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Nonostante la speranza che dopo la guerra di Gaza, ci sarebbe stata una ripresa del turismo, la crisi sta solo peggiorando con un calo, nel primo trimestre del 2015, del 28% dei turisti negli hotel. Secondo le stime, l'industria ha già perso centinaia di milioni di dollari. 

Per chiunque frequenti le spiagge di Tel Aviv, soprattutto nel fine settimana, sarà difficile capire di quale crisi del turismo in Israele si stia parlando. Le spiagge sono piene di turisti provenienti da Germania, Olanda, Inghilterra, Repubblica Ceca e Ungheria, per lo più giovani che vogliono godersi una vacanza rilassante nella città.

Ma non appena si esce da Tel Aviv, si rivela la profondità della crisi. Nonostante la speranza che ci sarebbe stata una ripresa entro due-tre mesi dall’operazione su Gaza, sembra che la crisi stia solo peggiorando, che il numero di turisti stia calando, che sta diminuendo il numero di pernottamenti in hotel e che sia stato tagliato significativamente il numero dei tour organizzati.

Le prime cifre del 2014 segnalavano un inizio promettente: la prima metà dell'anno aveva registrato un aumento del 16% di soggiorni turistici, ed i funzionari del turismo erano certi che sarebbe stato un anno record per il turismo in arrivo, sia come entrate turistiche che come soggiorni in Hotel.

Ma l’operazione Margine Protettivo ha sconvolto i piani e ha avuto un effetto immediato sul turismo estero – con il blocco completo delle nuove prenotazioni e con la cancellazione di tutti i pacchetti vacanza che poterono essere cancellati senza pagare al completo la penale per la cancellazione.

Le proiezioni per la seconda metà dell'anno davano un calo del 26% dei soggiorni turistici. Secondo il riepilogo annuale vi è stato un calo del 6% nei soggiorni turistici e un calo del 4% nei proventi dal turismo. 

Ora, nel 2015, la situazione sta solo peggiorando, riflettendo il perdurante effetto delle cancellazioni e del blocco delle prenotazioni dall'estero, come pure la profondità della crisi economica in Russia.

Le proiezioni compilate dalla associazione israeliana degli Hotel e relative al  primo trimestre dell'anno in corso danno un calo del 28% dei soggiorni turistici in Israele. La città turistica di Eilat,  nel sud di Israele, ha registrato un calo del 51% di soggiorni turistici, il Mar Morto ha registrato un calo del 44%, Nazareth del 32% e Tiberiade del 31%. La situazione non è molto meglio a Gerusalemme e Netanya.

Sono rimasti solo i pellegrini e gli Ebrei

Ari Keren, 62 anni, general manager dell’Eden Hotel a Tiberiade, ha lavorato lì dalla fine del servizio militare. Lavorava come addetto alla reception e cameriere, ora è costretto a lavorare nelle reception e nel marketing per  risparmiare sui costi.

"C'è un grosso calo del turismo estero e una caduta nei prezzi delle camere per gruppi" dice. "Vendiamo a gruppi di pellegrini il soggiorno a mezza pensione per circa $40 a notte. Avevamo gruppi provenienti da Polonia, Russia e Romania, ma hanno smesso di venire. I pellegrini arrivano in Israele per una settimana, ma spendono sei notti a Betlemme."

Keren recentemente ha cominciato a offrire piatti kosher e ha iniziato a lavorare con la popolazione ultra-ortodossa al fine di compensare le perdite dal turismo estero.

Oni Amiel, il manager di Amiel Tours, lavora da decenni nel settore di turismo estero in Israele. Secondo la sua valutazione, l'industria turistica ha perso centinaia di milioni di dollari nell'attuale crisi.

“Gli effetti dell’operazione ‘Protective Edge’ si sono sostanzialmente sentiti nel primo trimestre del 2015", dice. "I turisti arrivavano ancora subito dopo la guerra, perché non potevano cancellare la prenotazione. Ora c'è un calo di tutto il turismo estero – individui, gruppi, eventi e conferenze. Qualsiasi recupero da una crisi di tale portata sarà lento e faticoso, e ciò che succede oggi continuerà nel 2016.

"Non è solo Protective Edge. L'intero Medio Oriente sembra essere in fiamme. Le mappe della regione che si vedono all’estero fanno vedere Israele come una piccola isola circondata dal Libano e da ciò che sta accadendo con la Siria, Hamas, lo Yemen, lo stato islamico. Non è facile."

Secondo Amiel, " Il turismo in Israele si basa su pellegrini o turisti ebrei. Gli ultimi anni, che erano relativamente calmi, hanno visto anche un aumento del turismo generale, ma ora che è diminuito siamo rimasti solo con i pellegrini e i turisti ebrei”.

"Stiamo operando in condizioni difficili. Nel turismo hai bisogno di professionisti, di persone che sappiano parlare con un sacerdote che organizza un gruppo, con il responsabile di un gruppo o di una comitiva, per capire le esigenze particolari di questi clienti. Quindi stiamo facendo ogni sforzo per preservare i dipendenti, e speriamo che le cose col tempo vadano meglio."

Fonte: YNet

Traduzione di BDS Italia