Notizie

Il genocidio in atto in Palestina prosegue anche grazie al sostegno economico e finanziario dei governi occidentali: tutto questo deve finire. 

Chiediamo che i soldi pubblici non vengano impiegati per finanziare aziende che intrattengono rapporti con l’apparato militare e con l’esercito israeliano (IDF), o che traggono beneficio dal sistema di apartheid e occupazione imposto al popolo palestinese.

Un esempio emblematico è rappresentato da Teva Pharmaceutical, la più grande azienda israeliana per fatturato.

Teva (con le sue consociate Cephalon, Dorom, Ratiopharm) si è resa complice dell'occupazione e del genocidio in Palestina per le seguenti ragioni (vedi Dossier Campagna TEVA):

1. Sostiene direttamente e indirettamente l’esercito israeliano (IDF);

2. Beneficia economicamente del regime di occupazione nei Territori palestinesi;

3. Annovera tra i suoi principali azionisti società accusate di complicità nel genocidio del popolo palestinese e coinvolte in investimenti nelle colonie israeliane illegali in Cisgiordania.

Come gruppi di “Sanitari per Gaza” e del movimento BDS dell’Emilia-Romagna, abbiamo realizzato una mappatura degli appalti pubblici nei quali Teva Italia è risultata aggiudicataria presso le stazioni appaltanti della nostra regione.

L’obiettivo è quantificare l’entità economica dei rapporti tra l’Emilia-Romagna e l’azienda israeliana allo scopo di evidenziare le responsabilità materiali che legano la nostra regione all’occupazione e al genocidio del popolo palestinese.

Dai risultati della mappatura è emerso che, negli ultimi undici anni, le stazioni appaltanti dellʼEmilia-Romagna hanno impegnato complessivamente circa 115 milioni di euro di denaro pubblico a favore di Teva Italia. Di questi, circa 25 milioni di euro sono stati impegnati negli anni 2024 e 2025, in concomitanza con lʼapice della campagna militare genocidiaria israeliana a Gaza. 

I soldi dei contribuenti emiliano-romagnoli non devono finanziare aziende complici dell’occupazione e del genocidio del popolo palestinese!

È tempo di spezzare le catene della complicità: fuori Teva dagli appalti pubblici!

Cliccando qui è disponibile il PDF liberamente consultabile contenente i metodi, le fonti e i risultati completi della mappatura in Emilia-Romagna.

*Questa è la prima puntata di una mappatura nazionale degli appalti pubblici aggiudicati al gruppo Teva; nei prossimi mesi l’analisi verrà estesa anche alle altre regioni italiane.

Come e perché boicottare TEVA: una guida per medici e farmacisti

WEBINAR DI 60 MINUTI condotto da professionisti del settore sanitario 

BDS Italia, Sanitari per Gaza e #DigiunoGaza invitano medici, farmacisti e personale sanitario interessato a partecipare al webinar sul boicottaggio dell'azienda TEVA (e consociate), grossa multinazionale farmaceutica israeliana, specializzata nella produzione di farmaci generici.

IL WEBINAR

Il webinar avrà la durata di un’ora e si articolerà in una prima fase di “apprendimento”, per poi concludersi con un momento interlocutorio di Q&A, entrambi guidati da un medico ed un farmacista esperti. 

Verranno evidenziate le responsabilità di TEVA nell’economia di occupazione e di genocidio israeliana, le sue complicità con l’IDF, il suo appoggio incondizionato all’attuale politica dello Stato sionista, ed al contempo verrà sottolineata la forza e l’importanza del boicottaggio, come risposta concreta e doverosa alla situazione attuale.

La partecipazione è gratuita su iscrizione.         

Il webinar è stato ripetuto in varie sessioni.    

Per accedere alla registrazione del webinar del 7 maggio cliccare qui

Per accedere alla registrazione del webinar del 13 maggio cliccare qui

Per accedere alla registrazione del webinar del 27 maggio cliccare qui

Per accedere alla registrazione del webinar del 3 giugno cliccare qui

Per accedere alla registrazione del webinar del 10 giugno cliccare qui

Per accedere alla registrazione del webinar del 17 giugno cliccare qui

Slides di accompagnamento del webinar scaricabili

 

I RELATORI

Samuele Calò, Farmacista
Marco Camandona, Farmacista
Margot De Marco, Ricercatrice in ambito biomedico
Moreno Festuccia, Dirigente medico, Ematologo, ASL TO4
Celeste Giampietro, Immunoematologa, Az. Osp. Universitaria Pisana
Mario Maio, Chimico Farmaceutico, Esperto R&S Farmaceutico
Jonathan Montomoli, Anestesista rianimatore, Osp. Infermi di Rimini
Francesco Prinetti, Medico Chirurgo, Torino 
Paolo Usai, Farmacista

9 relatori 300x300

 SCOPO E CONTENUTI

  • Chi è l’azienda farmaceutica TEVA?
  • Quali complicità ha nell’attuale genocidio del popolo palestinese?
  • È lecito e possibile boicottarla, tutelando al contempo la salute dei pazienti?

Scopo del presente webinar è rispondere a queste e ad altre domande sulla multinazionale del farmaco israeliana TEVA (e le sue consociate Cephalon, Dorom e Ratiopharm), svelarne la storia e denunciarne le complicità sia nella politica di occupazione israeliana che nel genocidio in corso, portare alla luce l’appoggio incondizionato e gli stretti legami dei suoi quadri dirigenti con l’esercito israeliano (IDF) nel corso degli anni. Inoltre, verranno illustrate la forza e liceità del Boicottaggio quale forma di protesta pacifica e legale, tutelata come espressione della libertà di opinione, nonché dovere giuridico (non solo morale) degli Stati nei confronti di Israele, come enunciato anche dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2024.

Invitiamo Medici, Farmacisti e Personale Sanitario a partecipare a questo incontro di formazione gratuito, organizzato da BDS Italia, Sanitari Per Gaza e DigiunoGaza.

Il webinar è breve ma esaustivo e ci aiuterà a rispondere alla domanda su quale sia il nostro ruolo di Operatori Sanitari in uno scenario come quello a cui stiamo assistendo a Gaza e nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) e più recentemente anche in Libano, dove il Sistema Sanitario è deliberatamente preso di mira dall’esercito israeliano ed a trovare finalmente una risposta alla domanda… COSA POSSIAMO FARE NOI?

BDS Italia, Sanitari per Gaza, #DigiunoGaza

 di Ana Vračar, Peoples Dispatch

Cresce la pressione sui governi locali e le farmacie pubbliche a sostituire i prodotti Teva con alternative che non siano complici dell’occupazione e del genocidio perpetrati da Israele

Il colosso farmaceutico israeliano Teva deve affrontare la crescente pressione dei gruppi solidali con la Palestina in tutta Europa. Teva, che è una delle più grandi aziende produttrici di farmaci generici del mondo, ha attivamente sostenuto il genocidio nella Striscia di Gaza dall’ottobre 2023 e già da molto prima di allora contribuisce all’erosione dell’assistenza sanitaria palestinese, ha riferito Giorgia Gusciglio del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC) e coordinatrice europea delle campagne per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Lo scorso anno, mentre i servizi e gli operatori sanitari di Gaza venivano quasi completamente distrutti dagli attacchi israeliani, Teva ha dichiarato un fatturato di oltre 16,5 miliardi di dollari. Parte di tali entrate proviene dal mercato palestinese, dove l’azienda trae profitto dal doppio standard imposti dal regime di apartheid israeliano.

A differenza dei produttori farmaceutici palestinesi, che devono affrontare severe restrizioni, lunghe procedure di importazione e arbitrarie designazioni di “doppio uso” (cioè vietati in quanto potrebbero avere un’applicazione non solo civile ma anche militare) per componenti essenziali, Teva può liberamente commercializzare i propri prodotti nei territori occupati, spesso senza dover adattare il packaging o la documentazione. Secondo le fonti informative di BDS Italia, l’azienda vende farmaci usando scatole e foglietti illustrativi non tradotti in arabo.

Lo sfruttamento delle necessità farmaceutiche nei Territori Palestinesi Occupati non è prerogativa di Teva e non è iniziato nel 2023. Il rapporto del 2012 “Economia prigioniera: l’industria farmaceutica e l’occupazione israeliana” concludeva che “tutte le aziende farmaceutiche israeliane vendono i loro prodotti sul mercato palestinese e ne traggono profitto, senza pagare alcun prezzo per l’occupazione e i danni che essa provoca”.

Una questione di solidarietà con la Palestina e di accesso ai farmaci

Oltre ad essersi appropriata indebitamente del mercato palestinese Teva domina una quota importante del mercato europeo, non solo attraverso la sua ampia selezione di farmaci generici, ma anche attraverso prodotti specifici a marchio proprio per la sclerosi multipla e il cancro. La contraddizione inerente tra l’impegno dichiarato da Teva “a favore di una salute migliore” e la sua comprovata complicità in crimini di guerra ha portato alla nascita di gruppi che si mobilitano per boicottare e denunciare l’azienda. Come spiega Gusciglio, le iniziative si diversificano a seconda del paese: in Irlanda c’è un ampio coinvolgimento dei sindacati, mentre in Belgio e in Italia le iniziative sono prevalentemente guidate da gruppi BDS locali e da reti di attivisti.

Un momento chiave per il raggiungimento dell’obiettivo è il coinvolgimento di pazienti e personale sanitario. Durante il genocidio, BDS Italia ha collaborato strettamente con il collettivo locale Sanitari per Gaza, raggiungendo importanti obiettivi. Secondo gli attivisti contattati da People’s Health Dispatch una delle prime azioni promosse dalla campagna di boicottaggio di Teva è stata la distribuzione di volantini informativi davanti alle farmacie per sensibilizzare utenti e farmacisti sul ruolo svolto dall’azienda durante il genocidio. “Tutti gli attivisti si sono assunti la responsabilità di recarsi in farmacia, organizzare incontri con i farmacisti e cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul boicottaggio dei prodotti Teva”, hanno spiegato gli attivisti. Lo stesso approccio è stato esteso ai medici di base e, ad oggi, la consapevolezza della complicità di Teva è cresciuta in modo significativo sia tra gli operatori sanitari che tra i pazienti, hanno affermato i membri di BDS Italia.

La campagna ha poi coinvolto le associazioni professionali e ha esercitato pressioni sui governi locali affinché sospendessero gli acquisti dei prodotti Teva nelle farmacie pubbliche. Negli ultimi mesi diversi comuni hanno risposto emanando linee guida affinché le farmacie sotto la loro giurisdizione cercassero alternative. “Teva vende principalmente farmaci generici, ma ci sono anche alcuni farmaci che ha sviluppato autonomamente e che quindi non sono sostituibili”, osservano gli attivisti di BDS Italia. “È importante sottolineare che chiediamo la sospensione degli acquisti tranne nel caso di medicinali essenziali o che non possono essere sostituiti”.

Il fatto che alcuni prodotti Teva non siano sostituibili viene spesso utilizzato come argomento fuorviante contro il boicottaggio. In realtà, ciò evidenzia problemi sistemici nel sistema farmaceutico e brevettuale globale più che identificare una questione concreta all’interno dell’appello BDS. Un esempio è il Copaxone, farmaco Teva per il trattamento della sclerosi multipla. Anche l’Unione Europea, alleata fidata di Israele, ha denunciato i tentativi dell’azienda di proteggersi dalla concorrenza estendendo artificialmente la protezione brevettuale del farmaco. Attraverso tali azioni, ha sottolineato BDS Italia, Teva ha probabilmente gonfiato la spesa sanitaria pubblica per i farmaci contro la sclerosi multipla: il Copaxone da solo ha pesato per circa 500 milioni di euro nel 2022. Gli sforzi per mobilitare alternative ai prodotti Teva rappresentano quindi un possibile punto d’incontro tra la solidarietà con la Palestina e le iniziative farmaceutiche pubbliche, aprendo la porta a sistemi sanitari più giusti e accessibili.

I comuni italiani adottano linee guida per sostituire Teva

“La prima amministrazione locale a emanare una raccomandazione per abbandonare i prodotti Teva è stata quella di Sesto Fiorentino, vicino a Firenze”, hanno osservato gli attivisti di BDS Italia. “Sono stati prontamente attaccati dai media, con l’accusa di antisemitismo e di cattiva gestione dei fondi pubblici. Alcuni hanno sostenuto che i farmaci Teva sono più economici e che scoraggiarne l’acquisto avrebbe aumentato i costi per i pazienti e il sistema sanitario”.

Nonostante tali attacchi, un numero crescente di comuni ha risposto all’appello al boicottaggio in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Trentino-Alto Adige, tra gli altri. In alcuni casi è stato chiesto alle farmacie pubbliche di trovare dei prodotti sostitutivi a quelli a marchio Teva, in altri casi si è scelto un approccio diverso.

A Rovereto, il Comune ha chiesto alle farmacie di esporre schede grafiche che informano i clienti del loro diritto a scegliere alternative efficaci e sicure ai prodotti Teva, in risposta al successo di un’iniziativa proposta da attivisti locali.

Mentre altri comuni in Italia discutono iniziative simili, il movimento internazionale BDS e il Centro europeo di assistenza legale (ELSC) stanno valutando la possibilità di sostenere i comuni che desiderano introdurre appalti pubblici etici in linea con la legislazione dell’UE e gli standard in materia di diritti umani. Nel frattempo, gli attivisti in Europa continuano a esercitare pressioni, concentrandosi, tra le altre cose, sulla presenza di Teva nelle farmacie ospedaliere e sui suoi tentativi di ripulire la propria immagine attraverso iniziative come gli Humanizing Health Awards, premi per progetti che “umanizzano” il percorso di malattia e cura. Gli attivisti continuano inoltre a collaborare con collettivi di operatori sanitari, come l’azione di digiuno dei Sanitari per Gaza tenutasi in Italia all’inizio di quest’anno, ampliando al contempo le reti internazionali.

Queste campagne già mostrano segni della loro efficacia. Se l’azienda farmaceutica israeliana ha dichiarato orgogliosamente i propri ricavi per il 2024, è stata più cauta nel riferire che già solo nei primi nove mesi dell’anno aveva registrato perdite nette pari a 1,4 miliardi di dollari. Come ha osservato BDS Italia, “l’attacco genocida di Israele dall’ottobre 2023 e le sue varie conseguenze potrebbero essere considerati potenziali fattori che influenzano questi risultati”.

Traduzione di Federico Zanettin (pubblicata in Zeitun)

Teva, multinazionale israeliana e una delle più grandi aziende farmaceutiche al mondo, con un fatturato di oltre 16 miliardi di dollari, vuol essere riconosciuta come un’azienda etica e corretta – o almeno così afferma il suo codice etico. Tuttavia, l’azienda è complice dell’occupazione israeliana in Palestina, in quanto gode dei vantaggi del mercato vincolato legato alle politiche oppressive e discriminatorie nei Territori Palestinesi Occupati (che lascia campo libero alle imprese israeliane e soffoca quelle palestinesi, controllando importazioni ed esportazioni), e del genocidio a Gaza, avendo sostenuto psicologicamente e materialmente l’esercito israeliano per diversi anni con l’iniziativa Adopt a Batallion. Nel 2017, Teva è stata tra le 150 imprese che hanno ricevuto una lettera di avvertimento dall’ONU per aver operato all’interno delle colonie illegali in Cisgiordania ed era prevista la sua inclusione nel database delle aziende che fanno affari nei territori occupati. Tuttavia, l’azienda non compare tra le 112 (delle 188 analizzate) incluse nella blacklist pubblicata nel 2020 dalla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite; la sua inclusione andrà verificata nel prossimo aggiornamento. Dopo il 7 ottobre 2023, Teva ha istituito Mental Caregivers, un programma per rafforzare la resilienza mentale delle vittime israeliane, e un fondo in collaborazione con la Israeli Trauma Coalition. L’azienda stessa dichiara di aver donato all’esercito e alle famiglie israeliane farmaci essenziali, cibo e tonnellate di attrezzature. Teva afferma di impegnarsi per «la creazione di un’economia sempre più inclusiva, sostenibile e responsabile», ma appoggia un Paese che annette la Cisgiordania e devasta Gaza, incluso il suo sistema sanitario.

Per questi motivi, BDS Italia e Sanitari per Gaza hanno lanciato la campagna Teva? No grazie!

Il lato sanitario del genocidio

Nicoletta Dentico, giornalista ed esperta di diritto alla salute, già direttrice di Medici Senza Frontiere (MSF), scrive su Il manifesto del 30 luglio 2025: «Secondo l’UNICEF a Gaza è stato distrutto l’84% delle strutture sanitarie e il 75% di quelle idriche. (…) Il rapporto di Physicians for Human Rights introduce il concetto di iatrocidio (dal greco iatros, persona che guarisce, e cidio, uccisione) per descrivere la distruzione di infrastrutture sanitarie e lo smantellamento dei sistemi di conoscenza medica collettiva. (…) La distruzione materiale degli edifici di cura – gli ospedali, i centri per il trauma, i locali per la maternità, le ambulanze e le cliniche mobili – è la forma più spettacolare. (…) Anche quando gli edifici restano in piedi, il sabotaggio delle altre infrastrutture – i sistemi fognari, elettrici, di gestione delle acque – li rendono letali. Un ospedale senza elettricità è una trappola. Una clinica senza acqua è un sito infettivo. Una sala operatoria senza anestesia una camera di tortura. Poi ci sono gli episodi di criminalizzazione, le sparizioni forzate e le uccisioni del personale sanitario. Il blocco o sabotaggio dei medicinali. La definitiva distruzione degli ecosistemi di ricerca medica e sanitaria (università, laboratori, ecc.) incluse le pratiche locali di cura». Ospedali e personale sanitario sono obiettivi deliberatamente scelti dall’esercito israeliano, in aperta violazione della Quarta Convenzione di Ginevra (Articoli 18, 19, 20 e 21) e di ogni norma del diritto internazionale.

Una strategia abituale è quella del “doppio colpo”: si bombarda, si aspetta l’arrivo dei soccorsi e si attacca di nuovo. Tutti i 36 ospedali della Striscia di Gaza sono stati bombardati. A partire dal 7 ottobre 2023, oltre 1600 operatori sanitari sono stati uccisi e oltre 400 risultano illegalmente detenuti, senza accuse e senza processo; 70 sono stati torturati a morte. Il giornalista Farid Adly, nella newsletter Anbamed del 3 agosto 2025, scrive: «Il numero dei pazienti supera enormemente le capacità degli ospedali: del 240% a Shifà, del 210% a Rantissi, del 180% a Nasser e del 300% a AlAhli. Per sopperire alla mancanza di letti, i sanitari stendono i malati per terra, su coperte, nei corridoi e sui marciapiedi attorno alle strutture». Mancano medicine, materiali e attrezzature. «Non sono più ospedali, ma cimiteri», ha detto il direttore del Nasser. Il 10 luglio scorso, mentre i carri armati ne distruggevano i muri di cinta, il personale ha lanciato questo appello: «Lavoriamo in ospedale con i carri armati a pochi metri di distanza, e siamo più vicini alla morte che alla vita. I soldati non hanno pietà per bambini, anziani, medici o infermieri. Restiamo qui perché siamo esseri umani (…) Non dimenticateci e non riduceteci a numeri». E non succede solo a Gaza. A Jenin, Tulkarem, Hebron e altre città in Cisgiordania e nel Sud del Libano gli ospedali sono stati ripetutamente attaccati o bombardati, i soccorsi impediti, i rifornimenti bloccati, gli operatori sanitari uccisi o arrestati illegalmente.

Cosa possiamo fare? 

La campagna Teva? No grazie! invita a compiere azioni di boicottaggio etico: i pazienti possono scegliere di non acquistare farmaci Teva e delle sue consociate (Dorom, Rathiopharm, Cephalon), consegnare lettere sulle ragioni del boicottaggio al proprio medico e farmacista e scrivere a Teva Italia per comunicare l’adesione al boicottaggio.

I medici possono scegliere di non prescrivere farmaci prodotti da Teva (per ogni specialità esistono equivalenti) e i farmacisti possono scegliere di non venderli. Paolo Usai, farmacista di Bari Sardo, racconta la scelta di boicottare le aziende che supportano l’economia israeliana: «Se io voglio mantenere una certa etica e guardarmi allo specchio senza vergogna, oggi boicottare a livello economico e finanziario diventa un dovere: per molto tempo ho provato vergogna nel non riuscire totalmente a boicottare prodotti di aziende che supportano l’apartheid israeliana, come invece riuscivo a fare nella vita privata. Era ora di dire basta. La scelta di boicottare nasce da questo: una collettiva presa di posizione etica» (Lisa Ferreli, La farmacia che a Bari Sardo sceglie di boicottare il genocidio e stare con la Palestina, www.italiachecambia.org, 20 luglio 2025).

Infine, le amministrazioni locali possono scegliere di non includere Teva tra i fornitori delle farmacie comunali. Da luglio l’AFS (Azienda Farmacie e Servizi spa), società controllata dal Comune di Sesto Fiorentino, ha smesso di vendere farmaci, parafarmaci, attrezzature mediche e preparati cosmetici prodotti da aziende israeliane o realizzati con capitale israeliano. L’AFS è il primo soggetto istituzionale ad aderire ufficialmente al boicottaggio. Il Comune di Sesto Fiorentino comunica «l’interruzione di ogni forma di relazione istituzionale tra l’amministrazione comunale e i rappresentanti del governo israeliano o enti e istituzioni a esso riconducibili fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale». Nell’agosto scorso, Sanitari per Gaza e BDS hanno lanciato la campagna #Digiunopergaza, che ha raccolto oltre 30.000 adesioni e che invita le aziende sanitarie di valutare con criteri etici la stipula di accordi e partenariati scientifici e commerciali per evitare collaborazioni con enti legati a Stati accusati di genocidio e di adottare regole per gli approvvigionamenti che escludano fornitori riconducibili agli stessi Stati. E a settembre anche il Comune di Jesi ha deciso di aderire alla campagna: le due farmacie municipali non venderanno più prodotti a marchio Teva.

Tutti noi, cittadini, medici, farmacisti e amministratori locali possiamo agire per boicottare TEVA, un’azienda complice dello Stato genocida israeliano: il boicottaggio economico funziona!

 BDS Italia per L'INDIPENDENTE

"Il nostro potere d'acquisto sarà la chiave che deciderà il futuro, che deciderà il nostro destino in questo Paese" (Mkhuseli "Khusta" Jack, politico e attivista sud africano)

Laddove i governi si mostrano ciechi e muti di fronte al mancato rispetto del Diritto Internazionale e della dignità umana, calpestati da un genocidio e da un opprimente stato di apartheid, i cittadini e le amministrazioni locali possono fare il primo passo mostrando la via possibile da percorrere per agire concretamente contro uno Stato, quello di Israele, che sembra godere della totale impunità a livello internazionale.

Lo dimostrano le azioni intraprese in questi mesi da diverse amministrazioni locali, riguardanti l’interruzione dei rapporti commerciali con aziende israeliane e, in particolare, con la multinazionale farmaceutica TEVA, leader mondiale nella produzione di farmaci generici. TEVA é da tempo oggetto di una specifica campagna di boicottaggio da parte di BDS Italia e Rete Sanitari per Gaza (Campagna “Teva? No grazie!”), in quanto rea di trarre profitto dal sistema di occupazione israeliano contribuendo allo stesso tempo al finanziamento e al mantenimento della situazione illegale nei territori palestinesi occupati[1].

La disamina di quanto fatto da alcune amministrazioni locali italiane da un lato può essere utile per chi vorrà intraprendere un percorso simile, avendo a disposizione esempi e possibili modalità attuative[2], dall’altro mostra come nel corso del 2025 ci sia stata una pulsante mobilitazione dal basso innescata dall’evidenza drammatica dell’inoperosità degli organi statali e anzi della loro sostanziale complicità nei confronti delle azioni genocidiarie dello stato di Israele.

Uno dei primi Comuni a mobilitarsi è stato quello di Sesto Fiorentino, con l’approvazione a fine giugno di una delibera[3] per l’interruzione di ogni forma di relazione istituzionale con governo, enti e istituzioni israeliane o collegate al governo israeliano. Con la delibera il Comune invitava, altresì, le società e gli enti partecipati, di cui il Comune è socio, a valutare l’applicazione di misure analoghe anche con l’adesione a campagne di boicottaggio di prodotti realizzati da aziende israeliane o a capitale israeliano. Una delle conseguenze che ha avuto più eco nei mass media è stata la sospensione degli accordi commerciali con l’azienda TEVA. In pratica, nelle otto farmacie comunali di Sesto Fiorentino, i farmaci da banco di aziende israeliane non sono più oggetto di promozione e non vengono messi in vista, ma possono comunque essere richiesti, così come continuano ad essere forniti alcuni farmaci non sostituibili o che fanno parte di terapie già avviate.

Successivamente anche altre amministrazioni comunali hanno fatto scelte analoghe, aderendo, nelle modalità a loro disponibili, o invitando al boicottaggio di prodotti israeliani tra cui i farmaci a marchio TEVA. È il caso, ad esempio, dei comuni di Poggibonsi[4], di Calenzano, di Corinaldo e di Rosignano Marittimo[5]. Quest’ultimo, nello specifico, con una delibera di luglio ha rivolto un atto di indirizzo alla società controllata che gestisce le farmacie comunali del territorio disponendo di interrompere gli acquisti di farmaci, parafarmaci e cosmetici israeliani fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale; lo stesso è stato disposto dagli altri Comuni soci della società, Castellina e Montescudaio. In questo caso la delibera ricordava nelle premesse le numerose risoluzioni ONU (dal 1947 in poi) esplicitanti i diritti dei palestinesi all’autodeterminazione, all’indipendenza e al ritorno. Diritti che il popolo palestinese, è bene ricordare, non vede neanche lontanamente applicati. Il rispetto del diritto internazionale viene richiamato anche nella delibera del Comune di Campi Bisenzio[6] con cui l'amministrazione ha disposto “l’interruzione di ogni forma di relazione istituzionale ed economica con i rappresentanti del Governo israeliano, nonché con enti e istituzioni direttamente riconducibili allo Stato di Israele, fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale".

È di agosto, invece, un’analoga delibera del Comune di Barberino Tavarnelle[7]. Da sottolineare come in questo caso il comune invitasse all’azione concreta anche lo Stato Italiano indirizzando ad esso la necessità di sospendere i rapporti economici e commerciali con Israele. Il sindaco stesso ha ribadito, inoltre, l’importanza di utilizzare la strategia della spesa critica, ovvero del boicottaggio mirato, per esercitare pressione economica sul governo israeliano.

Il Comune di Rovereto[8] ha, invece, assunto un diverso approccio. A seguito di una raccolta firme promossa da un gruppo di cittadini, il Comune ha previsto di adottare le seguenti iniziative tramite Società Multiservizi Rovereto: utilizzo di materiale informativo sulla disponibilità nelle farmacie comunali di farmaci equivalenti  alternativi a quelli di origine israeliana, lasciando in tal modo all’utente la discrezionalità di scelta, e l’organizzazione di una raccolta farmaci o fondi da donare ad una associazione umanitaria operante nel territorio di Gaza.

A settembre il Comune di Jesi[9] con una delibera di giunta ha chiesto alle società che hanno in gestione le farmacie comunali di interrompere la vendita di farmaci a marchio TEVA sostituendoli con farmaci equivalenti, esplicitando di aver accolto la proposta della campagna nazionale “Teva? No, grazie!”. Il Consiglio Comunale di Castelnuovo Rangone[10] ha approvato una mozione che chiede di adottare le stesse misure, di nuovo citando la campagna nazionale di boicottaggio di TEVA.

Da sottolineare, infine, che anche alcune farmacie private si sono mosse negli ultimi mesi aderendo al boicottaggio dei farmaci TEVA. E’ il caso, ad esempio, della farmacia Salustri di Loreto e della farmacia Usai di Bari Sardo che ha preso la decisione di non vendere più i farmaci del marchio TEVA per “una collettiva presa di posizione etica”[11].

Dopo questa esposizione, non esaustiva, di diversi casi di amministrazioni comunali impegnate nel concretizzare il loro impegno al rispetto del diritto internazionale attraverso azioni di boicottaggio, ovvero di pressione economica, è il momento di considerare alcuni importanti aspetti pratici. In primis è importante leggere con accortezza quanto riportato dai giornali: alcune semplificazioni giornalistiche possono indurre in inganno facendo credere che il Comune abbia deciso di eliminare tout court tutti i farmaci a marchio TEVA dalle farmacie comunali senza evidenziare correttamente l’iter seguito che contempla, invece, l’approvazione di mozioni di indirizzo dei Consigli Comunali, e/o di delibere di Giunta indirizzate alle aziende partecipate o controllate che gestiscono le farmacie comunali, a cui viene richiesto di accogliere delle indicazioni che non si configurano come imposizioni, in quanto le decisioni sugli approvvigionamenti rimangono di competenza degli amministratori delle aziende, le quali sono soggetti a parziale (o totale, a seconda dei casi) controllo pubblico che operano in un mercato privato in regime di libera concorrenza. Analogamente, nessuna delibera di Giunta ha imposto di recedere dai contratti di fornitura in essere, né ha chiesto di privare i cittadini di farmaci essenziali: qualora dei farmaci a marchio TEVA non siano sostituibili, le aziende continuano a fornirli, nel rispetto del diritto alla salute.

In tutti i casi esposti un ruolo centrale viene assunto dall’esigenza del rispetto del Diritto Internazionale, richiamato da diverse giunte comunali. Così una consigliera del Comune di Castelnuovo risponde ai vari commenti di critica: “La mozione segue il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024. Non è ideologia, ma una responsabilità legale. Non si tratta di un’opinione, ma di un dovere istituzionale: non finanziare ciò che il diritto internazionale condanna". In questo momento storico in cui il Diritto, assieme all’umanità, sembra non avere più importanza, proiettandoci in una realtà distopica, è dal basso, dalla società, dalle amministrazioni locali, che sembra arrivare un richiamo per il ripristino di un ordine morale e legislativo necessario per la tutela di tutti. E questo richiamo non deve essere momentaneo, dato dall’urgenza di fermare il genocidio nella Striscia di Gaza, ma deve avere eco fino a quando tutti i diritti dei palestinesi non verranno attuati. Come ha sottolineato il Sindaco di Sesto Fiorentino, “la campagna di boicottaggio [...] finirà quando sarà ripristinato il diritto internazionale, quando smetteranno di uccidere le persone e occupare i territori.” 

[1] Si veda Dossier Campagna “TEVA: no grazie!”

[2] Per ulteriori informazioni per gli enti territoriali, tra cui facsimili di atti, si veda: https://www.entiterritorialiperlapalestina.it/

[3]  https://www.comune.sesto-fiorentino.fi.it/novita/comunicati/sesto-fiorentino-stop-alla-vendita-di-prodotti-israeliani-tutte-le-farmacie

[4] http://radiosienatv.it/poggibonsi-farmacia-comunale-dice-no-a-prodotti-di-aziende-israeliane-legate-ai-conflitti/

[5] https://www.comune.rosignano.livorno.it/Novita/Comunicati/BOICOTTAGGIO-COMMERCIALE-NO-ALL-ACQUISTO-DI-FARMACI-PARAFARMACI-E-COSMETICI-PRODOTTI-DA-AZIENDE-ISRAELIANE-FINO-A-QUANDO-NON-SARA-RIPRISTINATO-IL-RISPETTO-DEL-DIRITTO-INTERNAZIONALE

[6] https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/campi-bisenzio-rompe-con-israele-961f7d44

[7] https://drive.google.com/file/d/1uEl0-hPe5n8RekC96B_TRjySNEMhUDm_/view?usp=drive_link

[8] https://www.iltquotidiano.it/articoli/a-rovereto-le-farmacie-comunali-segnaleranno-i-prodotti-israeliani-ai-clienti/

[9] https://www.centropagina.it/jesi/attualita-farmacie-comunali-prodotti-teva/

[10] https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2025/10/02/news/caso-teva-paradisi-frena-il-pd-farmaci-israeliani-garantiti-1.100769237 

[11] https://www.italiachecambia.org/2025/07/boicottare-israele-ogliastra/

BDS Italia esprime pieno sostegno alla coraggiosa presa di posizione del Comune di Sesto Fiorentino, che ha scelto di passare dalle parole ai fatti in un momento cruciale per la difesa dei diritti umani e della giustizia internazionale.

La Giunta comunale, guidata dal sindaco Lorenzo Falchi, ha deciso di sospendere ogni acquisto e commercializzazione di prodotti farmaceutici e cosmetici provenienti da aziende israeliane nelle farmacie comunali. Si tratta della prima iniziativa di boicottaggio istituzionale adottata da un ente locale in Italia: un segnale forte e concreto contro la complicità con le politiche coloniali e di apartheid dello Stato di Israele.

La misura ha un impatto simbolico e pratico rilevante, in particolare nei confronti dell’azienda TEVA, multinazionale farmaceutica israeliana leader mondiale nella produzione di farmaci generici. TEVA è già da tempo oggetto di una campagna di boicottaggio da parte di BDS Italia, a causa del suo diretto coinvolgimento nell’economia dell’occupazione israeliana. È importante sottolineare che la maggior parte dei farmaci TEVA è sostituibile con altri generici, e che il boicottaggio non si applica ai farmaci non sostituibili, nel rispetto del diritto alla salute delle persone.

Questa scelta assume ancora più significato nel contesto attuale, in cui il governo italiano continua a sostenere Israele a livello politico, economico e militare, nonostante le gravi violazioni dei diritti umani e le recenti sentenze della Corte Internazionale di Giustizia che parlano chiaramente di potenziale genocidio a Gaza. In questo scenario, Comuni, Regioni ed enti pubblici hanno la possibilità – e la responsabilità – di adottare misure concrete per porre fine a ogni forma di complicità.

Per questo, BDS Italia lancia un appello a tutti gli enti pubblici affinché:

--> interrompano ogni tipo di rapporto istituzionale ed economico con Israele, finché continueranno l’occupazione, il colonialismo e il genocidio del popolo palestinese

--> adottino politiche etiche di appalti e investimenti, escludendo le aziende coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani, in Palestina come altrove 

--> esercitino pressione sul governo italiano, affinché rispetti gli obblighi derivanti dalle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia del 2024, incluso un embargo militare totale nei confronti di Israele

--> sostengano le campagne del movimento BDS, contribuendo così a costruire un fronte sociale e istituzionale per la giustizia e la liberazione della Palestina.

Serve una presa di posizione collettiva, coraggiosa e concreta.
 Il tempo della neutralità è finito.
 La solidarietà non si dichiara: si pratica.

BDS Italia