Comunicati

Lettera inviata al Ministro della Difesa, Roberta Pinotti e al Presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru

Gentili Roberta Pinotti e Francesco Pigliaru,

vi scriviamo da Israele in riferimento al sostegno militare fornito dall’Italia a Israele. In particolare, siamo preoccupati per la cooperazione militare in atto tra il ministero della difesa italiano e quello israeliano. Sappiamo inoltre che questa cooperazione comprende la fornitura di aerei militari all'aviazione israeliana, tra tutti citiamo i caccia M-346, nonché lo svolgimento in Sardegna di esercitazioni militari congiunte.

Come cittadini e residenti di Israele e poiché il governo israeliano sostiene di agire anche in nostro nome, ci rifiutiamo di renderci in alcun modo complici dei crimini commessi in nostro nome. Tali crimini sono infatti troppo gravi e troppo evidenti perché le persone di coscienza possano accettare di restare in silenzio.

Tali crimini sono documentati da innumerevoli rapporti di organizzazioni israeliane e internazionali che operano in difesa dei diritti umani. Una lettura veloce delle relazioni dell’OCHA, delle Nazioni Unite, di B'Tselem, di Yesh Din, di Amnesty International, o di qualsiasi altra organizzazione per i diritti umani, tra cui la relazione annuale del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani dovrebbe essere sufficiente a rendere questo punto più che chiaro.

Secondo 24 gruppi palestinesi di attivismo, l’accordo commerciale e politico chiave dell'Unione Europea con Israele dovrebbe essere sospeso in risposta al recente attacco a Gaza.

In una lettera a Catherine Ashton, capo della politica estera dell'UE, i gruppi chiedono anche che l'Unione imponga un embargo sulle armi contro Israele fino a quando non sarà conforme al diritto internazionale.

La lettera è firmata tra gli altri dai rappresentanti del Palestinian Center for Human Rights, Defence for Children International - Sezione Palestina, la rete delle ONG palestinesi e la Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi.

Davanti a un cumulo di macerie, un ragazzo a Gaza tiene in mano un cartello con scritto, "Italia, non addestrare i piloti che ci bombardano". Un gruppo di bambini ne sorregge un altro: "Addestrare i piloti israeliani = uccidere bambini palestinesi". Sono due dei quasi 50 foto-appelli che sono arrivati dalla Striscia per chiedere al governo italiano di annullare le esercitazioni militari previste per settembre in Sardegna, che, secondo un documento del Ministero della Difesa, prevedono la partecipazione dell'aeronautica israeliana.

Dopo oltre sei settimane di bombardamenti israeliani, che conta oltre 2000 morti, tra cui 478 bambini, e oltre 10.000 feriti e che hanno devastato gran parte delle infrastrutture di Gaza, compresi ospedali, scuole, case, impianti e fabbriche, i giovani di Gaza usano la loro creatività per mandare un messaggio all'Italia, un messaggio che non poteva essere più chiaro: Non sostenere i responsabili della distruzione del nostro futuro.

Da Gaza sono arrivate tantissimi foto-appelli contro l'addestramento dell'esercito israeliano in Sardegna. Rispondiamo al loro appello! #gaza2sardegna

►Firma contro le esercitazioni militari israeliane in Sardegna: http://chn.ge/1wgn93I

►Partecipa il 30 agosto a Cagliari all'assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il sostegno al BDS: https://www.facebook.com/events/714353208614048/

Non possiamo rimanere silenti, non possiamo né vogliamo essere complici del massacro di Gaza, dell'occupazione e dell'apartheid in Palestina; non possiamo continuare a sopportare l'occupazione militare della Sardegna.

Facciamo appello al Presidente, alla Giunta e all’Assemblea della Regione Autonoma della Sardegna di prodigarsi in tutti i modi affinché il Governo italianoimpedisca a militari e rappresentanti dello Stato di Israele di esercitarsi in Terra sarda.

Chiediamo con la presente la revoca dell'accordo del 2005 di Cooperazione Militare con Israele, il blocco di ogni fornitura di armi a Israele, e l’interruzione di ogni forma di collaborazione militare con Israele, e in particolare l’annullamento delle esercitazioni militari israeliane in Sardegna.

» Vedi i foto-appelli arrivati da Gaza e firma la petizione.

firma

A: 
Francesco Pigliaru, Presidente della regione Sardegna 
Giunta Regionale 
Consiglio Regionale 
Ministero della Difesa 
Governo Italiano 
Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri 

Per settimane lo stato di Israele ha seminato morte e distruzione nella Striscia di Gaza, bombardando deliberatamente ospedali, scuole, strutture civili, abitazioni, persino cimiteri. Quasi 2000 vittime, in larghissima parte civili, donne e bambini sono stati assassinati scientemente dall'esercito, dall'aviazione e dalla marina israeliana che hanno trasformato l'enorme prigione a cielo aperto di Gaza in un mattatoio, dove si vive e si muore “per un sì o per un no”, perché si è andati a fare la spesa nel momento sbagliato, perché ci si è rifugiati in una scuola dell'ONU, perché si lavora o ci si cura in un ospedale, perché, semplicemente, si vive nella Striscia di Gaza. 

Oggi alle 1600 si e' tenuto un presidio davanti ad Oto Melara (societa' di Finmeccanica) con l'obiettivo di aumentare la conoscenza della complicita' di Finmeccanica nella violazione del diritto internazionale, per quanto riguarda l'uccisione di civili Palestinesi, vista la continuazione dei rapporti commerciali fra Finmeccanica ed Israele. Nonostante il periodo di vacanze, il presidio ha raccolto la partecipazione di Italiani e stranieri, alcuni dei quali hanno viaggiato da Massa, Carrara e addirittura di Modena per essere presenti a questo simbolico gesto di protesta, che e' stato proposto sulla scia del crescente numero di proteste sia nella Regione di Ligura, in Italia e in tutto il mondo.

Mentre viene annunciata una nuova tregua umanitaria, Emergency guarda con dolore e indignazione il bilancio degli attacchi contro i civili e le gravi violazioni del diritto umanitariocompiute a Gaza nell'ambito dell'operazione "Protective Edge". A oggi si contano almeno 1.800 morti palestinesi (per il 70% civili, secondo le Nazioni Unite) e 67 vittime in Israele (tra cui 3 civili).

A Gaza sono state colpite scuole, strutture sanitarie, infrastrutture. Un massacro di civili inaccettabile, portato avanti in nome del "diritto all'autodifesa", fingendo di ignorare che questa guerra, così come quelle che l'hanno preceduta, non porterà sicurezza o pace né ai cittadini israeliani né a quelli palestinesi. Porterà solo nuovi lutti, nuova distruzione, nuovo odio, nuova guerra.

L'Italia, all'interno dell'Unione Europea, è il principale fornitore di sistemi militari a Israele. Chiediamo che il nostro Stato, la nostra Repubblica che ripudia la guerra, non sia complice di questa delirante spirale di violenza. Chiediamo che il governo italiano sospenda immediatamente l'accordo di cooperazione militare con Israele, le prossime esercitazioni dei caccia israeliani nei cieli di Sardegna e la fornitura di sistemi militari, nel rispetto della legge italiana (la legge 185/90 vieta di vendere armi a Paesi in conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani) e dell'articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra. Ci uniamo a tante voci, italiane e internazionali, nel chiedere che l'Italia, nel semestre di presidenza dell'Unione Europea, si faccia promotrice di un vero percorso di pace, con gli strumenti della diplomazia e dei diritti.

Fonte: Emergency

Visti gli sviluppi di questi ultimi giorni e le decisioni di altri Governi dell'Unione Europea è importante che anche il presidente del consiglio Renzi e il Ministro degli Esteri Mogherini decidano per uno stop delle forniture militari italiane ad Israele. In questo blocco devono essere comprese anche le pianificate, e mai cancellate, esercitazioni congiunte previste per l'autunno in Sardegna.

Alla luce delle decisioni prese dalla Spagna, che ha sospeso del tutto le forniture di armamenti, e della Gran Bretagna, che ha deciso di riconsiderare le proprie regole (e la cui sottosegretaria agli Esteri si è dimessa proprio per la gestione della crisi di Gaza), la Rete italiana per il Disarmo rinnova la propria richiesta verso il governo Renzi: fermare le forniture militari italiane ad Israele.

Israele Palestina Pace Va ricordato come il nostro paese sia il principale fornitore, a partire dall'accordo di cooperazione militare del 2005, del governo Netanyahu. Rete Disarmo fin dal principio della crisi di Gaza ha chiesto questa sospensione, stimolando nel contempo una richiesta a livello europeo con tutte le altre reti per il disarmo. L’Italia è oggi il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele e proprio un mese fa, a raid aerei israeliani su Gaza iniziati, l'azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato a primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana.

Sospendiamo le trasmissioni: il massacro di Gaza parte da qui

Domenica 27 luglio, nelle Gallerie di Piedicastello a Trento, si stava svolgendo un dibattito sulla Grande Guerra trasmesso in diretta da Radio Tre. L’incontro faceva parte di una serie di serate dal titolo “Sentiero di Pace” organizzate dalla Provincia di Trento. In vista del centenario della Prima Guerra Mondiale, giornalisti e storici stavano discutendo, tra una battuta e l’altra, di battaglie, generali, memorialistica, in un misto di denuncia della brutalità della guerra e di esaltazione di episodi di eroismo e onore patrio. Centrale in questa retorica, che nei mesi a venire si abbatterà come un fiume in piena sulle terre di confine, il ruolo dell’irredentismo, con l’annosa questione se Cesare Battisti fosse un eroe trentino oppure un traditore dell’Austria. Mai nessuno di questi storici pagati per esserlo che ricordi una semplice verità: e cioè che tutti i “socialisti” che propagandarono la partecipazione italiana alla guerra furono prima di tutto traditori della classe proletaria, che da quell’immane carneficina ricavò centinaia di migliaia di morti e feriti, nonché una disfatta sociale da cui emergerà, anni più tardi, il fascismo.

Lo chiedono le reti europee riunite in ENAAT. Continua l’impegno della Rete Italiana per il Disarmo, anche in accordo con i partner europei di ENAAT, per richiedere lo stop di forniture militari verso il conflitto in corso a Gaza.

Mentre il conflitto nella Striscia di Gaza si fa sempre più intenso e il conteggio dei morti aumenta di ora in ora, le organizzazioni della principale rete europea contro il commercio di armamenti, l’European Network Against Arms Trade” (ENAAT), domandano la fine immediata di ogni forma di sostegno militare europeo a Israele e chiedono all’Unione europea di dichiarare un embargo totale sulle armi verso tutte le parti in conflitto. In attesa di un tale embargo, tutti gli Stati membri devono immediatamente sospendere tutti i trasferimenti di equipaggiamenti militari, assistenza e munizioni verso tutte le parti in conflitto.

La Rete Italiana per il Disarmo, nel sottoscrivere l’appello delle reti europee, ricorda che fin dall’inizio dei raid israeliani sulla Striscia di Gaza con un comunicato ha chiesto al governo italiano di sospendere immediatamente l’invio di sistemi militari a Israele e di promuovere presso l’Unione europea l’embargo sulle armi verso tutte le parti in conflitto. La scorsa settimana inoltre Rete Disarmo ha promosso insieme con altre reti manifestazioni in tutte le città italiane e ha chiesto a tutti i parlamentari di aderire e promuovere l’appello al governo per l’immediata sospensione dell’invio di sistemi militari a tutte le parti in conflitto.