Comunicati
Comunicati di BDS Italia, del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC) e della Campagna palestinese per il boicottaggio accademic e culturale di Israele (PACBI)
Continuiamo a chiedere giustizia: la mobilitazione finirà con la fine dell’occupazione israeliana
Le immagini di festa che arrivano da Gaza non possono che essere accolte con grande gioia e invitare tutti a festeggiare l’attuale cessate il fuoco e la riduzione delle violenze di Israele. Tuttavia, la fine dei bombardamenti non può essere considerata una garanzia di pace e giustizia. Il piano di Donald Trump per Gaza presenta come generose concessioni quelle che in realtà sono garanzie imposte dal diritto internazionale (il rilascio dei prigionieri palestinesi, l’assistenza umanitaria ai palestinesi e gli impegni israeliani a smettere sfollamenti forzati e annessioni).
Inoltre, secondo 36 esperti legali e per i diritti umani delle Nazioni Unite, gli elementi chiave della proposta sono incompatibili con il parere della Corte internazionale di giustizia (Cig), che esorta Israele a porre fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi. Vengono infatti violati i principi fondamentali del diritto internazionale per 15 ragioni principali: dalla condizionalità del diritto all’autodeterminazione palestinese, alla sostituzione dell’occupazione con un controllo straniero mascherato, fino all’assenza di meccanismi di responsabilità per i crimini israeliani e al rischio di indebito sfruttamento economico di Gaza.
Per questo, la campagna di boicottaggio della partita Italia-Israele continua.
Consideriamo inaccettabile che la FIGC e il governo italiano normalizzino le politiche di un Paese che pratica da decenni, in maniera continuativa e strutturale, violazioni dei diritti umani.
La società civile palestinese chiede un'escalation delle azioni di disturbo del BDS contro gli Stati, le aziende e le istituzioni complici, fino ad arrivare a un'azione di disturbo di massa dal 18 al 21 settembre, data fissata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come termine ultimo in cui Israele deve porre fine all’occupazione illegale e all’apartheid.
Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la più ampia coalizione palestinese alla guida del movimento BDS mondiale, appoggia ufficialmente la campagna spontanea dal basso di boicottaggio di ZARA. Invitiamo le persone di coscienza di tutto il mondo a boicottare ZARA, il marchio di punta della multinazionale spagnola Inditex, per la sua profonda e crescente complicità con il regime di colonialismo, apartheid e genocidio di Israele.
All'inizio del 2025, in mezzo all'assalto genocida di Israele contro i palestinesi di Gaza, ZARA ha aperto un negozio di 4.500 m², il più grande in Israele, nel complesso Big Fashion Glilot, vicino a Tel Aviv. Così i legami economici di ZARA con Israele, dove il marchio gestisce già decine di negozi, sono diventati ancora più stretti. Questo succede in un momento in cui il regime genocida di Israele sta portando avanti uccisioni di massa, sfollamenti forzati e la distruzione della vita culturale palestinese in completa impunità. L'attacco israeliano a Gaza ha ucciso, fino ad oggi, oltre 80.000 palestinesi e ha cancellato i sistemi sanitari ed educativi della Striscia, devastando il suo tessuto sociale, culturale ed economico, infliggendo deliberatamente condizioni di vita a Gaza calcolate per portare alla distruzione fisica dei palestinesi.
La complicità di ZARA con il regime di oppressione di Israele è ancora più grave. Nell'ottobre 2022, Joey Schwebel, presidente di Trimera Brands, licenziatario israeliano di ZARA, ha ospitato a casa sua un evento per il ministro israeliano di estrema destra Itamar Ben-Gvir in occasione della campagna elettorale di quest’ultimo. Ben-Gvir, che ha apertamente invocato l'espulsione dei palestinesi, l'uccisione di civili e la negazione degli aiuti umanitari a Gaza, è stato citato nella causa della Corte internazionale di giustizia, che ha stabilito che Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio. Dopo l'evento, Ben-Gvir ha elogiato ZARA, twittando: "ZARA, bei vestiti, bei israeliani".
Nel giugno 2021, l'allora capo stilista di ZARA Woman, Vanessa Perilman, ha lanciato una filippica razzista contro i palestinesi in alcuni messaggi su Instagram rivolti alla modella palestinese Qaher Harhash. ZARA ha risposto con una debole dichiarazione pubblica in cui prendeva le distanze dai commenti, ma non ha intrapreso alcuna azione significativa o responsabilità.
Nel dicembre 2023, ZARA ha lanciato una campagna pubblicitaria provocatoria intitolata "The Jacket", che ritraeva manichini avvolti in sudari bianchi accanto a statue sbriciolate, un'immagine sinistramente simile a quella dei corpi palestinesi avvolti in sudari che si vedono quotidianamente nel genocidio che sta commettendo Israele in diretta. In seguito all'indignazione internazionale, ZARA ha rimosso la pubblicità e ha emesso delle "scuse” vuote, dichiarando di "deplorare il malinteso", senza però fare nulla per affrontare i suoi profondi legami commerciali con il regime di apartheid di Israele.
ZARA e Inditex sono rimaste in silenzio per quanto riguarda la distruzione da parte di Israele della cultura di Gaza e del suo patrimonio culturale che risale a 4.000 anni fa. Non hanno detto nulla sull'uccisione di palestinesi che erano attivi nel campo della moda e del tessile, compreso l'assassinio della famosa stilista Walaa al-Afranji, fondatrice di Fashion Room by Walaa, insieme al marito nel campo profughi di Nuseirat nel dicembre 2024. Allo stesso tempo, ZARA ha scelto la modella israeliana Sun Mizrahi per la sua campagna mondiale del 2024, mascherando i crimini di Israele e celebrando la sua immagine durante un genocidio. Commentando la campagna di ZARA, un portavoce di Mizrahi ha dichiarato che "è felice di essere il volto israeliano così identificato con il nostro Paese in tutto il mondo, soprattutto in questi tempi".
La complicità di Inditex nelle violazioni dei diritti umani va oltre la Palestina. L'azienda è stata collegata a condizioni di lavoro ingiuste in Brasile e a presunte violazioni dei diritti dei lavoratori in Myanmar, che l'hanno costretta ad abbandonare il Paese dopo una campagna di pressione pubblica. Questi casi fanno parte di un più ampio schema di mancato rispetto dei diritti fondamentali da parte di Inditex nelle sue catene di fornitura globali.
Come evidenziato in un'analisi legale della dott.ssa Irene Pietropaoli per SOMO e Al-Haq, i dirigenti di multinazionali di tutto il mondo possono essere ritenuti legalmente responsabili per la complicità con il genocidio per mano di Israele contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. Il rapporto avverte: "Le aziende rischiano di essere complici delle violazioni del governo israeliano anche solo svolgendo le loro attività commerciali nel Paese e contribuendo all'economia in generale, ad esempio, e pagando le tasse a un governo che sta commettendo un genocidio". La complicità tacita o silenziosa, come descritto di seguito, si manifesta quando un'azienda non contribuisce direttamente al genocidio o non ne trae beneficio, ma ne è consapevole e non ne prende le distanze - supponendo che vi sia comunque uno stretto legame con la situazione, ad esempio un'azienda che svolge attività commerciali in Israele e paga le tasse al governo israeliano". I dirigenti di ZARA e Inditex devono prestare attenzione: il proseguimento delle operazioni e delle partnership nell'Israele dell'apartheid potrebbe non solo rappresentare un costo per i loro affari, ma anche comportare conseguenze legali.
Inditex possiede ZARA, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius e ZARA Home. Sebbene tutti operino nell'Israele dell'apartheid, ZARA è il marchio più importante e strategicamente commercializzato di Inditex ed è quindi l'obiettivo principale della campagna strategica di boicottaggio BDS.
Il movimento BDS invita i lavoratori, gli artisti, gli studenti, i sindacati, i difensori dei diritti umani e i consumatori etici di tutto il mondo a boicottare ZARA e a fare pressione su Inditex affinché ponga fine alla sua complicità con i crimini di Israele e ritiri le sue attività dall'Israele dell'apartheid.
ZARA ha scelto di stare dalla parte del genocidio. Boicotta ZARA finché non porrà fine alla sua complicità criminale.
COMUNICATO
A 20 mesi dall’inizio della guerra genocidaria a Gaza e dall’intensificazione della pulizia etnica in tutta la Palestina, finalmente stiamo assistendo anche in Italia a prese di posizione e chiamate alla mobilitazione da parte di soggetti politici, sociali e istituzionali che fino a non molto tempo fa faticavano a pronunciare la parola "genocidio" e a chiedere misure contro Israele per fermare i massacri a Gaza.
In questo quadro, BDS Italia accoglie positivamente le dichiarazioni di Regione Puglia, Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna e Comune di Rimini che hanno annunciato l’intenzione di interrompere le relazioni istituzionali con il Governo israeliano. Diverse forze politiche hanno inoltre presentato e sostenuto mozioni in parlamento e nei consigli regionali e comunali per chiedere un embargo militare, sanzioni internazionali e la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele.
Le manifestazioni nazionali indette per Gaza — il 7 giugno a Roma e il 14 giugno a Marzabotto-Monte Sole — rilanciano e danno voce a queste stesse rivendicazioni.
Mentre il governo italiano continua a sostenere e a garantire copertura politica a Israele, votando contro la revisione dell’accordo di associazione UE-Israele in violazione della clausola sul rispetto dei diritti umani, e continuando a inviare armi, le regioni e i comuni italiani forniscono invece un esempio da seguire per il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.
In questa prospettiva, ci auguriamo che anche i sindacati e il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici italiane rispondano con forza all’appello delle organizzazioni sindacali palestinesi, promuovendo azioni di solidarietà in grado di esercitare una reale pressione sul governo.
Israele può portare avanti il suo progetto coloniale, fondato su genocidio, pulizia etnica e apartheid, solo grazie al sostegno politico, militare ed economico garantito da governi, imprese, università e istituzioni in tutto il mondo. Spezzare questa rete di complicità è l’unico modo per porre fine alla sua impunità.
A chi oggi prende posizione con dichiarazioni di principio e impegni pubblici chiediamo, quindi, di dimostrare coerenza nei fatti, adottando misure concrete e non soltanto simboliche.
A tutte le cittadine e a tutti i cittadini e a coloro che si mobilitano per condannare il genocidio a Gaza e in solidarietà con la Palestina chiediamo:
- di sostenere e amplificare le richieste del movimento internazionale BDS a guida palestinese;
- di portare avanti campagne di boicottaggio e disinvestimento per fare cessare le complicità con Israele di aziende, istituzioni e università;
- di esigere dal governo italiano sanzioni internazionali nei confronti di Israele, incluso un embargo militare totale, agendo per fare cessare ogni forma di commercio e cooperazione nel settore militare e della sicurezza e per bloccare la produzione e il transito di armi destinate a Israele.
Ai comuni, regioni e altre istituzioni, incluse le università, chiediamo:
- di adottare politiche etiche di appalti e investimenti che impediscano di cooperare con aziende coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani in qualsiasi parte del mondo, compresa la Palestina. Il disinvestimento da tali aziende è un obbligo etico e legale;
- di unirsi alle campagne BDS in campo economico, accademico, culturale e sportivo;
- di esercitare pressione sul nostro governo affinché rispetti i propri obblighi derivanti dalle sentenze della Corte internazionale di giustizia del 2024, sostenendo la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele e l’attuazione di un embargo militare totale.
Mettere fine a qualsiasi complicità con Israele, è la via per fermare il genocidio e sostenere concretamente la lotta del popolo palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.
Info su BDS Italia e su come attivarsi nelle nostre campagne sul nostro sito (bdsitalia.org) e sui nostri social media (@bdsitalia).
Nel 77esimo anniversario della Nakba del 1948 (1947-1949), la pulizia etnica e l'espulsione della maggior parte degli indigeni di Palestina e la distruzione di centinaia delle nostre città e dei nostri villaggi per creare Israele come colonia d’insediamento basata sulla supremazia ebraica e sull'apartheid, il movimento BDS condivide questi 7 fatti e 7 richieste di solidarietà significativa.
Fatto 1: Israele, come quasi tutte le colonie d’insediamento nella storia da Turtle Island all'Australia, ha costantemente cercato come suo obiettivo centrale di eliminare la popolazione indigena della Palestina al fine di sostituirci con coloni e, soprattutto, per diventare uno stato "normale". Il progetto sionista non è riuscito finora a raggiungere questo obiettivo, i palestinesi oggi, ancora una volta, rappresentano la maggioranza della popolazione nella Palestina storica, anche senza contare la metà del popolo palestinese che vive in esilio forzato.
Oggi, tuttavia, Israele vede l'ascesa al potere dei suoi alleati naturali, le forze fasciste negli Stati Uniti e in tutto l'Occidente coloniale, come il momento più opportuno per attuare ciò che i leader israeliani apertamente chiamano, la "Nakba di Gaza": l'eliminazione dei restanti palestinesi indigeni attraverso lo sterminio di massa e/o l'accelerazione radicale della sua politica di pulizia etnica in corso. Israele è uno stato canaglia che è più lontano dalla normalità che mai.
Fatto 2: Armato, finanziato e in altro modo abilitato principalmente dall'Occidente coloniale guidato dagli Stati Uniti, Israele sta perpetrando un genocidio, sterminando, mutilando e sfollando 2,3 milioni di palestinesi a Gaza e distruggendo la Striscia di Gaza, illegalmente occupata e assediata, e la sua civiltà millenaria. Nello stesso tempo, Israele sta intensificando la sua brutale aggressione nella Cisgiordania occupata, distruggendo campi profughi e mettendo in atto la pulizia etnica di decine di migliaia di persone.
Il fatto che questo sia il primo genocidio al mondo in diretta streaming indica un livello di impunità e complicità internazionale senza precedenti e manifesta l'accelerata cancellazione delle fondamenta del diritto internazionale da parte di Israele, degli Stati Uniti e di quasi tutto l'Occidente.
Questa complicità comprende non solo stati, ma anche aziende e istituzioni, come università, associazioni sportive e culturali, che hanno copiato la propaganda di Israele o conservato una modalità “business-as-usual” con esso o con le corporazioni e istituzioni che sono profondamente implicate nel genocidio e nel regime di apartheid per mano di Israele. Molti media e società di gestione di social media dovrebbero essere processati per il loro ruolo nell'incitare e giustificare il genocidio.
Fatto 3: Secondo 130 economisti israeliani, l'economia israeliana sta affrontando una "spirale del collasso". I segni più rivelatori sono una "fuga di cervelli" senza precedenti, l'industria tecnologica in declino e l'alto tasso di disoccupazione nel settore, la diminuzione degli investimenti internazionali e l’affidabilità creditizia che secondo Moody’s è vicino a livelli "spazzatura". Vista dagli investitori sempre più come una ShutDown Nation [nazione in declino, NdT], Israele è ultimo tra i 50 paesi nel Nations Brand Index pubblicato di recente. Anche nel settore economico, il presidente dell'Israel Export Institute ha ammesso che "BDS e boicottaggi hanno cambiato il panorama commerciale globale di Israele."
Nonostante gli immensi investimenti da parte di Israele e dei suoi influenti gruppi di pressione in America del Nord ed in Europa, e nonostante tutto il suo greenwashing, pinkwashing e tutte le altre forme di whitewashing [ripulitura dell’immagine con vari mezzi, NdT], Israele ha perso la sua maschera propagandistica "liberale". Le esportazioni le più rilevanti di Israele oggi sono tecnologie e strumenti di genocidio, crimini di guerra, sorveglianza di massa, repressione violenta, spyware, e brogli elettorali.
Fatto 4: Nonostante tutti gli ovvi difetti e limitazioni di tipo coloniali dei meccanismi del diritto internazionale, è fondamentale riconoscere che le deliberazioni della Corte internazionale di Giustizia (CIG) e della Corte penale internazionale nel 2024 hanno determinato come mai prima l'obbligo legale degli stati, delle società e delle istituzioni in tutto il mondo di porre fine a ogni complicità diretta e indiretta con il regime israeliano di apartheid e di occupazione militare illegale. Come ha detto l'ex funzionario senior per i diritti umani dell'ONU Craig Mokhiber, la deliberazione della CIG del luglio 2024 secondo la quale Israele sta praticando l'apartheid e che la sua presenza nel territorio palestinese occupato è illegale rende BDS "non solo un imperativo morale e un diritto costituzionale e umano, ma anche un obbligo giuridico internazionale."
Fatto 5: Dopo più di un anno e mezzo di genocidio USA-israeliano, i sentimenti di disperazione e di impotenza stanno crescendo. Questo è una strategia. Da Jabotinsky a Netanyahu e da Ben-Gurion a Ben-Gvir, il movimento sionista con i suoi potenti partner razzisti anti-palestinesi ha sempre cercato di colonizzare le menti dei palestinesi indigeni, e per estensione il movimento globale di solidarietà, con la disperazione.
Mentre non possiamo mai prevedere quando il punto di svolta nella nostra lotta incrementale per la liberazione sarà raggiunto, possiamo sicuramente dire che ce ne stiamo avvicinando sempre di più, nonostante l'orrore indicibile che il nostro popolo sta vivendo e resistendo. Rinunciare alla speranza non è mai un'opzione. Andiamo avanti, con principi e radicalismo strategico, a prescindere.
Fatto 6: La crescita del sostegno internazionale per la liberazione palestinese e la solidarietà con la nostra lotta intersezionale, in particolare sotto forma di BDS, sono anche stati senza precedenti. Gaza è diventata oggi l'epicentro della lotta globale contro l'era della "legge del più forte" che Israele, gli USA e l'Europa stanno portando avanti. La giustizia per i palestinesi è più che mai intersezionalità collegata alle lotte per la giustizia razziale, indigena, economica, sociale, di genere e climatica, e le generazioni più giovani stanno innalzando lo slogan: "La Palestina ci libera tutti."
La Palestina di oggi è diventata ciò che era il Sudafrica negli anni '80: non solo una lotta per la liberazione, ma un'incarnazione del significato stesso di essere umani, etici e giusti. La solidarietà internazionale sta incoraggiando e sostenendo i palestinesi nella nostra leggendaria Sumud, la resilienza e la resistenza all'oppressione coloniale di fronte a enormi difficoltà.
Fatto 7: L'immensa crescita di potere della gente ha rafforzato l'impatto del movimento BDS in tutto il mondo nella misura in cui ha iniziato a influenzare i cambiamenti politici in molti settori. Nel mondo accademico, nella cultura, nello sport, in politica, nel diritto internazionale e in molti altri campi, BDS ha cambiato il modo in cui milioni di persone in tutto il mondo vedono Israele e, soprattutto, lo trattano.
Avendo piantato molti semi e preparato il terreno con grandi coalizioni intersezionali e una cassetta degli attrezzi efficace, piena di strategie e tattiche per porre fine alla complicità a tutti i livelli, il movimento BDS con i suoi numerosi partner ha mobilitato un'ondata globale di solidarietà attiva e strategica davvero senza precedenti. Proliferazione degli spazi liberi dall'apartheid, proteste di massa, coraggiose perturbazioni pacifiche di imprese complici, in particolare quelle legate all'esercito, campagne coordinate contro i trasferimenti militari marittimi e di carburante, accampamenti di studenti e l'immenso aumento del sostegno per il boicottaggio accademico e il disinvestimento nei campus, centinaia di spazi culturali e decine di migliaia di artisti e scrittori che si uniscono alle fila del boicottaggio culturale, ecc. Tutto attesta questa ondata resiliente.
7 Richieste urgenti
Quando bruciare, massacrare, mutilare, fare morire di fame, di sete e costringere a sfollamenti continui 2,3 milioni di bambini, uomini e donne palestinesi non riesce a attivare il mondo per fermare questo genocidio, Gaza diventa non solo un "cimitero di bambini" e del diritto internazionale, ma anche dei principi fondamentali sui quali si fonda la nostra umanità.
Per porre fine al genocidio USA-israeliano e aiutarci a smantellare l'apartheid coloniale d’insediamento di Israele, il movimento BDS invita i sostenitori della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità dei palestinesi e tutti gli esseri umani perbene, i movimenti di base per la giustizia, i sindacati e le organizzazioni della società civile di tutto il mondo a unirsi al crescente numero di spazi liberi dall'apartheid e a intensificare la pressione come mai prima:
1. Sull'ONU e le organizzazioni internazionali perché espelli Israele dall'Assemblea generale dell'ONU e dagli eventi sportivi internazionali (Olimpiadi, FIFA, UEFA, ecc.), riattivi il Comitato speciale delle Nazioni Unite contro l'apartheid e annulli i contratti dell’ONU con le aziende complici (compresi i giganti della tecnologia Microsoft, Google e Amazon) che sono implicati nell'occupazione illegale di Israele, nell'apartheid o nel genocidio.
2. Sugli stati che devono "annullare o sospendere le relazioni economiche, gli accordi commerciali e le relazioni accademiche con Israele che possono contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid" e "imporre un embargo totale sulle armi a Israele, sospendendo tutti gli accordi, importazioni, esportazioni e trasferimenti di armi, compresi quelli dual-use che potrebbero essere usati contro la popolazione palestinese sotto occupazione", come richiesto dai principali esperti ONU sui diritti umani #MilitaryEmbargo #EnergyEmbargo. Gli obblighi degli stati terzi includono anche l'investigazione e, laddove esistano prove sufficienti, il perseguimento di potenziali esecutori israeliani e altri" che possono aver commesso crimini come membri dell'esercito o dei movimenti di coloni israeliani", come richiesto da Amnesty International.
3. Su governi regionali e locali (compresi i consigli comunali) perché cessino immediatamente di collaborare con Israele e tutte le sue istituzioni complici e consigli comunali, esercitino pressioni, disinvestano ed escludano dai contratti le società complici, adottano politiche di appalti etiche nonché, ove applicabile, politiche di investimento etico che escludono contratti con le società che sono complici di gravi violazioni dei diritti umani e crimini atroci ovunque. Devono inoltre impedire il transito di articoli militari e a dual-use verso Israele.
4. Su sindacati e associazioni professionali perché trasformino la solidarietà in una reale pressione su governi, imprese e istituzioni, anche attraverso il disinvestimento e il disturbo pacifico, garantiscano che i lavoratori che rappresentano non siano coinvolti in azioni che costituiscono complicità nel genocidio, nell'apartheid e nell'occupazione illegale di Israele.
5. Su istituzioni accademiche e culturali perché taglino tutti i legami con l'apartheid israeliana e le sue istituzioni complici, taglino i legami con le aziende complice e adottino linee guida etiche che governino le relazioni professionali e aziendali.
6. Su aziende complici perché pongano fine alla loro complicità con il genocidio, l'apartheid e l'occupazione illegale per mano di Israele, oltre alle richieste istituzionali di cui sopra, con l’intensificazione del boicottaggio degli obiettivi prioritari del movimento BDS da parte della società civile.
7. Su organizzazioni legali e per i diritti umani perché indaghino e, se giustificato, esercitano pressioni sulle autorità competenti affinché le aziende siano ritenute responsabili e perché perseguano tutte le persone israeliane, con doppia cittadinanza, internazionali e i decisori ragionevolmente sospettati di coinvolgimento o istigazione di crimini internazionali contro i palestinesi.
Fonte: BNC
1 MAGGIO 2025
Niente lavoro per il genocidio - NO complicità con l'Apartheid
Israele è solo in grado di continuare il suo genocidio in diretta contro i palestinesi, compresi i massacri quotidiani, bruciando vivi i nostri bambini, uomini e donne, o facendoli morire di fame e di sete, solo grazie alla continua complicità di Stati, aziende e istituzioni di tutto il mondo. In questo Primo Maggio, una giornata storica per il movimento sindacale internazionale che commemora le lotte dei lavoratori per la dignità e la giustizia, come sindacati palestinesi di categoria e professionali, rinnoviamo con urgenza il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo perché intensifichino ogni sforzo per mettere fine a questa vergognosa complicità con Israele nell'occupazione illegale, nell'apartheid coloniale e nel genocidio.
I nostri 2,3 milioni di sorelle e fratelli di Gaza, che sono sopravvissuti a questo genocidio e che continuano a resistere, e l'intero popolo palestinese che resiste alla brutale aggressione militare, al furto di terra, alla distruzione di intere comunità, all'apartheid coloniale e all'occupazione in ogni parte del mondo, contano sulle vostre azioni di solidarietà significative, non solo sul sostegno retorico.
Il 1° maggio è un giorno di solidarietà internazionalista, in cui ci ricordiamo che un danno a uno è un danno a tutti. Il genocidio statunitense-israeliano e la complicità globale non solo hanno sterminato decine di migliaia di palestinesi e continuano a uccidere lavoratori palestinesi solo per aver continuato a fare il loro lavoro come personale medico, giornalisti, soccorritori e operatori umanitari. Hanno anche accelerato l'assalto dell'era del “might makes right”. Questo si è manifestato con il crollo del rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori. Questo riguarda tutti noi e quindi dovrebbe unirci tutti. La nostra lotta per la giustizia in Palestina è inseparabile dalla lotta globale contro il razzismo sistemico, lo sfruttamento e l'oppressione.
Le decisioni della Corte internazionale di giustizia (CIG) del 2024 - secondo cui Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio, la sua occupazione è illegale e le sue politiche equivalgono all'apartheid - rendono la fine di ogni complicità nei crimini di Israele e l'imposizione di sanzioni mirate e legittime, compreso un embargo militare bidirezionale, non solo un obbligo morale ma anche legale per gli Stati e le imprese. Lo stesso vale per tutti i sindacati.
È dovere dei sindacati garantire che i lavoratori che rappresentano - nei porti, sulle navi, nelle aziende o negli uffici governativi - non siano coinvolti, spesso a loro insaputa e/o con il loro consenso, in azioni che comportano la complicità nel genocidio, nell'apartheid e nell'occupazione illegale di Israele.
Esortiamo i sindacati e i lavoratori di tutto il mondo a tradurre la solidarietà in serie campagne di pressione sui governi, le aziende e le istituzioni affinché rispettino gli obblighi previsti dal diritto internazionale, ponendo fine a ogni complicità con l'oppressione coloniale di Israele.
Ecco alcune delle numerose e stimolanti espressioni di solidarietà già espresse da parte di lavoratori e sindacati di tutto il mondo:
- IndustriALL Global Union, una federazione sindacale globale che rappresenta 50 milioni di lavoratori in 140 Paesi nei settori minerario, energetico e manifatturiero, ha appoggiato il BDS.
- I sindacati norvegesi, guidati da LO (che rappresenta un milione di lavoratori) hanno esercitato pressioni sul fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo, affinché escludesse Israele dall'elenco degli Stati in cui può investire. Nel 2024, il fondo ha annunciato il disinvestimento dell'intera partecipazione di circa 500 milioni di dollari in Israel Bonds.
- I principali sindacati indiani, che rappresentano decine di milioni di lavoratori, hanno fatto pressione sul governo indiano affinché annullasse un accordo per “esportare” lavoratori in Israele in sostituzione di quelli palestinesi, esortando i lavoratori a boicottare i prodotti israeliani e a non movimentare merci israeliane.
- I sindacati dei lavoratori portuali in Belgio, India, Catalogna, Francia, Italia, Grecia, Turchia, Marocco, California e Sudafrica si sono opposti e/o hanno cercato di bloccare le navi israeliane o le spedizioni di armi verso Israele.
- La IAATW, un'alleanza internazionale di sindacati dei lavoratori dei trasporti basata su app, con 100.000 iscritti provenienti da oltre 27 Paesi e 6 continenti, ha deciso di boicottare le stazioni di servizio a marchio Chevron.
- Nei Paesi Bassi, la FNV, il sindacato che rappresenta molti dipendenti dell'Università di Amsterdam (UvA), ha organizzato uno storico sciopero di 4 giorni nel dicembre 2024 chiedendo, tra l'altro, di tagliare i legami con le università e le aziende israeliane complici.
I sottoscritti sindacati palestinesi fanno appello ai lavoratori e ai sindacati di tutto il mondo affinché intensifichino il loro sostegno alla nostra lotta per porre fine al genocidio e smantellare il regime di apartheid coloniale di Israele:
- Facendo pressione sulle aziende e sulle istituzioni in cui lavorano affinché pongano fine a qualsiasi complicità, ponendo fine ai contratti che sostengono direttamente o indirettamente i crimini atroci e l'occupazione illegale di Israele, e adottando politiche etiche di approvvigionamento e di investimento che escludano di trattare con aziende implicate in gravi violazioni dei diritti umani ovunque, anche in Palestina. Disinvestire da tali società è un dovere etico e legale.
- I sindacati che adottano le stesse politiche etiche di approvvigionamento e di investimento che escludono di trattare con aziende implicate in gravi violazioni dei diritti umani ovunque, anche in Palestina.
Interrompere pacificamente il business as usual sul proprio posto di lavoro, tra l'altro attraverso: - Sviluppando altre campagne #BlocktheBoat, fermando la #GenocideFleet di navi coinvolte in trasferimenti illegali di forniture militari, energia o altri prodotti a doppio uso verso Israele e facendo pressione sulle aziende complici.
- Rifiutarsi di movimentare carichi militari, energetici e a duplice uso israeliani o a destinazione israeliana.
- Rifiutare qualsiasi accordo razzista con Israele che faciliti la sostituzione e l'ulteriore oppressione dei lavoratori palestinesi.
- Aumentare le campagne BDS economiche, accademiche, culturali e sportive.
- Fare pressione sui vostri governi affinché rispettino i loro obblighi legali in seguito alle sentenze della Corte internazionale di giustizia del 2024, come dichiarato dagli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, imponendo come minimo “un embargo totale sulle armi a Israele, bloccando tutti gli accordi, le importazioni, le esportazioni e i trasferimenti di armi, compresi gli articoli a doppio uso che potrebbero essere utilizzati contro la popolazione palestinese sotto occupazione”, nonché annullando o sospendendo “le relazioni economiche, gli accordi commerciali e le relazioni accademiche con Israele che possono contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid nei territori palestinesi occupati”.
- Tagliare tutti i legami con l'Histadrut ed espellerlo da tutti i forum internazionali.
- Dichiarare il proprio sindacato SPAZIO LIBERO DALL'APARTHEID per porre fine alla complicità aziendale e istituzionale con il regime di apartheid di Israele e il genocidio del popolo palestinese.
- Amplificare la nostra Giornata d'azione globale del 15 maggio, 77° anniversario della Nakba. In questa data chiediamo ai sostenitori di tutto il mondo di intensificare la pressione per ottenere immediatamente sanzioni legali e mirate su Israele, compreso un embargo militare completo.
Firmatari:
General Union of Palestinian Workers (GUPW)
Palestinian General Federation of Trade Unions (PGFTU), Gaza
Palestinian Federation of Unions of University Professors and Employees (PFUUPE)
Palestinian Union of Postal, IT & Telecommunications Workers
Federation of Independent Trade Unions
The Palestinian New Federation of Trade Unions
Engineers Association - Jerusalem Center
Medical Association - Jerusalem Center
Palestinian Dental Association - Jerusalem Center
Palestinian Bar Association
General Union of Palestinian Teachers (GUPT)
Agricultural Engineers Association - Jerusalem Center
Veterinarians Syndicate - Jerusalem Center
Association of Employees of The Financial Sector - Palestine
Health Services Employees’ Association
Union of Workers in Kindergartens and Private Schools
Jawwal Employee Association
Union of Workers in Local Authorities
Palestinian Electricians Union
Southern Electricity Company Employees Union
Mahmoud Khalil, laureato alla Columbia University, è indubbiamente preso di mira per il suo ruolo nell'organizzazione dell’accampamento nel campus universitario che ha galvanizzato il movimento studentesco mondiale in risposta all'appello palestinese di porre fine alla complicità con il regime genocida e di apartheid di Israele.
Khalil, rifugiato palestinese e residente permanente negli Stati Uniti con la "Green Card", ha partecipato ai negoziati con l'amministrazione della Columbia University, chiedendo la fine degli accordi con le aziende e le istituzioni complici.
Il rapimento e la detenzione di Khalil fanno seguito all'impegno dell'autoritaria e oligarchica amministrazione Trump di deportare gli studenti internazionali che hanno chiesto alle loro università di essere all'altezza dei loro valori dichiarati, ponendo fine a tutti i legami con l'Israele dell'apartheid, come è stato fatto con il Sudafrica dell'apartheid.
La detenzione di Khalil è anche la continuazione aggravata dall’attacco incostituzionale, maccartista e bipartisan dei precedenti governi statunitensi nei confronti di studenti e docenti universitari che sostengono i diritti dei palestinesi attraverso richieste significative, di principio e strategiche che richiamano alla responsabilità e chiedono di porre fine alla complicità nei crimini atroci commessi da Israele.
La Columbia stessa ha svolto un ruolo importante nell'alimentare l'ambiente repressivo, facendo intervenire le forze di polizia locali, che hanno violentemente sgomberato l'accampamento pacifico degli studenti la scorsa primavera, e sospendendo gli studenti. Il giorno prima di essere prelevato da casa sua, Khalil ha contattato la Columbia per chiedere sostegno di fronte alle minacce di morte, alle richieste di deportazione e alle molestie.
Pochi giorni dopo il rapimento di Khalil, la Columbia ha continuato la sua repressione, annunciando di aver "sanzionato" gli studenti coinvolti nell'accampamento dello scorso anno con "sospensioni pluriennali, revoca temporanea della laurea ed espulsioni". Non sono gli studenti che chiedono di rendere conto sui crimini di guerra di Israele che dovrebbero essere sanzionati, ma la Columbia University stessa. Condanniamo fermamente la Columbia e tutte le università complici che mantengono relazioni accademiche e finanziarie con l’Israele genocida e che reprimono studenti e docenti, aprendo la strada alla repressione autoritaria di Trump. Sosteniamo le richieste di condanna nei confronti della Columbia University.
Come movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) guidato dai palestinesi e Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI), siamo profondamente motivati dalle mobilitazioni delle organizzazioni per i diritti civili, dei movimenti per i diritti degli immigrati, degli studenti e accademici, che chiedono la liberazione di Khalil e sostengono il suo diritto a difendere la giustizia, l'uguaglianza e la libertà del suo popolo attraverso l’attribuzione di responsabilità.
Questo è esattamente ciò che serve in questo momento. Mentre l'amministrazione Trump si accanisce contro i movimenti progressisti che sostengono l'uguaglianza razziale, i diritti dei migranti, delle donne, degli indigeni e delle persone LGTBQIA+, la giustizia climatica e i diritti dei lavoratori, dobbiamo difendere strenuamente il diritto di chiedere giustizia per tutti. Ora più che mai c’è bisogno di coalizioni intersezionali ad ampio raggio contro fascismo, suprematismo bianco, maccartismo, oppressione coloniale e autoritarismo senza precedenti.
Fortemente finanziato durante la sua campagna elettorale da lobby israeliane, Trump sta eseguendo gli ordini repressivi di Israele, reprimendo i sostenitori dei diritti dei palestinesi. È un tentativo disperato di bloccare l'ondata di misure di boicottaggio e disinvestimento accademico che si stanno attuando nei campus universitari degli Stati Uniti e in tutto il mondo.
Decine di università, a seguito delle mobilitazioni di studenti e docenti, hanno preso provvedimenti per porre fine alla loro complicità con i crimini di Israele contro i palestinesi, compreso l'Union Theological Seminary, affiliato alla Columbia, il cui Consiglio di Amministrazione ha approvato il disinvestimento dalle aziende che traggono profitto dal genocidio a Gaza da parte di Israele.
Mentre ci battiamo per il rilascio immediato di Khalil e contro le misure repressive dell'amministrazione Trump, dobbiamo anche impegnarci a portare avanti il lavoro che Khalil e decine di migliaia di studenti, accademici e personale in tutto il mondo stanno mettendo in atto per far uscire l'apartheid israeliana dai campus e dalle università e fuori dal mondo accademico. Chiediamo inoltre azioni efficaci, compreso un richiamo ufficiale, contro le università come la Columbia che non solo sono complici dei crimini israeliani, ma collaborano anche con le autorità repressive nell'arresto e nella deportazione di studenti che esprimono liberamente le proprie opinioni.
Libertà per Mahmoud Khalil. Loro reprimono, noi facciamo il BDS.
Consultate le pagine dedicate alla solidarietà studentesca e al boicottaggio accademico sul sito del movimento BDS per trovare idee su come liberare il vostro campus dalla complicità con l'apartheid israeliana.
Oltre 400 palestinesi uccisi nella notte mentre Israele e Stati Uniti intensificano il loro genocidio a Gaza.
Le forze israeliane, pienamente sostenute e armate dagli Stati Uniti e da altre potenze occidentali, hanno massacrato in poche ore oltre 400 palestinesi, la maggior parte dei quali sono stati uccisi mentre dormivano.
In una grave escalation del loro genocidio contro 2,3 milioni di palestinesi, hanno mandato in frantumi il recente e già fragile cessate il fuoco, bombardando a tappeto la Striscia di Gaza, illegalmente occupata e assediata.
Intere famiglie sono state spazzate via. Gli ospedali sono sovraccarichi.
Gaza sta bruciando ancora una volta. La situazione umanitaria è disastrosa, poiché i rifornimenti si stanno esaurendo a causa del blocco degli aiuti e dell'elettricità imposto da Israele, mentre si registra una grave carenza di cibo, carburante e medicinali.
In previsione di nuovi massacri, Israele sta già distribuendo ulteriori ordini di evacuazione in tutta la Striscia di Gaza. In tutta la Cisgiordania, così come in Libano, Siria e Yemen, l'asse genocida USA-Israele sta intensificando i suoi massacri e la sua contemporanea distruzione del diritto internazionale.
Si tratta di un genocidio in corso, armato, aiutato e assistito da Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Unione Europea e altre potenze coloniali. Le persone di coscienza di tutto il mondo devono agire ORA!
Organizziamo ora mobilitazioni di massa e campagne di pressione!
Il 21 marzo è l'anniversario del massacro di Sharpeville, quando il regime sudafricano dell'apartheid uccise a colpi di pistola 69 manifestanti neri.
È anche la Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale e l'inizio della Settimana contro l'Apartheid israeliana 2025.
Chiediamo una mobilitazione globale il 21 marzo o intorno a tale data.
Organizziamo e partecipiamo a marce di protesta e altre azioni pacifiche per porre fine alla complicità statale, aziendale e istituzionale nel genocidio e nell'apartheid di Israele.
Da Sharpeville a Gaza, sappiamo che le loro atrocità e i loro crimini possono essere fermati e i loro regimi di violenza e oppressione coloniale sconfitti!
C'è voluto un movimento globale per sostenere i sudafricani nello smantellamento dell'apartheid, e ci vorrà un movimento globale per sostenere i palestinesi indigeni nel fermare il genocidio statunitense-israeliano e nello smantellare il regime di colonialismo e apartheid di Israele, vecchio di decenni.
We. Can. End. This.
Noi Possiamo Porre fine a Questo.
AGIAMO:
1. FACCIAMO PRESSIONE SUL NOSTRO GOVERNO AFFINCHÉ IMPONGA SANZIONI LEGALI A ISRAELE, COMPRESO UN EMBARGO MILITARE COMPLETO.
Non si tratta di una scelta, ma di un dovere etico e legale. Le sanzioni contro Israele sono un obbligo legale per tutti gli Stati, a seguito delle decisioni della Corte internazionale di giustizia nel 2024. Sono state votate da una maggioranza globale di 124 Stati il 18 settembre 2024 all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
2. SCENDIAMO IN PIAZZA PER FARE PRESSIONE SUI GOVERNI AFFINCHÉ METTANO FINE ALLA LORO COMPLICITÀ.
Uniamoci a milioni di persone che stanno marciando e interrompendo pacificamente le normali attività commerciali per fare pressione su governi, aziende e istituzioni affinché pongano fine alla loro complicità nei crimini di guerra, nei crimini contro l'umanità e nel genocidio di Israele.
3. CONCENTRIAMOCI SUGLI OBIETTIVI E SULLE CAMPAGNE PRIORITARIE DEL MOVIMENTO BDS.
Uniamoci e costruiamo campagne strategiche di boicottaggio contro le aziende tra gli obiettivi e le campagne prioritarie del movimento BDS. Chiediamo che le nostre università, i consigli comunali, i sindacati, le chiese, i centri culturali, le aziende, tra gli altri spazi e istituzioni, rispettino le linee guida del BDS e si dichiarino Spazi Liberi dall'Apartheid Israeliana.
4. CHIEDIAMO L'IMMEDIATA SOSPENSIONE DELL'ISRAELE DELL’APARTHEID DALL'ONU, DALLA FIFA, DALLE OLIMPIADI E DA ALTRI ORGANISMI.
Mentre Israele continua il suo genocidio a Gaza e la sua brutale aggressione in Cisgiordania, Libano e Siria, ha sistematicamente ucciso centinaia di membri del personale delle Nazioni Unite e distrutto molte scuole e strutture dell'ONU a Gaza, per lo più gestite dall'UNRWA. Ha bombardato con il fosforo bianco le forze di pace delle Nazioni Unite in Libano. È da tempo necessario cacciare Israele dalle Nazioni Unite e da tutti i forum internazionali, in particolare dalle Olimpiadi e dalla FIFA.
Chiediamo ai nostri governi di agire presso le Nazioni Unite e inviate un'e-mail al Presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per chiedere la sospensione di Israele dall'ONU, come è stato fatto con il Sudafrica dell'apartheid.
Mentre inizia il Ramadan, Israele continua a compiere aggressioni militari su larga scala nella Cisgiordania occupata illegalmente; almeno 40.000 palestinesi sono stati finora vittime di pulizia etnica e cacciati dalla loro terra e dalle loro case. A Gaza, nonostante un traballante accordo di cessate il fuoco che il governo di estrema destra israeliano è stato infine costretto ad accettare, si stima che mezzo milione di palestinesi sia tornato nel nord di Gaza, mentre circa 1,4 milioni di palestinesi rimangono sfollati interni.
Un cessate il fuoco, tuttavia, è solo il primo importantissimo passo per porre fine al genocidio contro i 2,3 milioni di palestinesi di Gaza. Senza una pressione massiccia, potrebbe costituire la continuazione di una forma meno visibile di genocidio che Israele e gli Stati Uniti sperano possa provocare meno indignazione regionale e globale, e meno boicottaggi e sanzioni.
Dopo tutto, il genocidio di Israele, armato, finanziato e protetto dalle responsabilità dall'Occidente coloniale, ha intenzionalmente ridotto la Striscia di Gaza, occupata illegalmente, in un territorio invivibile, distruggendo le condizioni di sostentamento della vita per causare la continua perdita di vite palestinesi, la diffusione di malattie infettive, la carestia o l’insicurezza alimentare per gli anni a venire, provando in questo modo a costringere il maggior numero possibile di palestinesi all'esilio. Porre fine a tutte le complicità statali, aziendali e istituzionali con il regime genocida di Israele è quindi più urgente che mai. Intensifichiamo le campagne organiche e facciamo uno sforzo consapevole per rafforzare le campagne globali di boicottaggio dei prodotti di aziende complici (israeliane e internazionali). Non si tratta solo di sostenere una giusta causa, ma di partecipare attivamente alla fine dei sistemi di genocidio e apartheid che opprimono e uccidono il nostro popolo.
Mentre milioni di persone in tutto il mondo interrompono il digiuno durante il Ramadan, ricordiamo i palestinesi di Gaza e di Cisgiordania, il cui spirito rimane intatto. Impegnatevi a:
- Boicottare i datteri israeliani: non interrompete il digiuno con i datteri israeliani, coltivati su terre palestinesi e con acqua rubate. Controllate sempre attentamente l'etichetta e non comprate datteri prodotti o confezionati in Israele o nelle sue colonie in Cisgiordania. Se sulla scatola non è indicato il paese di origine, controllate il sito web del rivenditore. (Altri passi sono disponibili qui)
- Boicottare tutti gli ortaggi e la frutta israeliani: le principali esportazioni di Israele, coltivate su terre palestinesi rubate, includono avocado, piante aromatiche e peperoni. Controllate il paese di origine, sia che siate consumatori che importatori. Boicottate tutti i prodotti provenienti dall'Israele dell'apartheid presenti nel vostro supermercato e chiedete che vengano rimossi dagli scaffali.
- #BoycottCarrefour: Carrefour è un sostenitore del genocidio. Intensificate il boicottaggio durante il Ramadan fino a quando non porrà fine alla sua complicità con l'apartheid israeliana. Carrefour-Israele ha sostenuto i soldati israeliani che partecipano al genocidio dei palestinesi a Gaza con pacchetti personali, mentre Carrefour Francia ha taciuto al riguardo. Nel 2022, Carrefour ha avviato una partnership con la società israeliana Electra Consumer Products e la sua filiale Yenot Bitan, entrambe coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani contro il popolo palestinese. Il BDS è riuscito a far chiudere le attività di Carrefour in Giordania e Oman. Diffondiamo il boicottaggio e intensifichiamolo!
- #BoycottMcDonalds: il licenziatario israeliano del marchio ha donato pasti e bevande al personale militare israeliano che commette il genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha promosso questa forma di complicità estremamente provocatoria e razzista sui propri canali di social media. Intensifichiamo il boicottaggio di McDonald's in tutto il mondo, soprattutto durante il Ramadan, fino a quando non porrà fine alla sua complicità con il regime di apartheid di Israele.
- #BoycottCoke: Coca-Cola Israel gestisce un centro di distribuzione regionale e celle frigorifere nella colonia israeliana illegale di Atarot. Inoltre, la sua filiale, Tabor Winery, produce vini con uve provenienti da vigneti situati su terreni occupati in colonie illegali in Cisgiordania e nel Golan siriano. I soldati israeliani che partecipano al genocidio in corso sono stati spesso ritratti con lattine di Coca Cola, donate loro da vari gruppi che sostengono il genocidio. In tutto il mondo stanno nascendo alternative locali per sostituire la Coca-Cola, una bevanda inutile e sostituibile.
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Che questo Ramadan sia un momento di azione e di solidarietà significativa con gli oppressi. Condividete il messaggio, diffondete la consapevolezza e unitevi a milioni di persone in tutto il mondo per intensificare il boicottaggio delle aziende complici che traggono profitto dall'apartheid e dal genocidio.
Fonte: BNC
Ieri, 30 gennaio 2025, l’esercito israeliano ha arrestato Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina, Roberto Bongiorni, giornalista del Sole24Ore, Sami Huraini e Mohammed Barakat dell’organizzazione Youth of Sumud, mentre stavano realizzando un reportage nei pressi di Kiriat Arba, un insediamento di coloni tra i più estremisti dell’area intorno ad Al Khalil (Hebron).
Apprendiamo con sollievo che, nella serata di ieri, tutte e quattro le persone sono state rilasciate.
Vogliamo, tuttavia, condannare fermamente l’accaduto. Questo arresto arbitrario è l’ennesima espressione dell’arroganza dell’esercito di occupazione israeliano e della feroce repressione della libertà di movimento a cui sono soggetti il popolo palestinese e i suoi sostenitori, oltre che l’ennesimo episodio di pratiche intimidatorie nei confronti dei giornalisti a cui viene sistematicamente impedito di documentare i crimini israeliani.
In questo contesto di continua violenza e negazione di ogni diritto del popolo palestinese in Cisgiordania, come nella Striscia di Gaza, e delle/degli attiviste/i che ne sostengono i diritti, è nostro dovere alzare la voce per condannare apertamente queste politiche criminali di sopraffazione e violenza.
Secondo l’organizzazione indipendente Addameer attualmente sono 3.376 i palestinesi in detenzione amministrativa e 10.400 i prigionieri politici detenuti nelle carceri israeliane. Da settembre 2023 le forze israeliane hanno arrestato in totale oltre 4.900 uomini e donne palestinesi.
Da mesi il governo israeliano stava preparando un'aggressiva operazione in Cisgiordania, dove le violenze dei coloni e le incursioni dell’esercito sono sempre più estreme. Poco dopo il raggiungimento dell’accordo per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, Israele ha attaccato la Cisgiordania.
Dal 21 gennaio 2025, l’esercito israeliano, sta portando avanti un devastante assedio sul campo profughi della città di Jenin con attacchi aerei, forze speciali, cecchini e bulldozer, distruggendo strade e infrastrutture, arrestando e uccidendo civili palestinesi nel vergognoso silenzio stampa dei media occidentali. Nel resto dei Territori palestinesi occupati le violenze, mai cessate, non hanno fatto che aumentare.
Il lavoro di BDS non si ferma e non si fermerà fino allo smantellamento completo del regime coloniale di occupazione e apartheid. Fino a che non verranno garantiti pieni diritti e dignità al popolo palestinese, compreso il diritto al ritorno e al risarcimento dei beni e delle proprietà distrutte o confiscate dal regime israeliano.
Per una Palestina libera
#FreeThemAll









