La Campagna
Facciamo pressione su Regioni, Comuni e altri enti pubblici affinché cessino di essere complici dei crimini di Israele!
Molti Comuni, Regioni e altri enti pubblici intrattengono rapporti con istituzioni israeliane e aziende coinvolte nella violazione dei diritti umani e del diritto internazionale in Palestina, hanno relazioni di investimento e di fornitura/appalto con aziende complici di questi crimini, o hanno rapporti di gemellaggio con organismi governativi locali israeliani che partecipano alla commissione di crimini internazionali.
In questo modo gli Enti Territoriali si rendono complici del genocidio e della pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese e del violento sistema israeliano di colonialismo di insediamento, occupazione militare e apartheid.
Comuni, Regioni e altri enti pubblici possono e devono agire per mettere fine a queste complicità.
Gli Enti Territoriali hanno la responsabilità etica e l’obbligo giuridico di evitare di favorire e contribuire a gravi crimini internazionali e a gravi o sistematiche violazioni dei diritti umani, comprese quelle perpetrate nel contesto di conflitti armati o di occupazione militare, nonché ad altre violazioni delle norme fondamentali del diritto internazionale umanitario.
Poiché nella maggior parte dei casi gli Stati non agiscono per fare in modo che Israele risponda delle proprie responsabilità e anzi i governi dei paesi occidentali sostengono attivamente le politiche genocidarie di Israele dal punto di vista politico, economico e militare, gli Enti Territoriali possono giocare un ruolo fondamentale per promuovere i diritti umani e il diritto internazionale.
NON UN EURO A CHI VIOLA I DIRITTI UMANI!
Un’iniziativa centrale nel quadro della campagna “Enti territoriali liberi dalla complicità” è la pressione su Regioni, Comuni e altri enti pubblici affinché adottino misure efficaci per escludere rapporti economici e commerciali con aziende implicate in violazioni di diritti umani e diritto internazionale, attraverso l’introduzione di una Politica di Appalti Etici (PAE).
Gli enti territoriali hanno l'obbligo di escludere tali aziende dalle procedure di appalto, sia ai sensi del diritto internazionale che del diritto europeo.
Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, in modo che i fondi pubblici sostengano fornitori che rispettano i diritti umani, difendono lo stato di diritto ed evitano pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente.
La campagna PAE (o EPP - Ethical Procurement Policy) è già attiva in diversi paesi europei e sono già stati raggiunti risultati positivi in Belgio, Irlanda e Italia.
Risoluzioni per l’introduzione di politiche di appalti etici sono state approvate da diversi enti territoriali italiani, incluso Consiglio Comunale di Bologna, Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, Consiglio Comunale di Cesena(FC), Consiglio Comunale di Castel San Pietro Terme(BO), Consiglio Comunale di Monza, Consiglio Comunale di San Lazzaro di Savena (BO). Alcune si riferiscono esclusivamente agli appalti etici, mentre altre includono questo tema insieme ad altre richieste relative alla situazione in Palestina. L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha anche approvato un ordine del giorno specifico riguardante l’introduzione di clausole etiche negli appalti del Sistema Sanitario Regionale. Inoltre diversi comuni, seguendo l’esempio di Sesto Fiorentino, hanno approvato delibere che con varie modalità promuovono l’esclusione dell’azienda farmaceutica israeliana Teva e delle sue consociate dalle forniture di farmaci nelle farmacie municipalizzate da loro controllate