Boicottaggio sportivo
300 club sportivi e organizzazioni della società civile palestinesi chiedono di bandire Israele dalle Olimpiadi
Noi sottoscritti, club sportivi e centri giovanili palestinesi e organizzazioni della società civile palestinese, chiediamo al Comitato olimpico internazionale (CIO) di applicare i propri principi e adempiere ai suoi obblighi vietando a Israele di partecipare ai prossimi Giochi olimpici che si terranno a Parigi a luglio 2024, fino a quando Israele non porrà fine alle gravi violazioni del diritto internazionale che commette, in particolare al regime israeliano di apartheid e al genocidio in corso a Gaza.
Da più di tre mesi, Israele conduce una guerra genocida contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza, occupata e assediata, dove ci sono decine di migliaia di atleti, fan e seguaci dei Giochi olimpici. Di fronte a questo genocidio in diretta televisiva, non ci sono più scuse, e gli organismi sportivi o non sportivi internazionali devono espellere Israele o almeno sospendere la sua adesione. Consentire a Israele, nel mezzo di un genocidio, di partecipare ai prossimi Giochi olimpici significherebbe dichiarare alla comunità internazionale che il CIO approva il più grave dei crimini di guerra.
Secondo i principi olimpici, le risoluzioni del Nazioni Unite, il Consiglio di cooperazione islamica e la Lega araba, e le conferenze e convenzioni internazionali, in particolare quelle relative ai crimini di apartheid e genocidio, chiediamo ai comitati olimpici nella regione araba, nel sud del mondo e agli stati amici in Occidente di unirsi a noi e chiedere che Israele venga bandito dai prossimi Giochi olimpici.
Facciamo anche appello alle comunità sportive, agli appassionati di sport e agli attivisti nella regione araba, nel sud del mondo e in tutto il mondo affinché portino avanti la nostra richiesta e facciano pressione sul CIO affinché bandisca Israele con mezzi efficaci, compresa l'interruzione pacifica di riunioni in preparazione dei Giochi olimpici.
Nel corso degli anni, il settore sportivo palestinese ha sofferto e continua a soffrire di gravi violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto di praticare sport. Le violazioni israeliane riguardano costruzione di colonie illegali su terre palestinesi rubate con creazione di club sportivi e stadi per soli coloni su quelle terre, bombardamenti e distruzioni degli stadi palestinesi, assalti a club sportivi e interruzioni delle partite, confisca di attrezzature sportive, negazione della libertà di movimento agli atleti palestinesi per partecipare ad allenamenti o partite, sviluppo limitato di società sportive nella Gerusalemme occupata, e uccisione o ferimento degli atleti palestinesi causando disabilità che li privano di sport per sempre. Nel genocidio in corso, Israele ha ucciso l'allenatore della squadra olimpica di calcio palestinese, il capitano Hani Al Masdar, e distrutto l'ufficio del comitato olimpico palestinese a Gaza.
La Carta olimpica obbliga chiaramente il CIO al “rispetto ... dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale e dei principi etici fondamentali e universali di competenza del Movimento Olimpico.” Tuttavia, non abbiamo visto il CIO assumersi alcuna responsabilità nel porre fine o sanzionare le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele contro gli atleti palestinesi e le infrastrutture sportive palestinesi.
Il CIO applica il principio di neutralità politica in modo ipocrita e selettivo basato sul contesto politico globale e sugli interessi dei poteri coloniali che lo dominano. Ad esempio, il CIO ha prontamente chiesto la solidarietà sportiva con l'Ucraina a seguito dell'invasione della Russia, imponendo sanzioni globali su organismi sportivi russi e atleti russi. Al contrario, quando si tratta del decennale sistema israeliano di occupazione militare e apartheid, il CIO impone le sanzioni più severe non su Israele ma sulle federazioni sportive e atleti individuali che osano denunciare le violazioni dei diritti umani di Israele o che assumono posizioni morali in solidarietà con i palestinesi. Ora, mentre i palestinesi sono sottoposti a un genocidio a Gaza, il CIO minaccia qualsiasi atleta o funzionario che assume una posizione morale contro i crimini israeliani con “azione rapida”.
Il CIO ignora anche che l’esercito di occupazione israeliana ha creato uno status speciale per i soldati che sono “atleti olimpici” e concede loro privilegi speciali per garantire che possano continuare ad allenarsi e competere mentre prestano servizio nell'esercito israeliano. L'esercito israeliano stima che 150 atleti olimpici israeliani prestano servizio nell'esercito.
Il presidente del CIO dice: “Dobbiamo essere politicamente neutrali ma non apolitici. Sappiamo bene che le nostre decisioni hanno implicazioni politiche e dobbiamo includerle nel nostro modo di pensare.” Non potremmo essere più d'accordo. Nel caso del regime israeliano di colonialismo di insediamento, apartheid e occupazione militare, per non parlare del genocidio in corso contro il nostro popolo, non ritenere Israele responsabile è di per sé una posizione politica che rafforza l’impunità di Israele e le permette di continuare la sua carneficina.
Nel corso della storia moderna, le decisioni di organizzazioni sportive “internazionali” come il CIO, la FIFA (International Federation of Association Football) e altre hanno svolto un ruolo decisivo nel porre fine alle violazioni dei diritti umani e ai crimini contro l'umanità in tutto il mondo. L'esempio più importante è stato il ruolo che sanzioni sportive e boicottaggio sportivo a livello mondiale hanno giocato nello smantellare il regime di apartheid in Sudafrica. Tuttavia, anche queste decisioni morali non sono state prontamente prese. Allora, le organizzazioni sportive internazionali hanno anche invocato il principio di neutralità e la necessità di separare lo sport dalla politica per resistere alle richieste di sanzioni contro l'apartheid. Tuttavia, la pressione globale del movimento antiapartheid, seguita dalla pressione delle organizzazioni membri, in particolare nel Sud del mondo, hanno minacciato gli interessi di queste organizzazioni sportive internazionali, spingendole infine a imporre sanzioni contro il regime di apartheid.
Stiamo con coloro che protestano contro i giochi di Parigi per l'imposizione di infrastrutture dannose per l'ambiente a Tahiti, colonia francese, per aver spostato migranti e senzatetto fuori dalla città e per usare i giochi come laboratorio per l’adozione di sistemi di sorveglianza intrusiva controllata dall'IA (intelligenza artificiale, NdT).
Questi organismi dominati dall'Occidente che affermano di essere globali capiscono solo il linguaggio della pressione. Uniti nelle richieste di giustizia, abbiamo molto potere come persone per applicare la pressione necessaria e porre fine alla complicità e all'ipocrisia del CIO. Se non ora, quando?
Firme:
Club sportivi palestinesi e centri giovanili:
- ‘Aqqaba Sport Club
- Aboud Sport Club
- Abu Falah Sports Club
- Abu Nujaym Sports Club
- Abu Shukhaydam Sports Club
- Abwein Sports Club
- ad-Dhahiriya Youth Sports Club
- Ahli Atara Sports Club
- Ahli Dura Sports Club
- Ahli Hebron Sports Club
- Ahli-Balata Sport Club
- Centro Giovani Aida
- Ajja Sport Club
- Centro Giovanile Al -Fawar
- Centro sociale per i giovani del campo profughi di Al Am'ari
- Centro Giovanile Al Awda
- Fondazione della gioventù Al Bireh
- Al Doha Sports Club
- Club sportivo giovanile Al Hadab
- Al Ittihad Sports Club
- Centro Giovanile Al Jalazone
- Al Janiya Sports Club
- Al Karama Sports Club
- Al Madina Club- Nablus
- Al Madina Sports Club
- Al Majd Sports Club per le persone con disabilità
- Club sportivo giovanile Al Malha
- Al Mughayyir Sports Club
- Al Rowad Sports Club
- Al Sharafa e Sateh Marhaba Sport Club
- Al Shuyukh Youth Club
- Al Ta'amra Youth Sports Club
- Al Wad Al Akhdar Sports Club
- Al Wehda Sports Club
- Al-Ahli Qalqilya Club
- Al-Arqa Youth Sport Club
- Centro giovanile Al-Arroub
- Club Al-Awda per persone con disabilità
- Club giovanile Al-Burj
- Al-Ersal Sport Club
- Centro Giovanile Al-Fara’a
- Al-Fondoqawmiya Sport Club
- Al-Istiklal Sports Club
- Club giovanile Al-Jalama
- Al-Karmel Yatta
- Al-khader Sport Club
- Al-Lubban Al-Gharbi Youth Sports Club
- Centro sportivo giovanile Al-Maniya
- Al-Mazra'a ash-Sharqiya Sports Club
- Club Al-Musatqbal per le persone con disabilità fisiche
- Al-Qustol Youth Club
- Club sportivo giovanile Al-Rama
- Gioventù Al-Ramadin
- Club Al-Sawya
- Al-Sila Al-Haretheya Sport Club
- Club Al-Siryani
- Club Al-Ta’awon per le persone con disabilità
- Club sportivo giovanile Al-Walaja
- Al-Yamoun Youth Sport Club
- Al-Zawya Sport Club
- Alar Culture and Sport Club
- An- Nazla Ash- Sharqiya Club
- An-Nazla al-Gharbiya Club
- Anabta Sport Club
- Anin Sport Club
- Anza Sport Club
- Aqraba Sport Club
- Club culturale ortodosso arabo
- Club culturale ortodosso arabo - Beit Sahour
- Arraba Sport Club
- Arura Sports Club
- As-samu Youth Club
- Asira Al-Qibliya Sport Club
- Asira ash-Shamaliya Sport Club
- Centro Giovanile Askar
- Attil Sport Club
- Azmout Sports Club
- Azzun Sport Club
- Bal’a Sport Club
- Centro Giovanile Balata
- Bani Na’im Youth Club
- Barta’a Sport Club
- Battir Sports Club
- Bayt al-Rosh al-Fawqa Sports Club
- Bayt Fajar Youth Sports Club
- Bayt Sahur Women Sports Club
- Bayt Ula Sports Club
- Baytillu Sports Club
- Baytin Sports Club
- Bazarya Sport Club
- Beit Awwa Youth Club
- Beit Dajan Sport Club
- Beit Furik Sport Club
- Beit Iba Youth Sport Club
- Beit Kahil Sport Club
- Beit Lid Sport Club
- Beit Sira Sport Club
- Beit Ummar Youth Sport Club
- Beit Ur al-Fauqa Sports Club
- Beit Ur al-Tahta Sports Club
- Beita Sport Club
- Beitunia Sports Club
- Bethlahem Orthodox Club
- Bethlehem Sports Club per disabili
- Biddya Sport Club
- Bil’in Sport Club
- Birzeit Sports Club
- Brothers Sport Club
- Bruqeen Sport Club
- Budrus Sports Club
- Burin Sport Club
- Burqa Sport Club
- Burqa Youth Sports Club
- Catholic Action Club
- Central Valley Sport Club
- Dayr al-Sudan Sports Club
- Dayr Ibzi 'Youth Sports Club
- Dayr Qadis Sports Club
- De La Salle Sport Club
- Deir 'Ammar Sport Club
- Centro Giovanile Deir 'Ammar
- Deir Abu Da’if Sport Club
- Deir Abu Masha'al Sports Club
- Club Deir Al-Ghusun
- Deir Jarir Sport Club
- Deir Nidham Youth Sports Club
- Club Deir-Ballut
- Deir-Sharaf Sport Club
- Centro Giovanile Dheisha
- Duma Sport Club
- Dura Al-Qari ’ Sport Club
- Dura Youth Club
- Ebal Sport Club
- Ein Arik Sports Club
- Ein Arik Youth Club
- Ein Sinya Youth Club
- Dipendenti Club- Nablus
- Fahma Sport Club
- Faquoaa Sport Club
- Far’un Sport Club
- Habla Sport Club
- Halhul Sport Club
- Hebron Youth Club
- Hija Sport Club
- Hilal Arana Sport Club
- Hittin Sport Club
- Hugo Chavez Sports Club per le persone con disabilità
- Husan Sport Club
- Huwara Sport Club
- Ibda'a Sports Club
- Iktaba Sport Club
- Immatain Youth Sport Club
- Irtah Youth Sport Club
- Irtas Youth Sports Club
- Iskaka Sports Club
- Islami Bethlehem Club
- Islami Ein Yabrud Sports Club
- Islami Qalqilya Club
- Islami Ramallah Club
- Ithna Ittihad Youth Sports Club
- Ittihad Bani Zaid Club
- Ittihad Bayt Liqya Sports Club
- Ittihad Dayr Dibwan Sports Club
- Ittihad Deir al-Hatab Sports Club
- Jaba ’ Youth Sport Club
- Jabal Al-Nar Sport Club
- Jalbaun Sport Club
- Jamma’in Sport Club
- Jannatah Youth Sports Club
- Jayyous Sport Club
- Jeinsafout Youth Club
- Jenin Sport Club
- Associazione di beneficenza per veterani della gioventù di Jenin
- Centro Giovanile Jenin-Camp
- Jifna Sports Club
- Jurat ash-Sham'a Youth Sports Club
- Jurish Sport Club
- Kafr Aboush Sports Club
- Kafr Malik Sports Club
- Kafr Ni'ma Youth Club
- kaubar Sports Club
- Khalil Rahman Equestrian Sports Club
- Khallet Al-Mayya Youth Sports Club
- Kharas Youth Sports Club
- Kharbatha Al-Misbah Club
- Kharbatha Bani Hareth Club
- Kifl Hares Sport Club
- Kufr – Ein Sport Club
- Kufr Ad-Dik Club
- Kufr Al-Labad Club
- Kufr Zibad Association Club
- Kufr- Ra’i Sport Club
- Kufr-Jammal Sport Club
- Kufr-Than Sport Club
- Kufr-Thilth Sport Club
- Lajee - Celtic Sports Club
- Madama Sport Club
- Maithalon Sport Club
- Majdal Bani Fadil Club
- Marah Ma'alla Sports Club
- Marah Rabah Youth Sports Club
- Marj Bin Amer Sport Club
- Mas-ha Sports Club
- Masafer Yatta Sports Club
- Mazari 'An Nubani Sports Clubs
Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)
Traduzione di BDS Italia
In occasione della Coppa del Mondo femminile FIFA (20 luglio-20 agosto), attivati per richiamare l'attenzione sui diritti dei palestinesi, sugli attacchi dell'apartheid israeliana allo sport palestinese e sulla complicità di FIFA e PUMA.
Usa gli hashtags:
#RedCardIsraeliApartheid
#BoycottPUMA
Insieme a:
#WWC2023
#FIFAWWC
#FIFAWomensWorldCup
Le calciatrici palestinesi tifano per la #FIFAWomensWorldCup2023, ma con rabbia nel cuore perché @FIFAcom continua a sostenere l'apartheid israeliana che uccide i loro colleghi, le loro speranze e il loro futuro.
Agisci:
#RedCardIsraeliApartheid #WWC2023

Leggi: Sosteniamo il calcio femminile. Lottiamo contro l’apartheid.
Il Giro d’Italia, ancora una volta, si presta allo sportswashing del regime israeliano d’apartheid.
E lo fa mentre il governo più razzista ed estremista della storia di Israele inasprisce ulteriormente il brutale regime di apartheid che opprime la popolazione palestinese.
Alla competizione più amata dagli italiani parteciperà l’equipe israeliana sponsorizzata dal governo.
Leggi: Giro d’Italia? Giro d’apartheid! Mobilitiamoci, 6-28 maggio.
I palestinesi ci chiedono di protestare, mentre le principali gare ciclistiche fanno di tutto per premiare l’apartheid di Israele con inviti speciali alla squadra sponsorizzata dal governo israeliano.
Mentre il regime israeliano di apartheid, con il governo più razzista e fondamentalista di sempre, intensifica la sua violenta oppressione dei palestinesi, due delle principali gare ciclistiche del mondo stanno facendo di tutto per aiutare Israele a ripulire i suoi crimini.
Il Giro d'Italia (6-28 maggio) e il Tour de France (1-23 luglio) hanno rivolto speciali inviti “jolly” alla squadra ciclistica sponsorizzata dal governo israeliano.
Il Giro d'Italia e il Tour de France stanno vergognosamente premiando Israele per la sua continua follia omicida di palestinesi, mentre ministri del governo incitano all'omicidio, sostengono le milizie di coloni che portano avanti pogrom violenti nelle città palestinesi, con la demolizione di case palestinesi e l'espulsione forzata di palestinesi dalla nostra terra.
Come documentato da Amnesty International e Human Rights Watch , Israele è colpevole del crimine contro l'umanità costituito dall’apartheid. I suoi insediamenti illegali in continua espansione su terra palestinese rubata costituiscono un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale.
La squadra ciclistica israeliana, creata da un miliardario canadese-israeliano, si è concentrata più sul suo obiettivo dichiarato di ripulire il regime decennale di occupazione militare e apartheid di Israele che sul ciclismo. Il Team Apartheid Israel è sceso così in basso nella classifica che è stato retrocesso dal livello World Tour e quindi giudicato non idoneo alla partecipazione automatica ai Grandi Giri del ciclismo e ha necessita di inviti speciali.
Inizialmente la squadra israeliana era giudicata non ammissibile anche per le gare a tappe del World Tour oltre che per le gare principali. Tuttavia, l'UCI, l'organismo internazionale che governa il ciclismo e afferma di essere una "organizzazione politicamente neutrale", ha vergognosamente apportato una modifica dell'ultimo minuto, con quella che è stata definita la "regola israeliana", che "riserva" al Team Apartheid Israel inviti automatici a queste competizioni.
In uno spettacolo degno della peggior ipocrisia occidentale, l'UCI ha immediatamente sanzionato la Russia a pochi giorni dall'inizio della sua aggressione illegale contro l'Ucraina, sospendendo tutte le squadre russe e bielorusse e vietando tutti gli eventi UCI in Russia e Bielorussia, quindi non solo chiudendo un occhio sulla pluridecennale sequenza di gravi crimini di Israele contro i palestinesi, ma riscrivendo le proprie regole per designare Israele come beneficiario delle sue generose ricompense.
Non è la prima volta che UCI, il Giro d'Italia e il Tour de France si rendono complici nel negare i diritti dei palestinesi da parte di Israele. Salutiamo i tanti gruppi e appassionati di ciclismo in Italia e in Francia che hanno organizzato proteste per la partecipazione del Team Apartheid Israel lungo i percorsi del Giro d'Italia e del Tour de France.
Quest'anno, con l'UCI e gli organizzatori del Grand Tour che fanno di tutto per mascherare il violento regime di apartheid israeliano, in un momento in cui i palestinesi stanno affrontando una crescente violenza e proprio quando ci prepariamo a ricordare 75 anni di oppressione, pulizia etnica e colonialismo israeliani che ci derubano della terra, della vita e della dignità, chiediamo che si manifesti e si protesti più possibile lungo i percorsi di gara.
Come palestinesi, ci rifiutiamo di rimanere in silenzio finché non raggiungeremo il traguardo di libertà, giustizia e uguaglianza per tutti. Unisciti a noi e contribuisci a garantire che l'UCI, il Giro d'Italia e il Tour de France ricevano il messaggio: non c'è posto nel ciclismo per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Per maggiori informazioni sulle mobilitazioni del Giro d'Italia e del Tour de France, contattaci a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Fonte: Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)
Traduzione di BDS Italia
Mentre i movimenti sociali di tutto il mondo approfittano della visibilità della Coppa del Mondo maschile per chiedere giustizia per tutte e tutti, accendiamo i riflettori sui diritti del popolo palestinese e sulle aziende complici dell'apartheid israeliana.
Si stanno svolgendo i Mondiali di calcio maschili.
Il mondo rivolge la sua attenzione al più grande evento sportivo del pianeta.
I grandi eventi sportivi, organizzati da organi sportivi corrotti e sovvenzionati con soldi di sponsorizzazioni poco etiche, sono spesso usati nel tentativo di mascherare violazioni dei diritti umani o far passare politiche impopolari.
Smascheriamoli.
Mentre i movimenti sociali di tutto il mondo approfittano della visibilità della Coppa del Mondo maschile per chiedere giustizia per tutti, accendiamo i riflettori sui diritti dei palestinesi e sulle aziende complici dell'apartheid israeliana.
Entra in azione subito e fino alla partita finale del 18 dicembre.
Usa l'hashtag #Goal4Palestine!
Unisciti alle azioni sui social media.
Facciamo in modo che i diritti dei palestinesi siano in primo piano e al centro durante la Coppa del Mondo maschile.
Guarda altri esempi di tweet e immagini.
Usa l'hashtag #Goal4Palestine insieme a #Mondiali, #Mondiali2022, #WorldCup, #WorldCup2022, #FIFAWorldCup, #Qatar2022, #Qatarworldcup2022 e #BoycottPUMA.
Leggi: Viva il calcio. Abbasso l’apartheid. Segna un gol per la Palestina.
La Roma è arrivata ieri nell’Israele dell’apartheid per un’“amichevole” che di amichevole non ha assolutamente niente.
Ha ignorato l'appello di annullare la partita da parte delle squadre palestinesi, i cui giocatori hanno perso la vita o sono stati resi invalidi in seguito agli spari di soldati israeliani e di attacchi militari.
Ha ignorato le migliaia di mail inviate da tutte e tutti voi.
Ha scelto di stare dalla parte sbagliata della storia.
Ha scelto di giocare per Team Apartheid.
Ha fatto un autogol.
Le squadre palestinesi si sono impegnate a non rimanere in silenzio.
Prendiamo anche noi l’impegno di non lasciare passare sotto silenzio questa partita.
A Roma questa settimana i negozi AS Roma sono stati tappezzati da manifesti che ricordano quattro giovanissimi giocatori palestinesi uccisi da soldati israeliani solo nell’ultimo anno: Zaid Ghneim, 14 anni; Thaer Yazouri, 18 anni; Mohammad Ghneim, 19 anni; e Saeed Odeh, 16 anni.
Domani, durante la partita tappezziamo i social per contestare la decisione della Roma, come tante e tanti già stanno facendo spontaneamente, di giocare per l’apartheid israeliana.
Sabato, 30 luglio, a partire dalle 20.15 ora italiana,
- utilizza questi esempi di tweet/post
- posta e twitta queste immagini
- tagga la Roma (TW: @OfficialASRoma, FB: @officialasroma, IG: @officialasroma)
- includi gli hashtag #Nientediamichevole e #ASRoma
- condividi la versione in inglese con amici anglofoni
Facciamoci sentire, in solidarietà con tutte e tutti i palestinesi, giovani e non, che continuano a sognare.
Tifiamo per il gioco pulito. Lottiamo contro l’apartheid.
Questa mattina attiviste e attivisti per i diritti del popolo palestinese hanno rammentato alla Roma che giocare in Israele, dove vige un regime d’apartheid come accertato da Amnesty International, non ha niente di “amichevole”.
I negozi AS Roma in via del Corso e a Piazza Colonna sono stati tappezzati di manifesti che ricordano quattro giovanissimi giocatori palestinesi uccisi da soldati israeliani solo nell’ultimo anno: Zaid Ghneim, 14 anni; Thaer Yazouri, 18 anni; Mohammad Ghneim, 19 anni; e Saeed Odeh, 16 anni.
La squadra di Saeed Odeh, la Balata FC, insieme alla squadra degli amputati di Gaza, composta da ragazzi che hanno perso arti a causa di assalti militari o spari dei cecchini israeliani, hanno scritto una lettera alla Roma chiedendo di annullare la partita “amichevole” in programma a Haifa per sabato 30 luglio.
“I giocatori nostri compagni, che sono stati uccisi, mutilati, arrestati, a cui è stato negato perfino il diritto di giocare da parte di Israele, sono per sempre nei nostri cuori. È per loro, e per i palestinesi, giovani e anziani, che continuano a sognare, che non possiamo né vogliamo rimanere in silenzio. Non c’è assolutamente nulla di ‘amichevole’ nell’uccisione da parte di Israele di giovani calciatori e nell’oppressione di milioni di palestinesi. Per favore, non giocate nell’Israele dell’apartheid”, hanno scritto nella lettera.
L’annuncio della partita ha suscitato fin da subito critiche da parte di tifose e tifosi della Roma, commentando che tanto vale andare a giocare in Russia in questo momento. La storica tifoseria della Roma Fedayn ha appeso uno striscione a Trigoria, dove si allena la Roma, con scritto “In uno stato che occupa, non può esserci ‘amichevole’”.
Più di 3000 email sono state inviate alla Roma, mettendo la squadra di fronte ad una scelta, stare dalla parte giusta della storia o giocare per Team Apartheid.
Ricordando le parole delle squadre palestinesi, non possiamo e non vogliamo lasciar passare sotto silenzio un‘“amichevole” nell’Israele dell’apartheid.
Tifiamo per il gioco pulito. Lottiamo conto l’apartheid.







Di seguito una lettera aperta indirizzata alla AS Roma e alla Juventus FC da parte di due squadre palestinesi, chiedendo che non giochino "amichevoli" in Israele, definito un regime d'apartheid da Amnesty International. La lettera è firmata da Balata Youth Center, il cui giocatore sedicenne Saeed Odeh è stato ucciso da soldati israeliani l'anno scorso, e dalla Palestine Amputee Football Association, squadra di amputati di Gaza che hanno perso arti a causa dei proiettili dei cecchini israeliani o durante assalti militari.
La Roma ha annunciato un'amichevole a Haifa per il 30 luglio. Si parla di un'amichevole con la Juve a Tel Aviv ai primi di agosto.
Spett.le AS Roma e Juventus F.C.,
Vi scriviamo come Club calcistici palestinesi dei territori occupati della Cisgiordania e della striscia di Gaza sotto assedio. Sappiamo dell’intenzione di giocare, nei prossimi mesi, partite “amichevoli” nell’Israele dell’apartheid. Vi preghiamo, in nome dello spirito e dei valori sportivi alla base di questo bellissimo gioco di non giocare in un Paese, Israele, che pratica l’apartheid.
Non c’è nulla come il senso di libertà che proviamo correndo per il campo, o il senso di euforia di quando vinciamo una partita.
Questi momenti di pura gioia sono troppo brevi e sempre interrotti quando dobbiamo tornare alla realtà della nostra vita sotto un “crudele sistema di oppressione e dominio”, quale ogni giorno subiamo, e quale definito e documentato da Amnesty International.
Leggi: Squadre palestinesi: Roma e Juventus, non giocate in Israele dell'apartheid
L'obiettivo dello sport israeliano, attraverso il potere di persuasione, è di concentrare la nostra attenzione su una squadra di ciclismo o su una visita di Lionel Messi piuttosto che sulla Palestina, afferma Jonathan Liew, giornalista sportivo del 2021 della Sports Journalism Association.
Nell'estate del 2020 un gruppo di cinque ciclisti di Ramallah stava facendo un giro quando sono stati fermati da alcuni coloni israeliani. Secondo Reuters, dopo aver scoperto che i ciclisti erano palestinesi, i coloni hanno iniziato a scagliare pietre contro di loro. Quattro sono fuggiti in un campo vicino. Uno, Samer Kurdi, ha perso l'equilibrio ed è stato ripetutamente picchiato con una sbarra di metallo, riportando gravi ferite. Non è noto se siano stati effettuati arresti.
Per Chris Froome e i suoi compagni della squadra ciclistica professionisti Israel Start-Up Nation, che lo scorso novembre hanno percorso durante una sessione di allenamento le colline della Giudea, le strade della Cisgiordania occupata sono state un luogo molto più sicuro. I giornalisti di lingua inglese sono stati portati in Israele e hanno avuto pieno accesso alla squadra durante la sua prima preparazione in Israele dal 2019. La squadra e il suo seguito sono stati trattati con un'ospitalità di lusso, con visite alle spiagge ed escursioni in kayak. D’altronde Israel Start-Up Nation, il team alle prime armi rilanciato la scorsa settimana come Israel-Premier Tech, ha sempre conosciuto il valore di buone pubbliche relazioni.
Peter Sagan è stato uno dei suoi primi ambasciatori e il reclutamento di altri campioni come Froome, Sep Vanmarcke e Dan Martin ha contribuito a far crescere la reputazione sportiva della squadra. Ma l'addetto stampa più entusiasta del team è il comproprietario, il miliardario Sylvan Adams, un sedicente "ambasciatore itinerante dello Stato di Israele" che vede nello sport un mezzo per rafforzare la posizione del paese circondato dalle critiche per i suoi precedenti in materia di diritti umani, trattamento dei palestinesi e continua violazione del diritto internazionale.
È stato Adams a guidare l'audace offerta di Israele di 9 milioni di sterline [circa 10.700.000 euro, NdT] per ospitare nel 2018 la partenza del Giro d'Italia, esordio di un investimento senza precedenti nello sport internazionale. Lo stesso anno ha costruito il primo velodromo olimpico della regione, che ad agosto ospiterà i mondiali di atletica leggera. Nel 2019 Argentina e Uruguay hanno visitato Tel Aviv per un'amichevole internazionale così come, lo scorso agosto, il Paris Saint-Germain e il Lille per l'equivalente francese del Community Shield [trofeo calcistico inglese che mette di fronte la squadra vincitrice della Premier League, il campionato nazionale, a quella della FA Cup, la coppa inglese, NdT]. All'interno della Fifa si parla anche di un'offerta congiunta per la Coppa del Mondo 2030 con Emirati Arabi Uniti e Bahrain.
Adams insiste sul fatto che Israel Premier-Tech è apolitico e non un progetto governativo, sebbene riceva finanziamenti - una "somma scandalosamente modesta", dice - dall'ente nazionale per il turismo. E mentre paesi come Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Kazakistan sponsorizzano tutti i team del World Tour [calendario annuale internazionale delle gare ciclistiche, NdT], nessuno è stato così aperto o esplicito sui suoi obiettivi. "Qui in Israele siamo percepiti come una zona di guerra, in una condizione di conflitto", dice Adams. "Vogliamo che la squadra aiuti a raccontare la storia di cui di solito non si sente parlare". Ron Baron, l'altro comproprietario della squadra, descrive ciò come una forma di "diplomazia sportiva". Secondo Guy Niv, uno dei pochi ciclisti israeliani della squadra ed ex cecchino dell'esercito, ogni ciclista capisce che “trovandosi in una squadra israeliana, è un ambasciatore del Paese”.
Quando pensiamo allo sport-washing, il tentativo degli stati-nazione di sanificare la propria reputazione e riciclare i propri crimini con l’aiuto dello sport, ci riferiamo di solito ad un certo tipo di paesi. Non abbiamo problemi a collegare i molteplici abusi del Qatar o dell'Arabia Saudita o della Cina ai loro investimenti nello sport. Eppure sembra esserci una certa ritrosia nel riferirsi a Israele in termini simili, anche se i suoi obiettivi sono dichiarati in modo ancora più esplicito e i suoi crimini sono ben documentati dalle organizzazioni per i diritti umani.
L'obiettivo principale della diplomazia sportiva israeliana è che nel sentire il nome del loro paese non si pensi a nulla di tutto questo. Non si pensi ai posti di blocco militari o ai bombardamenti di Gaza o all'occupazione della Palestina, o per niente affatto ai palestinesi. Si pensi invece alle spiagge dorate, ai cocktail in terrazza, a Lionel Messi e Chris Froome immersi in un tramonto glorioso. "Alla maggior parte della gente non importa la politica", dice Adams. "Attraverso eventi culturali e sportivi di livello mondiale siamo in grado di raggiungere la maggioranza silenziosa”.
Ma appena al di là dell'uscio si possono scoprire i segnali ricorrenti dello sport-washing: la negazione, il disprezzo, la curiosa miscela di incredulità e aggressività. "Questo è un paese pacifico, andate a scocciare chi lavora in regimi totalitari", ha detto Adams a Cycling Weekly nel 2020 in risposta alle domande sulle violazioni dei diritti umani da parte di Israele. Nel frattempo, gli utenti di Twitter si sono affrettati a notare che nel periodo in cui è stato annunciato il trasferimento di Froome alla Israel Start-Up Nation, la sua foto su Twitter – una fotografia dal Giro [d'Italia, NdT] in cui sono visibili alcune bandiere palestinesi tra la folla – è stata cancellata senza far rumore.
Per molti versi il ciclismo è il partner ideale dello sport-washing: uno sport senza una vera tradizione di attivismo politico, in cui le squadre, generalmente in difficoltà economiche, non si fanno troppi scrupoli sulla provenienza dei soldi. Ma c'è un'altra faccia della questione: per molti il ciclismo è sinonimo di libertà, di strade aperte, di intima connessione tra l'uomo e la terra. Per i ciclisti palestinesi, che affrontano una sfida quotidiana per i posti di controllo, blocchi stradali, violenze e difficoltà economiche, la bici costituisce una loro silenziosa forma di resistenza. "È nostro dovere mantenere il nostro rapporto con questa terra", ha detto al Guardian nel 2020 un ciclista palestinese di nome Sohaib Samara. "Se smettiamo di spostarci, gli occupanti ne ruberanno di più”.
E così per Israele lo sport svolge una duplice funzione: sia da rinforzo positivo che da strumento di repressione. Nel marzo 2018, un promettente ciclista palestinese di nome Alaa al-Dali ha partecipato a una marcia a Gaza con la sua bicicletta, indossando la divisa da ciclista, per protestare contro il rifiuto di Israele di permettergli di viaggiare all'estero per le competizioni internazionali. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, un cecchino israeliano gli ha sparato a una gamba, che è stata poi amputata dopo che la sua richiesta di lasciare Gaza per farsi curare è stata respinta dalle autorità israeliane. Ora gareggia come para-ciclista.
Fonte: The Guardian
Traduzione di BDS Italia









