NON UN EURO A CHI VIOLA I DIRITTI UMANI!
Un’iniziativa centrale nel quadro della campagna “Enti territoriali liberi dalla complicità” è la pressione su Regioni, Comuni e altri enti pubblici affinché adottino misure efficaci per escludere rapporti economici e commerciali con aziende implicate in violazioni di diritti umani e diritto internazionale, attraverso l’introduzione di una Politica di Appalti Etici (PAE).
Gli enti territoriali hanno l'obbligo di escludere tali aziende dalle procedure di appalto, sia ai sensi del diritto internazionale che del diritto europeo.
Adottare una politica di appalti pubblici etici significa utilizzare il potere d'acquisto pubblico in modo coerente con i principi morali, agendo con integrità, equità e responsabilità, in modo che i fondi pubblici sostengano fornitori che rispettano i diritti umani, difendono lo stato di diritto ed evitano pratiche che danneggiano le persone, le comunità locali o l'ambiente.
La campagna PAE (o EPP - Ethical Procurement Policy) è già attiva in diversi paesi europei e sono già stati raggiunti risultati positivi in Belgio, Irlanda e Italia.
Risoluzioni per l’introduzione di politiche di appalti etici sono state approvate da diversi enti territoriali italiani, incluso Consiglio Comunale di Bologna, Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, Consiglio Comunale di Cesena(FC), Consiglio Comunale di Castel San Pietro Terme(BO), Consiglio Comunale di Monza, Consiglio Comunale di San Lazzaro di Savena (BO). Alcune si riferiscono esclusivamente agli appalti etici, mentre altre includono questo tema insieme ad altre richieste relative alla situazione in Palestina. L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha anche approvato un ordine del giorno specifico riguardante l’introduzione di clausole etiche negli appalti del Sistema Sanitario Regionale. Inoltre diversi comuni, seguendo l’esempio di Sesto Fiorentino, hanno approvato delibere che con varie modalità promuovono l’esclusione dell’azienda farmaceutica israeliana Teva e delle sue consociate dalle forniture di farmaci nelle farmacie municipalizzate da loro controllate
Il movimento BDS e l’European Legal Support Center hanno preparato degli strumenti per promuovere e sostenere la campagna:
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una guida per sviluppare una campagna efficace sull’adozione una politica di appalti etici da parte degli enti territoriali, rivolta ad attivist3, gruppi di base, organizzazioni per i diritti umani, sindacati e altri attori della società civile;
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una guida operativa per supportare enti pubblici, compresi Comuni e Regioni, nell’adozione di una procedura di appalti pubblici etica e conforme al diritto internazionale.
Il quadro giuridico internazionale ed europeo
Una politica di appalti etici è non solo consentita, ma anzi è sostenuta e sancita dal diritto internazionale ed europeo. Gli Stati e gli attori statali sono vincolati da obblighi che sono imperativi, e non discrezionali, ai sensi del diritto internazionale. Ciò significa che solo le autorità locali che integrano criteri di appalto etici nelle loro procedure di gara sono pienamente conformi agli obblighi di diritto internazionale, europeo e nazionale.
Legislazione internazionale
Una serie di norme internazionali dei trattati e del diritto consuetudinario vincolano gli Stati nel loro esercizio dei poteri a livello nazionale e internazionale, compresa l'attuazione della legislazione in materia di appalti pubblici. Queste includono: i) l'obbligo di non riconoscimento e di non assistenza nel mantenimento di situazioni derivanti dalla violazione di norme imperative del diritto internazionale; ii) il diritto internazionale umanitario; iii) il diritto internazionale in materia di diritti umani; iv) il principio dello sviluppo sostenibile; v) l'Accordo sugli appalti pubblici dell’Organizzazione Mondiale del Commercio; vi) i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani.
In particolare i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani definiscono le responsabilità delle imprese per evitare impatti negativi sui diritti umani attraverso le proprie attività e per prevenire o attenuare impatti negativi sui diritti umani direttamente legati alle loro attività. Queste stesse norme richiedono che gli Stati promuovano il rispetto dei diritti umani da parte di tutte le imprese con cui conducono transazioni commerciali. Gli Stati sono inoltre obbligati a garantire che le imprese domiciliate nel loro territorio che operano in aree colpite da conflitti non siano coinvolte in violazioni dei diritti umani e a negare il sostegno pubblico e i servizi a coloro che sono coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani. Questo implica il dovere di adottare adeguate misure legali, amministrative e politiche per garantire che le entità che beneficiano di appalti pubblici non contribuiscano a violazioni dei diritti umani.
Ai sensi del diritto internazionale, oltre agli stati anche i loro enti locali/regionali sono tenuti a non fornire aiuti o assistenza a situazioni illegali a livello internazionale. Quindi Comuni, Regioni e altri enti pubblici sono tenuti a prevenire le violazioni dei diritti umani da parte di attori privati. Le amministrazioni aggiudicatrici non solo sono autorizzate, ma obbligate ad applicare la normativa sugli appalti pubblici in linea con le responsabilità degli Stati ai sensi del diritto internazionale, compresi i Principi Guida su imprese e diritti umani. Essi devono quindi allineare le loro politiche e procedure degli appalti pubblici in modo da garantire che le imprese che partecipano alle gare non contribuiscano a violazioni dei diritti umani e umanitari nel corso delle loro attività.
Legislazione europea
Anche l’Unione Europea ha disposizioni giuridiche vincolanti molto dettagliate riguardo agli appalti pubblici e ai diritti umani. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo e Carta dei diritti dell'UE impongono che quando vengono effettuati appalti pubblici secondo la normativa europea i contratti aggiudicati alle aziende non devono comportare o contribuire a violazioni dei diritti umani. Inoltre la Direttiva UE sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità rafforza l’integrazione dei diritti umani e della due diligence ambientale nei quadri normativi dell’UE in materia di appalti pubblici.
La normativa dell'Unione Europea in materia di appalti pubblici prevede già diversi meccanismi di esclusione che possono essere utilizzati prima o durante la gara d'appalto sulla base di grave violazione dei doveri professionali o di mancata conformità agli standard internazionali in materia ambientale, sociale e del lavoro, e che tali motivi possono essere resi operativi attraverso clausole contrattuali, requisiti di due diligence e procedure di verifica. In particolare, l'articolo 57 (4) (c) della Direttiva UE 2014/24 sugli appalti pubblici consente alle amministrazioni aggiudicatrici di escludere un operatore economico in base alla sua dubbia integrità dovuta a "gravi illeciti professionali" che possono includere azioni in contrasto con il rispetto di diritti umani e del diritto internazionale, come hanno evidenziato alcune sentenze della Corte di Giustizia dell’UE.
Legislazione italiana
Il Codice degli Appalti, che costituisce la normativa principale in materia, considera l’appalto pubblico anche come strumento di politica sociale e tutela della dignità del lavoro, ma la protezione dei diritti umani in quanto tale non è esplicitamente considerata e il diritto internazionale viene preso in considerazione soprattutto attraverso il diritto dell’Unione Europea e gli accordi internazionali sugli appalti. Quindi la possibilità di escludere dalle gare imprese implicate in violazioni dipende in larga misura da come la stazione appaltante traduce i principi dei diritti umani e del diritto internazionale nei documenti di gara e nei controlli sul contratto.
E’ fondamentale che gli orientamenti procedurali per la gara d’appalto siano il più stringenti possibile compatibilmente con la legislazione vigente (vedi sotto).
Ovviamente gli orientamenti procedurali devono garantire che i criteri di esclusione siano trasparenti, giuridicamente certi e in linea con gli obblighi internazionali ed europei e non in contrasto con la legislazione italiana, rispettando i principi di non discriminazione, di proporzionalità e di rispetto della concorrenza. Per queste ragioni la normativa locale in materia di appalti non può essere diretta contro aziende specifiche o contro aziende attive in contesti specifici. Si deve fondare su criteri oggettivi, basati sulla condotta, piuttosto che su nazionalità, geografia o considerazioni politiche e deve fare riferimento a un quadro ampio e generale dei diritti umani e consentire alle autorità locali di escludere le aziende solo caso per caso.
Tradurre gli impegni in misure concrete
Gli enti territoriali, una volta approvate delle risoluzioni sull’adozione di politiche di appalti etici, che costituiscono atti di indirizzo politico, devono poi adottare regolamenti e procedure per l’attuazione concreta delle risoluzioni. Nei contratti di appalto pubblico dovrebbero essere introdotte clausole efficaci, in modo che un'impresa coinvolta in violazioni gravi o sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale, che ha quindi commesso gravi illeciti professionali, possa essere legalmente esclusa dalla procedura di appalto.
Per applicare le norme previste dal diritto internazionale ed europeo Comuni, Regioni e altre entità pubbliche dovrebbero definire delle linee guida procedurali che garantiscano che il processo di appalto pubblico escluda qualsiasi coinvolgimento in attività non etiche o criminali, promuovendo così l’integrità, la protezione dei diritti umani e la fiducia pubblica nelle iniziative degli enti territoriali.
Le procedure dovrebbero includere i seguenti elementi:
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Definire criteri di esclusione chiari nei contratti di gara basati sull’allineamento con il diritto internazionale ed europeo, come parte dei requisiti di offerta, e comunicare chiaramente agli offerenti che commettere violazioni dei diritti umani o crimini internazionali costituisce motivo di squalifica automatica.
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Richiedere ai potenziali offerenti di presentare una dichiarazione che attesti di non aver commesso e non essere associati a gravi e persistenti violazioni dei diritti umani o crimini internazionali ed effettuare controlli approfonditi per verificarne la veridicità.
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Documentare e pubblicare le motivazioni di eventuali decisioni di esclusione per mantenere la trasparenza e prevenire esclusioni arbitrarie, favorendo l’equità come previsto nelle procedure di valutazione delle offerte.
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Effettuare un monitoraggio costante durante l'esecuzione dell’appalto per garantire che le aziende continuino a non essere coinvolte in pratiche non etiche.
Maggiori dettagli sui passaggi procedurali sono disponibili nella Guida operativa PAE (pp. 27-30)
Come costruire una campagna per fare adottare una Politica di Appalti Etici (PAE)?
La storia ci insegna come la costruzione del potere popolare sia indispensabile al raggiungimento di forme di giustizia. Per costruire questa forma di potere e di pressione pubblica di massa dobbiamo aumentare il numero e il coinvolgimento di persone e movimenti nelle nostre campagne.
Concentrandosi sull'etica e sui diritti umani, la campagna PAE è intersezionale per sua stessa natura e può avere un impatto positivo su diverse lotte, permettendoci di collaborare con diversi gruppi che si battono per questioni climatiche, diritti razziali ed economici, diritti dei lavoratori, diritti delle popolazioni indigene, ecc.
Quali passi concreti è utile perseguire per una campagna PAE?
Innanzi tutto ciò è necessario definire una strategia chiara, una tabella di marcia che ci aiuti a tradurre la nostra visione in azioni pianificate volte a garantire che i nostri governi locali o regionali non intrattengano alcun tipo di relazione con aziende complici.
Inoltre, risulta fondamentale costruire una coalizione tramite una mappatura degli alleati potenziali, favorendo l’unione di diversi soggetti su base intersezionale, concordando i punti di convergenza. È importante definire processi decisionali collettivi chiari e promuovere una cultura che favorisce la partecipazione attiva e l’assunzione di responsabilità delle persone coinvolte.
Vanno definite le tattiche, cioè le azioni che intraprendiamo lungo il percorso per raggiungere gli obiettivi.. Petizioni, manifestazioni, interlocuzione diretta con i rappresentanti degli enti territoriali, sensibilizzazione dell'opinione pubblica, costituiscono iniziative progettate per disarticolare, influenzare e cambiare lo status quo in modo pacifico ed efficace.
Se Comuni e Regioni ignorano le nostre richieste o ricorrono a tattiche burocratiche dilatorie, una escalation risulterà necessaria per contrastare l’ipocrisia, la lentezza o la complicità deliberata e prolungata. Per intensificare gli sforzi sarà utile anche diversificare le nostre tattiche: proteste più ampie, campagne mediatiche e azioni di disturbo.
Raramente un bersaglio cede dopo una sola azione: per vincere, è fondamentale mantenere alta la pressione per inviare un messaggio forte alle amministrazioni comunali e regionali: la nostra determinazione non farà che rafforzarsi di fronte al silenzio e alla complicità.
Il cuore strategico della campagna passa per ulteriori nodi operativi: elaborare un piano di attività calendarizzato e definito, fare un lavoro di ricerca sui contratti in essere con aziende complici, stilare una mappatura del potere, individuando le strutture e le persone che detengono il potere in una determinata situazione, permettendoci di selezionare le persone o i punti di pressione giusti e le tattiche più appropriate.
Per dettagli più approfonditi sui passi per costruire una campagna PAE si rimanda alla Guida per attivist3.