Per la prima volta dall’interno del Festival, una presa di parola di autori e autrici internazionali chiede di interrompere la partnership con Eni e di adottare criteri etici e trasparenti nella scelta degli sponsor.
Mantova, 14 settembre 2026 – Per la prima volta, dall’interno del Festivaletteratura di Mantova, una voce corale di autori e autrici internazionali prende pubblicamente posizione contro la sponsorizzazione di Eni e chiede al Festival di non rinnovare la partnership, aprendo al tempo stesso una riflessione più ampia sulla responsabilità delle istituzioni culturali nella scelta dei propri finanziatori.
Eyal Weizman, Isabella Hammad, Lina Attalah e altri autori e autrici internazionali hanno aderito alla lettera promossa da BDS Italia e hanno scelto di portare questa richiesta anche negli spazi pubblici del Festival, utilizzando la visibilità dei loro interventi per denunciare le responsabilità di Eni e le sue relazioni con il regime di occupazione israeliano.
Nel corso del Festival, gli autori hanno richiamato il coinvolgimento logistico di Eni nell’invio di greggio a Israele attraverso il terminale di Taranto e l’alleanza societaria tra la sua filiale britannica e Ithaca Energy, controllata dalla multinazionale israeliana Delek Group, inserita dalla Commissione d’inchiesta ONU nella lista delle imprese coinvolte nelle attività connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
Eyal Weizman ha posto la questione in termini netti: « Eni ha un debito da saldare, non dovrebbe essere un sostenitore della letteratura. Dovremmo invece sostenere e prendere esempio dalle azioni del BDS, uno dei modi più efficaci sul versante della resistenza e della solidarietà con i palestinesi».
Anche Isabella Hammad, dialogando con Veronica Fernandes, ha espresso con chiarezza la contraddizione alla base della protesta: «Eni non è interessata alla cultura, né sul palco né fuori dal palco». Dichiarazioni che riportano al centro una domanda che il mondo della cultura italiana non può più eludere: quale cultura si promuove quando un’istituzione accetta il sostegno di un’azienda la cui attività è oggetto di profonde contestazioni sul piano ambientale, politico e dei diritti umani?
La presa di parola degli autori e delle autrici al Festivaletteratura arriva a trent’anni dalla nascita del Festival e si inserisce in una discussione che da tempo attraversa il mondo della cultura e che riguarda un modello nel quale istituzioni, festival e luoghi della cultura diventano parte di operazioni di cultural washing: imprese coinvolte in controversie ambientali, sociali o politiche cercano nel sostegno alla cultura prestigio, consenso e legittimazione, mentre la cultura finisce per offrire loro un’immagine pubblica separata dalle responsabilità e dalle attività dell’azienda.
Quello che quest’anno è accaduto a Mantova costringe l’organizzazione a riconoscere che anche le scelte dei propri partner fanno parte dei valori che un’istituzione culturale decide di rappresentare e che gli stessi partecipanti al festival esigono che chi produce cultura non si senta estraneo alle conseguenze delle proprie scelte di finanziamento e alle forme di legittimazione che esse producono.
E’ anche a partire da questa consapevolezza che BDS Italia continuerà a raccogliere adesioni alla lettera (pubblicata qui sotto il comunicato) per chiedere a Festivaletteratura di non rinnovare la sponsorizzazione di Eni e di adottare una politica chiara, pubblica e trasparente sulle sponsorizzazioni, fondata su criteri etici e coerente con i principi di giustizia climatica e rispetto dei diritti umani.
Campagna Eni BDS Italia
Per informazioni:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Link alla lettera: https://bdsitalia.org/index.php/eni-risorse/3069-lettera-aperta-a-festivaletteratura-di-mantova