LIBERTÀ. GIUSTIZIA. UGUAGLIANZA.

Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti del popolo palestinese.

 

AGGIORNAMENTO MARZO 2026

Quali sono le aziende e i prodotti da boicottare in Italia?

Guida aggiornata di BDS Italia al boicottaggio mirato contro le complicità con Israele

Il movimento BDS ha definito gli obiettivi di boicottaggio e di pressione a livello internazionale contro aziende complici del genocidio e del sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid e contro i prodotti israeliani in una guida, che vi invitiamo a consultare. Tuttavia, non tutte le aziende incluse nella guida del movimento BDS internazionale sono presenti in Italia. Quindi BDS Italia ha definito specifici obiettivi di boicottaggio da parte dei consumatori che includono aziende complici e prodotti israeliani presenti nel nostro paese che trovate elencati qui sotto. 

Gli obiettivi di boicottaggio di BDS Italia sono riassunti in questo volantino che vi invitiamo a scaricare e diffondere. 

L’elenco di aziende e prodotti da boicottare è in continuo aggiornamento: nuove campagne vengono avviate contro aziende complici dei crimini di Israele, mentre altre vengono sospese nel caso di vittoria (vedi per esempio quella contro Puma che non ha rinnovato la sua partnership con la Israeli Football Association). 

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Il movimento BDS accoglie con favore tutti i boicottaggi di qualsiasi società complice dell'apartheid israeliana e del genocidio israeliano dei palestinesi a Gaza. Ma le liste con centinaia di marchi che girano sui social media non sono molto utili perché così si rischia di disperdere le forze e di non ottenere risultati. La questione è come rendere i boicottaggi più efficaci e avere un maggiore impatto per fare in modo che le aziende complici rispondano della loro complicità nell’oppressione dei palestinesi. 

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Il movimento BDS utilizza il metodo storicamente vincente dei boicottaggi mirati, concentrando strategicamente l’azione su un numero relativamente ridotto di aziende e prodotti accuratamente selezionati per ottenere il massimo impatto. Sono aziende che giocano un ruolo chiaro e diretto nei crimini di Israele contro i palestinesi, così come nella violazione dei diritti di altri popoli e comunità, e rispetto alle quali c'è una reale possibilità di vittoria. Ogni vittoria del movimento BDS contro un’azienda complice è un monito a tutte le altre.

Il movimento BDS colpisce la complicità, non l'identità. Quando si tratta di aziende israeliane, non essere complici significa non essere coinvolti nell'occupazione militare, nell'apartheid o nel colonialismo d’insediamento di Israele e riconoscere pubblicamente i diritti dei palestinesi ai sensi del diritto internazionale, in primo luogo il diritto al ritorno dei rifugiati in conformità con la risoluzione 194 delle Nazioni Unite. Per quanto ne sappiamo, non esistono aziende israeliane che soddisfino queste condizioni.

Tutte le società internazionali i cui affari con Israele contribuiscono al genocidio, all'apartheid, alla colonizzazione o all'occupazione illegale potrebbero essere complici di gravi violazioni del diritto internazionale e quindi i loro dirigenti e membri del loro consiglio di amministrazione essere ritenuti responsabili. Ciò è particolarmente vero alla luce del parere della Corte internazionale di giustizia di gennaio 2024 sul fatto che Israele sta plausibilmente perpetrando un genocidio a Gaza, nonché del parere consultivo giuridicamente vincolante del 19 luglio che afferma che l'occupazione e il sistema di apartheid di Israele sono illegali.

Di seguito sono elencate le aziende e i prodotti principali obiettivi di boicottaggio dei consumatori in Italia.

 

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Leggi "Boicottare Israele", un libro scritto in collaborazione dall'Indipendente e BDS Italia con la prefazione di Francesca Albanese e la postfazione di Omar Barghouti. ACQUISTA

 

OBIETTIVI PRIORITARI DI BOICOTTAGGIO DI BDS ITALIA

 

TEVA? No, grazie!

Teva è un'azienda farmaceutica israeliana e uno dei maggiori produttori di farmaci generici al mondo. Teva sostiene il genocidio in atto per mano di Israele dall'ottobre 2023, ma ha anche beneficiato per decenni dell'occupazione illegale delle terre palestinesi da parte di Israele, permettendo all'azienda di sfruttare illegalmente il mercato palestinese. Farmaci generici alternativi sono ora molto più disponibili che in passato nella maggior parte dei paesi.

Info dettagliate sulla campagna qui.

 

ENI

Le catene di approvvigionamento dei combustibili fossili alimentano e finanziano il genocidio in corso in Palestina. Tra le multinazionali dell’energia complici di Israele figura il colosso italiano ENI, partecipato per circa il 30% dallo Stato italiano.

Israele, che controlla le risorse naturali palestinesi e l’accesso all’energia, priva la popolazione palestinese del diritto di accedere alle proprie risorse di gas offshore.

Nell’ottobre 2023 Israele ha assegnato sei nuove licenze di esplorazione per il gas (su un totale di dodici) a un consorzio che comprende ENI, Dana Petroleum e Ratio Petroleum. Il 62% dell’area totale coperta dalle sei licenze assegnate a ENI e Dana Petroleum ricade all’interno della Zona Economica Esclusiva della Palestina, secondo quanto stabilito dal diritto internazionale. L’assegnazione di tali licenze costituisce pertanto una chiara violazione del diritto internazionale. In recenti dichiarazioni pubbliche, l’amministratore delegato della multinazionale ha affermato di non voler operare in quell’area. Rimane tuttavia confermata la partecipazione dell’azienda al consorzio che ha ottenuto le licenze.

In secondo luogo, attraverso la propria controllata inglese ENI UK, l’azienda ha stipulato un accordo con la compagnia israeliana Ithaca Energy per l’estrazione di gas e petrolio nel Mare del Nord. I flussi di denaro generati da queste attività confluiranno nelle casse di Delek Group, multinazionale israeliana inserita nella lista delle imprese coinvolte nelle attività illegali nei territori palestinesi occupati secondo le Nazioni Unite e fornitrice di carburante per le forze armate israeliane (IDF).

In terzo luogo, ENI è coinvolta nella fornitura di carburante a Israele utilizzato nelle operazioni militari a Gaza. L’organizzazione Oil Change International segnala che dal porto di Taranto sono partite spedizioni di circa 30 chilotoni di greggio dirette verso Israele.

ENI, azienda controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, svolge inoltre un ruolo sempre più rilevante nel mediare la relazione tra lo Stato italiano e quello israeliano, in una fase in cui l’Italia mira ad affermarsi come “hub energetico” per soddisfare la propria domanda interna e offrire “sicurezza energetica” al continente europeo.

Come agire contro ENI

  • Non acquistare carburante presso le stazioni di servizio ENI.
  • Non utilizzare servizi forniti dall’azienda (car sharing, parcheggi e altri servizi collegati).
  • Cambiare fornitore di gas ed elettricità se collegato al gruppo ENI.
  • Fare pressione su banche, fondi pensione e altre istituzioni affinché disinvestano dalle azioni di ENI.
  • Chiedere alle università di interrompere le collaborazioni con l’azienda.
  • Denunciare e promuovere il boicottaggio di ENI nelle scuole in presenza di progetti didattici che vedano l’azienda coinvolta come partner o sponsor.
  • Denunciare e chiedere l’interruzione dei rapporti di sponsorizzazione tra ENI ed eventi culturali e sportivi.

 

Altre aziende e prodotti da boicottare

 

TECNOLOGIA

Hewlett Packard (HP)

Hewlett Packard (HP), che comprende Hewlett Packard Enterprise (HPE) e HP Inc., è un importante sostenitore dell'occupazione israeliana. Attraverso le sue collaborazioni con il Governo, l'esercito, le prigioni e la polizia israeliani, HP fornisce un supporto tecnologico e logistico fondamentale che permette i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità, come la costruzione di insediamenti illegali e l'apartheid nei territori palestinesi occupati. HPE sostiene l'Autorità israeliana per la popolazione e l'immigrazione, un pilastro del sistema di apartheid, fornendo tecnologia per le sue banche dati e sistemi informatici. HP Inc (USA) fornisce servizi agli uffici dei leader del genocidio, il premier israeliano Netanyahu e il ministro delle Finanze Smotrich.

DELL

Dell Technologies fornisce server, servizi di manutenzione e attrezzature legati alle forze armate israeliane nell'ambito di un contratto da 150 milioni di dollari per il 2023, finanziato dagli aiuti esteri degli Stati Uniti. Dell è impegnata nella continua pulizia etnica di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni, con attività di ricerca e sviluppo nel parco cibernetico nazionale di Israele che cerca di rafforzare gli insediamenti illegali nel Naqab (Negev), sfollando le comunità beduine palestinesi. Un mese dopo l’inizio del genocidio israeliano di Gaza, il fondatore e amministratore delegato Michael Dell ha donato a Israele azioni per 350 milioni di dollari, consolidando ulteriormente la partnership genocida tra Israele e Dell Technologies.

Intel

Nel dicembre 2023, durante il genocidio per mano di Israele a Gaza, Intel ha annunciato che avrebbe investito 25 miliardi di dollari nell'Israele dell'apartheid. Nel giugno 2024, a seguito di prolungate pressioni del BDS, e in risposta soprattutto al rischio finanziario di investire in una #ShutDownNation, il gigante tecnologico ha abbandonato il progetto, secondo i media finanziari israeliani. Per decenni, Intel è stato il più grande investitore internazionale nell’Israele dell’apartheid. Il suo impianto di "Kiryat Gat" è costruito su un terreno all'interno dei confini del villaggio palestinese di Iraq al Manshiya, ripulito etnicamente, raso al suolo e poi sostituito dall'attuale insediamento israeliano. Intel rimane profondamente complice nel fornire risorse di guerra genocida di Israele, pertanto non comprate computer e altri apparati informatici con processori Intel.

Microsoft

Microsoft è forse l'azienda tecnologica più complice dell'occupazione illegale di Israele, del regime di apartheid e del genocidio in corso contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. Le sue tecnologie sono integrate nel servizio penitenziario, nella polizia, nelle università e nelle scuole, comprese le colonie. Microsoft fornisce all’esercito israeliano servizi cloud e AI di Azure che sono cruciali per potenziare e accelerare la guerra genocida di Israele .
Gli ampi legami di Microsoft con l’esercito israeliano sono rivelati nelle indagini del Guardian con la pubblicazione israelo-palestinese +972 Magazine. In risposta alla complicità di Microsoft nell’apartheid e nel genocidio israeliano contro i palestinesi, i lavoratori di Microsoft hanno lanciato No Azure for Apartheid, una campagna guidata dai lavoratori stessi che chiede la fine della complicità di Microsoft in gravi violazioni dei diritti umani.
Il movimento BDS, in collaborazione con i lavoratori Microsoft alleati (No Azure for Apartheid), chiede di fare pressione su Microsoft, quando esistono alternative possibili, tra cui il boicottaggio della Xbox e dei giochi di Microsoft, l’interruzione dei contratti istituzionali con Microsoft e il disinvestimento dalla società.

Siemens

Siemens (Germania) è il principale appaltatore dell'Interconnettore Euro-Asia, un cavo elettrico sottomarino Israele-UE progettato per collegare all'Europa le colonie illegali di Israele nei territori palestinesi occupati. In questo modo Siemens sostiene l’occupazione israeliana. Si può fare pressione su Siemens boicottando gli elettrodomestici di questo marchio venduti in tutto il mondo.

Google e Amazon

Sostenendo Israele con le tecnologie vitali, Amazon e Google sono direttamente implicati nel suo intero sistema di oppressione, compreso il suo regime di apartheid e il suo genocidio in corso a Gaza.
Il progetto Nimbus, il contratto congiunto da 1,22 miliardi di dollari tra Google e Amazon firmato nel 2021, fornisce infrastrutture di cloud computing, intelligenza artificiale e altri servizi tecnologici al governo israeliano e all’esercito israeliano. Nimbus offre la piattaforma per l’esercito israeliano per gestire programmi mortali di intelligenza artificiale come Lavender e Gospel – cruciali per il genocidio di Gaza.
Nell’aprile del 2024, Google ha firmato un nuovo contratto con l’IDF, consentendo alle unità militari di accedere alle tecnologie di automazione di Google, ai dati e ai servizi di intelligenza artificiale.
Chiediamo di utilizzare alternative ad Amazon quando possibile, ordinando i prodotti direttamente dalle aziende, e di boicottare i prodotti Amazon.
Si può fare pressione su Google integrando le alternative ai suoi servizi nella vita quotidiana, liberandosi il più possibile dall’ecosistema di Google (qui alcune alternative possibili): per esempio, utilizzare un diverso motore di ricerca e alternative agli strumenti di Google, che potrebbero proteggere meglio le informazioni personali.

 

SERVIZI E PRODOTTI

AXA

Le compagnie assicurative globali, incluse AXA e Allianz (quest'ultima, al momento, non è un target BDS), investono ingenti somme in azioni e obbligazioni di aziende implicate nell’occupazione e nel genocidio, in parte come riserve di capitale per le richieste degli assicurati e per i requisiti normativi, ma soprattutto per generare rendimenti. Le loro polizze assicurative sottoscrivono anche i rischi che altre aziende necessariamente assumono quando operano in Israele e nei Territori palestinesi occupati, consentendo così la commissione di abusi dei diritti umani.
AXA, nonostante alcune decisioni di disinvestimento investe ancora almeno 4,09 miliardi di dollari in società complici del genocidio. Allianz investe almeno 7,3 miliardi di dollari. AXA detiene 150,43 milioni di dollari in azioni e obbligazioni di undici società che hanno inviato armi in Israele durante il genocidio contro i palestinesi a Gaza, tra cui Boeing e General Dynamics.

SodaStream 

SodaStream è un'azienda israeliana che è attivamente complice della politica israeliana di sfollamento dei cittadini beduini-palestinesi indigeni dell'attuale Israele nel Naqab (Negev) e ha una lunga storia di discriminazione razziale nei confronti dei lavoratori palestinesi.

RE/MAX

RE/MAX (USA) commercializza e vende proprietà nelle colonie israeliane illegali costruite su terre palestinesi rubate, consentendo così la colonizzazione di Israele della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est.

Disney+

La Disney e la sua filiale Marvel sono complici nel glorificare il regime israeliano di genocidio e apartheid contro i palestinesi indigeni. Captain America: Brave New World della Marvel e della Disney hanno come protagoniste rispettivamente Shira Haas e Gal Gadot, che hanno consapevolmente e inconfutabilmente assunto il ruolo di ambasciatrici culturali di Israele, rappresentando direttamente la propaganda del Israele genocida. Per Capitan America, Marvel e Disney fanno rivivere il personaggio razzista di Ruth Bat-Seraph, la cui storia decennale include il fatto di lavorare per il Mossad. Disney+ è quindi chiaramente coinvolto nel permettere il genocidio di Israele disumanizzando i palestinesi. Annullate o non sottoscrivete l'abbonamento a Disney+!

Reebok 

Dopo il ritiro di Puma e dell’italiana Erreà grazie alla campagna BDS, Reebok è diventato il nuovo sponsor ufficiale dell’Israel Football Association, che include nei suoi campionati ufficiali squadre delle colonie illegali nei territori palestinesi occupati e sostiene il loro mantenimento, contraddicendo il diritto internazionale e il regolamento della FIFA.

McDonalds

L’affiliato israeliano del marchio ha donato pasti e bevande al personale militare israeliano impegnato nel genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha promosso questa forma estremamente provocatoria e razzista di complicità sui lsuo canali social media.

Coca Cola

Coca-Cola Israele gestisce un centro di distribuzione e di refrigerazione regionale nella colonia illegale di Atarot. Inoltre, la sua filiale, Tabor Winery, produce vini provenienti da uve provenienti da vigneti situati su terreni occupati nelle colonie illegali in Cisgiordania e nel Golan siriano. I soldati israeliani che partecipano al genocidio in corso sono stati spesso fotografati con lattine di Coca-Cola, donati loro da vari gruppi che consentono il genocidio. Alternative locali stanno spuntando in tutto il mondo per sostituire Coca-Cola.

ZARA

Il movimento BDS appoggia ufficialmente la campagna spontanea di boicottaggio contro ZARA azienda complice dei crimini israeliani. ZARA, insieme a Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius e ZARA Home e di proprietà di Inditex. Mentre tutte queste aziende operano in Israele, ZARA è il marchio più importante e strategicamente commercializzato di Inditex, ed è quindi l’obiettivo principale della campagna di boicottaggio BDS.
All'inizio del 2025, in mezzo all'assalto genocida di Israele contro i palestinesi di Gaza, ZARA ha aperto un negozio di 4500 m², il più grande in Israele, nel complesso Big Fashion Glilot, vicino a Tel Aviv. I legami economici di ZARA con Israele, dove il marchio gestisce già decine di negozi, sono diventati ancora più stretti.
Nell'ottobre 2022, il licenziatario israeliano di ZARA ha ospitato a casa sua un evento di campagna elettorale con Itamar Ben-Gvir, il ministro genocida e fascista israeliano, che ha elogiato il marchio.
Nel giugno 2021, l'allora capo stilista di ZARA Woman, Vanessa Perilman, ha fatto commenti razzisti contro i palestinesi su Instagram ai quali ZARA ha risposto con una debole dichiarazione pubblica.
Nel dicembre 2023, ZARA ha lanciato una campagna pubblicitaria intitolata "The Jacket", che ritraeva manichini avvolti in sudari bianchi, accanto a statue sbriciolate. Scatenando una reazione negativa, ZARA ha rimosso la pubblicità e ha emesso vaghe scuse, senza affrontare i suoi legami con Israele.

Airbnb e Booking

Airbnb e Booking Holdings offrono alloggi nelle colonie israeliane illegali costruite su terre palestinesi rubate, in diretta violazione del diritto internazionale e dei diritti fondamentali del popolo palestinese. Per questo motivo queste società di servizi turistici sono elencate nel database delle Nazioni Unite che include imprese coinvolte nel sostegno alle colonie illegali di Israele.
Attivisti e lavoratori di Booking hanno ripetutamente chiesto la fine della complicità nel mantenimento delle colonie illegali da parte di Israele, che consente la pulizia etnica delle comunità indigene palestinesi. Puoi trovare ulteriori informazioni su questa campagna qui.
Oltre 190.000 persone hanno firmato una petizione per esercitare pressione su Airbnb affinché smetta di trarre profitto dalle colonie illegali. Sebbene l’azienda avesse inizialmente accettato di rimuovere gli annunci relativi alle strutture situate nelle colonie illegali, ha poi revocato la decisione nel giro di un anno.
Le aziende del settore dell’accoglienza e del turismo possono trovare indicazioni su come fare pressione su Booking e Airbnb nel toolkit della campagna “No Room for Genocide”.
I turisti etici possono boicottare Booking.com, Airbnb e altre aziende di servizi turistici complici facendo le loro ricerche per alloggi, ma effettuando le prenotazioni direttamente tramite i siti web aziendali.

 

PRODOTTI ALIMENTARI ISRAELIANIProdotti coltivati in Israele su terre rubate ai palestinesi

L’agricoltura israeliana ha sempre giocato un ruolo importante nella colonizzazione della Palestina, sottraendo terra, acqua e altre risorse alle popolazioni indigene e distruggendo l’agricoltura palestinese. Oltre a far parte di un commercio che alimenta l'economia di un sistema di apartheid coloniale, prodotti agricoli (come avocado, datteri, arachidi, melagrane, agrumi, ecc.) e vini israeliani, provengono spesso da colonie illegali su terre palestinesi rubate, anche se etichettati in modo fuorviante come "Made in Israel". Le aziende israeliane di esportazione di prodotti agricoli, come Mehadrin, Hadiklaim e Carmel-Agrexco, sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese e sono complici dell'occupazione illegale e del regime di apartheid. I prodotti agricoli israleinai vengono commercializzati con questi marchi principali: Carmel, King Salomon, Jordan River, Jordan Plains, Ventura.

Boicottate i prodotti israeliani presenti nei negozi e supermercati dove fate acquisti e chiedete ai rivenditori che vengano rimossi dagli scaffali. Controllate le etichette e se non sono chiare chiedete al responsabile del negozio.

Controlla la spesa con Boycat

BDS ITALIA guidaboicottaggio boycat

Il movimento BDS ha stretto una partnership con Boycat, una piattaforma e una applicazione innovativa per lo shopping etico, al fine di consentire alle persone di partecipare in modo più efficace alle campagne BDS mentre fanno la spesa. Al contrario di altre app disponibili, Boycat classifica le aziende in base al livello del loro coinvolgimento nei crimini di Israele e alle priorità del movimento BDS. Ciò consente di concentrarsi sulle campagne strategiche del movimento BDS, imparando come agire concretamente anche contro altre società complici implicate nel genocidio, nell’apartheid e nell’occupazione illegale di Israele.

Scarica la app e controlla gli acquisti per evitare che sostengano il genocidio e l’oppressione dei palestinesi.