Combattere l’antisemitismo
Difendere la libertà di espressione

Perché la definizione IHRA dell’antisemitismo non è lo strumento adatto per nessuno dei due obiettivi

A cura di BDS Italia e Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Con il sostegno di:
Assopace Palestina, Centro Frantz Fanon, Centro Studi Sereno Regis, Istituto di Ricerca per la Pace-Corpi Civili di Pace, Pax Christi Italia, Un ponte per, Volere la Luna, Roberto Beneduce, Maurizio Bergamaschi, Francesca Biancani, Ilaria Camplone, Luciana Castellina, Cristina Chiavari, Domenico Gallo, Gustavo Gozzi, Riccardo Leoncini, Sandro Mezzadra, Pierluigi Musarò, Moni Ovadia, Nadia Pagani, Vera Pegna, Livio Pepino, Rosita Di Peri, Nicola Perugini, Daniela Pioppi, Paola Rivetti, Angelo Stefanini, Simona Taliani, Guido Veronese

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Sintesi

  • Dal 2016 una discutibile “definizione provvisoria” dell’antisemitismo, precedentemente elaborata e poi rigettata da un’agenzia dell’Unione europea, viene impiegata per mettere a tacere, se non criminalizzare, i sostenitori dei diritti dei palestinesi e per proteggere l’impunità dello Stato di Israele.
  • La definizione promossa dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) mina la libertà accademica e la libertà di espressione, sancite dall’Articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dall’Art. 21 della nostra Costituzione. 
  • La definizione IHRA è stata utilizzata nel tentativo di far cancellare un evento all’Università di Oxford con il celebre regista Ken Loach; nel tentativo di far togliere il patrocinio di un municipio di Roma al festival sulla cultura palestinese; in diverse cause contro alcune università statunitensi; per negare spazi a ONG; per chiudere il conto bancario di un gruppo ebraico; e nel tentativo di cancellare corsi universitari.
  • Sono numerose le critiche della definizione IHRA da parte di autorevoli studiosi, inclusi dell’Olocausto, giuristi, organizzazioni per i diritti civili, associazioni e personaggi ebraici e israeliani, sindacati, 276 personalità italiane, il Consiglio accademico dell’University College di Londra, e i Consigli editoriali del New York Times, del Los Angeles Times e del Washington Post, tra gli altri.
  • Nonostante ciò, a seguito di forti pressioni da parte del governo israeliano e dei suoi sostenitori, anche se in molti Paesi non è stata formalmente adottata dal governo, la definizione è stata comunque accolta da agenzie e istituzioni dello Stato, oltre che da consigli comunali, università, mezzi d’informazione, partiti politici e organizzazioni umanitarie. Il governo italiano l’ha adottata parzialmente nel gennaio 2020.
  • Il principale bersaglio della definizione IHRA è il movimento nonviolento a guida palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) nei confronti dell’apartheid israeliana. La Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha stabilito che il boicottaggio è una forma protetta di protesta.
  • Chiediamo, quindi, alle istituzioni, ai partiti politici, agli enti locali, alle università, alle ONG di:
    • Respingere le pressioni per l’adozione della definizione IHRA, che non è lo strumento adatto per combattere l’antisemitismo e mette a grave rischio il diritto alla libertà di espressione;
    • Revocarla, qualora la definizione IHRA sia già stata adottata;
    • Accogliere e promuovere i cinque principi stabiliti da 15 organizzazioni ebraiche per combattere l’antisemitismo, tra cui non isolare l’ antisemitismo da altre forme di oppressione e contrastare le ideologie politiche che fomentano razzismo, odio, e paura;
    • Assicurare il rispetto e la tutela, tra gli altri, dei diritti per la libertà di espressione, di associazione e di riunione, affermando anche il diritto di promuovere e partecipare ad attività BDS;
    • Garantire e tutelare il diritto di contribuire al raggiungimento dei diritti umani del popolo palestinese attraverso la pacifica promozione del BDS.

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BDS Italia