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Apprendiamo con grande favore che anche il Consiglio Comunale di San Lazzaro di Savena (BO) il 26 novembre 2025 ha approvato una mozione per l'adozione di una politica di appalti etici.
La mozione invita la Sindaca e la Giunta Comunale:
- Ad adottare una Politica di Appalti e Sponsorizzazioni Etiche che preveda l’esclusione dalle procedure di gara, dai rapporti economici e dalle sponsorizzazioni con il Comune di San Lazzaro di Savena, degli operatori economici, le imprese o i soggetti che – direttamente o tramite le proprie controllate, partner o membri – risultino coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale;
- A promuovere questa posizione in sede di discussione del rinnovo del Protocollo Appalti e in tutti i tavoli istituzionali in cui si trattano tematiche relative a forniture, servizi comunali e sponsorizzazioni.
L'elenco degli enti territoriali che hanno approvato risoluzioni per escludere da appalti e forniture aziende coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale, a partire da quelle che sostengono il genocidio a Gaza e traggono profitto dalll'occupazione illegale dei territori palestinesi, si allunga: la Regione Emilia-Romagna e i comuni di Bologna, Cesena, Castel San Pietro, Monza e tutti i comuni che, come Sesto Fiorentino hanno dato indicazione alle farmacie municipalizzate di non vendere farmaci della azienda israeliana TEVA.
Vigileremo e faremo pressione affinché gli enti locali rispettino gli impegni presi e traducano le risoluzioni approvate in misure effcicaci per impedire che risorse pubbliche sostengano soggetti che operano in violazione dei diritti umani fondamentali.
Continueremo a mobilitarci per fare in modo che Comuni, Regioni e altri enti pubblici interrompano ogni tipo di relazione con istituzioni israeliane e con aziende complici.
Di fronte al genocidio e alla pulizia etnica in Palestina che continuano, sono necessari atti concreti per mettere fine alle complicità con il sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid che opprime il popolo palestinese da quasi 80 anni!
Dopo Bologna, Cesena e la Regione Emilia-Romagna, anche il consiglio comunale di Castel San Pietro Terme (BO) chiede di escludere dagli appalti le aziende che violano diritti umani e/o diritto internazionale.
Nella seduta 28 aprile 2025 è stato approvato un ordine del giorno che, nel quadro di azioni di solidarietà con il popolo palestinese, chiede alla Sindaca e alla Giunta di riferirsi alla politica degli appalti etici approvata dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, “al fine di tenere conto di eventuali violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale da parte degli operatori economici e quindi di escludere tali soggetti in fase di valutazione delle offerte.”
Questa risoluzione, approvata con 14 voti favorevoli e 1 astenuto, è stata promossa con un documento, firmato da molte associazioni e da cittadini e cittadine, che chiedeva all'amministrazione comunale “di prendere una posizione in merito a quanto accade in Palestina e di adottare dei provvedimenti concreti non solo in solidarietà con il popolo palestinese ma anche per contrastare il commercio di armi e per avere un sistema più etico di appalti.”
Tra i firmatari del documento figurano Associazione Camminando Insieme, Amnesty International Emilia Romagna, CGIL Circondario imolese, Comitato Pace e Diritti - Imola, UCOII e ANPI Castel San Pietro Terme.
Un altro passo verso l’esclusione dagli appalti di aziende complici del genocidio a Gaza e del regime israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid.
Escludere dagli appalti le aziende che violano diritti umani e diritto internazionale.
Aziende coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale non devono trarre profitti dagli appalti pubblici.
Mentre il Comune di Bologna conferma il suo impegno per l’adozione di procedure per appalti etici, emergono già, nei consorzi che hanno vinto appalti pubblici con questa amministrazione, i nomi di alcune imprese coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale.
Una di queste è il gruppo industriale francese Alstom, che opera nel settore della costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie, attualmente impegnato nella costruzione delle linee del tram a Bologna.
Alstom Ferroviaria S.p.A. e Alstom Transport S.A. infatti fanno parte del raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) che si è aggiudicato l’appalto per la Linea Rossa (Borgo Panigale-Fiera Michelino-Facoltà di Agraria), con C.M.B. Società Cooperativa (capofila) e Pavimental S.p.A. Allo stesso raggruppamento di imprese è stata affidata la realizzazione della Linea Verde (Via dei Mille-Corticella).
Alstom S.A. è inclusa dal 2020 nel database delle Nazioni Unite, la lista nera che elenca 112 imprese convolte in attività economiche nelle colonie israeliane nei Territori Palestinesi Occupati, illegali ai sensi del diritto internazionale. Nello specifico, l’azienda è inclusa in quanto società madre di Bombardier Transportation Israel Ltd., acquistata nel 2021, ed è coinvolta in relazione a due categorie di attività illegali evidenziate nel database: “la fornitura di servizi e utenze a sostegno del mantenimento e dell'esistenza di insediamenti, compresi i trasporti”, e “l’utilizzo di risorse naturali, in particolare acqua e terra, a fini commerciali”.
Secondo il rapporto di Don’t Buy into Occupation (DBIO), una coalizione di 25 organizzazioni della società civile di Belgio, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Palestina, Spagna e Regno Unito, Alstom è coinvolta nella Jerusalem Light Rail (JLR), che collega le colonie illegali nella parte orientale occupata di Gerusalemme con la parte occidentale della città. Nel 2019, Alstom si era ritirata da una gara d'appalto dopo una significativa pressione da parte della società civile. Tuttavia, nel luglio 2021, Alstom è entrata a far parte di uno dei consorzi selezionati per partecipare alla gara d'appalto delle linee Blu e Viola per la Jerusalem Light Rail, che collegheranno le colonie illegali nel sud e nel nord della città, insieme a imprese israeliane incluse nella lista nera delle Nazioni Unite, come Electra Group Ltd. (nota anche per l’accordo di franchising con il gruppo francese della grande distribuzione Carrefour che ha aperto supermercati nelle colonie e offerto pacchi alimentari ai soldati dell’IDF impegnati nel genocidio a Gaza).
Inoltre, attraverso Bombardier Transportation Israel Ltd., sta collaborando con Israel Railways al collegamento ferroviario tra Tel Aviv e Gerusalemme. Il treno attraversa la linea verde nella Cisgiordania occupata in due aree, utilizza illegalmente terreni palestinesi pubblici e privati nei territori occupati per un progetto di trasporto israeliano a beneficio esclusivo dei cittadini israeliani.
Alstom ha diversi altri contratti in Israele. Tra questi la costruzione delle linee di metropolitana leggera Haifa - Nazareth e Linea Verde di Tel Aviv, sempre in consorzio con Electra Group Ltd.
Naturalmente, con l’ipocrisia che contraddistingue la maggior parte delle imprese, Alstom nel suo Codice Etico afferma di rispettare i Principi Guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani e la legislazione internazionale sui diritti umani.
Il caso di Alstom è un esempio di come, in assenza di politiche etiche di appalto e di impegno a rispettarle, aziende notoriamente coinvolte in violazioni di diritti umani e diritto internazionale possano impunemente trarre profitto da appalti pubblici, finanziati dalle tasse dei cittadini.
Sicuramente Alstom non è l’unica impresa con questo background ad avere appalti con amministrazioni pubbliche, come il Comune di Bologna o la Regione Emilia-Romagna. Per questo è urgente che Comune e Regione introducano misure adeguate per l’attuazione dell’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale il 22 aprile e della risoluzione approvata dall’Assemblea Legislativa Regionale l’11 giugno.
In attesa che tali misure siano attivate al più presto per gli appalti futuri, Comune e Regione dovrebbero prendere in considerazione azioni per interrompere i contratti in essere con aziende che risultassero coinvolte nelle violazioni di diritti umani e diritto internazionale.
Da parte nostra, continueremo a denunciare i crimini e le complicità di queste aziende e a chiedere che vengano escluse dagli appalti.
BDS Italia
Un passo importante verso l’esclusione di aziende complici del genocidio a Gaza e del sistema di oppressione israeliano. Un esempio da seguire in ogni città.
Nella seduta del 22 aprile il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato all’unanimità dei presenti un ordine del giorno che “invita il sindaco e la giunta ad adottare una politica di appalti etici (PAE) che tenga conto del coinvolgimento degli offerenti e dei membri della sua entità economica in gravi violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale (ad esempio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità) e che consenta quindi al Comune di Bologna di escludere tali soggetti” e “a portare questa posizione in sede di discussione del rinnovo del Protocollo Appalti.”
Questo ordine del giorno, mettendo al centro la necessità che le aziende coinvolte negli appalti del Comune di Bologna, di qualsiasi nazionalità e dovunque operino, rispettino i diritti umani e il diritto internazionale, è un primo passo importante verso l’esclusione di aziende complici del regime israeliano di colonialismo, occupazione militare e apartheid, responsabile del genocidio in corso a Gaza e di violazioni che durano da oltre 75 anni, nell’impunità più assoluta.
Bologna così si unisce a diverse città in Europa e nel mondo, incluse Gent, Verviers e Liège (Belgio), Oslo, Barcellona, Bélem (Brasile), Derry e Strabane (Irlanda), Hayward (USA), che hanno già adottato misure simili che puntano a colpire le complicità con i crimini di Israele.
L’adozione di politiche etiche di appalto costituisce una scelta di principio giuridicamente fondata da parte delle amministrazioni pubbliche, in linea con le norme indicate nei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che descrivono il ruolo e le responsabilità delle imprese per evitare di causare o contribuire a impatti negativi sui diritti umani attraverso le proprie attività, e per prevenire o attenuare impatti negativi sui diritti umani direttamente legati alle loro attività e causati da loro partner commerciali. Queste stesse norme richiedono che gli stati e le amministrazioni pubbliche, compresi i consigli comunali, promuovano il rispetto dei diritti umani da parte di tutte le imprese con cui conducono transazioni commerciali.
Ora si tratta di intraprendere tutte le iniziative necessarie affinché procedure etiche di appalto vengano effettivamente introdotte in tempi brevi nel Protocollo degli Appalti del Comune di Bologna e vigilare perché nessuna azienda complice dei crimini di Israele sia ammessa a partecipare ad appalti.
Questo ordine del giorno, promosso dai consiglieri comunali di Coalizione Civica con il sostegno di altri consiglieri di maggioranza, risponde a una sollecitazione di Omar Barghouti, co-fondatore del movimento internazionale nonviolento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, fatta nel corso degli incontri a Bologna il 20 febbraio e alle precise richieste in questo senso avanzate dal Coordinamento Campagna BDS Bologna e rilanciate da “Bologna per la Palestina”, un coordinamento cittadino di cui fanno parte oltre 40 associazioni.
Richieste di introduzione di politiche etiche sugli appalti sono state avanzate anche all’Università di Bologna, nell’ambito delle mobilitazioni in corso di studenti, personale accademico e personale tecnico-amministrativo per interrompere i rapporti con le università israeliane e con istituzioni e aziende complici dei crimini di Israele, e alla Regione Emilia-Romagna, che finora vergognosamente non è riuscita nemmeno a esprimersi sulla necessità di un cessate il fuoco.
Questo primo risultato è frutto di un percorso di confronto avviato da attivist* e associazioni per i diritti dei palestinesi con alcuni consiglieri sensibili a questo tema, che ha portato in dicembre all’approvazione di un ordine del giorno a favore del cessate il fuoco a Gaza, con la conseguente affissione di uno striscione con questa richiesta in Piazza Maggiore, e successivamente all’organizzazione da parte dei gruppi consigliari di maggioranza di un incontro con Omar Barghouti e Elian Weizman, oggetto di pesanti attacchi e tentativi di censura da parte dei sostenitori di Israele.
Invitiamo gruppi e associazioni solidali con la lotta del popolo palestinese a intraprendere percorsi simili in tutta Italia, coinvolgendo rappresentanti di istituzioni locali e amministrazione pubbliche, per introdurre misure che mettano fine alle complicità con i crimini di Israele e impongano il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale.
Per informazioni e materiali sulle politiche etiche di appalto scrivete a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

