La campagna nazionale "Banche complici", un'iniziativa di pressione focalizzata su tre grandi istituti di credito italiani profondamente integrati nell’occupazione della Palestina e nelle guerre di Israele. Obiettivo è dare visibilità con un rilancio social e un convinto invio di email da parte dei correntisti e cittadini comuni che sostengono le richieste.
La campagna si rivolge a UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL-BNP Paribas, tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte in operazioni non etiche che supportano la colonizzazione illegale e l'apartheid in Palestina, lo sfollamento e il genocidio israeliano ora estesi alla Cisgiordania.
L'analisi della complicità finanziaria
L'analisi condotta da BDS Italia esamina nel dettaglio l'esposizione delle tre banche verso Israele, valutando:
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finanziamenti diretti al settore armamenti;
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relazioni con grandi aziende belliche;
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supporto a programmi militari;
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investimenti in Israele e territori occupati;
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sottoscrizione e collocamento di strumenti finanziari legati alla guerra.
Il supporto al complesso militare-industriale si articola attraverso una sofisticata strategia a tre livelli:
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Finanziamento diretto a società che forniscono armi utilizzate nel genocidio dei palestinesi;
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Distribuzione ai risparmiatori di Titoli di Stato Israeliani ("War Bonds") accanto a titoli di aziende come Leonardo ed ENI;
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Allocazione di capitali in fondi d'investimento legati a settori che violano sistematicamente il diritto internazionale.
Sostegno autorevole e obiettivi concreti
La campagna trova un'importante sponda nella Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che valorizza il disinvestimento nei confronti dei soggetti finanziari come forma per esprimere una volontà di partecipazione da parte dei singoli e delle istituzioni.
L'iniziativa, realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, periodici cattolici italiani che dal 2000 promuovono la campagna sulle "banche armate", si propone tre obiettivi principali:
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informare l'opinione pubblica e le persone di coscienza sul ruolo di queste banche nel genocidio in corso, nell'occupazione e negli insediamenti coloniali;
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determinare un reale danno d’immagine;
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sollecitare azioni concrete da parte dei clienti per trasferire i propri risparmi a istituti meno complici.
"Non si tratta di una protesta simbolica ma di una pressione economica diretta. Chiediamo ai correntisti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici, fino a quando non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità."
La campagna invita tutti i cittadini e le cittadine ad inviare email e a partecipare a momenti informativi – fino a fine anno - per chiedere l’immediata cessazione di ogni forma di complicità con le violazioni del diritto alla vita dei Palestinesi.
Nella pagina trovi le bozze di lettere da inviare agli indirizzi dei referenti degli Istituti di credito o una versione generale che può essere rivolta anche dai cittadini che non hanno un conto corrente aperto ma desiderano sostenere e rilanciare le richieste della pressione.
Dalla pagina della campagna - area risorse - si può scaricare il volantino aggiornato e tutti i materiali di presentazione con video e slide da proiettare.