Porto di Ravenna di Marek Slusarczyk, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10535223

Il 16 ottobre una sentenza del Consiglio di Stato ha fatto giurisprudenza:  respingendo l'appello delle Dogane di Ravenna, che da gennaio si opponevano a divulgare alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri, che avevano presentato regolare accesso generalizzato agli atti, la quantità delle armi passate dal porto di Ravenna (che ha come prima destinazione Israele).

Il Consiglio di Stato ha  respinto l'appello delle Dogane di Ravenna - che non vogliono rivelare quante armi passano dal porto di Ravenna-  e che tramite l’Avvocatura di Stato hanno invocato il segreto di Stato per via della "guerra mondiale a pezzi nella quale l'Italia è coinvolta".

Siamo in guerra a nostra insaputa o con una guerra non dichiarata vogliono erodere ulteriori spazi di democrazia? Il governo del Presidente Meloni si rende conto della inefficacia dei propri interventi in campo sociale ed economico e punta tutto sul controllo e  sembra avere in mente di ridurre gli spazi di partecipazione democratica, il diritto di sciopero  ed il controllo dal basso dei processi produttivi.

D'ora in poi tutti i porti dovranno divulgare i dati delle armi in export e transito, e porre fine alla inazione degli organismi preposti al controllo dei carichi, in particolare attuando la legge 185/90 che esclude il commercio di sistemi d’arma e di materiale bellico con paesi in guerra o che commettono gravi violazioni del Diritto Internazionale o  crimini contro l’umanità, incluso il genocidio, come Israele.

Non basta però sapere quanti armi passano: dobbiamo bloccarle! Dal mese di marzo scorso sono state fermati e bloccati nei porti di Gioia Tauro e Cagliari decine di container con carichi di materiale di uso compatibile bellico diretti ad industrie militari in Israele. Questo materiale, tecnicamente definito di “grado militare” è ad oggi ancora sotto sequestro in attesa di ulteriori provvedimenti.

Unite e uniti si può vincere

Grazie alla mobilitazione di BDS a livello nazionale ed internazionale, della campagna “No Harbour for Genocide”, dei lavoratori portuali di Gioia Tauro e Cagliari, di Parlamentari italiani ed europei così come di amministratori locali, di esperti legali e di attiviste ed attivisti delle Flotille. Un grazie particolare va alle organizzazioni che hanno agito “ad adiuvandum”  sostenendo i  due ricorrenti: The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, il CRED Centro Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia, USB  Unione Sindacale Di Base.

BDS Italia sostiene lo sciopero generale del 30 ottobre: tutti a Ravenna e negli altri porti in Italia e in Europa: no alle armi nei porti!