Da circa 6 mesi 27 container con acciaio balistico destinato alle fabbriche di armamenti in Israele, erano fermi nei porti di Gioia Tauro e Cagliari, grazie alle segnalazioni e alla mobilitazione delle reti internazionali, nazionali e locali di solidarietà con la Palestina e contro il genocidio, che avevano portato per la prima volta le autorità italiane (Dogana, Guardia di Finanza, UAMA) a fermare e ispezionare questi container.
L’UAMA, Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, tramite il suo direttore Aliberti, aveva ufficialmente dichiarato, nel corso di audizioni parlamentari, che “Tutti i casi recenti, quelli che ci hanno segnalato, non sono andati avanti. Nella più parte delle volte sono andati via e sono tornati da dove arrivavano, quindi non è stato dato il via libera a andare avanti.” E cioè, che i container, non avendo né presentato preventivamente una domanda di autorizzazione all’UAMA, né successivamente un’istanza di autorizzazione, come richiesto dall’UAMA dopo il fermo e l’ispezione, non avrebbero proseguito il loro viaggio verso la destinazione finale in Israele, e al contrario sarebbero stati rispediti indietro al paese di provenienza, in India.
Venerdì 4 settembre invece il nostro monitoraggio dei container ci ha mostrato che è programmata la loro ripartenza verso Israele, l’8 settembre da Gioia Tauro sulla nave CONTSHIP JOY e il 19 settembre da Cagliari sulla nave MSC POTOMAC F. Più di 700 tonnellate di acciaio di grado militare rischiano di raggiungere le industrie di morte israeliane, per essere trasformate in decine di migliaia di proiettili di artiglieria e altri strumenti che uccideranno bambine e bambini, donne e uomini palestinesi.
Non possiamo accettarlo. Non possiamo rimanere ferm3 e in silenzio. Dopo le mobilitazioni nel marzo e aprile scorsi, delle realtà locali, sindacati, società civile, rappresentati politici, che erano riuscite congiuntamente a ottenere lo storico risultato di fermare questi carichi di materiali bellici verso Israele.
Ora è il momento di chiamare di nuovo tutti e tutte, lavoratori, attivisti, politici, legali all’azione e di fare tutto il possibile per bloccare il traffico di morte.
BDS Italia