Fermiamo la PizzarottiFermiamo la Pizzarotti!

Un nuovo treno ad alta velocità che collegherà Tel Aviv e Gerusalemme attraversa i confini ufficiali dello Stato israeliano penetrando per 6,5 km nella Cisgiordania occupata, confiscando terre palestinesi. Tra le aziende private, è coinvolta nel progetto la Pizzarotti S.p.A. di Parma.

» Mettiamo un sasso sui binari dell'Apartheid! 

Stop SodastreamNo alle bollicine di Sodastream

Sodastream, ditta israeliana che produce gasatori per l'acqua di rubinetto, spacciati per prodotti "eco-chic", nasconde una brutta verità: il suo principale impianto di produzione si trova in un insediamento israeliano costruito illegalmente nei Territori palestinesi occupati. 

» Diciamo ai rivenditori e ai promotori dei prodotti Sodastream che non li vogliamo in Italia!

pacbi-logoBoicottaggio accademico a culturale

La campagna italiana per il boicottaggio accademico e culturale risponde all’appello lanciato nel 2004 dalla Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel (PACBI). Boicottare le istituzioni accademiche e culturali israeliane è una forma di pressione che può portare alla sua conformità con il diritto internazionale.

» Boicottare la complicità! Boicottare la propaganda!

rapporti europa israele:

In una lettera inviata al capo della politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, 23 membri del Parlamento europeo hanno chiesto la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele.

È molto singolare che una tale importante iniziativa trasversale sia stata intrapresa da europarlamentari per chiedere esplicitamente la sospensione dell'Accordo di Associazione.

Aumentiamo la pressione! Manda un messaggio ai parlamentari europei chiedendo un loro impegno per la sospensione dell’Accordo UE-Israele e l’esclusione di aziende israeliane dai programmi europei.

Nella lettera degli europarlamentari si dichiara che:

“L'Accordo si basa sul rispetto reciproco dei diritti umani e dei principi democratici, come esplicitamente indicato all'Articolo 2 dell'Accordo. La continua autorizzazione per attività di insediamento del governo israeliano, così come numerose violazioni dei diritti umani ampiamente documentate dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, sono in violazione degli impegni di Israele ai sensi dell'articolo 2 dell'Accordo”.

Leggi tutto: 23 europarlamentari chiedono la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele

Il governo olandese ha annunciato che introdurrà nuove linee guida che invitano i rivenditori ad etichettare i prodotti agricoli provenienti dagli insediamenti israeliani illegali in modo che si possano distinguere dai prodotti provenienti dall'interno di Israele. "Non vogliamo contribuire all'economia degli insediamenti illegali", ha detto il ministro degli Esteri Frans Timmermans durante una dichiarazione al parlamento mercoledì.

Aumentiamo la pressione! Manda un messaggio ai parlamentari europei chiedendo un loro impegno per la sospensione dell’Accordo UE-Israele e l’esclusione di aziende israeliane dai programmi europei.

L’Olanda è una destinazione chiave per i prodotti agricoli israeliani, molte delle principali compagnie di esportazioni agricole israeliane hanno filiali e centri di distribuzione nel paese. Seguire le linee guida sarà su base volontaria e nessun’azione sarà presa nei confronti dei rivenditori che non le seguono.

Leggi tutto: L’Olanda si aggiunge ai paesi che agiscono contro il commercio con gli insediamenti israeliani...

Il rapporto della missione annuale, che viene redatto da tutti i rappresentanti di ciascuna missione diplomatica degli stati membri della UE nei territori dell’Autorità Palestinese, usa espressioni molto forti ed è molto critico sulle politiche di Israele nelle zone di e intorno a Gerusalemme. Ripete la posizione delle Conclusioni del Consiglio UE di dicembre 2012 sugli insediamenti che affermava:

“L’Unione Europea è profondamente sgomenta e si oppone fortemente ai piani israeliani di espansione degli insediamenti in Cisgiordania compresa Gerusalemme Est, e in particolare ai piani di sviluppo dell’area E1”.

Aumentiamo la pressione! Manda un messaggio ai parlamentari europei chiedendo un loro impegno per la sospensione dell’Accordo UE-Israele e l’esclusione di aziende israeliane dai programmi europei.

I capi della missione UE 2012, nel rapporto su Gerusalemme, illustrano le preoccupazioni della UE che si oppone alle politiche israeliane all’interno e intorno a Gerusalemme Est.

Secondo il rapporto, Israele “mette in discussione sistematicamente la presenza Palestinese” a Gerusalemme, con politiche che comprendono “il circondare aree e pianificare in maniera restrittiva, demolizioni ed evacuazioni, accesso discriminatorio a siti religiosi, una ingiusta politica educativa, difficoltà di accesso alla cura della salute, e approvvigionamento  inadeguato delle risorse”.

Leggi tutto: I consoli dell’UE a Gerusalemme e Ramallah raccomandano ai 27 stati membri di imporre sanzioni...

In un durissimo rapporto, Bruxelles invita gli Stati membri a evitare investimenti che sostengano le politiche coloniali israeliane a Gerusalemme Est.

A meno di un mese dalla visita del presidente statunitense Obama in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati, l'Unione Europea torna a criticare duramente la politica coloniale israeliana. (Leggi una sintesi del rapporto)

Aumentiamo la pressione! Manda un messaggio ai parlamentari europei chiedendo un loro impegno per la sospensione dell’Accordo UE-Israele e l’esclusione di aziende israeliane dai programmi europei.

Stavolta il target è Gerusalemme, città internazionale secondo le Nazioni Unite, ma unilateralmente e illegalmente annessa allo Stato di Israele nel 1967. In un nuovo rapporto pubblicato oggi, "Jerusalem Report 2012", Bruxelles definisce la colonizzazione della Città Santa "una deliberata e sistematica strategia" per impedire la creazione di uno Stato palestinese indipendente e per porre fine al progetto di una soluzione a due Stati.

"La più grande minaccia alla soluzione a due Stati", si legge nel rapporto, che indica una serie di raccomandazioni che gli Stati membri della UE dovrebbero assumere per fare pressioni politiche sulle autorità di Tel Aviv: tra queste, lo stop a investimenti e transazioni finanziarie che in qualche modo - diretto o indiretto - sostengano la colonizzazione israeliana di Gerusalemme attraverso infrastrutture, servizi e sostegno economico, e lo stop all'importazione dei prodotti delle colonie a prezzi di favore.

Leggi tutto: Rapporto annuale della missione diplomatica dell'UE: Sanzioni economiche contro Israele

L’organizzazione palestinese Al Haq afferma che l’Europa ha l’obbligo secondo il diritto internazionale di mettere al bando il commercio che alimenta l’occupazione israeliana dei territori

L’Unione Europea deve vietare ai prodotti degli insediamenti israeliani l’ingresso nei suoi mercati, allo scopo di tagliare “una fonte vitale di introiti che permette agli insediamenti di prosperare”, afferma un rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani  Al Haq.

Il commercio, secondo le stime del Governo Israeliano, del valore di circa 300 milioni di dollari all’anno, è “una tappa essenziale nel processo di rinforzo e di consolidamento delle imprese degli insediamenti, mentre allo stesso tempo assicura la vitalità dell’intera strategia degli insediamenti”, secondo il rapporto, “Banchettando sull’Occupazione”.

Leggi tutto: I prodotti degli insediamenti israeliani devono essere messi al bando dalla UE, afferma un...

Chiedete ai vostri governi e parlamentari europei di sospendere l'accordo di collaborazione EU-Israele, ACAA e di battersi per i diritti umani e la fine dell'occupazione.

I rappresentanti di diversi governi europei hanno espresso molta preoccupazione rispetto al piano israeliano di costruire altri 3000 insediamenti in West Bank. L'Alto rappresentante EU C. Ashton ha ripetuto che "la costruzione di tutti gli insediamenti è illegale dal punto di vista del diritto internazionale e costituisce un ostacolo alla pace".

Mentre vengono accolte le dichiarazioni di preoccupazione riguardo i crimini di guerra di Israele e le violazioni del diritto internazionale, in pratica l'occupazione militare di Israele e la politica di apartheid che include il suo progetto di insediamento in West Bank, il continuo assedio e assalto della striscia di Gaza, la continua demolizione delle abitazioni palestinesi, l'annessione illegale di Gerusalemme Est occupata, gli arresti arbitrari e le torture di adulti e bambini, le severe restrizioni della libertà di movimento e di accesso alle risorse e altre illegali operazioni militari, ricevono un supporto concreto e diretto dall'Europa.

Leggi tutto: Tempo di giustizia – Appello dalla Palestina ai cittadini europei

Israele non solo ha "punito" i palestinesi per aver cercato e ottenuto un miglioramento del loro stato alle Nazioni Unite, ma ha anche schiaffeggiato la Gran Bretagna e la Germania, che si erano entrambi astenuti dal sostenere i palestinesi al voto.

Può essere che la decisione del primo ministro Benjamin Netanyahu di dare il via libera per circa 3.000 nuove abitazioni nei territori Palestinesi occupati sia parte di piani di lunga data per tagliare fuori Gerusalemme est dal resto dei territori palestinesi, uccidendo le speranze per uno stato separato con Gerusalemme est come capitale. In alternativa, può essere che non sia altro che un’altra mossa nel vecchio gioco di Israele di minacciare il peggio per poi chiedere favori in cambio alla moderazione. In entrambi i casi, ciò non può passare senza conseguenze.

Leggi tutto: Editoriale dell’Independent: L’Europa prenda posizione sugli insediamenti israeliani illegali

Se, come ha detto Netanyahu, il riconoscimento della Palestina all’Onu non ha effetti pratici, è necessario prendere misure che trasformino il riconoscimento virtuale in una realtà tangibile. Tali misure sono il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS). Concrete sanzioni internazionali porterebbero Netanyahu a rimangiarsi quanto detto e a riconoscere la realtà dello Stato di Palestina. Tuttavia, ciò richiede una forte mobilitazione civile per costringere Holland, la Merkel e gli altri leader a porre fine alle loro politiche ipocrite, che con una mano riconoscono la Palestina e con l’altra incrementano le relazioni europee con Israele.

“Non fatene un problema, questa risoluzione non ha affetti pratici”, ha detto Benjamin Netanyahu dopo il voto con cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto la Palestina come Stato non membro. Non un problema, forse, ma si può restare indifferenti al fatto che Israele ancora un volta si è trovato isolato, con il solo sostegno di Stati Uniti, Canada e Repubblica Ceca? Dimenticavo: anche le Isole Marshall, la Micronesia, Nauru e Palau hanno sostenuto la posizione israeliana.

Leggi tutto: Riconoscimento da parte dell'ONU dello Stato di Palestina: il reale e il virtuale

In contemporanea con la giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, oltre 50 nomi di prestigio a livello internazionale, tra cui 4 italiani, hanno lanciato un appello che chiama ad "un'urgente azione internazionale perché si arrivi ad un embargo militare totale e obbligatorio nei confronti di Israele." Tale dichiarazione, sebbene motivata direttamente dall’ultima aggressione israeliana contro un milione e seicentomila Palestinesi, che vivono nella striscia di Gaza occupata ed assediata, è anche una reazione alla occupazione militare israeliana, che dura ormai da decenni, e alla continua negazione dei diritti del popolo palestinese, già sanciti dall’ONU.

Mentre esprime tutto l’orrore per l’ultimo bagno di sangue che ha causato la morte di 175 Palestinesi, tra cui 34 bambini, la dichiarazione afferma anche che la continua e ripetuta brutalità di Israele è resa possibile grazie alla impunita di cui gode. Ed in particolare sottolinea la complicità degli Stati Uniti, dell’Unione europea, del Brasile, dell’India e della Corea del sud, in quanto tali paesi sono sostenitori determinanti e facilitatori di Israele sul piano militare.

Leggi tutto: Quattro italiani tra le oltre 50 prominenti figure internazionali che lanciano un appello per...

Le organizzazioni non governative denunciano che l'Europa da un lato non riconosce gli insediamenti colonici e dall'altro commercializza i loro prodotti

Roma, 30 ottobre 2012, Nena News - Basta all'import di prodotti delle colonie israeliane in Cisgiordania etichettati in modo fraudolento con il «Made in Israel». 

E' questo l'appello-denuncia ("Trading Away Peace: How Europe Helps Sustain Illegal Israeli Settlements") che oggi 22 Ong internazionali attive nei territori palestinesi occupati rivolge all'Unione europea, accusata di non riconoscere da un lato gli insediamenti israeliani, illegali per le risoluzioni internazionali, e dall'altro di importare le merci delle colonie con il "Made in Israel", peraltro in misura maggiore rispetto alle produzioni palestinesi.

Stando a quanto riferito dalle 22 Ong sulla base di dati della Banca Mondiale, l'Ue importa annualmente merci dalle colonie israeliane per 230 milioni di euro: 15 volte di più del totale delle importazioni dai palestinesi. Se si tiene conto che gli israeliani insediati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est (territori occupati per la legge internazionale) sono circa 500mila, l'Ue importa 100 volte di più da un colono che da un palestinese.

Leggi tutto: 22 Ong all'Unione europea: Stop alle importazioni da colonie israeliane

Approvato in via definitiva l’accordo ACAA tra Ue e Israele. Il Parlamento si esprime mentre Gaza è sotto attacco e si prepara un ampliamento degli insediamenti coloniali. Le violazioni dei diritti umani ‘preoccupano’ Bruxelles. Ma non troppo. 

di Cecilia Dalla Negra 

A giudicare dal risultato, verrebbe da pensare che le violazioni della legalità internazionale e dei diritti umani, nei Territori Palestinesi Occupati, si siano interrotte per un istante.

Solo così, infatti, si spiegherebbe perché il Parlamento Europeo - nel voto che si è svolto il 22 ottobre scorso - abbia valutato di non dover tenere conto di quella clausola che gli impone di non stipulare accordi con stati terzi quando il diritto internazionale è violato, o i diritti umani sono ignorati. 

Eppure, a Strasburgo, la riunione plenaria di lunedì scorso ha visto andare in scena un’altra storia: quella in cui con 379 voti a favore, 240 contrari e 41 astensioni il Parlamento ha approvato in via definitiva il Protocollo degli Accordi Euro-Mediterranei relativo a Israele, meglio noto come ACAA

Leggi tutto: Ue-Israele. Le violazioni dei diritti umani 'preoccupano', ma non troppo

La politica commerciale dell'UE non può ignorare le convenzioni di Ginevra: il Parlamento europeo deve respingere il protocollo ACAA con Israele 

Il 23 ottobre ci sarà il voto al Parlamento europeo sul protocollo ACAA (Valutazione della conformità e l'accettazione dei prodotti industriali) annesso all´accordo di associazione UE-Israele. Il protocollo ACAA deve essere respinto perché Israele viola apertamente e consapevolmente il diritto internazionale sui diritti umani. I membri del Parlamento europeo devono votare no all´ACAA e scegliere di sostenere i diritti umani in Palestina e in tutto il mondo.

I negoziati sul protocollo ACAA sono stati inizialmente avviati all'inizio del 2009, subito dopo l'attacco israeliano a Gaza che ha ucciso più di 1.400 palestinesi, tra cui più di 300 bambini.[1] I negoziati sono stati sospesi nel giugno 2010, dopo l'attacco israeliano alla flottiglia per Gaza il 31 maggio 2010, in cui furono uccisi nove civili. Nonostante che nessuno dell'esercito israeliano sia mai stato chiamato a rispondere per questi omicidi, il 18 settembre 2012 la commissione per il commercio internazionale (INTA) del Parlamento europeo ha approvato il protocollo ACAA, aprendo la strada per il voto del 23 ottobre al  Parlamento europeo.

Leggi tutto: Il Parlamento europeo deve respingere il protocollo ACAA con Israele

Ramallah, Territori Occupati, Venerdì il gruppo di giovani Palestinians for Dignity ha organizzato davanti al quartier generale dell'European Union Coordinating Office for Palestinian Police Support (Ufficio di Coordinamento dell'Unione Europea per il sostegno alla polizia palestinese EUPOL COPPS) in Tokyo Street a Ramallah un sit-in di protesta contro una serie di provvedimenti intrapresi dall'Unione Europea per favorire lo sviluppo delle relazioni commerciali e diplomatiche con lo Stato occupante di Israele.

La decisione più rilevante riguarda la Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo che ha votato in favore di un potenziamento delle relazione commerciali stipulate sulla base dell'accordo di conformità e accettazione di prodotti industriali (ACAA), che rimuoverebbe le barriere doganali tra Israele e gli Stati membri dell'Unione Europea per il commercio di prodotti industriali, in particolare nel settore farmaceutico.

Leggi tutto: Giovani palestinesi bloccano ufficio dell'UE a Ramallah

Il Ministero delle Finanze norvegese: donazioni alle organizzazioni che forniscono fondi per gli insediamenti israeliani non sono più deducibili dalle tasse.

A seguito di campagne di advocacy e pressione da parte del Norwegian People’s Aid (NPA) e dell'Unione norvegese dei dipendenti comunali e generali (NUMGE), il Ministero delle Finanze norvegese ha annunciato oggi la decisione di escludere l'organizzazione norvegese "Karmel-instituttet" dalla lista delle organizzazioni per le quali le donazioni da parte del pubblico norvegese sono deducibili dalle tasse. Il motivo alla base della decisione è che l'organizzazione fornisce sostegno finanziario agli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati.

“Siamo molto lieti che il Ministero delle Finanze ha preso questa decisione, basata sul fatto che Karmel fornisce fondi agli insediamenti illegali israeliani. La decisione arriva dopo una lettera inviata da NPA e NUMGE a gennaio di quest'anno, chiedendo al ministero di esaminare la questione”, ha detto il segretario generale della NPA, Liv Tørres.

Leggi tutto: Governo norvegese: Niente più detrazioni fiscali per chi finanzia gli insediamenti israeliani nei...

di Michael Deas

Il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) del Parlamento europeo, il secondo più grande del Parlamento europeo, ha dichiarato che le merci prodotte negli insediamenti illegali "non sono conformi al diritto comunitario."

In un comunicato stampa ufficiale, rilasciato dopo che un nuovo protocollo sul commercio UE-Israele è stato approvato – per pochi voti – dalla Commissione per il Commercio Internazionale del Parlamento europeo, la vice presidente del S&D, Véronique de Keyser, ha detto che "i prodotti fabbricati nei territori occupati non possono essere considerati 'legalmente commercializzabili' e, pertanto, non possono far parte di questo accordo sul commercio." I partiti costituenti del S&D includono il Partito Laburista del Regno Unito, il Partito Socialista francese e il Partito Socialdemocratico tedesco.

Leggi tutto: I prodotti degli insediamenti israeliani sono illegali, dichiara il secondo più grande gruppo del...

Una commissione parlamentare scriverà al vice premier e Ministro degli Affari Esteri irlandese, Eamon Gilmore, per chiedere un divieto nazionale sulle importazioni provenienti dagli insediamenti illegali israeliani.

Tutti i membri della Commissione congiunta per gli Affari Esteri e il Commercio si sono espressi favorevolmente alla presentazione oggi da parte del Programma Ecumenico di Accompagnamento in Palestina e Israele (EAPPI), un organizzazione per i diritti umani, che ha chiesto un tale divieto.

Joe O'Brien, coordinatore per l’advocacy dell’EAPPI, ha detto che gli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania sono "da tempo riconosciuti dalle Nazioni Unite, gli Stati Uniti e l'Unione europea come il più grande ostacolo alla pace" nella regione.

Leggi tutto: Commissione del parlamento irlandese chiede il divieto d'importazione dagli insediamenti israeliani

di Rafeef Ziadah

Il 18 settembre 2012, la Commissione per il commercio internazionale (INTA) del Parlamento europeo ha approvato il protocollo sulla valutazione della conformità e l'accettazione dei prodotti industriali (ACAA) con un margine di pochi voti.

L'ACAA è un annesso all'Accordo di Associazione UE-Israele e in pratica permette l’accesso dei prodotti industriali ai mercati UE-Israele senza ulteriori accertamenti e valutazioni sulla conformità. Con il voto favorevole della commissione la questione verrà ora discussa in seduta plenaria nel Parlamento europeo dove la decisione finale sarà presa.

Leggi tutto: Il Parlamento europeo premia Israele per le sue violazioni dei diritti umani

di Michael Deas

Tra gli ultimi di una serie di segnali che alcuni governi europei cominciano a capire di dover andare oltre la semplice condanna della colonizzazione israeliana della terra palestinese, ci sono le osservazioni di un diplomatico greco e del ministro degli esteri norvegese, le quali suggeriscono che i governi europei stanno discutendo misure contro i prodotti provenienti dalle colonie.

I media israeliani affermano che un diplomatico greco ha detto ad alcuni giornalisti che l'Unione europea sta prendendo in considerazione di vietare l’importazione dei prodotti delle colonie. Un articolo del Jerusalem Post afferma:

L'Unione europea sta prendendo in considerazione l'istituzione di un divieto sulle importazioni di prodotti fabbricati negli insediamenti israeliani, secondo quanto detto da un funzionario del ministero degli Esteri greco a un gruppo di giornalisti israeliani e palestinesi ad Atene venerdì.

Secondo diversi servizi da parte dei media israeliani, il diplomatico greco, parlando con i giornalisti nel corso di un seminario sull’Accordo di Ginevra nella capitale greca, ha detto che gli stati membri dell'UE stanno attualmente discutendo sulla questione. Tra le misure al vaglio sono un divieto totale delle importazioni di beni degli insediamenti o l'applicazione di etichette speciali per i prodotti fabbricati negli insediamenti al di là della Linea Verde, politica adottata dal Sud Africa il mese scorso.

Il Canale 10 ha citato il funzionario dicendo che la Commissione esecutiva dell’UE avrebbe probabilmente presa una decisione sulla questione il prossimo mese.

Leggi tutto: Secondo i media israeliani, l’UE sta considerando di vietare il commercio di prodotti provenienti...

L'Unione europea dimostra doppiezza quando da una parte condanna Israele per le violazioni dei diritti umani e dall’altra incrementa i legami commerciali. 

Cambridge, UK – Il fatto che Israele può violare il diritto internazionale, commettere sistematiche violazioni dei diritti umani e colonizzare la Palestina con impunità viene in genere attribuito al ruolo degli Stati Uniti, per il quale le prove a sostegno abbondano: dal veto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU al significativo sostegno finanziario e militare.

Ma la forza e l’alto profilo del rapporto USA-Israele ha fatto sì che il ruolo delle altre parti che facilitano  il regime d’Apartheid di Israele non è stato sottoposto al vaglio critico che merita, in particolare c’è il caso dell'Unione europea.

Mentre l’estrema destra ritrae l'UE come un continente di antisemiti detrattori di Israele sulla strada per diventare "Eurabia", la realtà è che l'Unione europea è uno dei più importanti alleati di Israele - la cui politica gioca un ruolo cruciale nel vanificare la lotta palestinese per la giustizia.

Leggi tutto: UE-Israele: una mano copre l'altra. La doppiezza dell'Unione europea nei rapporti con Israele

È venuto alla luce la settimana scorsa che l'Unione europea (UE) ha deciso di potenziare le sue relazioni commerciali e diplomatiche con lo Stato di Israele, nonostante l'intensificazione della sua occupazione, colonizzazione e Apartheid contro il popolo palestinese. Il nuovo accordo, secondo quanto riferito, offrirà ad Israele relazioni commerciali e diplomatiche potenziate in più di 60 aree, effettivamente annullando la sospensione dell’upgrade imposta dopo il brutale assalto delle Forze di Occupazione Israeliane sulla Striscia di Gaza nel dicembre 2008 - gennaio 2009.

Questa ultima mossa da parte dell'UE è niente meno che oltraggiosa, soprattutto in considerazione della continua critica verbale dell'Unione europea dei piani belligeranti di colonizzazione di Israele. Questo comportamento ambiguo incarna le ragioni per cui il popolo palestinese non ha alcuna fiducia nella UE. Mentre alcuni della leadership palestinese potrebbero avere interessi personali comuni con l'UE e con Israele, il popolo palestinese rifiuta di accettare parole vuote di condanna.

Leggi tutto: I giovani palestinesi respingono l’ipocrisia dell’UE nell’upgrade delle relazioni con Israele

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