LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

L’orribile carneficina che abbiamo visto scatenata a Gaza nelle ultime settimane - una catastrofe umanitaria - non sarebbe stata politicamente o economicamente conveniente senza la tacita acquiescenza del settore della gioielleria mondiale. Il legame tra i due non è molto conosciuto ed è minimizzato dalle parti interessate del settore della gioielleria.

I diamanti rappresentano il 30% delle esportazioni manifatturiere di Israele. Sono di così grande importanza per l'economia israeliana che i leader dell'industria dei diamanti in Israele e della gioielleria a livello mondiale, hanno probabilmente più influenza sull’élite politica israeliana di qualsiasi altro politico di tutto il mondo, compreso il presidente degli Stati Uniti pressato dalle lobby sioniste Barak Obama, che è stato ripetutamente umiliato dalle azioni del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu.

Nonostante il fatto che una percentuale elevata dei diamanti venduti in tutto il mondo aiutino a finanziare un regime che molti osservatori ritengono sia colpevole del crimine di genocidio – tra cui sopravvissuti all'Olocausto, lo storico israeliano Ilan Pappe  e il presidente palestinese Mahmoud Abbas  - non vi è stato che un sussurro di disapprovazione da parte dei leader del settore della gioielleria mondiale.

Ogni anno, le esportazioni di diamanti aggiungono oltre 10 miliardi di dollari netti all'economia israeliana. Questo flusso di denaro estero è essenziale al fine di mantenere la stabilità politica necessaria per rafforzare ulteriormente l'occupazione della Palestina, finanziare l’egemonia sionista e randellare i palestinesi che osano resistere.

Mentre gli Stati Uniti contribuiscono con 3 miliardi di dollari di aiuti militari, l'economia israeliana genera gli ulteriori 17 miliardi di dollari necessari ogni anno per finanziare l'esercito. Senza le entrate dal settore dei diamanti, Israele sarebbe costretto a tagliare le spese militari e aumentare le tasse, come è accaduto nel 2013 a seguito di un calo del 22% delle esportazioni di diamanti l'anno precedente, quando un'indagine per frode ha causato il collasso delle esportazioni.

Con le tensioni sociali che stanno venendo a galla in Israele, la minaccia di agitazioni popolari riguardo il costo della vità e le disparità economiche nella società israeliana è una reale preoccupazione per i politici in Israele. Nel 2011 centinaia di migliaia di persone hanno protestato in tutto Israele, costringendo il governo ad impegnarsi a fornire alloggi a prezzi più accessibili. Altre proteste all'inizio di quest'anno hanno mostrato che l'onere delle spese militari e dell’occupazione impattano più acutamente i gonfi ranghi della società israeliana svantaggiata. Per questo e altri motivi, eventuali interruzioni alle esportazioni dei diamanti di Israele avrebbe gravi ripercussioni economiche e politiche.

Invece di utilizzare i “gli stretti contatti diretti che l’amministrazione dell’industria ha con i politici più importanti” e la loro comprovata influenza sulle autorità israeliane per chiedere la fine dell'attacco a Gaza, i leader del settore dei diamanti israeliani hanno supportato l'azione militare. Shmuel Schnitzer, presidente dell’Israeli diamond Exchange, è citato aver detto “E’ un dovere nazionale aiutare i nostri soldati che stanno combattendo al fronte per difendere lo Stato di Israele. Ringrazio i membri della Borsa Valori per le loro generose donazioni per questo nobile scopo” I membri della borsa valori dei diamanti hanno acquistato giubbotti in ceramica a prova di proiettile e camion di attrezzature per i soldati responsabili dell'uccisione di oltre duemila persone, per lo più civili, tra cui quasi cinquecento bambini, e della mutilazione fisica a psicologica di altre migliaia a Gaza.

Siccome gli ebrei sono tradizionalmente pesantemente coinvolti nel settore dei diamanti, molte persone all'interno e alcune al di fuori del settore sono riluttanti nell’imporre ad Israele le stesse norme previste per gli altri paesi in cui le entrate finanziarie provenienti dai diamanti sono utilizzate per finanziare gravi violazioni dei diritti umani. La paura di essere etichettati come anti-semiti e il rischio potenzialmente devastante per l'immagine di marche di diamanti nel caso in cui i consumatori cominciassero ad associare i diamanti con le grottesche immagini di bambini mutilati a Gaza, hanno portato ad un silenzio di pietra da parte di coloro da cui ci si aspetterebbe una presa di posizione contro tali atrocità finanziate dal commercio dei diamanti.

Invece di mettere pressione su Israele affinchè rispetti il diritto internazionale e di chiedere un embargo dei diamanti israeliani, l'industria della gioielleria ha sepolto la testa sotto la sabbia, pur continuando a trarre profitto dalla la vendita di diamanti insanguinati che generano circa 1 miliardo di dollari all'anno per l'esercito israeliano.

Dato che il cieco sostegno per i militari è profondamente radicato nella maggior parte degli israeliani, non è una sorpresa che l’industria israeliana dei diamanti (IDI) abbia finanziato e sostenuto il massacro a Gaza. Ciò che sorprende però è che lo stesso cieco sostegno per l'esercito israeliano sembra permeare la leadership globale del settore dei diamanti. Secondo un articolo pubblicato dall’IDI, Harry Levy, presidente dell'Associazione Gemmologica della Gran Bretagna e presidente delle azioni del Borsa dei Diamanti di Londra, ha incoraggiato le azioni di Israele a Gaza.

Nel 2011, i leader del settore della gioielleria mondiale avevano fortemente criticato l'editore della rivista Retail Jeweller per la pubblicazione, nella sezione “Lettera del mese” di uno scritto che chiedeva “Perché Israele dovrebbe eludere la normativa sui diamanti insanguinati.” La rivista è stata dovuta esser ritirata da una fiera internazionale di gioielli a Basilea e l'editore è stato convinto a pubblicare le proprie scuse e una pagina piena di lettere critiche il mese successivo.

Ci si aspetterebbe che il Comitato Etico della Gioielleria del Regno Unito (EJCUK), un amalgama della Associazione Gioiellieri Britannici (BJA), dell'Associazione Nazionale degli Orefici e dell'Associazione Gemmologica della Gran Bretagna (Gem-A), che pretende di voler ripulire il mercato della gioielleria promuovendo oro e diamanti etici e socialmente responsabili, sia in prima linea nel denunciare le atrocità di Gaza finanziate dal mercato dei diamanti. Non è così.

Quando ho parlato per telefono a Vivien Johnston, presidente della EJCUK nel mese di Luglio, a tre settimane dall’inizio dell’ultimo assalto israeliano a Gaza, questa disse che non c'era alcuna prova che le aziende di diamanti in Israele stessero direttamente finanziando l'esercito israeliano o atti illegali o criminali di cui lei sosteneva Israele non fosse colpevole di quel momento. Nel 2011, Johnston è riportata aver detto: “il settore dei diamanti israeliano ha storicamente avuto una reputazione di essere associato con il commercio di diamanti insanguinati o provenienti da aree di conflitto: “Sono andati fin dove altre persone avevano paura di andare.”” La sua recente nomina a direttrice di Etica e Responsabilità Sociale delle Imprese per Gem-A può aver causato il riconsiderare il suo atteggiamento verso il settore dei diamanti israeliano.

Se i diamanti stiano direttamente o indirettamente finanziando l'esercito israeliano non fa alcuna differenza per le vittime di Gaza, il risultato è sempre lo stesso. Bambini morti, corpi spezzati, dolore bruciante, distruzione stile Hiroshima e disperazione è l'eredità del silenzio e dell'indifferenza del settore della gioielleria.

Persuadendo il settore etico della gioielleria, la più ampia industria dei diamanti nel Regno Unito ha messo a tacere quella parte dell'industria che il pubblico guarda per avere una guida ed una leadership morale. Invece di denunciare le atrocità a Gaza, il settore etico della gioielleria a fornire rifugio ai diamanti insanguinati che, sotto il loro ombrello, finanziano l'esercito israeliano.

Tutto questo fa dei proclami dell'industria [dei gioielli, ndt] sul supporto e la promozione di apertura, trasparenza e tracciabilità al fine di eliminare gli abusi dei diritti umani, dalla catena di fornitura, una beffa. Se l'industria vuole essere seria circa la tracciabilità allora perché i consumatori, o addirittura le gioiellerie, non hanno alcun modo di dire dove è stato realizzato un diamante? “Di provenienza etica” non significa che il prodotto finale è etico o non proviene da zone di conflitto. I ricavi generati dopo l’acquisto di un diamante [grezzo, ndt], mentre questo aumenta di valore lungo la catena di fabbricazione del prodotto finale, possono essere utilizzati per finanziare le violazioni dei diritti umani lontani dal punto in cui è stata acquistato originariamente un diamante.

Quasi ogni prodotto, dai fiammiferi ad una Mercedes, ha una certificazione per indicare dove è stato fabbricato. Questo consente ai consumatori di operare scelte consapevoli sui prodotti che acquistano. Anche se la tecnologia laser per incidere i diamanti è prontamente disponibile, viene utilizzata solamente per scopi promozionali e di branding da un numero molto limitato di produttori di diamanti. Ma consentire ai clienti di sapere dove un diamante è stato fabbricato esporrebbe i diamanti israeliani ad una reazione dei consumatori. La gente rifiuterebbe i diamanti insanguinati da Israele proprio come rifiuta i diamanti insanguinati dall'Africa, e l’industria della gioielleria lo sa fin troppo bene.

L'industria dei diamanti e i gioiellieri fanno di tutto per promuovere un’immagine positiva e romantica dei diamanti, ma i loro sforzi non sono altro che una facciata dietro la quale il commercio del taglio e della lucidatura dei diamanti insanguinati prospera. Sotto il mantello di uno screditato sistema di autoregolamentazione - Sistema di Certificazione del Processo Kimberley - l'industria permette ai diamanti insanguinati che finanziano regimi canaglia di entrare liberamente nel mercato.

Con diamanti insanguinati israeliani etichettati come non provenienti da zone di conflitto, mescolandosi in maniera invisibile con diamanti provenienti da altri paesi senza conflitti, agli acquirenti di diamanti viene deliberatamente impedito di prendere una decisione consapevole circa la provenienza etica del loro acquisto. I consumatori che hanno acquistato un diamante credendo che fosse un simbolo di amore e romanticismo potrebbero essere ossessionati per sempre dalla consapevolezza che probabilmente hanno contribuito a finanziare uno spietato regime belligerante che non ha alcun rispetto del diritto internazionale o della sofferenza che provoca a un prigioniero, ad una popolazione assediata, principalmente rifugiati - vittime della pulizia etnica che è parte integrante del progetto sionista in Palestina.

Negli ultimi mesi, quando viene sollevata la questione dei diamanti insanguinati di Israele una risposta comune che viene data è l’argomentazione difensiva del “sì, ma allora anche…”. Questa sembra essere una risposta concordata in base alla quale le credenziali etiche di diamanti israeliani sono giustapposte con quelle dei diamanti provenienti da altri paesi con precedenti discutibili sui diritti umani, tra cui America, Russia, Regno Unito, Francia, India o Cina. Questa è una tattica piuttosto curiosa, che porta alla sua logica conclusione che in cui si rafforza la tesi che i diamanti restano una fonte significativa di finanziamento per le violazioni dei diritti umani. Tuttavia, si tratta di un argomento fallace perché, anche se un certo numero di paesi si sono impegnati in guerre illegali di aggressione, a quei paesi, a differenza di Israele, le entrate provenienti dal commercio di diamanti non sono di importanza critica e il divieto non farebbe alcuna differenza.

Persone e aziende coinvolte nel settore della gioielleria dovrebbero seguire l'esempio di migliaia di persone in tutto il mondo, tra cui molti sopravvissuti all'Olocausto e altre di tradizione ebraica, che hanno parlato e condannato le azioni di Israele, e invitato ad imporre un embargo immediato sui diamanti provenienti da Israele e la riforma del processo Kimberley, in modo che tutti i diamanti insanguinati siano vietati. Dovrebbero ascoltare le parole dell'Arcivescovo emerito Desmond Tutu, che ha recentemente detto: “Coloro che continuano a fare affari con Israele, che contribuiscono a dare un senso di “normalità” della società israeliana, stanno facendo un disservizio al popolo di Israele e Palestina. Contribuiscono alla perpetuazione di uno status quo profondamente ingiusto.”

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: londonprogressivejournal.com

Traduzione: BDS Italia