiordania, check point e ancora il muro, potrei proseguire con molto altro, ma voglio arrivare al punto.
Leggi: Luisa Morgantini scrive a Michel Platini: non fate la coppa Uefa under 21 in Israele
S.Cu.P.! Sport e Cultura Popolare nasce il 12 maggio 2012 nei locali abbandonati della ex motorizzazione civile di Via Nola a Roma per iniziativa di istruttori qualificati e precari che credono, come dice l'acronimo, nello sport e nella cultura popolare, fatti cioè al di fuori delle logiche del profitto.
Lo abbiamo fatto perchè crediamo nello sport quello vero, quello che educa alla sana competizione e alla solidarietà, che sia per tutti e tutte facendosi così strumento di conoscenza e integrazione.
È proprio in nome dell'idea di sport che promuoviamo attivamente ogni giorno che abbiamo deciso di aderire alla campagna 'Cartellino Rosso all'Apartheid Israeliana' per impedire lo svolgimento dei prossimi Campionati UEFA under 21 in Israele.
Non possiamo accettare che un paese che impone da 65 anni un regime di aparthied sul popolo palestinese attraverso l'occupazione militare delle terre, la colonizzazione sfrontata, la detenzione coatta anche di bambini, e la negazione dei diritti fondamentali a partire dalla libertà di movimento, il libero accesso alle risorse e il diritto all'autogoverno, possa essere lasciato libero di sfruttare una manifestazione internazionale per offrire di sè l'immagine di un paese normale e democratico così falsamente lontana dalla realtà. Ma soprattutto, non possiamo accettare che un paese che si serve dello sport per implementare tale regime attraverso la detenzione di atleti palestinesi come Mahmoud Sarsak, la distruzione di strutture sportive, e la discriminazione costante nell'accesso alla pratica, possa poter strumentalizzare lo sport stesso, svuotandolo dei valori di fratellanza e incontro che ad esso sono connaturati, riducendolo a semplice vetrina per la sua propaganda.
Pratichiamo lo Sport, non l'Aparthied.
Con la Palestina nel cuore,
ROMA, MARTEDÌ 21 MAGGIO, ORE 11.30
SIT-IN ALLA SEDE NAZIONALE DELLA FEDERCALCIO (VIA GREGORIO ALLEGRI 14)
Dal 22 al 24 maggio, si riunisce il calcio europeo a Londra per il comitato esecutivo e il congresso annuale della Uefa.
In vista alla partecipazione della Federcalcio alle riunioni di Londra, la campagna Cartellino rosso all’Apartheid israeliana organizza un sit-in di protesta martedì 21 maggio alle ore 11.30 contro la decisione della UEFA di concedere l’onore di ospitare il campionato Under 21 ad Israele, paese che si fa beffa del diritto internazionale, occupando militarmente la Palestina e imponendo un sistema di apartheid sul popolo palestinese. I manifestanti denunciano anche la mancata presa di posizione da parte della Federcalcio, pur dichiarando un impegno per il calcio palestinese.
Leggi: Roma: No al campionato Uefa Under 21 in Israele – Fuori Israele dalla Uefa
I villaggi palestinesi distrutti tra il ’47 e il ’48, e cancellati dalla faccia della terra, in quella che è chiamata la Nakba (catastrofe), furono 532: gli abitanti, 750.000 ma secondo alcune fonti 900.000 furono cacciati con la forza o uccisi.[1]
I prossimi campionati EUFA Under 21 si svolgeranno in quattro città, Gerusalemme, Tel Aviv, Nethania e Petah Tikva, che in parte sono state costruite o si sono estese al di sopra dei villaggi distrutti.
Prima di presentare la ricognizione dei villaggi distrutti sulle cui fondamenta oggi sorgono le quattro città, o loro parti, che ospiteranno i giuochi, presentiamo una sintesi di uno scritto di Gideon Levy, che così titola il suo racconto sui villaggi palestinesi distrutti e nascosti sotto Tel Aviv.[2]
“La nostra amata Tel Aviv, la cui reputazione di città illuminata ed aperta è famosa nel mondo
è costruita in parte sulle rovine dei villaggi palestinesi – e rifiuta di riconoscerlo”.
Uno dei corsi più importanti, e più orrendi, di Tel Aviv, il Jerusalem Boulevard di Tel Aviv-Jaffa, una volta si chiamava Jamal Pashà Boulevard e poi Al Nazha Bouleward. Le strade di questa città che una volta era araba e ora è mista, portano nomi di rabbini, i vecchi nomi arabi sono quasi scomparsi e al posto dei villaggi ora ci sono quartieri ebrei.
Eventi sportivi che celebrano la cultura fisica e la competizione hanno a lungo avuto sostegno per motivi politici e sociali. Dalle antiche Olimpiadi greche e dalle lotte dei gladiatori a Roma fino agli elitari campi da polo e agli incontri clandestini di boxe della Gran Bretagna vittoriana.
Tutti i settori sono serviti a mantenere una certa immagine di quella società e dei suoi valori fondamentali. Con la comparsa di eventi sportivi internazionali negli ultimi 150 anni, c’è stata una nuova serie di principi collegati alle motivazioni politiche sottostanti, riguardante la parità etnica, religiosa e politica in una società civile globale emergente. Al fine di far parte di questa società civile, lo Stato nazionale deve rispettare le regole del fair play e della tolleranza.
Quest'anno Israele ospiterà il Campionato Europeo Under 21. La decisione della UEFA di assegnarlo ad Israele arriva quattro anni dopo che lo Stato ebraico ha tentato, bombardando la striscia di Gaza, di farla tornare all'età della pietra.
Leggi: Israele e il boicottaggio dello sport. Lezioni dal Sudafrica
Non si può sostenere il razzismo nel nome dello sport!
MEDITERRANEO ANTIRAZZISTA intende lo sport come strumento per abbattere frontiere e costruire diritti e non vuol girare lo sguardo da un'altra parte di fronte al muro che nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia ha condannato e che ha comportato la sottrazione illegale di terreni di proprietà palestinese e la separazione tra villaggi e città palestinesi, costringendo la popolazione autoctona in aree anguste e violandone il diritto alla mobilità. Né può accettare che lo sport venga utilizzato per coprire una simile realtà. Quale scambio potrebbe mai essere favorito, quando sono violati i più elementari diritti e lo stesso sport diventa un privilegio? Tante volte bambini palestinesi sono stati uccisi mentre giocavano a calcio in campetti improvvisati dietro casa, com'è successo anche al piccolo Ahmed Younis Khader Abu Daqqa lo scorso novembre.
Leggi: Mediterraneo antirazzista aderisce alla campagna Cartellino rosso all'Apartheid israeliana
Mentre la squadra inglese Under 21 prosegue nei preparativi per le finali Under 21 di giugno, Kenny Fryde riferisce di come si sta intensificando la campagna 'Cartellino Rosso al razzismo israeliano' (RCIR) contro la scelta di Israele, come paese ospitante del torneo.
Attivisti della campagna 'Cartellino Rosso al razzismo israeliano' manifesteranno al prossimo Congresso UEFA, che si terrà a Londra il 24 maggio, chiedendo che il calciatore palestinese Mahmoud Sarsak possa fare un intervento al Congresso. Sarsak divenne famoso quando, durante il suo sciopero della fame prolungato lanciato al terzo anno di detenzione senza accusa da parte di Israele, ottenne il sostegno di Sepp Blatter, Eric Cantona e altri, finché non fu rilasciato lo scorso luglio.
Leggi: Si intensifica la campagna britannica 'Cartellino Rosso al razzismo israeliano'
La UEFA non deve organizzare gli Under 21 (2013) in Israele. Qui deve intervenire il boicottaggio. La UEFA deve prima impegnarsi a costruire uno stadio e ad organizzare delle amichevoli in Palestina.
Il 10 Novembre 2012, Israele bombarda lo stadio Palestium e uccide quattro giovani adolescenti. Basta! Il mondo dello sport non può restare a braccia incrociate senza reagire. Noi sosteniamo ogni azione che chiama alla dignità, alla libertà e alla sicurezza in Palestina. Dobbiamo attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sui vari eventi che si sono verificati a Gaza, in particolare la detenzione dal febbraio 2012 di due calciatori palestinesi in Israele. La FIFA - a differenza della UEFA – è stato uno dei primi a reagire e ha promesso di ricostruire lo stadio il più presto possibile. Queste azioni coincidono con l'ingresso della Palestina come osservatore presso le Nazioni Unite, nonostante l'opposizione degli Stati Uniti, di Israele e di altri sette paesi. Questo nuovo status deve essere accompagnato dal riconoscimento di tutte le squadre sportive palestinesi in tutte le competizioni internazionali. Durante la festa dell'Humanité nel 2011 (corrisponde alla nostra festa dell'Unità) molti comunisti e repubblicani eletti hanno partecipato ad una gara di beneficenza per sostenere il progetto dell'associazione "Uno stadio per Gaza”. Ha preso parte al torneo una squadra composta da giovani comunisti e dai membri del Comitato per lo Sport del Partito comunista francese. Fedeli ai nostri impegni, rimaniamo a disposizione di tutte e tutti coloro che vogliano mobilitarsi nel nostro paese con l'obiettivo di unirsi, nell'ambito sportivo e oltre, per la pace in Palestina e per il diritto dei bambini palestinesi di crescere con lo sport e la cultura e, perché no, con delle partite nello stadio di Gaza.
Nicolas Bonnet, capo del Comitato Sportivo del PCF, Vice Sindaco del 12° arrondissement di Parigi
Il Comitato BDS Campania (Boicottaggio Disinvestimenti Sanzioni), sezione partenopea dell'omonimo movimento politico non violento, nato dalla Società Civile palestinese nel 2005 per ottenere il rispetto del diritto internazionale e dei diritti del popolo palestinese, ha partecipato all'iniziativa calcistica organizzata dall'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), allo stadio Collana del Vomero, per commemorare la Resistenza e la vittoria sul nazifascismo.
Gli attivisti del BDS hanno illustrato ai partecipanti le condizioni di vita del popolo palestinese e la lotta non violenta che i prigionieri politici palestinesi stanno sostenendo attraverso un eroico sciopero della fame. Un esempio su tutti, la resistenza di Samer Issawi, senza mangiare già da otto mesi consecutivi, imprigionato per essersi rifiutato di lasciare la sua terra, Gerusalemme. Queste le sue toccanti parole dalla detenzione amministrativa: "Preferisco morire nel mio letto d'ospedale che essere espulso da Gerusalemme. Gerusalemme è la mia anima, la mia vita, e se venissi strappato da lì, sarebbe come se la mia anima fosse strappata al mio corpo. Non c'è vita senza Gerusalemme."
Leggi: Finale campionato Uefa Under 21 in Israele inaccettabile per il BDS








