Quando un messaggio viene coperto anziché discusso, la domanda non è che cosa dicesse ma perché qualcuno abbia ritenuto necessario impedirne la lettura.
È quanto accaduto a Ravenna, dove, a pochi giorni dalla realizzazione di un'installazione artistico-editoriale, i manifesti a sostegno della campagna di boicottaggio contro ENI, promossa da BDS Italia insieme a Extinction Rebellion e Ultima Generazione, sono stati integralmente coperti.
L'iniziativa, realizzata dal collettivo napoletano LIBERI Edizioni, rientrava in una mobilitazione nazionale svoltasi contemporaneamente a Milano, Roma, Napoli, Salerno e Ravenna, che ha trasformato alcune edicole dismesse in spazi di informazione, con installazioni temporanee che evocano le prime pagine dei giornali.
L'obiettivo: rendere accessibili informazioni sulle relazioni commerciali tra ENI e lo Stato di Israele e sulle ragioni della campagna di boicottaggio in corso attraverso un’azione di arte-attivismo.
Non è noto chi abbia disposto questa rimozione materiale ma il risultato è evidente: un intervento artistico concepito per informare è stato reso invisibile.
Che questo accada proprio a Ravenna non può essere considerato un elemento secondario.
Quello tra ENI e la città è infatti un rapporto che dura da oltre settant'anni e che ha contribuito a modellarne profondamente la storia economica, politica e sociale. Dalla scoperta del giacimento "Ravenna 1" nel 1952, il territorio ravennate è diventato uno dei principali poli dell'industria estrattiva e petrolchimica italiana. La presenza dell'azienda non si è limitata alla produzione energetica ma si è consolidata nel tempo attraverso il radicamento nel tessuto cittadino, il sostegno a iniziative sociali, culturali e formative e un rapporto stabile con il mondo del lavoro e con le istituzioni locali. Fin dagli anni Cinquanta, questo intreccio tra ENI, politica e società civile ha contribuito a costruire una posizione di forte influenza che continua a caratterizzare la città ancora oggi.
L'eredità di questo modello di sviluppo è visibile anche nelle conseguenze ambientali lasciate dall'estrazione di gas, come il processo di abbassamento verticale del suolo (subsidenza), e nelle nuove strategie industriali che vedono ancora Ravenna al centro delle politiche energetiche del gruppo. È qui che ENI e Snam intendono realizzare il progetto Ravenna CCS, presentato come il più grande hub italiano per la cattura e lo stoccaggio della CO₂, attraverso il riutilizzo dei giacimenti esauriti del Mare Adriatico.
È in questo contesto che l'oscuramento dei manifesti assume un significato politico che non può essere ignorato.
L'installazione di LIBERI non proponeva slogan vuoti né attacchi personali. Metteva a disposizione del pubblico dati, riferimenti e informazioni verificabili denunciando due questioni fondamentali. La prima riguarda l'alleanza societaria tra ENI e Ithaca Energy, società il cui principale azionista è il gruppo israeliano Delek, inserito dall’ONU nella lista nera delle imprese complici dell’occupazione illegale dei territori palestinesi, nello sfruttamento delle loro risorse naturali e fornitore di carburante anche per i veicoli dell’esercito israeliano.
La seconda riguarda il ruolo delle infrastrutture logistiche riconducibili a ENI nel porto di Taranto, utilizzate per il trasferimento di petrolio destinato a Israele. Un ruolo che ha continuato a svolgere anche a genocidio in corso.
Queste sono le questioni che qualcuno ha scelto di sottrarre allo sguardo pubblico impedendo che quelle informazioni vengano conosciute, discusse e valutate dalla collettività.
Ma tentare di rendere invisibile una campagna di boicottaggio non significa soltanto limitare la libertà di espressione di chi la promuove. Significa restringere lo spazio democratico, colpire il diritto della cittadinanza a essere informata e affermare, implicitamente, che alcuni poteri economici non possono essere oggetto di critica pubblica.
Per questo chiediamo che venga chiarito chi ha disposto la copertura dei manifesti e con quali motivazioni. Quale ruolo ha avuto il Comune di Ravenna? Vi sono state richieste o pressioni da parte di ENI o di altri soggetti? Si tratta di domande che riguardano il diritto di esprimere pubblicamente posizioni critiche nei confronti di uno dei principali gruppi economici del Paese e che, per questo, meritano una risposta pubblica.
La Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza dell'11 giugno 2020, ha stabilito che il boicottaggio costituisce una forma di espressione politica tutelata dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, attraverso il quale la società civile può chiedere il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.
Per questo la campagna di boicottaggio continuerà. Perché nessun manifesto coperto può cancellare i fatti. E nessuna censura può fermare una campagna fondata sul diritto, sulla giustizia e sulla solidarietà con il popolo palestinese.
BDS Italia
