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TRENTINO / VAL DI FASSA — Soggiorni di “decompressione” post-combattimento per reparti attivi dell’esercito israeliano e grandi eventi turistici con forti impronte identitarie militari: il Trentino finisce al centro del dibattito politico e istituzionale sulla complicità indiretta e l’etica dell’accoglienza.

L'inchiesta del quotidiano ilT
Un'inchiesta del 10 Settembre del quotidiano trentino ilT ha rivelato che 22 soldati della Brigata Golani dell'esercito israeliano, reparto operativo a Gaza e in Libano, hanno trascorso una vacanza di «decompressione» a Canazei. Ricordiamo che la Brigata Golani è la stessa che si è resa responsabile di crimini efferati nella striscia di Gaza, tra cui l’uccisione a sangue freddo di 15 medici e paramedici palestinesi in servizio su ambulanze con lampeggianti accesi, massacrati e sotterrati in fosse comuni nel Marzo 2025.

L’inchiesta ha ora rivelato che la vacanza in Trentino durante l’estate 2025 è stata finanziata dall'organizzazione israeliana Peace of Mind, il cui budget è triplicato dal 2022 e che riceve, per le attività organizzate all'estero, anche fondi diretti dal Ministero della Difesa israeliano. Poiché si tratta di un programma istituzionale di recupero psicofisico per militari in servizio, e non di semplici vacanze private, esperti di diritto internazionale evidenziano come la loro presenza sollevi importanti interrogativi sugli obblighi di prevenzione e sicurezza dello Stato italiano.

Per questo motivo, sulla vicenda è stata depositata un’interrogazione nel Consiglio della Provincia Autonoma di Trento a firma dei consiglieri del Partito Democratico Francesca Parolari e Paolo Zanella per chiedere chiarimenti alla Giunta.

Skidealweek e il turismo post-servizio sulle Dolomiti
Accanto ai soggiorni curati da Peace of Mind, il caso accende i riflettori anche su eventi di più larga scala come la Skidealweek, organizzata dal tour operator israeliano Skideal, che con questo festival sciistico porta da anni in Val di Fassa (in particolare Campitello e Canazei) centinaia di partecipanti ad un evento chiuso e dedicato ad un pubblico proveniente da Israele, come denunciava il gruppo BDS Trentino e come riportava anche l’emittente televisiva locale RTTR già a marzo 2026. Data la leva obbligatoria e il sistema di riservisti in Israele, la presenza di personale militare tra i partecipanti è strutturale.

 L'evento ha sollevato forti perplessità sia a livello locale — con segnalazioni di residenti e raccolte firme contro le intemperanze e gli eccessi degli utenti del pacchetto-vacanza — sia sul piano etico e politico. Ad esempio, la line-up artistica della manifestazione, prevista e confermata anche per la stagione invernale 2026-2027, include figure controverse come DJ Skazi, noto per il suo esplicito e continuo sostegno all’esercito israeliano e protagonista di messaggi di incitamento alla distruzione a Gaza, oltre ad altri artisti esibitisi in contesti promozionali con simboli delle brigate dell'IDF.

Nonostante i tentativi passati di presentare l’evento in sinergia con la promozione turistica locale, il movimento BDS e diverse realtà territoriali chiedono la massima trasparenza sull'assenza di patronati, contributi o collaborazioni dirette e indirette tra il sistema pubblico (Aziende di Promozione Turistica, Trentino Marketing, amministrazioni comunali) e gli operatori coinvolti in questo tipo di turismo post-servizio o "decompressione militare".

La campagna "No room for genocide" e la petizione per lo stop all'esenzione del visto:
In questo contesto, BDS richiama con forza la campagna internazionale "No room for genocide". La campagna invita l'intera filiera dell'ospitalità — dagli albergatori alle comunità locali, fino ai viaggiatori e alle istituzioni — a rifiutare qualsiasi forma di complicità con chi partecipa o sostiene crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. 

"No room for genocide" chiede formalmente:

    • Alle strutture ricettive e agli operatori turistici: di aderire all'impegno etico per
      garantireche gli spazi di accoglienza e le strutture alberghiere non vengano usati per
      riabilitare ofar riposare chi si è reso responsabile di gravi violazioni dei diritti umani.
    • Agli enti pubblici e alle istituzioni: di adottare criteri di controllo rigorosi, rifiutare
      ogni patrocinio, collaborazione logistica o promozione a eventi o tour operator legati
      all'apparatobellico israeliano e garantire la piena trasparenza sui flussi turistici
      organizzatia scopo militare.
    • Ai cittadini e alla società civile: di mantenere alta l'attenzione affinché i territori
      montani e le comunità locali rimangano spazi dedicati alla pace, alla giustizia e alla
      promozione dei diritti umani, rifiutando che il Trentino diventi una destinazione di
      sollievo per reparti militari impegnati nei teatri di guerra. 

A sostegno di questa mobilitazione, il movimento BDS chiede l'immediata sospensione dell'esenzione dal visto per tutti coloro (militari o civili) che siano sospettati di coinvolgimento in crimini di guerra e atti genocidari — così come riconosciuti in ambito internazionale dalla Corte Penale Internazionale (CPI) e dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) — introducendo un meccanismo rigido di controllo e screening alle frontiere per impedire l'ingresso e la circolazione sul territorio nazionale ed europeo di potenziali criminali di guerra e soggetti responsabili di violazioni del diritto internazionale. 

Contatti per la stampa:

  • BDS Trentino - Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • BDS Italia - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Gruppo di Lavoro Turismo Etico - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il movimento BDS Italia ribadisce la completa estraneità all’iniziativa di “mappatura del turismo sionista” circolata in questi giorni. Al tempo stesso si rende necessario un chiarimento sui contenuti e le finalità della campagna di Turismo Etico denominata “No Room for Genocide”. Questa campagna, lanciata dal BDS a livello internazionale nel Luglio 2025, è focalizzata a evidenziare le complicità dell’industria del turismo con i crimini del governo israeliano.

In primo luogo, gli obiettivi della campagna includono la denuncia e il boicottaggio delle piattaforme di prenotazione online, quali Airbnb e Booking, colpevoli di riciclaggio di denaro proveniente dagli affitti delle strutture ricettive (Hotel, B&B e appartamenti) costruite dai coloni israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est sulle terre rubate ai palestinesi. Questa complicità delle piattaforme è stata evidenziata sin dal 2019 da Amnesty International (nel report “Destination: Occupation”) e da una approfondita causa legale intentata nel 2023 e ancora in corso in Olanda da parte dell’istituto di ricerca SOMO contro Booking.com. Inoltre, le stesse complicità delle piattaforme con le colonie illegali sono ampiamente documentate nel Report “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” redatto dalla relatrice speciale ONU Francesca Albanese nel Luglio 2025.

In secondo luogo, la campagna BDS, tramite l’iniziativa “Oasi di Pace”, si prefigge di sensibilizzare le strutture ricettive ad applicare buone pratiche di Turismo Etico; in questo ambito si incoraggiano i gestori ad aderire a una rete in cui riunire e fornire supporto alle aziende del settore alberghiero che si battono per la pace, la giustizia e il turismo etico.

Le strutture aderenti a “Oasi di Pace” si impegnano pertanto a:

  • Rispettare i diritti umani
  • Praticare e promuovere un turismo sostenibile ed ecologico
  • Non tollerare il razzismo, il sessismo o qualsiasi altra forma di discriminazione
  • Non intrattenere rapporti commerciali con persone credibilmente sospettate di crimini di guerra, bullismo razzista, ecc.
  • Garantire il rispetto per il personale, i locali, la comunità locale e la sua cultura.

I gestori aderenti possono usare frasi che esprimono valori positivi nelle email pre-stay, ad esempio: “Non si ospitano razzisti, antisemiti, responsabili di violazioni dei diritti umani come crimini violenti, sfratti forzati, accaparramento di terre”, ma nessun host agisce in nessun modo per l’esclusione indiscriminata di viaggiatori provenienti dallo Stato di Israele.

Infine, la campagna BDS chiede agli Stati di contrastare l’impunità dei criminali di guerra e di imporre l'obbligo del Visto ai cittadini provenienti da stati in cui vengono commessi crimini internazionali su larga scala, quale il crimine di genocidio di cui Israele si è macchiato secondo le valutazioni della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), della Corte Penale Internazionale (CPI) e dei più autorevoli esperti mondiali  di genocidio, nonché di alcune associazioni ebraiche antisioniste quali “Mai Indifferenti, Voci Ebraiche per la Pace” e “Lea, Laboratorio Ebraico Antirazzista”.

Ricordiamo che le stesse raccomandazioni della CIG nonché le recenti conclusioni del rapporto dell’esperto ONU di diritti umani Chris Sidoti (“The essence of childhood has been destroyed” presentato il 23 giugno 2026), hanno concluso che gli Stati devono indagare e perseguire le persone (compresi i turisti) che rientrano in queste categorie: “Chiunque abbia prestato servizio nell'esercito israeliano (Israel Defense Forces, IDF) dall' Ottobre 2023, o abbia precedentemente partecipato, o sia ragionevolmente sospettato di essere coinvolto, in crimini di atrocità commessi da Israele contro il popolo palestinese”.

Con l’occasione chiariamo anche che antisemitismo e antisionismo sono due cose molto diverse. L’antisemitismo è un crimine odioso che il BDS condanna senza mezzi termini, mentre l’antisionismo è una posizione politica legittima che va a contrastare il progetto sionista che per sua natura è suprematista e razzista e mira nelle dichiarazioni e nelle pratiche a discriminare la popolazione palestinese e a praticarne la pulizia etnica.

Il BDS da 20 anni si batte in modo non-violento ma determinato per identificare e boicottare le complicità degli Stati con il sionismo ed in tal modo porre fine al regime di occupazione, al colonialismo di insediamento, all' apartheid e alla pulizia etnica di Israele ai danni del popolo palestinese.

Concludiamo ricordando le parole di Omer Bartov, uno dei massimi esperti di Olocausto e studi sul genocidio: “A Gaza è genocidio, chi vede e non agisce ne è complice”.

BDS Italia

Esprimiamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme” di Napoli, aderente alle campagne BDS “Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana” (SPLAI) e  "No Room for Genocide", finito al centro di una  serie di azioni diffamatorie dopo che alcuni media israeliani hanno dato risalto alla decisione di una turista israeliana di cancellare la propria prenotazione presso la struttura.

Dopo aver ricevuto il messaggio automatico di benvenuto inviato dall’hotel, la turista ha optato volontariamente per la disdetta.

Nel messaggio la struttura dichiarava la propria adesione alla campagna internazionale "No Room for Genocide", ribadiva “il proprio impegno per la libertà e i diritti umani delle comunità vittime di razzismo, discriminazione e oppressione” ed esprimeva il proprio benvenuto “ai palestinesi, ai rifugiati e a tutte le persone che resistono pacificamente all'oppressione nel perseguimento dei diritti riconosciuti dal diritto internazionale”.

Va sottolineato che la struttura non ha rifiutato una prenotazione, né discriminato in alcun modo i potenziali clienti, ma siamo di fronte a una rinuncia unilaterale da parte della cliente.

È bastato questo perché il “Decumani Hotel de Charme” diventasse bersaglio di una campagna diffamatoria. La struttura ha denunciato false prenotazioni, recensioni “fake” pubblicate da persone che non hanno mai soggiornato nell'hotel e tentativi di danneggiamento all'attività. Questi attacchi confermano come l'accusa di antisemitismo venga troppo spesso utilizzata per colpire chi sostiene i diritti del popolo palestinese.

Non è la prima volta che accade: in Italia e in altri paesi, realtà che aderiscono alle campagne promosse dal BDS sono periodicamente oggetto di denigrazione e discredito con l'obiettivo di scoraggiare ogni forma di azione non-violenta e solidarietà con la causa palestinese.

La campagna "No Room for Genocide", così come la rete degli Spazi SPLAI, si fondano sui principi di uguaglianza, giustizia e rispetto del diritto internazionale. Le campagne si basano sui principi del movimento BDS che sostiene la parità di diritti per tutt* e pertanto si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa. Criticare le politiche di uno Stato o denunciare un genocidio non significa discriminare un popolo o una comunità religiosa.

Rinnoviamo la nostra piena solidarietà al “Decumani Hotel de Charme”, al proprietario e ai dipendenti.  Lo stesso sostegno va a tutte le strutture che, come questa, hanno il coraggio di esporsi pubblicamente in difesa dei diritti del popolo palestinese e del diritto internazionale, nonostante le pressioni e le ritorsioni che questo comporta.

BDS Italia