Alla Direzione di Festivaletteratura e al Comitato organizzatore
Lettera aperta a Festivaletteratura di Mantova
Per una cultura libera dalle sponsorizzazioni fossili e a sostegno dei diritti umani
Festivaletteratura è nato trent’anni fa come uno spazio di libertà intellettuale, confronto pubblico e produzione culturale. Un luogo nel quale scrittori, scrittrici, artiste, artisti e lettori possono interrogarsi sul presente, mettere in discussione le idee dominanti e immaginare il futuro.
Proprio per questa ragione, le sue fonti di finanziamento non possono essere considerate estranee ai valori dichiarati. La libertà della cultura dipende anche dalla capacità di interrogare criticamente le condizioni materiali che rendono possibili i suoi spazi.
La presenza di ENI tra i sostenitori dell’edizione 2026 solleva, da questo punto di vista, una grave contraddizione.
Da un lato le attività di una delle maggiori imprese fossili europee hanno prodotto rilevanti conseguenze ambientali e sociali, in particolare nei territori del Sud globale, contribuendo alla crisi climatica e al consolidamento di rapporti economici di carattere estrattivista e neocoloniale. Dall'altro lato, va rimarcato il coinvolgimento logistico di Eni nell'invio di greggio a Israele attraverso il proprio terminal di Taranto, così come l’alleanza societaria tra la sua filiale britannica e Ithaca Energy, controllata dalla multinazionale israeliana Delek Group, inserita dall’ONU nella lista delle imprese complici dell’occupazione illegale dei territori palestinesi.
In un contesto segnato da gravissime violazioni del diritto internazionale e da una crescente richiesta di responsabilità da parte della società civile globale, tali rapporti pongono interrogativi etici che un’istituzione culturale non può ignorare.
Il sostegno economico ad un festival, infatti, non è neutrale: può contribuire ad offrire legittimazione reputazionale ad aziende le cui pratiche e interessi sono incompatibili con i principi di giustizia climatica e il rispetto dei diritti umani che il festival rappresenta.
Nel Regno Unito, numerose istituzioni culturali, anche grazie alle pressioni di artiste e artisti, hanno scelto di interrompere o non rinnovare rapporti di sponsorizzazione con grandi compagnie petrolifere. La National Portrait Gallery ha rinunciato al sostegno di BP (British Petroleum); la Royal Shakespeare Company ha concluso la propria partnership con BP; analogamente, il Royal Opera House, la Scottish Ballet e altri importanti enti culturali hanno progressivamente abbandonato le sponsorizzazioni provenienti dal settore fossile.
Crediamo che anche in Italia sia arrivato il momento di aprire questa discussione rispetto all'autonomia, la reputazione e la responsabilità delle istituzioni culturali.
Siamo convinti che una manifestazione culturale che si riconosce nella libertà di pensiero debba poter esercitare la stessa libertà anche nelle proprie scelte di finanziamento, valutando quando tali scelte entrano in conflitto con i temi, le voci e i principi ai quali offre spazio.
Per questo chiediamo alla direzione di Festivaletteratura:
1. di interrompere il rapporto di sponsorizzazione con ENI e di non accettare in futuro il sostegno di imprese le cui attività risultino incompatibili con i valori culturali, sociali e ambientali dichiarati dal Festival;
2. di adottare e rendere pubblici criteri etici, ambientali e relativi al rispetto dei diritti umani per la selezione di sponsor e partner;
3. di svolgere una verifica trasparente sulle attività e sulle relazioni economiche delle imprese che finanziano la manifestazione.
Queste richieste non mirano a limitare l’autonomia del Festival, ma a rafforzarne credibilità e indipendenza.
Chiediamo pertanto a Festivaletteratura di assumere una posizione d’avanguardia, facendosi promotore anche in Italia di una riflessione ormai ineludibile sul rapporto tra cultura, finanziamenti e responsabilità. Una scelta che tradurrebbe in pratica i principi ai quali il Festival dà voce e contribuirebbe ad aprire, anche nel nostro Paese, una discussione già avviata da anni in importanti istituzioni culturali internazionali.
Per questo chiediamo a Festivaletteratura di scegliere un futuro nel quale il proprio nome non sia associato all’industria dei combustibili fossili e nel quale i principi di giustizia climatica e rispetto dei diritti umani trovino coerente espressione anche nelle scelte relative ai propri finanziatori.
Con stima,
Le autrici e gli autori firmatari
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To the Management of Festivaletteratura and the Organising Committee
Open Letter to Festivaletteratura in Mantua
For a culture free from fossil-fuel sponsorship and committed to upholding human rights
Festivaletteratura was founded thirty years ago as a space for intellectual freedom, public debate and cultural production: a place where writers, artists and readers can reflect on the present, challenge dominant ideas and imagine the future.
For this very reason, its sources of funding cannot be regarded as separate from the values it espouses. The freedom of culture also depends on its ability to critically examine the material conditions that make its spaces possible.
From this perspective, ENI’s presence among the supporters of the 2026 edition raises a serious contradiction.
On the one hand, the activities of one of Europe’s largest fossil-fuel companies have had significant environmental and social consequences, particularly in the territories of the Global South, contributing to the climate crisis and to the consolidation of extractivist and neocolonial economic relations. On the other hand, attention must be drawn to ENI’s logistical involvement in shipments of crude oil to Israel through its Taranto terminal, as well as to the corporate partnership between its British subsidiary and Ithaca Energy, which is controlled by the Israeli multinational Delek Group, included by the United Nations in its list of companies complicit in the illegal occupation of the Palestinian territories.
In a context marked by extremely serious violations of international law and by growing demands for accountability from global civil society, these relationships raise ethical questions that a cultural institution cannot ignore.
Financial support for a festival is not neutral: it can help confer reputational legitimacy on companies whose practices and interests are incompatible with the principles of climate justice and respect for human rights represented by the Festival.
In the United Kingdom, numerous cultural institutions, also as a result of pressure from artists, have chosen to end or not renew sponsorship agreements with major oil companies. The National Portrait Gallery has relinquished BP’s support; the Royal Shakespeare Company has ended its partnership with BP; similarly, the Royal Opera House, Scottish Ballet and other major cultural organisations have progressively moved away from fossil-fuel sponsorship.
We believe that the time has also come in Italy to open this discussion concerning the autonomy, reputation and responsibility of cultural institutions.
We are convinced that a cultural event committed to freedom of thought should be able to exercise that same freedom in its funding choices, assessing when those choices conflict with the themes, voices and principles to which it provides a platform.
We therefore call upon the Management of Festivaletteratura:
-
to end its sponsorship relationship with ENI and not to accept, in the future, support from companies whose activities are incompatible with the cultural, social and environmental values declared by the Festival;
-
to adopt and publish ethical, environmental and human-rights criteria for the selection of sponsors and partners;
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to conduct a transparent assessment of the activities and economic relationships of the companies that fund the Festival.
These requests are not intended to restrict the Festival’s autonomy, but to strengthen its credibility and independence.
We therefore call upon Festivaletteratura to take a leading position, promoting in Italy a debate that can no longer be avoided regarding the relationship between culture, funding and responsibility. Such a decision would put into practice the principles to which the Festival gives voice and would help open, in our country as well, a discussion that has already been under way for years within major international cultural institutions.
We therefore ask Festivaletteratura to choose a future in which its name is not associated with the fossil-fuel industry and in which the principles of climate justice and respect for human rights are consistently reflected in its funding choices.
Yours sincerely,
The undersigned authors