LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

Comunicati

Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)

Mahmoud Nawajaa, un noto difensore dei diritti umani palestinese, è stato trascinato via dalla sua famiglia dalle forze di occupazione israeliane in un raid notturno giovedi 30 luglio e attualmente è detenuto nel centro di interrogatori di massima sicurezza di Jalameh in Israele, dove gli è stato negato l'accesso agli avvocati. 

L'arresto di Mahmoud avviene nel contesto dei piani di Israele per l'annessione de jure di gran parte della Cisgiordania palestinese occupata, in aggiunta alla sua annessione de facto e all'apartheid che durano da decenni. Il suo arresto fa parte dei tentativi di Israele di reprimere i difensori dei diritti umani, come Mahmoud, e costituisce l'ennesimo elemento del regime israeliano di apartheid. 

#FreeMahmoud: le forze di occupazione israeliane arrestano il coordinatore del BDS Mahmoud Nawajaa durante un raid notturno

Video dell'arresto

Ramallah sotto occupazione, 30 luglio 2020 – Attorno alle 3:30 del mattino, decine di soldati delle forze di occupazione israeliane, accompagnate da almeno un cane addestrato, hanno fatto irruzione nella casa di Mahmoud Nawajaa, coordinatore generale del Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC), vicino a Ramallah, ammanettando, bendando gli occhi e portandolo via da sua moglie e tre bambini piccoli.

La società civile palestinese ribadisce la richiesta di sanzioni mirate immediate per fermare l'annessione e l'apartheid di Israele

Il governo estremista israeliano ha deciso oggi di non rivelare se, e in che modo, trarrà vantaggio dall’ "opportunità d'oro" offerta dall'amministrazione Trump per intraprendere l'annessione de jure di grandi parti della Cisgiordania palestinese occupata. Tuttavia, nessuno dovrebbe essere ingannato. Israele continuerà tranquillamente ad annettere di fatto il territorio palestinese occupato, come ha fatto per decenni, mentre cerca di placare i suoi alleati occidentali. Ma come ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, “L'annessione è illegale. Punto. Qualsiasi annessione."

Centinaia di studiosi di diritto internazionale concordano. Scrivono che le annessioni israeliane del territorio occupato sono "nulle, comportano conseguenze di illegittimità internazionale e - in determinate circostanze - portano a una responsabilità penale internazionale individuale", indipendentemente dal fatto che tali annessioni siano effettuate "attraverso 'estensione della sovranità', 'estensione di legge, giurisdizione e amministrazione' o esplicita annessione." Hanno concluso che, "l'annessione de facto comporta le stesse conseguenze legali dell'annessione de jure".

Quindici anni dopo il suo lancio il 9 luglio 2005 il movimento BDS per i diritti dei palestinesi sta entrando in una nuova era. È più urgente che mai nel momento in cui Israele sta intensificando la sua progressiva pulizia etnica nei confronti dei palestinesi autoctoni, soffocandoci in Bantustan sempre più ristretti.

L'ultima volta che Israele annesse dei territori occupati, la Gerusalemme est palestinese e le Alture del Golan siriane, nel 1982 l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò con una schiacciante maggioranza delle sanzioni mirate nei confronti Israele. Tuttavia, le Nazioni Unite, sotto la pressione degli Stati Uniti e dell'UE, non sono riuscite finora ad imporre alcun provvedimento relativo all’assunzione di responsabilità, per porre fine al regime israeliano di oppressione.

BDS Italia, e tutti i gruppi e le associazioni che ne fanno parte, aderiscono alla mobilitazione del 27 giugno 2020 contro il piano di annessione del governo israeliano e parteciperanno alle iniziative previste in tutta Italia a sostegno della lotta e dei diritti del popolo palestinese.

Il 1° luglio il governo israeliano intende procedere all’annessione di ampie parti della Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale che vieta esplicitamente azioni di appropriazione di territori occupati militarmente. Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l’appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di coloni israeliani nei Territori Palestinesi Occupati. Questo sarebbe solo l’ultimo passo del progetto sionista di insediamento e colonizzazione della Palestina storica. La pulizia etnica, che non si è mai fermata dal 1948, la progressiva erosione della terra palestinese, l’assedio e i continui bombardamenti sulla Striscia di Gaza, le gravissime violazioni dei diritti umani, le umiliazioni e le offese quotidiane inflitte ai Palestinesi sono di fatto servite a perfezionare l’istituzionalizzazione di un sistema di Apartheid e a consentire di andare oltre.

E così, nel bel mezzo di una pandemia mondiale che ha esacerbato e messo a nudo le disuguaglianze socio-economiche e politiche del nostro mondo globalizzato, e mentre milioni di manifestanti scendono in piazza per dire no al razzismo istituzionalizzato alla base delle strutture economico-politiche delle democrazie occidentali, il popolo palestinese vede il proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione gravemente minacciato.

L’”Accordo del Secolo” di Trump ha spianato la strada all’annessione dei territori palestinesi occupati collocandosi all’interno di un progetto che mira a depoliticizzare la “questione palestinese” e a trasformarla in una questione meramente economica e umanitaria, escludendo unilateralmente e in maniera definitiva il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, alla libertà e all’uguaglianza, nonché il diritto al ritorno di oltre cinque milioni di profughi che da 72 anni attendono di poter tornare alle loro case e alle loro proprietà, come sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

Non basta condannare a parole il progetto di annessione. È il momento di chiedere con forza misure e azioni concrete, tra cui l’interruzione di ogni cooperazione economica, accademica e militare con il regime israeliano e con tutte le sue istituzioni complici, per porre fine all’impunità di Israele e alle sue continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

In questo ci uniamo alle decine di associazioni della società civile palestinese che in un appello pubblicato il 21 maggio hanno chiesto ai governi e alle istituzioni internazionali di:

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele;
  • Garantire che siano assicurati alla giustizia gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra/crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid.

In Italia in questi giorni abbiamo visto significative prese di posizione in questo senso da parte di organizzazioni sindacali, associazioni, ONG. È importante che queste prese di posizione si trasformino in concrete azioni di pressione sulle istituzioni ai vari livelli perché cessino le loro complicità con Israele e le loro inadempienze verso il diritto internazionale.

Come diceva Nelson Mandela, “non potremo essere liberi finché non saranno liberi anche i palestinesi”.

BDS Italia

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BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione nella società palestinese che guida il movimento globale BDS, si schiera decisamente in solidarietà con i nostri fratelli e sorelle neri negli Stati Uniti che stanno chiedendo giustizia in seguito all'ultima ondata di intollerabili omicidi di neri americani da parte della polizia, tra cui George Floyd a Minneapolis, Tony McDade a Tallahassee e Breonna Taylor a Louisville.

Le crescenti proteste degli “inascoltati” contro la brutalità della polizia negli Stati Uniti sono fondamentalmente una rivolta contro un intero sistema di sfruttamento e di oppressione razzista, esacerbato e messo a nudo dalla pandemia di Covid-19 e dal suo sproporzionato numero di vittime tra gli afroamericani. Questo sistema è organicamente collegato ai crimini perpetrati dall'imperialismo USA contro popoli di colore in tutto il mondo e radicato nelle fondamenta violente, razziste e coloniali degli Stati Uniti.

La società civile palestinese chiede misure efficaci da parte di tutti gli Stati per fermare l'annessione illegale della Cisgiordania occupata e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele.

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele.
  • Garantire che gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra / crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid siano assicurati alla giustizia.

Il nuovo governo israeliano di destra ancora una volta intende annettere formalmente ampie zone dei Territori Palestinesi Occupati (TPO). Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l'appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di popolazione di coloni israeliani nei TPO.

Decine di organizzazioni della società civile palestinese hanno invitato i governi ad adottare "contromisure efficaci, comprese le sanzioni" per "fermare l'annessione illegale da parte di Israele".

In una dichiarazione pubblicata oggi [italiano], decine di organizzazioni della società civile palestinese, associazioni professionali, sindacati, gruppi per i diritti umani e di advocacy e reti, che rappresentano una stragrande maggioranza della società civile palestinese, hanno invitato i governi adottare "contromisure efficaci, comprese le sanzioni" per "fermare l'annessione illegale della Cisgiordania occupata e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele."

Maggio 2020 - Mentre la maggior parte del mondo si è arrestata sotto la minaccia del COVID-19, i palestinesi hanno dovuto fare i conti con due sofferenze: la pandemia e la nostra Nakba che continua.

Mentre affrontano l'impatto spaventoso della pandemia e del "corona-razzismo"  (#CoronaRacism) di Israele, i palestinesi di tutto il mondo commemorano il 72° anniversario della Nakba - la premeditata e violentemente eseguita pulizia etnica della maggioranza dei palestinesi indigeni dalla loro terra d’origine nel 1948, per mano delle milizie sioniste, per fare spazio a uno stato escludente, basato sul colonialismo di insediamento.

Il 14 e 15 maggio, ti invitiamo a unirti a noi per eventi che ricordano i 72 anni dalla Nakba palestinese, o catastrofe - la pulizia etnica e il trasferimento forzato da parte delle milizie sioniste della maggioranza della popolazione palestinese indigena per fare spazio a uno stato escludente, basto sul colonialismo di insediamento.

La Nakba continua oggi per i palestinesi che vivono sotto il regime di occupazione e apartheid di Israele, con il sostegno di stati, imprese e istituzioni complici.

La maggior parte dei palestinesi esiliati dalla loro terra d'origine conservano ancora le chiavi delle loro amate case. La chiave per i rifugiati palestinesi è diventata un promemoria della tragedia palestinese e un simbolo della determinazione a garantire che un giorno i nostri rifugiati possano tornare.