Le Associazioni:
SPORT AGAINST VIOLENCE
UNIVERSITA' POPOLARE DELLO SPORT
LIBERA ACCADEMIA DI ROMA (LAR),
aderiscono alla campagna "Cartellino Rosso all'Apartheid Israeliana".
Nicola Visconti (presidente Sport Against Violence)
Giuseppe D'Agostino (presidente Università Popolare dello Sport)
Giovanni Gava ( presidente LAR)
Martedì, 21 maggio, in vista del Congresso annuale della UEFA a Londra, una trentina di manifestanti della campagna Cartellino Rosso all’Apartheid Israeliana ha protestato davanti alla sede nazionale della Federcalcio a Roma per ribadire la richiesta che il campionato Under 21 sia spostato da Israele.
Una delegazione è stata ricevuta dal Direttore Generale Antonello Valentini, al quale è stato consegnato il dossier sulle condizioni dello sport in Palestina e sulla campagna europea contraria a premiare Israele con un evento sportivo di risonanza mondiale. Nel dossier sono state incluse le ultime lettere a sostegno della campagna da parte di Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo, e dell’ex senatore Vincenzo Vita, che chiedono entrambi di spostare il campionato da Israele.
Aderisco con convinzione all’appello all’UEFA perché annulli la decisione di tenere i campionati under 21 in Israele. Non è giusto che un evento sportivo importante possa essere organizzato da un Paese che tiene comportamenti coloniali e repressivi nei riguardi del popolo Palestinese. E in particolare il riferimento va ad atteggiamenti gravissimi tenuti verso sportivi palestinesi, cui è stato impedito di svolgere l’attività o che sono persino incarcerati senza motivazione e senza processo per lunghi periodi. O alle molte circostanze nelle quali ai giocatori ed ai tifosi è stato impedito di spostarsi all’interno dei Territori Occupati Palestinesi oppure di uscire e rientrare dall’ estero per competizioni sportive.
Lo sport deve mantenere equilibrio, giustizia e senso democratico. Non può rendere protagonisti coloro che violano le regole elementari della convivenza. L’Uefa non deve voltarsi dall’altra parte. Che messaggio state dando alla generazione dei giovani?
Vincenzo Vita
Ex vice-presidente Senato italiano della Commissione istruzione pubblica, beni culturali ricerca scientifica, spettacolo e sport
Roma, 19 - 05 - 2013
Al Presidente
Michel Platini
Il 5 Giugno la Coppa Uefa under 21 dovrebbe inaugurarsi in Israele. Il 5 Giugno del 1967, Israele in una guerra preventiva, attaccò e occupò la Cisgiordania, Gaza, le alture del Golan e parte del Sinai.
Il 5 giugno, giorno di conquista per Israele e di sofferenza e mancanza di diritti per i palestinesi, la Uefa premierà Israele per il suo contributo allo sport.
Da ben 46 anni la popolazione palestinese della Cisgiordania e Gaza, vive sotto occupazione militare, ogni generazione nata dopo quella data non ha mai vissuto nella libertà. Ogni giorno subisce la violenza dell’occupazione militare. Ogni giorno la terra coltivata con fatica, rubata per essere trasformata in colonia. Case demolite per impedire la crescita della popolazione palestinese, la costruzione di un muro di annessione coloniale, strade dell’apartheid, dove solo coloni e cittadini israeliani o con carta d’identità di Gerusalemme est possono frequentare, migliaia di prigionieri politici, tra cui giovani, torture.
E nelle colline a Sud di Hebron come nella Valle del Giordano, terra dello Stato Palestinese, l’esercito israeliano fa evacuare forzatamente i pastori e i contadini per esercitazioni militari, in realtà per aprire la strada a nuove colonie.
Ma Lei, signor Presidente Platini, è al corrente della situazione, ha visto quanta discriminazione gli Israeliani praticano verso i palestinesi anche nello sport: calciatori arrestati e tenuti in detenzione amministrativa, permessi negati ai palestinesi anche per giocare alle partite del “dialogo” con israeliani , stadi distrutti a Gaza, ma anche in Cisgiordania, check point e ancora il muro, potrei proseguire con molto altro, ma voglio arrivare al punto.
Leggi tutto: Luisa Morgantini scrive a Michel Platini: non fate la coppa Uefa under 21 in Israele
S.Cu.P.! Sport e Cultura Popolare nasce il 12 maggio 2012 nei locali abbandonati della ex motorizzazione civile di Via Nola a Roma per iniziativa di istruttori qualificati e precari che credono, come dice l'acronimo, nello sport e nella cultura popolare, fatti cioè al di fuori delle logiche del profitto.
Lo abbiamo fatto perchè crediamo nello sport quello vero, quello che educa alla sana competizione e alla solidarietà, che sia per tutti e tutte facendosi così strumento di conoscenza e integrazione.
È proprio in nome dell'idea di sport che promuoviamo attivamente ogni giorno che abbiamo deciso di aderire alla campagna 'Cartellino Rosso all'Apartheid Israeliana' per impedire lo svolgimento dei prossimi Campionati UEFA under 21 in Israele.
Non possiamo accettare che un paese che impone da 65 anni un regime di aparthied sul popolo palestinese attraverso l'occupazione militare delle terre, la colonizzazione sfrontata, la detenzione coatta anche di bambini, e la negazione dei diritti fondamentali a partire dalla libertà di movimento, il libero accesso alle risorse e il diritto all'autogoverno, possa essere lasciato libero di sfruttare una manifestazione internazionale per offrire di sè l'immagine di un paese normale e democratico così falsamente lontana dalla realtà. Ma soprattutto, non possiamo accettare che un paese che si serve dello sport per implementare tale regime attraverso la detenzione di atleti palestinesi come Mahmoud Sarsak, la distruzione di strutture sportive, e la discriminazione costante nell'accesso alla pratica, possa poter strumentalizzare lo sport stesso, svuotandolo dei valori di fratellanza e incontro che ad esso sono connaturati, riducendolo a semplice vetrina per la sua propaganda.
Pratichiamo lo Sport, non l'Aparthied.
Con la Palestina nel cuore,
ROMA, MARTEDÌ 21 MAGGIO, ORE 11.30
SIT-IN ALLA SEDE NAZIONALE DELLA FEDERCALCIO (VIA GREGORIO ALLEGRI 14)
Dal 22 al 24 maggio, si riunisce il calcio europeo a Londra per il comitato esecutivo e il congresso annuale della Uefa.
In vista alla partecipazione della Federcalcio alle riunioni di Londra, la campagna Cartellino rosso all’Apartheid israeliana organizza un sit-in di protesta martedì 21 maggio alle ore 11.30 contro la decisione della UEFA di concedere l’onore di ospitare il campionato Under 21 ad Israele, paese che si fa beffa del diritto internazionale, occupando militarmente la Palestina e imponendo un sistema di apartheid sul popolo palestinese. I manifestanti denunciano anche la mancata presa di posizione da parte della Federcalcio, pur dichiarando un impegno per il calcio palestinese.
Leggi tutto: Roma: No al campionato Uefa Under 21 in Israele – Fuori Israele dalla Uefa
I villaggi palestinesi distrutti tra il ’47 e il ’48, e cancellati dalla faccia della terra, in quella che è chiamata la Nakba (catastrofe), furono 532: gli abitanti, 750.000 ma secondo alcune fonti 900.000 furono cacciati con la forza o uccisi.[1]
I prossimi campionati EUFA Under 21 si svolgeranno in quattro città, Gerusalemme, Tel Aviv, Nethania e Petah Tikva, che in parte sono state costruite o si sono estese al di sopra dei villaggi distrutti.
Prima di presentare la ricognizione dei villaggi distrutti sulle cui fondamenta oggi sorgono le quattro città, o loro parti, che ospiteranno i giuochi, presentiamo una sintesi di uno scritto di Gideon Levy, che così titola il suo racconto sui villaggi palestinesi distrutti e nascosti sotto Tel Aviv.[2]
“La nostra amata Tel Aviv, la cui reputazione di città illuminata ed aperta è famosa nel mondo
è costruita in parte sulle rovine dei villaggi palestinesi – e rifiuta di riconoscerlo”.
Uno dei corsi più importanti, e più orrendi, di Tel Aviv, il Jerusalem Boulevard di Tel Aviv-Jaffa, una volta si chiamava Jamal Pashà Boulevard e poi Al Nazha Bouleward. Le strade di questa città che una volta era araba e ora è mista, portano nomi di rabbini, i vecchi nomi arabi sono quasi scomparsi e al posto dei villaggi ora ci sono quartieri ebrei.
Eventi sportivi che celebrano la cultura fisica e la competizione hanno a lungo avuto sostegno per motivi politici e sociali. Dalle antiche Olimpiadi greche e dalle lotte dei gladiatori a Roma fino agli elitari campi da polo e agli incontri clandestini di boxe della Gran Bretagna vittoriana.
Tutti i settori sono serviti a mantenere una certa immagine di quella società e dei suoi valori fondamentali. Con la comparsa di eventi sportivi internazionali negli ultimi 150 anni, c’è stata una nuova serie di principi collegati alle motivazioni politiche sottostanti, riguardante la parità etnica, religiosa e politica in una società civile globale emergente. Al fine di far parte di questa società civile, lo Stato nazionale deve rispettare le regole del fair play e della tolleranza.
Quest'anno Israele ospiterà il Campionato Europeo Under 21. La decisione della UEFA di assegnarlo ad Israele arriva quattro anni dopo che lo Stato ebraico ha tentato, bombardando la striscia di Gaza, di farla tornare all'età della pietra.
Leggi tutto: Israele e il boicottaggio dello sport. Lezioni dal Sudafrica
Non si può sostenere il razzismo nel nome dello sport!
MEDITERRANEO ANTIRAZZISTA intende lo sport come strumento per abbattere frontiere e costruire diritti e non vuol girare lo sguardo da un'altra parte di fronte al muro che nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia ha condannato e che ha comportato la sottrazione illegale di terreni di proprietà palestinese e la separazione tra villaggi e città palestinesi, costringendo la popolazione autoctona in aree anguste e violandone il diritto alla mobilità. Né può accettare che lo sport venga utilizzato per coprire una simile realtà. Quale scambio potrebbe mai essere favorito, quando sono violati i più elementari diritti e lo stesso sport diventa un privilegio? Tante volte bambini palestinesi sono stati uccisi mentre giocavano a calcio in campetti improvvisati dietro casa, com'è successo anche al piccolo Ahmed Younis Khader Abu Daqqa lo scorso novembre.
Mentre la squadra inglese Under 21 prosegue nei preparativi per le finali Under 21 di giugno, Kenny Fryde riferisce di come si sta intensificando la campagna 'Cartellino Rosso al razzismo israeliano' (RCIR) contro la scelta di Israele, come paese ospitante del torneo.
Attivisti della campagna 'Cartellino Rosso al razzismo israeliano' manifesteranno al prossimo Congresso UEFA, che si terrà a Londra il 24 maggio, chiedendo che il calciatore palestinese Mahmoud Sarsak possa fare un intervento al Congresso. Sarsak divenne famoso quando, durante il suo sciopero della fame prolungato lanciato al terzo anno di detenzione senza accusa da parte di Israele, ottenne il sostegno di Sepp Blatter, Eric Cantona e altri, finché non fu rilasciato lo scorso luglio.
Leggi tutto: Si intensifica la campagna britannica 'Cartellino Rosso al razzismo israeliano'
Il Comitato BDS Campania (Boicottaggio Disinvestimenti Sanzioni), sezione partenopea dell'omonimo movimento politico non violento, nato dalla Società Civile palestinese nel 2005 per ottenere il rispetto del diritto internazionale e dei diritti del popolo palestinese, ha partecipato all'iniziativa calcistica organizzata dall'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), allo stadio Collana del Vomero, per commemorare la Resistenza e la vittoria sul nazifascismo.
Gli attivisti del BDS hanno illustrato ai partecipanti le condizioni di vita del popolo palestinese e la lotta non violenta che i prigionieri politici palestinesi stanno sostenendo attraverso un eroico sciopero della fame. Un esempio su tutti, la resistenza di Samer Issawi, senza mangiare già da otto mesi consecutivi, imprigionato per essersi rifiutato di lasciare la sua terra, Gerusalemme. Queste le sue toccanti parole dalla detenzione amministrativa: "Preferisco morire nel mio letto d'ospedale che essere espulso da Gerusalemme. Gerusalemme è la mia anima, la mia vita, e se venissi strappato da lì, sarebbe come se la mia anima fosse strappata al mio corpo. Non c'è vita senza Gerusalemme."
Leggi tutto: Finale campionato Uefa Under 21 in Israele inaccettabile per il BDS
L’associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, ritiene gravemente lesivo della dignità di ogni essere umano libero - nonché dei principi ispiratori della Dichiarazione dei Diritti Umani e della Carta dell’ Onu - far svolgere una manifestazione sportiva di rilevanza internazionale in un paese in cui non vengono rispettati i diritti umani, in cui è praticata l’apartheid, in cui si hanno palesemente in spregio numerosissime Risoluzioni Onu, in cui si uccidono, in casi troppo frequenti per essere “errori”, ragazzini che stanno giocando a pallone e in cui si vieta l’entrata a normali cittadini solo in quanto palestinesi o sostenitori dei diritti dei palestinesi.
Riteniamo che la funzione educativa dello sport venga totalmente svilita se il Paese colpevole di tali violazioni non viene richiamato al rispetto della legalità internazionale e non viene sanzionato per i suoi crimini ma, al contrario, viene assecondato, se non premiato, finanche dalle istituzioni sportive le quali, in tal modo, si pongono indiscutibilmente a sostegno del regime di apartheid che caratterizza questo Paese.
L'Unione Dipartimentale CGT NORD (Confederazione Generale del Lavoro - Francia) si impegna per il boicottaggio del campionato europeo under 21 in Israele.
20/04/2013
Coppa UEFA Under 21 in Israele: la direzione dell'UD CGT Nord conferma di aver preso contatto con l'associazione 'France Palestine' per essere signataria dell'appello al boicottaggio e chiama i suoi sindacati a firmarlo e a farlo sottoscrivere.
Leggi la dichiarazione al sito: www.cgtnord.fr
Fonte: Carton Rouge Pour l'Apartheid Israélien
Traduzione di BDS Italia
Dichiarazione della campagna europea contro la coppa Uefa Under 21 in Israele
Nel giugno 2011, 42 squadre di calcio palestinese hanno invitato il presidente della UEFA Michel Platini a cambiare la decisione di tenere in Israele il campionato maschile Under 21 del 2013, un paese che impone un’occupazione militare, una colonizzazione e un sistema di apartheid in Palestina.[1]
Da quel momento, in tutta Europa e in tutto il mondo, sono in constante aumento appelli all’UEFA per rimuovere la coppa Under 21 da Israele. Da petizioni online con oltre 13.000 firme, alla dichiarazione di 50 stelle del calcio europeo, alla lettera di Marie-George Buffet, già ministro francese dello Sport, è chiaro che dai fan del calcio e dei diritti umani la concessione a Israele dell'onore di ospitare un evento sportivo internazionale è vista come un premio immeritato per i suoi comportamenti contrari ai valori sportivi.[2]
Una coalizione europea di organizzazioni antirazziste sta conducendo una campagna per alzare il cartellino rosso contro Israele per il mancato risetto del diritto internazionale e per la violazione dei diritti umani dei Palestinesi. La campagna contesta la decisione della UEFA di tenere competizioni sportive in Israele e lavora per assicurare che il potenziale positivo dello sport sia utilizzato per fare pressione su Israele per porre fine agli abusi dei diritti umani, piuttosto che favorirli attraverso impunità e premi. La campagna fa parte del movimento globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) lanciato dalla società civile palestinese nel 2005, che trae ispirazione dal movimento anti-apartheid in Sud Africa, nel quale il boicottaggio sportivo ha svolto un ruolo decisivo.[3]
Giornata dei prigionieri palestinesi
Parigi. Mercoledì 17 aprile 2013 una quarantina di persone ha occupato la Federazione Francese di Calcio (Fédération Française de Football, FFF) in occasione della giornata internazionale per il sostegno dei prigionieri palestinesi, chiedendo notizie di Omar Abu Rouis e Mohamed Nemer, calciatori della squadra nazionale palestinese imprigionati da più di un anno da Israele in detenzione "amministrativa".
Il Presidente della FFF Noël Le Graët aveva rifiutato di ricevere Mahoud Sarsak durante il suo soggiorno in Francia, quando invece voleva affrontare con i responsabili della FFF la questione di questi sportivi palestinesi.
Inoltre, lo stesso Noël Le Graët ha rifiutato di riceverci per darci notizie di questi due giocatori professionisti, sebbene si sia preoccupato di informarsi presso i suoi omologhi israeliani...
Leggi tutto: Occupazione della Federcalcio francese: che ne è dei calciatori palestinesi detenuti?
Ieri sera a Lille, in Francia, i calciatori Moussa Sow e Frédéric Kanouté hanno consegnato, tramite un'attivista della campagna francese Cartellino Rosso all’Apartheid Israeliana, le loro maglie firmate per esprimere il loro sostegno per il giocatore palestinese Mahmoud Sarsak.
Entrambi i calciatori avevano già dimostrato il loro sostegno firmando l'appello per la liberazione di Sarsak e l’appello in sostegno alla Palestina del novembre 2012.
Leggi tutto: Foto: I calciatori Sow e Kanouté a sostegno di Mahmoud Sarsak e della Palestina
Undici giovani palestinesi, giocatori di calcio, del villaggio Bil'in nella Cisgiordania, hanno bruciato undici maglie del FC Barcelona vicino al Muro il 10 aprile 2013. L’azione era per protestare contro la proposta del Barcelona di giocare una partita nello stadio nazionale di Israele a Tel Aviv nel mese di luglio.
Leggi tutto: VIDEO: Palestinesi protestano la partita del FC Barcelona in Israele
Il 26 marzo, in vista della prossima riunione del Comitato esecutivo UEFA del 28 marzo a Sofia in Bulgaria, la campagna Cartellino rosso all’Apartheid israeliana ha inviato la lettera di seguito alla Federcalcio per esigere che si faccia pressione sull’UEFA per rimuovere la coppa Under 21 da Israele.
Gentile Federazione Italiana Giuoco Calcio,
vi scriviamo per conto della campagna Cartellino rosso all’Apartheid israeliana in vista della riunione del Comitato esecutivo UEFA del 28 marzo a Sofia in Bulgaria. Dato che finora l’UEFA non ha dato ascolto al crescente numero di appelli, in Italia e in tutta l’Europa, per togliere ad Israele il privilegio di ospitare un campionato internazionale, chiediamo di nuovo alla Federcalcio di farsi portavoce di chi si oppone a questo riconoscimento che contrasta fortemente con i principi dello sport.
Israele occupa militarmente da decenni i territori palestinesi, ponendosi di fatto al di fuori dalla legalità internazionale. Ha bombardato stadi di calcio e sparato colpi di artiglieria su un parco uccidendo ragazzi che giocavano a pallone. Ha arbitrariamente detenuto figure dello sport palestinesi e nega costantemente la libertà di movimento agli atleti palestinesi in viaggio per l’addestramento o per gare, sia dentro i Territori Palestinesi Occupati che verso l’estero. Lo sport in Palestina rappresenta un microcosmo della realtà che tutto il popolo palestinese vive da decenni.
La stella palestinese del calcio Mahmoud Sarsak ha fatto appello alle associazioni internazionali del calcio UEFA e FIFA per annullare il campionato europeo under 21 programmato in Israele più avanti nell’anno, nel corso di una protesta, il 22 marzo, davanti all’ufficio della Commissione Internazionale della Croce Rossa a Parigi.
Israele ha detenuto in prigione il calciatore nazionale palestinese per tre anni, senza accusa né processo. E’ stato rilasciato dopo uno sciopero della fame di tre mesi per protesta contro la sua detenzione. Quando venne arrestato Sarsak aveva 22 anni.