FAQ sul boicottaggio di Teva

1. Chi è Teva?

Teva Pharmaceutical Industries Ltd. è una multinazionale farmaceutica israeliana, tra i principali produttori mondiali di farmaci generici. All’interno del gruppo rientrano anche i marchi Ratiopharm, Cephalon e Dorom.

2. Perché Teva è oggetto di boicottaggio?

Teva trae profitto dal regime economico imposto dall'occupazione israeliana nei territori palestinesi, che penalizza gravemente l’economia palestinese in favore di aziende israeliane o multinazionali. Inoltre dopo il 7 ottobre TEVA ha espresso piena solidarietà con lo stato e l’esercito israeliano con dichiarazioni e aiuti concreti

3. Il boicottaggio è legale?

Sì. Il boicottaggio è una forma di protesta pacifica e legale, tutelata come espressione della libertà di opinione.
Dopo le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia, boicottare investimenti che finanziano pratiche contro i diritti umani e aziende che sostengono, con le tasse versate, uno Stato fondato su un’ideologia razzista e coloniale come il sionismo non è solo un’opzione ma un obbligo giuridico.

4. Esistono alternative ai farmaci Teva?

Sì. Molti farmaci generici equivalenti sono prodotti da altre aziende e hanno la stessa efficacia, sicurezza e qualità. È consigliabile consultare il proprio medico o farmacista per individuare l’alternativa più appropriata.

5. Come partecipare al boicottaggio?

Cliente:

  • Evita l'acquisto di farmaci Teva, sia da banco (senza ricetta medica) che su prescrizione (ricetta dematerializzata o rossa) e di Dorom, Cephalon o Ratiopharm.
  • Chiedi esplicitamente al farmacista un generico non Teva. Salvo casi in cui il medico indichi nella ricetta la formula “farmaco non sostituibile”, è possibile scegliere tra farmaci generici equivalenti. Ciò che importa è il principio attivo, la dose e la formulazione, non il marchio.

Medico:

  • Riporta sulla ricetta solo il principio attivo o seleziona dai programmi in uso altri generici. Ricorda, però, che, essendo farmaci generici, in farmacia la prescrizione può essere modificata a norma di legge con equivalente.
  • Sensibilizza i pazienti spiegando che la qualità terapeutica resta invariata e che richiedere un prodotto alternativo è un loro diritto.
  • Dove consentito, specifica nelle note “equivalente non Teva” per facilitare la scelta consapevole.

Farmacista:

  • Privilegia fornitori alternativi, riducendo o eliminando gli ordini da Teva.
  • Informa i clienti sulla possibilità di scegliere equivalenti non prodotti da Teva.

Operatorə sanitariə:

  • Informati sulle implicazioni etiche del boicottaggio.
  • Considera alternative nei propri ambiti professionali, soprattutto per farmaci da banco e/o integratori.

6. Il boicottaggio danneggia i pazienti?

No. L’obiettivo non è penalizzare i/le pazienti, ma promuovere scelte di consumo consapevoli.

La priorità rimane sempre la salute del/della pazientə. La campagna di boicottaggio incoraggia scelte consapevoli senza compromettere la continuità e l'efficacia delle terapie.

7. Perché boicottare Teva che offre lavoro in Italia e contribuisce all’economia del Paese?

Teva è una multinazionale israeliana: i suoi profitti sostengono direttamente o indirettamente l'occupazione dei territori palestinesi. Boicottarla è un atto di giustizia etica, non un attacco alle persone che vi lavorano.
Queste, inoltre, godono delle tutele previste dal diritto del lavoro, compresa la possibilità di scioperare o presentare istanze sindacali per fare pressione interna sull’azienda e interrompere le sue complicità con il sistema di oppressione israeliana.

8. Il boicottaggio della TEVA è un atto contro le persone ebree?

Il boicottaggio di un’azienda non ha a che vedere con alcuna fede religiosa né con un passaporto ma con il sostegno a politiche che violano i diritti umani.

Il sionismo, come ideologia alla base del colonialismo israeliano e del genocidio in atto nei confronti della popolazione palestinese, è un movimento razzista e suprematista che coinvolge persone di nazionalità e religioni diverse. Identificare l’essere di fede ebraica con le politiche genocidarie dello Stato d’Israele è uno strumento della propaganda per attivare la macchina del fango nei confronti di attivistə che si espongono per chiedere la fine di un genocidio in diretta e di 77 anni di occupazione illegale.