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La tecnologia del genocidio di Netafim in mostra alla fiera EIMA 2026 di Bologna

Netafim è una società israeliana leader mondiale nel settore della microirrigazione, che contribuisce attivamente all'esistenza e al mantenimento delle colonie illegali israeliane e trae profitto dall’occupazione dei territori palestinesi. 

Per questo è inclusa nel database delle Nazioni Unite, che elenca 214 aziende colpevoli di queste violazioni del diritto internazionale, e nel rapporto della Relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese, che denuncia le imprese coinvolte nell’”economia del genocidio”.

Mentre la violenza dei coloni cresce in Cisgiordania, utilizzando l'agricoltura di insediamento come uno dei principali strumenti del progetto di espansione sionista, la Fiera di Bologna ospita una delle aziende che ne è tra le maggiori fautrici.

E’ inaccettabile che Netafim partecipi, insieme ad altre aziende israeliane, a EIMA International, l’esposizione di macchine per l’agricoltura che si terrà a Bologna dal 10 al 14 novembre, e che continui ad essere partner di progetti e iniziative organizzate dall'Università di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna, nonostante le dichiarazioni del presidente De Pascale sull'interruzione delle relazioni con Israele nel settore del consumo idrico in agricoltura (5 giugno 2025).

BDS Bologna ha preparato un dossier per denunciare il ruolo di Netafim, i suoi legami con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati e la presenza dell’azienda nei progetti di ricerca in Emilia-Romagna, in particolare nel progetto S4O con l’Università di Bologna, finanziato anche con fondi pubblici. Attraverso fonti ONU e ricerche di Who Profits, si analizza lo sfruttamento di acqua e terra, i rapporti con mPrest Systems e il gruppo militare Rafael.

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Ai sensi del diritto internazionale Comuni, Regioni e altri enti pubblici hanno la responsabilità etica e l’obbligo giuridico di mettere fine alle complicità con aziende coinvolte in gravi crimini internazionali e a gravi o sistematiche violazioni dei diritti umani, in Palestina e altrove.

Chiediamo:

  • a Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna e Città metropolitana, in quanto azionisti di BolognaFiere Group, di intraprendere misure immediate per escludere dalle manifestazioni fieristiche Netafim e altre aziende complici delle politiche genocidarie e coloniali di Israele;
  • a Regione, Università di Bologna e a tutte le istituzioni di interrompere rapporti economici, commerciali e di collaborazione con Netafim e con tutte le aziende complici;
  • alla Regione Emilia-Romagna di istituire, presso gli enti fieristici partecipati o sostenuti, un comitato di controllo per esaminare preventivamente gli espositori, al fine di escludere soggetti coinvolti in gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani.

STOP A TUTTE LE RELAZIONI CON AZIENDE COMPLICI DEL GENOCIDIO E DEL SISTEMA ISRAELIANO DI OCCUPAZIONE COLONIALE E DI APARTHEID.

Le Politiche di Investimento Etico (PIE) di comuni, aziende, fondi di investimento, università e qualsiasi altra istituzione (da qui in avanti, ente) devono essere in armonia con i valori e i principi dell'ente. Queste politiche mirano a fare in modo che gli investimenti dell'ente siano gestiti in maniera produttiva ma anche socialmente, eticamente e giuridicamente responsabile.

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Versione originale pubblicata il 27 novembre 2024

I. Introduzione

Gli standard internazionali su responsabilità e obblighi giuridici di un'azienda che opera a livello internazionale si sono evoluti negli ultimi anni, e i tribunali stanno assumendo una "visione più ampia delle responsabilità giuridiche". È evidente che in situazioni di conflitto armato, dove è più alto il rischio di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini internazionali, gli enti sono maggiormente esposti.

La responsabilità giuridica delle aziende non è limitata alle leggi nazionali dello stato in cui hanno sede o dove operano queste aziende, ma potrebbero essere applicabili anche le leggi di stati terzi. Le aziende possono essere ritenute responsabili per operazioni illegali, e anche i “membri del consiglio di amministrazione, dirigenti o dipendenti” possono essere ritenuti responsabili di violazioni aziendali o individuali (1). Gli stessi standard possono essere applicati anche a enti di investimento istituzionali che investono in tali aziende.

Le Politiche di Investimento Etico (PIE) di comuni, aziende, fondi di investimento, università e qualsiasi altra istituzione (da qui in avanti, ente) devono essere in armonia con i valori e i principi dell'ente. Queste politiche mirano a fare in modo che gli investimenti dell'ente siano gestiti in maniera produttiva ma anche socialmente, eticamente e giuridicamente responsabile.

Adottando le PIE, un ente dichiara che non trae profitto o fornisce capitali ad aziende che non si attengono agli standard internazionali in materia di gestione aziendale socialmente, eticamente e legarlmente responsabile, oppure che svolgono attività sostanzialmente incompatibili con i propri valori, compresi i propri principi di investimento etico.

L'ente non trae e non trarrà consapevolmente profitto da, fornirà capitali a, o investirà in aziende implicate in:

  1. Produzione di armamenti, componenti di armamenti o equipaggiamento militare
  2. Estrazione, lavorazione o commercio di combustibili fossili
  3. Gravi violazioni dei diritti umani così come definiti dal diritto internazionale (compresi i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio).

BDS ActivistsToolkit

Questa guida si rivolge ad attivist3, gruppi di base, sindacati, organizzazioni per i diritti umani e altri attori della società civile impegnati a fare pressione su Regioni, Comuni e altri enti pubblici affinché adottino una Politica di Appalti Etici per garantire che i fondi pubblici non finanzino aziende complici di gravi violazioni del diritto internazionale.

Questa guida fornisce tutto ciò che è necessario sapere per avviare una campagna nei confronti degli Enti Territoriali per fare approvare una mozione per una Politica di Appalti Etici (PAE) e per farla attuare attraverso misure pratiche efficaci.

SCARICA IL TOOLKIT

Questo documento costituisce una guida operativa destinata a Regioni, Comuni e altri enti pubblici, che decidono di adottare una procedura di appalti pubblici etica e conforme al diritto internazionale.
L'adozione di una Politica di Appalti Etici consente a questi Enti Territoriali di evitare di favorire e contribuire a gravi crimini
internazionali e a gravi o sistematiche violazioni dei diritti umani,
La presente guida operativa dimostra che una politica di questo tipo è consentita, e anzi sostenuta e sancita dal diritto internazionale ed europeo. 

Guida operativa PAE

 

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In aggiunta al modello generale presentato nella Guida Operativa, riportiamo un testo con riferimenti specifici alla situazione in Italia, che consiglier3 comunali e regionali possono usare come base per la formulazione di una risoluzione (mozione, ordine del giorno, ecc.) da presentare e fare approvare dall’organismo elettivo di cui sono membri.
Si raccomanda di includere nel testo della risoluzione i punti indicati che richiamano l’obbligo giuridico di garantire il rispetto del diritto internazionale attraverso le politiche di appalto locali e le basi legali per escludere le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale.

 

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 Logo enti territoriali

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 enti territoriali volantino 1

 

enti territoriali volantino 2

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